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martedì, 31 gennaio 2006

 Il silenzio, le parole. E ora piccoli progetti di donne.
A partire dalla quotidianità e dai problemi concreti
di Emanuela Borzacchiello*

 

 

Parole. Iniziamo da alcune pronunciate senza un’esatta cognizione di causa. Ascoltato dalla Commissione Affari sociali della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla applicazione della 194, Carlo Casini (presidente del Movimento per la vita), ha dichiarato che "nell’80% dei casi non solo alla donna non viene prospettata alcuna alternativa all’aborto", ma non viene neppure "chiesto il motivo della sua intenzione". Spesso l’incontro con il personale del consultorio, ha aggiunto Casini, è vissuto come “una sollecitazione all’aborto”.

Parole, giunte chissà da dove, chissà perché. Ai cattolici Cav (Centri di aiuto alla vita) sono giunte notizie di bambini abortiti, ma vivi, e quindi lasciati morire sul tavolo operatorio.

Parole, il cui senso si è rafforzato. Prima del 14 gennaio, prima della manifestazione milanese, c’è chi ha definito i cortei noiosi, roba maschile perché parte della storia del movimento operaio. Ci sono modalità di espressione che vengono da lontano, ma ci sono valige che è bene portarsi nel proprio tempo, se contengono esperienze democratiche, ricche e condivisibili. Ma è anche vero che da lì bisogna partire per inventare anche altro.

Parole che costruiscono domande. Si sta abbattendo sulla riva la seconda ondata del femminismo? chi sono le nuove protagoniste? cosa vogliono? qual è l’identikit della neo-femminista?
Parlare di “seconda ondata” implica il riconoscere una sorta di continuità con il movimento degli anni Settanta. Pochissime sono le donne giovani che hanno sfilato a Milano e si identificano con il femminismo, riconoscendo una sorta di maternità simbolica con coloro che diedero vita e animarono quello stesso movimento. Molte non si definiscono femministe, né si riconoscono protagoniste di qualcosa, se non della propria identità. Sono scese in piazza, hanno dato vita ad un corteo animato da una molteplicità di pensieri e per la prima volta hanno avuto la percezione che sia indispensabile unire rivendicazioni specifiche di genere alla difesa di diritti civili.

Il femminismo ha prodotto una fecondazione sotterranea dei linguaggi e dell’agire politico, ci ha trasmesso “un’eredità senza testamento”, così come la definiva la rivista latinoamericana Fempress, quando nel 2000 pubblicò un’inchiesta sui femminismi di fine secolo. L’inchiesta fu realizzata partendo dal presupposto che il femminismo del Novecento avesse trasmesso un’eredità che chiunque può prendere. Un’eredità che non comprende solo idee femministe ma anche modi di essere, pratiche di vita, priorità politiche.

In molte, oggi, condividiamo la paura di vedere eclissarsi un movimento non organizzato, perché è difficile riunirsi, perché è difficile trovare un linguaggio diverso che non tradisca quello che vuoi dire, perché è difficile dare identità ad un progetto. Ma è necessario. Ed è così che all’indomani della manifestazione è iniziato il silenzio di molte che stanno progettando a partire dalla propria quotidianità - così come scriveva Eleonora Cirant su queste pagine.

Piccoli progetti, senza troppe pretese, a partire dai luoghi che ci circondano, dalle donne che si hanno intorno, da problematiche vissute. Magari all’inizio si incespica, si inciampa, non si sa come dirle le cose, si pecca di ingenuità. Ma va bene lo stesso, perché ora si sta crescendo. Si sta cercando di non disperdersi e di non perdere delle competenze che vanno riconosciute e valorizzate, di dare concretezza ad un soggetto collettivo, ad una assemblea permanente, come ripeteva Lea Melandri negli incontri di “Usciamo dal silenzio”. Un silenzio, questa volta, carico di suoni.

La difesa della 194 ha portato già ad un primo, reale risultato. Ha riempito di significati e di contenuti questa stessa difesa. Il significato della necessità politica di voltare pagina, perché non è più possibile ammiccare al Vaticano da un lato e cavarsela con generiche promesse da marinaio a un’Italia laica che non vuole giocarsi, per una manciata di voti, diritti civili e pratiche democratiche.

Si è affermato che “autodeterminazione” della gravidanza diviene una parola vecchia, da riconsegnare al passato se non la si riempie di nuovi contenuti. Un lavoro precario, un contratto a termine, ti priva di quella autodeterminazione. Una donna straniera, una manager promettente o una free-lance non ha la possibilità di scegliere se diventare madre, perché con quel figlio si farà fuori da sola.

Forse, se proprio vogliamo avventurarci in un confronto fra le manifestazioni degli anni Settanta e quello che nasce ora, possiamo farlo sul piano delle sensazioni. Se negli anni Settanta si era in una manifestazione, si guardava oltre frontiera e si vedeva che in Cile spadroneggiava Pinochet, un po’ di paura te la portavi addosso. Oggi possiamo guardare all’America Latina e vedere proprio in Cile la prima donna Presidente, Michelle Bachelet, e un po’ di speranza possiamo preservarla dentro.

foto e articolo tratti da : universitadelledonne.it

postato da floreana2 | 17:31 | link | commenti (2)
politica, differenza, la memoria storica, campagna

lunedì, 30 gennaio 2006

 30 gennaio 1972  - 30 gennaio 2006

Sunday Bloody Sunday

 

Si..Non posso credere a queste notizie oggi
Oh,non riesco a chiudere gli occhi
E farli andare via
Per quanto tempo…
Per quanto tempo dobbiamo cantare questa canzone?Per quanto tempo?per quanto tempo.
.Perché stanotte…possiamo essere uno solo
..Stanotte....
.Bottiglie rotte sotto I piedi dei bambini
Corpi sparsi attraverso la strada della morte
Ma non darò retta alla voce della battaglia
Ce la metterò tutta
Ce la metterò tutta
Domenica,sanguinosa domenica,
domenica,sanguinosa domenica,
domenica,sanguinosa domenica

e la battaglia è appena iniziata
ci sono molti perdenti,ma dimmi chi ha vinto
la trincea è scavata nei nostri cuori
e madri,bambini,fratelli,sorelle lacerati

domenica,sanguinosa domenica
domenica,sanguinosa domenica
per quanto tempo..
per quanto tempo dobbiamo cantare questa canzone?Per quanto tempo?per quanto tempo…
.Perchè stanotte..possiamo essere uno solo..
Stanotte
…stanotte……
….. Domenica,sanguinosa domenica
Domenica,sanguinosa domenica
Asciuga le lacrime dai tuoi occhiAsciugaleOh,asciuga le lacrime
Asciuga le lacrime(domenica,sanguinosa domenica)asciuga le gocce di sangue dai tuoi occhi
domenica,sanguinosa domenica
domenica,sanguinosa domenica(domenica,sanguinosa domenica
domenica,sanguinosa domenica(domenica,sanguinosa domenica)
ed è vero noi siamo immuni
quando i fatti sono finzione e la TV realtà
e oggi in milioni piangono
noi mangiamo e beviamo mentre loro domani moriranno(domenica,sanguinosa domenica)
la vera battaglia è appena iniziata
per pretendere la vittoria Gesù vinse
domenica sanguinosa domenica
domenica sanguinosa domenica..

(U2)

 Il 30 gennaio del 1972, a Derry nell’Irlanda del Nord, l’Associazione per i Diritti Civili indisse una marcia di protesta pacifica contro l’internment, ovvero la reclusione preventiva senza termini temporali per il processo, attuata sistematicamente dal governo britannico.
Quella che doveva essere una domenica come tante altre si trasformò in un massacro: un plotone di paracadutisti inglesi del 1° Reggimento aprì il fuoco sulla folla.

13 dimostranti, molti dei quali giovanissimi, restarono uccisi nella sparatoria.
Numerosi furono anche i feriti, uno dei quali morì tempo dopo, secondo alcuni, a causa delle ferite riportate.
Da quel giorno, ribattezzato Bloody Sunday (Domenica di sangue), ebbe inizio il processo di militarizzazione del conflitto tra Inghilterra e Irlanda del Nord.
Una commissione d'inchiesta governativa, affidata a Lord Widgery, fu apprestata alla bell'e meglio per valutare i fatti, ma non comminò condanne ad alcuno, accogliendo la tesi della difesa dei militari secondo la quale questi avrebbero risposto al fuoco, non avrebbero quindi attaccato per primi.
Sembra, invece, sempre più certo che nessuno dei dimostranti fosse armato.

Nel 1998 il premier inglese Tony Blair istituì una nuova commissione d'inchiesta che avrebbe dovuto esaminare nuove risultanze di indagine non note a Lord Widgery. Il rapporto finale della commissione, con a capo Lord Saville, avrebbe dovuto essere pubblicato nell'estate 2005, ma si attendono ancora le conclusioni ufficiali.

Fonti: news.bbc.co.uk - www.u2.com - smemoranda.it

postato da floreana2 | 18:44 | link | commenti (3)
politica, la memoria storica

domenica, 29 gennaio 2006

Una "teologia fatta in casa"


contro gli eccessi clericali e laicisti

di Bia Sarasini

SOPPORTARE IL DISORDINE

 

Chissà se si può trovare un modo diverso di discutere di laicità e religione, di fede e ateismo. Una discussione che non sia una contrapposizione scontata, ma abbia il desiderio di andare oltre le consuete forme di pensiero, le tradizioni ricevute, ben consapevoli, per esempio, che ai laici può accadere di essere credenti, e che non sempre a chi sta in una religione è concesso il dono della fede. Una spinta in questa direzione viene da un libro pubblicato da Marietti per la cura affettuosa di Lucia Munalli: “Sopportare il disordine. Una teologia fatta in casa“. L’autrice Rosetta Stella nelle pagine finali del volume scrive: “Io sono donna e, per ciò stesso, laica, nel senso che ad essere chierica me lo impedisce il sesso. Ho cercato di parlare come tale, cercando sfuggire alle gabbie oppositive del riconoscersi credente o non credente. Gabbie che sono fortemente maschili e mascolinizzanti“. Ci pensavo nel leggere del centenario della legge francese che stabilisce la separazione tra Chiesa e Stato, l’atto fondatore della cosidetta “laicità alla francese“. Una legge che in un secolo è stata revisionata una decina di volte e probabilmente sarà di nuovo ritoccata, se prevarrà il volere del ministro Sarkozy, per risolvere l’esclusione delle moschee dai luoghi di culto della cui manutenzione lo Stato si fa carico, ma che rimane un modello chiaro di relazione: allo Stato lo spazio pubblico, alle religioni quello privato. Uno Stato a sua volta nutrito di un’idea quasi totalizzante di laicità, con una forte inclinazione ad attribuirsi tutto il buono della modernità, cioè razionalità e progresso. Il punto è che un modello del genere ne richiama immediatamente un altro contrapposto, perfino facile, considerata la crisi totale delle “magnifiche sorti” che razionalità e progresso avrebbero dovuto portare nel mondo. Il modello che vuole che solo nella religione –in special modo nel cattolicesimo- si trovino i valori che garantiscano qualche solida certezza al nostro vivere comune. Un modello, un’idea che fa parte –inutile ricordarlo- del corrente dibattito intellettual-politico-religioso in Italia. Per questo è importante leggere Rosetta Stella, che in piena libertà, senza cioè obblighi di riconoscimento e di appartenenza –così leggo la spiazzante messa in luce dell’intima connessione tra “laica“ e “non chierica“ per via dell’essere donna - si avventura nelle strade dell’esperienza religiosa. “Entrambi –i cosidetti credenti e non- sono convinti di sapere tutto della Verità. Per entrambi è necessario che si apra l’orizzonte per qualcosa d’altro (Dio), il quale non può che nascere da un non sapere. Non sapere come si fa, perché questo come non lo si è ancora visto, intravisto, né tantomeno pensato. Questo come potrà essere forse il risultato di un ordito che chiede la pazienza della tessitura…Bisognerà che tutti e tutte si facciano un po’ più donne per impararla, quest’arte“. Sono più o meno le ultime righe di un libro leggero come un viaggio senza bagagli e intenso come una meditazione. Che all’essere donna -non si facciano ingannare gli oltranzisti della maschilità e comunque insofferenti delle donne che parlano da donne- non attribuisce un valore di bene assoluto, quanto di una voce libera, che attende di essere altrettanto liberamente ascoltata. Nel volume si trovano testi diversi, scritti nell’arco di cinque anni, raccolti insieme nella collana Biblioteca di Bailamme secondo l’intenzione di Romana Guarnieri, studiosa di storia della spiritualità e a sua volta maestra di cui fra breve ricorre il primo anniversario della morte. Testi non sistematici, eppure non disordinati. Forse perché la casa, come è questa teologia praticata da Rosetta Stella, è il luogo in cui si mette ordine al mondo e si crea lo spazio del vivere. È fatta, questa teologia, di ingredienti grandi e semplici. Per esempio l’amore. Anche l’amore per Gesù, “Dio a portata di mano“, il Dio che è nato da una donna, il Dio che si è fatto toccare: “E questo Re di un regno che non è di questo mondo noi lo possiamo palpare. Nella prima lettera …Giovanni scrive. Abbiamo contemplato e le nostre mani hanno ‘palpato‘…Ora il senso della vita che altro è se non toccare, toccarsi?“.

da donnealtri.it

Divino, il posto delle fragole
"Sopportare il disordine. Una teologia fatta in casa", l'ultimo libro di Rosetta Stella per Marietti editore che ne raccoglie scritti e interventi degli ultimi cinque anni
IAIA VANTAGGIATO

"Per favore, tiratelo giù da quella croce - ha urlato tra i singhiozzi, tornando da scuola dopo l'ora di religione, un bambino di prima elementare - sono già duemila anni che sta lì e sanguina e soffre". Un altro, la stessa età e reduce dalla stessa lezione, alla domanda dei genitori - "Cosa hai imparato oggi? Che ha fatto questo signore chiamato Gesù?" - ha risposto: "Cosa poteva fare, è nato a Natale ed è morto a Pasqua". E per fortuna che a salvare le sorti della fede è intervenuta, stessa classe e stessa ora ma con gioioso slancio, una bambina di soli sei anni che di fronte all'austera spiegazione del maestro - "E Dio il sesto giorno realizzò la sua opera più importante" - ha esclamato senza ritegno né freni: "Sì, le fragole!"

postato da floreana2 | 18:35 | link | commenti (3)
politica, miti, differenza