[Il Vento e L'Anima]
Sono nata donna non lo sono diventata
 


REFERENDUM ANCH'IO



BlogItalia.it - La directory italiana dei 

blog

Feed XML offerto da 

BlogItalia.it

martedì, 28 febbraio 2006

CAMPAGNA A DIFESA DI MALALAI JOYA, MINACCIATA DI MORTE

RICHIESTA DI AZIONE URGENTE: INVIATE LETTERE DI PROTESTA PERCHE' LE AUTORITA' SI ASSUMANO LA RESPONSABILITA' DELL'INCOLUMITA' DELLA DEPUTATA AL PARLAMENTO AFGHANO

(foto tratta da deseretnews.com)

In seguito alle pressanti e ripetute minacce di morte subite da Malalai a causa della sua attività parlamentare, la sua associazione (OPAWC, Organization of Promoting Afghan Women's Capabilities)* ha chiesto di intervenire inviando lettere di protesta alle autorità afghane e internazionali. Ecco un modello di lettera che può essere spedito agli indirizzi che seguono, e come riscontro all'ufficio di Malalai: mj@malalaijoya.com

ISAF (International Security Assistance Force)
pressoffice@isaf-hq.nato.int

Ministry of Interior
pressoffice@moi.gov.af
Office of the President Mr. Hamid Karzai
Rafiullah.mojaddedi@afghanistangov.org

United Nations Assistance Mission in Afghanistan (UNAMA)
Peace Street, Kabul
Fax: (+39-0831) 24 6069 AND (+1-212) 963 2669
spokesman-unama@un.org

Ministry of Foreign Affairs
Malak Azghar Road, Kabul
Fax: +1-866-890-9988 and +1-801-459-2967
contact@afghanistan-mfa.net

Ministry of Justice
Pashtunistan Square, Kabul
Gamalkhan-nasiry@yahoo.com
info@moj.gov.af
eyaqubi@afghanistanrolp.org

Afghanistan’s Parliament
Hasib-n786@yahoo.com

Embassy of Afghanistan in the USA
2341 Wyoming Avenue, NW, Washington, DC 20008
Fax: 202-483-6488
info@embassyofafghanistan.org


Dear Sir, Dear Madam,
I am writing to you because I am concerned to hear about the death threats against the member of the Afghan Parliament Ms Malalai Joya.
In the past few weeks she has received death threats via phone calls and in a number of cases directly. I am greatly worried about these threaths, and I am convinced that her life is in great danger - meanwhile the Afghan government is not taking any steps to ensure her security.
To my knowledge, and as reported by respected international organizations such as Human Rights Watch, the Afghan parliament which comprises warlords and fundamentalists who are directly or indirectly involved in gross violations of human rights in Afghanistan.
Ms Malalai Joya is a tenacious defender of the rights of the women and of the oppressed people. The international community admires and respects her for her work.
I respectfully request that you grant Ms Malalai Joya's safety, and I call upon you to use all your influence to stop all actions against her.
I urge you to take necessary and serious steps to make sure her life is safe and free from intimidation and harassment. I look forward to hearing from you about actions you have been able to take on this matter.

Yours sincerely,

FIRMA ED EVENTUALE ASSOCIAZIONE DI APPARTENENZA


Organization of Promoting Afghan Women's Capabilities organizzazione locale non governativa, non politica e senza scopo di lucro fondata con sede sia in Afghanistan, sia in Pakistan. L'organizzazione - attiva dal 1999 e ufficialmente registrata dal 2002 - ha come finalità l'assistenza umanitaria alle donne, il rafforzamento delle loro capacità e la promozione del ruolo delle donne nella società e nella ricostruzione del paese. In Afghanistan la sede principale è ha Kabul, ma l'organizzazione è presente in tutte le province e opera nella direzione dell'empowerment femminile organizzando corsi di alfabetizzazione e corsi di formazione professionale per donne e ragazze, progetti di micro-credito per le donne vedove e sole. Intende inoltre estendere il suo programma di rafforzamento delle capacità femminili con corsi di alfabetizzazione e specifici seminari rivolti alle donne e di promozione della salute femminile con ambulatori medici mobili che possano raggiungere i villaggi più rurali in cui le donne non hanno accesso ad alcun servizio.

Tutti i servizi forniti da OPAWC sono interamente gratuiti per la popolazione.
OPAWC interviene in una contesto di estrema povertà e di precarie condizioni igienico-sanitarie, cercando di garantire i diritti primari alla popolazione femminile. Rappresenta una delle pochissime possibilità di accesso a strutture formative ed ospedaliere per le donne e costituisce un importante elemento di coesione del tessuto sociale afghano grazie anche allo stretto rapporto con la popolazione in Afghanistan e fuoriuscita in Pakistan.

Obiettivi

1) Creare un centro di informatica e di educazione ai diritti, dove le insegnanti di OPAWC forniranno alle donne afghane una formazione integrata e complessiva, in vista di un loro inserimento lavorativo e sociale consapevole e informato in Afghanistan, perché possano svolgervi un ruolo nello sviluppo equo del Paese.
2) Fornire a 120 giovani donne e ragazze in condizioni di estremo svantaggio gli strumenti per una vita lavorativa e sociale dignitosa, attraverso un corso di formazione informatica di 12 mesi e di educazione ai diritti.
3) Disporre di uno spazio in cui promuovere una cultura di pace, di rispetto delle diversità etniche, dei diritti umani e dei diritti delle donne.

 Fonti: ecn.org

.

 

 

 


postato da floreana2 | 17:42 | link | commenti (3)
politica, differenza, campagna

lunedì, 27 febbraio 2006

 Informazione : Misure adeguate e azioni correttive contro la discriminazione

(foto tratta da osservatorio.it)

L’ultimo studio globale sulle donne nei media rivela che le donne continuano ad essere di gran lunga il sesso debole nel fare notizia e produrre notizie.

Il terzo Progetto di Monitoraggio Globale dei Media (Global Media Monitoring Project) ha esaminato, il 16 febbraio 2005, un giorno intero di contenuti di radio, televisione e quotidiani in 76 diversi paesi del mondo. Lo studio ha evidenziato che le donne continuano ad essere poco rappresentate e, a volte, completamente ignorate come soggetti e sorgenti di notizie, indipendentemente dal mezzo. Non vi è stato un singolo evento importante in cui le donne abbiano effettivamente superato gli uomini.

“Anche nelle storie che impattano profondamente sulle donne, come quelle sulla violenza di genere, è la voce maschile (64%) che prevale,” si legge nel rapporto pubblicato a Londra la scorsa settimana.

Il nuovo rapporto di monitoraggio dei media conferma i risultati di alcuni studi minori, con due caratteristiche che lo rendono tuttavia speciale. Primo, la dimensione: team di lavoro operativi lo stesso giorno, in ben 76 paesi. Secondo, la magnitudo e la diffusione del trend d’inferiorità delle donne. Il ché smentisce i giornalisti dei paesi avanzati che si reputano più evoluti nella loro visione di genere. Il trattamento paritario delle donne non si è sviluppato in armonia e di pari passo con altre misure di sviluppo.

“Dall’Arzebaijan allo Zaimbabwe, vediamo gli stessi schemi di sotto rappresentazione e stereotipizzazione delle donne nei media,” ha detto Anna Turley, coordinatrice del recente studio. “Il motivo di questi trend è complesso. Dall’angolatura della storia e la scelta delle domande in un’intervista, all’uso del linguaggio e la scelta delle immagini; tutti questi elementi hanno un impatto sui messaggi che emergono dalle notizie. Questi schemi sono profondamente radicati non solo nella pratica professionale, ma nelle più ampie convinzioni sociali su prerogative femminili e maschili, ruoli e competenze.”

Il rapporto lancia un appello perché siano adottate immediate azioni correttive.

Gli organizzatori, insieme all’Organizzazione di Educazione Scientifica e Culturale delle Nazioni Unite, hanno lanciato una campagna per chiedere a tutti i media che producono quotidianamente notizie di girare la responsabilità editoriale alle donne in occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne. I coordinatori del progetto chiedono alle donne di promuovere dibattiti con i media regionali sui risultati dello studio.

Gli autori inoltre forniscono una serie di raccomandazioni per editori e giornalisti che, con un piccolo sforzo, potrebbero meglio rappresentare un mondo fatto anche di donne. Alcuni correttivi indicati sono quasi imbarazzanti per ovvietà.

I redattori sono incoraggiati ad aggiungere il punto di vista femminile nelle storie che non lo hanno. (Un pezzo sul divorzio, rivelano, citava solo uomini). Sono inoltre esortati a considerare le questioni di genere nel coprire argomenti di rilevanza particolare per le donne.

Solo il 10% delle storie nel complesso erano specificatamente focalizzate sulle donne. Le notizie sulle disuguaglianze di genere rappresentavano il 4% degli articoli.

Le donne giornaliste continuano a vedersi assegnate storie “soft” in aree come spettacolo, gossip, cibo e casa. Di tutte le aree, le giornaliste dominavano solo in due: meteo e previdenza-povertà-casa, secondo il rapporto.

Quando le donne arrivano a fare notizia, il rapporto sottolinea che sono rappresentate come celebrità o persone normali, non come figure autorevoli. Le donne offrono reazioni agli eventi; gli uomini opinioni competenti sugli eventi.

Le donne sono rappresentate come vittime il doppio delle volte rispetto agli uomini. Le immagini fotografiche rafforzano la connotazione delle donne-vittime. Se il 20% delle protagoniste nelle storie sulla violenza sono donne, le donne sono anche il 27% dei soggetti ripresi nelle foto su questioni di crimine e violenza. Allo stesso tempo, lo studio ha mostrato che le situazioni più specificatamente rischiose per le donne, come i casi di violenza domestica, non ricevono ampia copertura.

Le storie che sfidano gli stereotipi e mettono in risalto le disuguaglianze sono per lo più scritte da donne, anche se il numero di uomini che affronta questi temi è aumentato rispetto al passato.

Il progetto di monitoraggio dei media è iniziato nel 1994 a Bangkok con la consapevolezza che migliorare la conoscenza e l’accesso ai media da parte delle donne sono elementi essenziali alla loro partecipazione alla vita civile.

Il primo progetto è partito nel 1995, il secondo nel 2000.

“Si spera sempre in un cambiamento, ed è sempre meno rilevante di quanto desiderato,” ha dichiarato Margaret Gallagher, autrice dell’ultimo rapporto. Il progetto di monitoraggio è importante perché “documenta sistematicamente e con certezza il lentissimo ritmo di cambiamento e l’esistenza di schemi simili  in tutto il mondo,” secondo Gallagher.

Global Media Monitoring Project: Who Makes the News?

Mercoledì 1 marzo a Padova, verranno presentati e discussi i risultati del Global Media Monitoring Project 2005, una ricerca internazionale su donne e media volta a promuovere l'uguaglianza di genere nell'informazione.

L'evento si inserisce nelle tre settimane di mobilitazione (16 febbraio – 8 marzo, 2006) promosse dalla World Association for Christian Communication (WACC) – l'associazione britannica fondatrice del progetto – e sostenute dall'UNIFEM e dall'UNESCO.

Nel corso di queste settimane, i partecipanti italiani – Università di Padova e Torino, Ancorpari, Osservatorio di Pavia e COSPE – organizzano un seminario per discutere i risultati e l'esperienza italiana, a confronto con alcuni partner europei (Croazia e Olanda), per valutare le prospettive future e promuovere un appello a favore di un riequilibrio della cultura di genere nell'ambito della comunicazione, anche in previsione del 2007, Anno europeo per le Pari Opportunità.

Dopo 10 anni dal primo monitoraggio del GMMP, i risultati del 2005 mostrano, sia a livello nazionale sia a livello internazionale, il permanere di ampi spazi di discriminazione delle donne nell'ambito dell'informazione di stampa, radio e televisione. Se molte sono le donne giornaliste che hanno accesso alla conduzione dei telegiornali (53% donne vs 47% di uomini, a livello internazionale; 59% donne vs 41% di uomini, a livello nazionale), ancora poche sono le colleghe reporter (37% donne vs 63% di uomini a livello internazionale; 41% donne vs 59% di uomini, a livello nazionale) e pochissime le donne che fanno notizia (solo il 21% dei protagonisti delle notizie è donna, a livello internazionale, e il 14%, a livello nazionale).


Global Media Monitoring Project: seminario internazionale
Mercoledì 1 marzo, Università degli studi di Padova, Palazzo Bo, Via VIII Febbraio 2 – Aula Nievo, ore 14.30 – 18.30

Fonti: osservatorio.it - deltanews.it


 

postato da floreana2 | 17:42 | link | commenti (3)
politica, differenza, campagna

domenica, 26 febbraio 2006

Venti per Luca

1986-2006 chi non ha memoria non ha futuro

 


"I venti anni che sono passati
I venti anni che aveva Luca
I venti caldi che attraversano la città di ghiaccio"






 

 

Venti per Luca” è il lavoro di molte persone tra di loro diverse per storie e città.
E’ il risultato di un processo corale nato dalla volontà di ognuno di denunciare le bugie di questi anni, di “contribuire ad affermare il diritto alla vita, per tutti. Per i figli e le figlie che verranno. Di fare memoria per guardare avanti.”

Un libro di testi e immagini a ricordo di Luca Rossi, che sulla rielaborazione dei i molti materiali (articoli di giornale, atti processuali, scritti e poesie, fotografie e racconti) raccolti in questi vent’anni, riflette sulle differenze e sulle trasformazioni sociali che hanno segnato la storia di questo paese.
Agli interventi degli amici e compagni del tempo, si sono affiancati i contributi di diversi intellettuali.

Ciascun autore è stato chiamato a raccontare in prima persona, come voce narrante di un percorso comune, i passaggi che caratterizzano il libro:
-     il ricordo di chi c’era, di Vittorio Agnoletto;
-     i naufraghi di oggi, raccontati da Renato Sarti;
-     l’esperienza della morte e della assenza, narrate da Moni Ovadia e da Santino Spinelli;
-     i nuovi percorsi dell’agire sociale, attraverso le riflessioni di Alex Zanotelli, Pierluigi Sullo e Livio Quagliata;
-     il ruolo della memoria, nelle parole di Haidi Gaggio Giuliani;
-     le non persone, ovvero gli esclusi per legge, descritti da Daniele Biacchessi;
-     il capitolo sul processo all’agente, aperto da un intervento di Giuliano Pisapia.

Ed infine l’ultima parte del libro: “i germogli”. Dalla morte di Luca sono nate tante piccole e grandi iniziative, progetti, legami di cui abbiamo voluto lasciare una traccia.

Il libro è corredato da due CD di musica che diversi artisti hanno scelto di “donare” perché hanno direttamente conosciuto Luca o partecipato negli anni a iniziative in suo ricordo.
I brani sono diversi per genere e periodo: alcuni sono riconducibili agli anni ’80, altri sono stati pensati appositamente per questa pubblicazione.
Uno dei CD contiene un cortometraggio su Fausto e Iaio, che verrà presentato nei prossimi mesi, realizzato da alcuni amici dei due giovani del Centro Sociale Leoncavallo, uccisi a Milano nel marzo del 1978: di questa anteprima siamo particolarmente grati a Osvaldo Verri.

23 febbraio 1986: la storia di Luca

iniziative



Siamo sul finire di febbraio, il 23 febbraio dell’anno 1986, in una piazza della Bovisa, Milano. E’ sera, Luca e Dario, giovani militanti e studenti universitari, non ancora vent’anni, stanno correndo per prendere la filovia in Piazzale Lugano.

Hanno l’ennesimo appuntamento, stavolta con un amico, e insieme tante cose da intraprendere, da dire, da realizzare nella città. La passione e la vita, la dolcezza e la lotta glielo consentono.
In comune hanno anche lo stesso desiderio: capire come va questo maledetto mondo, quindi osservarlo, studiarlo, frequentarlo e non da ultimo cambiarlo alla radice affinché smetta di essere minaccioso e ingiusto e diventi un luogo ospitale e accogliente per tutti gli esseri viventi, umani inclusi.
L’ideale dei vent’anni è generoso, testardo, senza paura; è il sogno più bello che vorrebbe occupare le strade, l’affermazione diversa del possibile, la corrente calda che attraversa la città di ghiaccio e non dimentica gli impegni presi.
E’ il reale? Il reale non sogna mai, se ci prova genera incubi.

Poco distante, in un altro punto della stessa piazza, alcune persone discutono animatamente e scoppia una rissa.
Un agente in forza alla Digos, fuori servizio, interviene per sedare tale rissa ma, incapace di affrontare la situazione con la ragione, l’autorità ed i mezzi consentiti dalla legge, estrae la sua pistola di ordinanza e piegate leggermente le ginocchia in posizione di tiro punta e spara.
Due colpi lacerano l’aria: una traiettoria dall’esito micidiale collega il reale all’ideale.
Improvvisamente Luca è a terra ferito a morte. Uno dei proiettili lo ha raggiunto al fianco di rimbalzo.
La sua vita è straziata: morirà durante la notte, in ospedale.

Le iniziative nel corso degli anni

1987: un anno dopo
25 febbraio 1989
1989: il processo all'agente Policino
23 febbraio 1997
23 febbraio 1998
23 Febbraio 2000
23 Febbraio 2001
23 Febbraio 2002
23 Febbraio 2003
23 Febbraio 2004

Fonti:  http://www.luca-rossi.it/index.html - "Il vento e l'anima" (gruppo msn)









 -

 

 

 


postato da floreana2 | 16:17 | link | commenti (3)
politica, la memoria storica, cultura eventi poesia