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sabato, 30 luglio 2005 Je vous salue Tous les chemins que j'ai suivis, tous les chemins dont je me suis détournée, ont abouti ici, dans cette "Vallée heureuse" d'où il n'y a plus d'issue, et qui, pour cette raison, doit être déjà semblable à un lieu de mort" ( Annemarie Schwarzebach -juillet 1935)
postato da floreana2 | 17:50 | link | commenti (8) mercoledì, 27 luglio 2005 Joan Jonas, identità in movimento
Diverse sono le pioniere che, in connessione tra arte e femminismo, da quasi quarant'anni, esplorano i molteplici e fertili territori dell'identità femminile. Tra esse, Joan Jonas, definita dal New York Times l'artista americana più importante della seconda metà del XX secolo, occupa una posizione di rilievo. Cineasta, videasta, performer, disegnatrice, scultrice, Jonas (nata a New York nel 1936) sfida le regole e le definizioni in un'incessante «scultura del tempo» dove mitologia, fiaba, letteratura, televisione, danza, rumore e musica tradotti in performances, video, e installazioni dilatano, desincronizzano, destabilizzano la realtà per sovvertirla in alterità visionarie. Con l'obiettivo di offrire la più completa introduzione alla sua opera proteiforme, e grazie all'iniziativa di Caroline Bourgeois, direttrice del Plateau (lo spazio espositivo del Fondo Regionale d'Arte Contemporanea), Parigi le dedica tre mostre fino al 28 agosto. L'Hotel de Sully presenta una selezione di video storici con Wind (1968), Songdelay (1973), Volcano Saga (1989), Organic Honey (1971-80) e una quarantina di fotografie che documentano alcune tra le sue più note performances, da Jones Beach Piece (1970) a The Juniper Tree (1979) passando per i Mirror pieces (1969-70). Lo Studio Yvon Lambert (in attesa della grande mostra prevista nel 2006) offre un'installazione della più recente serie My New Theater (miniteatro video in legno corredato dagli oggetti utilizzati nella performance proiettata al suo interno). Mentre il Plateau allestisce le prime tre opere della stessa serie in un'esposizione curata direttamente dall'artista, che, insieme all'installazione Mirage (1976-2005), presenta i lavori di quattro suoi allievi: Narda Fabiola Alvarado, Sung Hwan Kim, David Maljkovic e Seth Price, e pone la questione della trasmissione artistica oggi. Trasmissione, contaminazione, ibridazione costituiscono, appunto, il motore del suo itinerario quarantennale. Influenzata dalle coreografie di Yvonne Rainer, Lucinda Childs, Trisha Brown, Deborah Hay (di cui frequenta i laboratori negli anni Sessanta), dalle ricerche post-minimaliste, dal teatro kabuki e dalla diffusione della Portapak (la prima videocamera portatile) Jonas elabora un nuovo linguaggio visivo in una pratica interdisciplinare all'insegna della sperimentazione, e getta le basi della performance art e della videoarte. Facendo di sé materia espressiva (nuda, travestita, mascherata), campo di ricerca per indagare il femminile e l'identità tout court, incarna una persona multiforme che disegna, sussurra, recita, canta, balla, si trasforma incessantemente, in compagnia di un cane o di altri personaggi, circondata da dispositivi costanti che si ritrovano da un'opera all'altra. Come lo specchio che anticipa e affianca l'uso del video in una scenografia estraniata ove congiunge l'illusione e la sua fabbricazione. Al di là della tematica identitaria, della percezione dello spazio e del doppio, lo specchio (ispiratole dalla lettura di Jorge Luis Borgès) evoca per lei il simbolo della divinità femminile delle antiche religioni semitiche e giapponesi, e la dualità lunare-solare attribuitagli dalla cultura messicana. Ispirata dai filmati di Maya Deren sulla religione voodoo, disegna senza posa simboli ancestrali, paesaggi elementari, ritratti del suo cane (animale simbolo della dea della morte nella mitologia nordica) e, assemblando oggetti, frammenti di mito, di poesia, di immagine, di suono, di danza, di vita, dà corpo a un'opera-prisma. Quasi un rituale tecno-esoterico che, prendendo le mosse dall'archetipo collettivo, attraversa la realtà contemporanea, e ad esso ritorna per generare una rinnovata coscienza di sé e del mondo. da libreriadelledonne.it postato da floreana2 | 16:27 | link | commenti (1) martedì, 26 luglio 2005 DIO E' ANCHE DONNA di Raffaella Malaguti
A prima vista Genevieve Beney ha un aspetto così dolce che non si direbbe mai che questa teologa ex insegnante nata a Parigi 56 anni fa sia stata capace di mobilitare i media francesi, di far infuriare un cardinale e di porre lo stesso capo della Chiesa Cattolica, papa Benedetto XVI, pubblicamente di fronte a una questione annosa: ancora oggi la sua Chiesa proibisce alle donne di diventare prete e quindi di dire la messa e di avere poteri decisionali in Vaticano. A pensarci, sembra incredibile. Eppure, persino nei nostri tempi "liberati" di teorica uguaglianza fra uomo e donna, la Chiesa Cattolica sancisce la disuguaglianza per legge. Il Canone 1024 del codice di Diritto Canonico è infatti chiaro in materia: solo un maschio battezzato può ricevere validamente l'ordinazione sacra. Ma sabato 2 luglio, su una barca che risaliva dolcemente il fiume Saona nei pressi di Lione, la Beney ha sfidato il Vaticano e le sue leggi diventando la prima donna prete di Francia - un gesto che potrebbe costarle la scomunica e che lei ha definito " una rottura con una situazione che considero obsoleta e ingiusta". L'ordinazione della Beney ad opera di tre donne - vescovo, anch'esse "illegali" dal punto di vista del Vaticano non è la prima e - cosa più importante - non sarà l'ultima. Beney infatti fa parte di un agguerrito e religiosissimo movimento di donne che mira a rivoluzionare dall'interno la Chiesa Cattolica. "Obbedienza profetica" chiamano il loro atto di disobbedienza a una legge che considerano iniqua. " In un momento in cui la società civile oscilla tra un progresso democratico e pericolo di integralismi di ogni genere - ha scritto Beney prima della cerimonia - in un momento in cui la parità tra uomo e donna comincia a diventare effettiva in alcune parti del mondo mentre in altre non è neppure all'ordine del giorno, non è forse tempo per la Chiesa Cattolica universale di ritrovare il suo ruolo profetico contro la discriminazione e l'oppressione delle donne?". Dopo una prima parentesi agli inizi degli anni Sessanta, quando aveva cercato senza successo di portare all'attenzione del Concilio Vaticano II, il movimento delle donne - prete rispunta alle soglie del 2000. Un gruppo riesce infatti a trovare un prelato disposto a eseguire le prima ordinazioni. Si tratta del vescovo scismatico argentino Romulo Braschi che, in una cerimonia sul Danubio del 2002, ordina le prime sette donne. Qualche mese dopo, vengono tutte e sette scomunicate proprio dal cardinale Joseph Ratzinger, che prima di chiamarsi papa Benedetto XVI capeggiava la Congregazione per la Dottrina della Fede. Da allora altre ordinazioni hanno portato a 15 il numero di donne-prete o diacono - nessuna riconosciuta dal Vaticano. Per ora le "vescove"sono solo tre, ordinate prelati i cui nomi sono stati tenuti segreti. Diversi papi sono intervenuti sul tema in tempi recenti, come ha ricordato il vaticanista de La Stampa Marco Tosatti in un articolo : " Sia Paolo VI che Giovanni Paolo II hanno più volte ribadito la dottrina della Chiesa Cattolica contro il sacerdozio muliebre, basata sul fatto che Cristo non ha 'ordinato' donne, sulla dottrina teologica, e sulla tradizione". Il movimento continua a svilupparsi anche se al momento non include pretesse italiane. Alla fine di luglio si terranno in Canada nove ordinazioni di canadesi e statunitensi mentre altre 65 donne si stanno preparando ad accedere al sacerdozio, in un crescendo destinato a mettere sempre più in difficoltà il Vaticano e che aspira a una riforma più radicale dell'introduzione del semplice sacerdozio femminile. "Ordinando le donne, stiamo reimmaginando, ristrutturando e dando una nuova forma al sacerdozio e quindi alla Chiesa. Crediamo che sia possibile vivere e costruire un nuovo modello di sacerdozio che porti in sé un nuovo modello di Chiesa" si legge nel sito web del ramo americano del movimento. " Noi cerchiamo di evitare la trappola del dualismo e del clericalismo. Non c'è celibato obbligatorio, infatti non colleghiamo il celibato al sacerdozio.Le nostre donne sacerdote possono essere sposate o single, etero o omosessuali, alcune sono nonne, alcune sono divorziate e altre hanno ottenuto l'annullamento del matrimonio". Ma cosa fa esattamente una donna- prete o donna-vescovo? Le stesse cose delle sue controparti maschili."Celebro la messa, ordino altre donne, celebro matrimoni,battesimi e funerali" spiega Christine Mayr Lumetzberger, la ex suora benedettina austriaca oggi "vescova" scomunicata che ha fondato il movimento. E dove celebra i sacramenti coi suoi fedeli? "Li celebro ovunque: a casa della gente, nella mia cappella privata, nelle chiese e in altri posti. Il requisito fondamentale è che siano luoghi dignitosi" mi dice al telefono dal paese austriaco dove vive. Mayr-Lumetzberger dice che non ha nessuna intenzione di creare una chiesa parallela. Il cambiamento deve avvenire dall'interno. "Questa protesta poggia su due basi: si tratta sia di una vocazione spirituale per la missione sacerdotale sia di un richiamo politico al rispetto dei diritti delle donne e all'uguaglianza all'interno della chiesa". "Noi bussiamo alla tradizione dimenticata della giovane Chiesa Cattolica nella quale donne e uomini prendevano parte al sacerdozio e alla vita della comunità allo stesso modo" continua Myr -Lumetzberger ,oggi teologa e insegnante. Gli albori della Chiesa sono una fonte continua di ispirazione per il movimento. Per esempio, coloro che per ragioni personali o lavorative non possono permettersi di rischiare la scomunica, possono richiedere ordinazioni segrete " catacombali". Ma da qualche anno, sul fronte delle scomuniche tutto tace. Dopo le prime, e forse in seguito all'eco mediatica che ottennero, il Vaticano ha ignorato il movimento, non reagendo né agli ordinamenti successivi né alla promozione a vescovo di Myr-Lumetzberger e delle altre. La creazione di donne- vescovo ha dato al gruppo la possibilità di ordinare pretesse senza l'apporto di vescovi uomini. Per ora, l'ordinazione della francese Beney ha disturbato solo il cardinale e arcivescovo di Lione Philippe Barbarin, che prima della cerimonia le ha chiesto di desistere perché " non ci sarà nessuna verità nelle parole che saranno pronunciate né negli atti che saranno compiuti". dal Manifesto postato da floreana2 | 16:13 | link | commenti (2) |