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giovedì, 31 marzo 2005

85 jours!
oui, j'égrène les jours car nul ne doit oublier que chaque jour de vos détentions est une éternité pour vous et vos familles, pour nous aussi car Florence, Hussein, Ingrid, Guy-André, Fred et tous les autres dont les deux journalistes roumains enlevés avant-hier, vous tous êtes devenus les symbôles de notre dignité.
Vous nous êtes précieux.
Dans un monde qui devient chaque jour plus barbare, la dignité relève du miracle.
Ce miracle sera révélé le jour de votre retour, sains et saufs.
Naïvement, je crois aux miracles.
Je vous respecte tendrement.
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Commissione d'inchiesta ONU sull'uccisione di Nicola Calipari e sui rapimenti di giornalisti in Iraq

Il 10 marzo i Deputati Agnoletto (GUE), Chiesa (ALDE), Gruber (PSE) e Santoro (PSE), hanno lanciato un appello a tutti a membri del Parlamento europeo perchè sottoscrivessero una lettera al segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan, con la richiesta di istituire una commissione internazionale d'inchiesta, sotto l'egida dell'ONU, volta a fare luce sulle circostanze che hanno portato alla morte dell'agente segreto italiano Nicola Calipari, e sui sistematici rapimenti di giornalisti in territorio iracheno.
L'iniziativa pur ottenendo un buon numero di adesioni (72) ha dovuto fare i conti con le immancabili distorsioni di giudizio insite nell'appartenenza all'uno piuttosto che all'altro schieramento politico: a sinistra si contano 61 sottoscrizioni, al centro (ALDE, liberali) 8 e a destra 2.
Essendo un'iniziativa promossa da due deputati del Partito Socialista Europeo (Gruber, Santoro) da uno della Sinistra europea GUE (Agnoletto) e da uno dei Democratico Liberali (Chiesa) una tale ripartizione delle adesioni era in fondo prevedibile, ma il dato più sconcertante ci balza agli occhi analizzando il sostegno dato all'iniziativa dai Deputati italiani.
La richiesta espressa nella lettera al segretario dell'ONU riguarda principalmente la necessità di fare chiarezza sulla morte di un agente Segreto italiano, e sulle drammatiche vicende legate al rapimento e alla liberazione di Giuliana Sgrena, indiscutibilmente un servizio che la comunità internazionale renderebbe all'Italia, ebbene, solo 9 deputati italiani si sono dichiarati interessati a sostenere la creazione di una tale Commissione d'inchiesta (i francesi sono 33).
Penoso, ma purtroppo scontato, rilevare che nessuna adesione proviene da destra.
Inquietante riscontrare, che nessun deputato della delegazione DS ha sostenuto l'iniziativa di due dei suoi membri (Gruber, Santoro).
Il COMUNICATO STAMPA per la raccolta di firme di Vittorio Agnoletto, Giulietto Chiesa, Lilli Gruber, Michele Santoro:
Strasburgo 10 Marzo 2005
Facendo eco all'iniziativa di Reporter Sans Frontieres, i deputati europei: Vittorio AGNOLETTO, Giulietto CHIESA, Lilli GRUBER e Michele SANTORO, si sono fatti promotori di una raccolta di firme tra i membri del Parlamento europeo per inviare un appello al Segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, perché istituisca una commissione internazionale, sotto l'egida dell'ONU, che faccia luce sulla tragica uccisione di Nicola Calipari, da parte di forze armate americane, e sui numerosi rapimenti di giornalisti in territorio iracheno.
"La tragica uccisione di Nicola Calipari - dichiarano i deputati - legata a doppio filo con la liberazione di Giuliana Sgrena, ci costringe, per l'ennesima volta, a cercare d'indagare le modalità, gli attori, le motivazioni e i retroscena dei sistematici rapimenti di giornalisti in territorio iracheno.
Riteniamo sia dunque venuto il momento di chiedere in modo risoluto che la comunità internazionale si doti degli strumenti adeguati per indagare sulla situazione irachena."
fonte: giuliettochiesa.it
postato da floreana2 | 17:50 | link | commenti (1)
uomini contro
mercoledì, 30 marzo 2005

Au Trocadéro, des ballons de la liberté s'envolent pour Bagdad
Trois cents parlementaires français se sont rassemblés mercredi sur le parvis des Droits de l'homme à Paris, pour marquer leur soutien à Florence et Hussein, otages en Irak depuis le 5 janvier.
__________________________________________________________________________Le Le sopravvissute allo tsunami chiedono interventi più attenti alle tematiche di genere
(Bangkok )
Mentre torna la paura per il nuovo terremoto che ha colpito l’area dell’Oceano Indiano, gli attivisti e le attiviste per i diritti umani chiedono maggiore attenzione alle questioni di genere nei programmi di aiuti a donne e bambine sopravvissute alla grande onda del 26 dicembre scorso. L’appello scaturisce dal crescente numero di problemi che le sopravvissute allo tsunami hanno dovuto subire nelle settimane successive allo sconvolgente maremoto che ha devastato le comunità costiere dall’Indonesia alla Tailandia da un lato, lo Sri Lanka e le Maldive dall’altro.
Le particolari difficoltà che hanno dovuto subire queste donne (come le 150.000 madri incinte costrette a partorire prematuramente) sono state ignorate - secondo gli attivisti -, dal momento che tutte le vittime dello tsunami sono state giudicate ugualmente colpite.
“Dobbiamo passare dalla totale cecità ad una maggiore sensibilità sulle questioni di genere, negli aiuti alle vittime dello tsunami”, ha detto Lucita Lazo, direttrice dell’ufficio del Sudest asiatico del Fondo delle Nazioni Unite per le donne (UNIFEM), in un recente seminario tenutosi a Bangkok.
Le donne sono più vulnerabili dopo questo tipo di disastri naturali: i soccorsi e gli sforzi per la ricostruzione devono rispondere ai loro specifici bisogni e diritti, ha proseguito Lazo.
Lo tsunami di dicembre ha “amplificato le ineguaglianze esistenti” predominanti nelle comunità distrutte, lasciando più emarginate donne e bambine, ha aggiunto Christine Evans-Klock, direttrice dell’ufficio del Sudest asiatico dell’ILO (Organizzazione internazionale del lavoro).
Secondo i gruppi non governativi che hanno registrato le difficoltà delle donne oggi nei paesi colpiti dall’onda anomala, nella maggior parte delle comunità devastate ci sono stati “shock di ripercussione specificamente di genere”.
Secondo Cholpon Akmatova, funzionario per le risorse del Forum Asia-Pacifico su donne, leggi e sviluppo (APWLD), i problemi per le donne sopravvissute variano di paese in paese.
Nello Stato di Tamil Nadu, nel sud dell’India, dove più di 8000 persone sono state uccise dallo tsunami, i bambini stanno morendo nei campi profughi per mancanza di latte, ha detto Akmatova durante il seminario. “Nel campo di Vellapallam è morta una bimba di due anni perché non c’era latte disponibile”.
Nella provincia indonesiana di Aceh, l’area più colpita e dove hanno perso la vita oltre 200.000 persone a causa del maremoto, le donne sfollate e alloggiate nei campi non hanno bagni sicuri e riservati, ha aggiunto. “La mancanza di bagni chiusi costringe le donne a non lavarsi per settimane, compromettendo la loro salute riproduttiva”.
Nello Sri Lanka, dove lo tsumami ha causato circa 38.000 morti, le donne nei campi di fortuna sono state vittime di abusi sessuali. “Ci sono stati tentativi di molestie da parte degli uomini responsabili dei campi”, ha riferito Akmatova.
Da uno studio effettuato dal APWLD, che riunisce oltre 110 organizzazioni di donne dell’Asia e Pacifico, è emerso che le violazioni più gravi ai diritti delle donne si sono verificate nello Sri Lanka.
“Hanno riferito episodi di stupro, violenze di gruppo, molestie e abusi fisici su donne e bambine durante le operazioni di soccorso e mentre si trovavano nei rifugi temporanei”, aggiunge il rapporto.
C’è anche il caso grave di gruppi di donne sopravvissute emarginate - le donne incinte - che hanno bisogno di cure, di assistenza alla maternità e post-natale.
Una considerazione ribadita da Fatima Burnad, del Forum delle donne del Tamil Nadu: “Le donne vengono colpite psicologicamente. Le donne incinte e che allattano soffrono molto e hanno bisogno di maggiore attenzione”. Le donne hanno riportato maggiori danni dallo tsunami poiché sono coloro che “si prendono cura di tutti gli altri. Molte si ritrovano improvvisamente capofamiglia”, ha detto al seminario Chaiyos Kunanusont, consulente del Fondo dell’Onu per la popolazione (UNFPA).
Ma cercare lavoro non è stato facile, nel nuovo scenario. Molte donne che hanno dovuto lavorare per la prima volta si sono accorte di non avere le competenze e la formazione, ha detto Evans-Klock dell’ILO. “La mancanza di capacità e di esperienza di lavoro comporta maggiori rischi. Può portare al traffico e alla prostituzione”.
Le lavoratrici migranti nelle aree colpite dallo tsunami in Tailandia del sud sono tra le più vulnerabili, ha aggiunto.
Il maremoto ha ucciso più di 220.000 persone in 12 paesi compresi tra Sudest asiatico, Asia del sud e Africa orientale, dove oltre 1,6 milioni di persone sono sfollate, di cui 500.000 donne.
Nei programmi di aiuti ai sopravvissuti ci vuole un cambiamento di pensiero, ha detto Lazo dell’UNIFEM. “È’ necessario un approccio basato sui diritti umani, e le donne devono avere più potere e partecipare agli sforzi della ricostruzione”.
Nell’ambito di questo programma di sensibilizzazione sulle tematiche di genere, alle donne deve essere concesso pari accesso alle risorse, diritto alla sicurezza e libertà dalla violenza, oltre al diritto di accesso alla terra, la cui proprietà è spesso nelle mani del marito.
“I funzionari sia dello stato che delle agenzie non governative che lavorano con gli sfollati devono riconoscere e rivolgersi ai bisogni di genere e specifici delle donne”, ha aggiunto l’attivista Akmatova. “Visto che le politiche per gli aiuti e la ricostruzione, neutrali quanto a distinzioni di sesso, rafforzano l’ordine sociale patriarcale, le donne sono svantaggiate”.
(fonte UNIFEM e Asia-Pacific Forum on Women Law and Developmente – APWLD - Deltanews).
postato da floreana2 | 17:14 | link | commenti (2)
differenza
martedì, 29 marzo 2005

Paris évoque des informations "rassurantes" sur Florence Aubenas
Jean-Pierre Raffarin fait état d'informations "rassurantes" sur le sort de Florence Aubenas et d'Hussein Hanoun, enlevés en Irak il y a 83 jours.
"La prudence reste notre règle", a souligné le Premier ministre qui répondait à une question du président de l'Assemblée nationale, Jean-Louis Debré, à l'ouverture de la séance des questions d'actualité.
"Depuis l'appel que nous avions lancé pour que les ravisseurs s'adressent aux services officiels de notre pays, les services officiels français ont aujourd'hui des informations rassurantes", a-t-il dit aux députés.
...
A la veille d'un rassemblement de parlementaires sur le parvis des Droits de l'homme, au Trocadéro, Jean-Pierre Raffarin a salué la mobilisation des élus et des associations en faveur de l'envoyée spéciale de Libération et de son accompagnateur.
Cela montre que "la libération des otages est une préoccupation nationale partagée" et "sert les discussions que nous avons pu établir", a déclaré le Premier ministre.
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Prigionieri di un gioco
Gli Emirati Arabi Uniti hanno bandito le corse di cammelli con bambini fantini

foto tratta da Anti-Slavery International
di Christian Elia
Se siete in giro per un paese del mondo arabo e qualcuno vi dà del “guidatore di cammello” non vi sta facendo un complimento. Spesso con questa definizione s'indicano le persone scarsamente istruite e, nella tipologia del pregiudizio, quelle un po' tonte.
La liberazione. Questo modo di dire, in realtà, nasconde una delle forme di schiavitù moderne più terribili. Le corse dei cammelli in molti paesi del Golfo Persico sono una vera e propria passione, solo che viene appagata sulla pelle di bambini piccolissimi che hanno la taglia giusta per guidare un cammello a velocità folle. Questi bambini non lo fanno mai per scelta, ma sono ridotti in schiavitù dai proprietari delle scuderie. Gli Emirati Arabi Uniti hanno votato una legge, il 16 marzo scorso, che rende illegali le corse con fantini che non abbiamo compiuto almeno i 16 anni di età e che pesino meno di 45 chili. In realtà l'emirato si era dotato di norme in materia già nel 1980 e nel 1993, ma le leggi venivano facilmente aggirate e la condizione di schiavitù dei giovani fantini restava tale e quale. Una organizzazione non governativa britannica che si batte per l'abolizione delle forme moderne di schiavitù, nel 2002, è riuscita ad attirare ancora l'attenzione su i bambini fantini e gli Emirati Arabi Uniti non hanno potuto ignorare oltre lo sdegno internazionale suscitato dalla serie di foto che uno dei militanti di Anti-Slavery International, l'ong inglese, ha scattato nell'ambiente delle corse di Dubai. Adesso sembra che, con l'introduzione di controlli ferrei a porti e aeroporti, si possa in modo efficace combattere la tratta di bambini. Uno degli aspetti più interessanti del testo della legge è quello che prevede, a carico dell’emirato, la costruzione d’istituti che si occuperanno del recupero e dell’istruzione dei ragazzi.
Traffico di vite. Quello dei bambini che vengono utilizzati per fare i fantini per le corse dei cammelli, non solo negli Emirati Arabi Uniti, è un affare molto proficuo. Tutto comincia in Africa o nel subcontinente indiano, veri bacini di rifornimento per questo mercato. I minori vengono rapiti da bande locali o, ancora peggio, vengono venduti ai trafficanti da famiglie poverissime. Girando per i moli del porto di Karachi, in Pakistan, se ne vedono molti che aspettano in precarie condizioni di essere imbarcati per i ricchi paesi del petrolio, dove la corsa dei cammelli, retaggio della cultura beduina, è molto diffusa e amata. Quando i bambini arrivano a Dubai vengono introdotti nel Paese o attraverso delle false documentazioni o con pratiche di adozioni fittizie. I piccoli finiscono a questo punto nelle mani dei proprietari delle scuderie di cammelli da corsa che, senza che nessuno possa più intervenire e badare ai bambini, li trasportano in veri e propri lager di lamiera accanto alle scuderie. Si realizza così una situazione assurda: i cammelli vivono trattati da re, con cibo di ottima qualità e trattamento personalizzato, i piccoli vengono invece trattati come animali e lasciati in condizioni igienico-sanitarie terribili. La nutrizione dei piccoli è uno degli aspetti più oscuri della vicenda. I fantini, per essere più leggeri e per permettere ai cammelli di correre più veloce, sono tutti denutriti. Inoltre le temperature degli alloggi sono inumane. Se un bambino riesce a resistere a tutto questo, rischia comunque di perdere la vita durante la corsa, dove i cammelli più veloci riescono anche a superare la velocità di 50 chilometri orari. Per questo motivo sono tanti i casi di cadute che comportano fratture o, a volte, la morte stessa del fantino. Nell'indifferenza più totale le corse continuano a muovere un giro di migliaia di dollari. Adesso, almeno negli Emirati Arabi Uniti, tutto questo dovrebbe essere finito.
Fonte : peacereporter, Anti-Slavery International
postato da floreana2 | 18:02 | link | commenti (1)
un altro mondo
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