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sabato, 11 marzo 2006 "Vento al cuore" (Mi fermo. Per il momento. Un vento freddo" attanaglia il cuore di mio figlio. Ed anche il mio. Ringrazio Vincenzo che in questi giorni così tristi, mi ha fatto sentire tutto l'affetto e il calore della reale amicizia). Conosco vite, che potrei perdere (Emily Dickinson)
postato da floreana2 | 21:45 | link | commenti (27) martedì, 07 marzo 2006 Ancora sulla vicenda Left - Chiesa
(Ringrazio l'amico Vincenzo (Mrheartbeat.splinder.com), per le ulteriori nformazioni riguardo al "caso" Left Avvenimenti - Giulietto Chiesa ("Laudamus" i radicali), ritengo doveroso "far rispondere " quest'ultimo, attraverso una delle risposte (per me quella più rappresentativa),alle lettere ricevute in merito alla vicenda. Lettera del Sig. Gianluca Cortese Giulietto Chiesa, chi le scrive è 'semplicemente' un giovane uomo poco più che ventenne, di quelli che vengono detti 'di sinistra', di quelli che votano compagni come lei. Di mestiere faccio il cameriere in un ristorante (contratto precarissimo!) e il compositore di musica (niente contratti!), e cerco di vivere il mio tempo con occhi aperti e sensibilità possibilmente affinata. Vivo in Sicilia. Le scrivo a proposito dell' affaire sorto, così pare leggendo tutti i giornali, sui rapporti tra Massimo Fagioli, la sua teoria e prassi, e la bella iniziativa editoriale di LEFT. Ho comprato LEFT fin dal primo numero e continuerò a comprarla: l'ho trovata una eccellente rivista, cui auguro florida e lunga vita. La lettura dell'editoriale programmatico sul primo numero mi dice di un movimento originale a sinistra, nuovo e diverso, di una ricerca certo difficile ma importante e appassionante. E penso: 'mapperò, che bravi i compagni Chiesa, Minucci e Bonaccorsi! Ho sempre fatto a bene a farmeli stare simpatici, e bravo pure Gardini! Che bei propositi di ricerca! Che bella audace impresa che hanno messo su!' Già nel primo numero ho trovato, tra altre stimolanti opinioni e chiari articoli e note sui fatti del mondo, un intervento di Massimo Fagioli. Ne sono stato contento: è un bell'intervento, appassionato e non freddo e, a mio modesto avviso, affatto comprensibile. Ora, io non ho mai incontrato il professor Fagioli, so solo che da 4 decenni buoni la sua ricerca e quella della Analisi Collettiva a lui legata, ricerca scientifica quindi politica, è una presenza viva e originale nella cultura italiana e non solo; so anche che detta ricerca è un movimento originale nella sinistra, nella sua elaborazione teorica e di prassi. Queste cose le so non perché io sia un dotto Umberto libresco-pretesco su cui tutto riecheggia, ma perché negli ultimi tempi questo movimento di ricerca nella sinistra mi ha appassionato e poi incuriosito (a partire da Genova, come per molti uomini e donne della mia generazione, e dal rifiuto della violenza), quindi è stato naturale documentarmi e fare un po' di storia. Dunque, mi è sembrato bello trovare un intervento di Fagioli in un giornale come LEFT. Del pari sono stato contento di leggere sul quotidiano Liberazione nel corso degli ultimi mesi gli interventi del professore e varii altri articoli e lettere di compagne e compagni, nei quali si profila per la sinistra una ricerca che ritengo (credo di non essere il solo, visto che nascono riviste come LEFT!) fondamentale. Ho trovato anche sul secondo numero di LEFT, tra gli altri importanti e ottimi articoli, un nuovo più esteso intervento del professor Fagioli, con annuncio di futuri articoli, e ho pensato: 'ma che bella cosa! Allora è proprio vero che a sinistra, finalmente, c'è un rinnovato movimento, che si dibattono le idee e le parole senza chiudersi nella politichetta da due soldi borghesina stitichina! Ben venga tutto ciò, ben venga LEFT anche con questo!' Poi, subito dopo, leggo sui giornali che pare sia successo il finimondo proprio a causa del movimento bello della nascita di LEFT. Leggo di una incomprensibilità degli interventi di Fagioli, proprio quelli che a me era parso d'aver se non inteso intuito, soprattutto sentito. Leggo poi di 'sogni' di collaborazioni tra LEFT e Liberazione profilate nel secondo intervento di Fagioli, penso che ho letto male l'articolo incriminato perché non ricordo indicazioni nè tampoco diktat in proposito; vado a rileggere l'articolo in questione e non trovo traccia alcuna di quello che si dice sui giornali, piuttosto mi pare che Fagioli dica di una ricerca generale, comune alla sinistra (di cui fino a prova contraria tanto Liberazione quanto LEFT sono parte), e che solo a sinistra possa e dovrebbe darsi. Leggo ancora sui giornali di rivendicazioni sull'ispirazione di linee editoriali da parte di Fagioli, e di nuovo vado a rileggere gli articoli del Nostro e non trovo nulla più che la semplice constatazione di una ricerca a sinistra che certo non è, o non pare, estranea a quella scientifica quindi politica del professore e della Analisi Collettiva. A me era parso evidente sin dall'editoriale sul primo numero di LEFT, dov'è lo scandalo? Già, dov'è lo scandalo? Dov'è la pietra che fa inciampare? Perché da qualche parte deve esserci una pietra su cui si cade, visto che quanto leggo sui giornali di sinistra (per adesso Liberazione tace...), ove non si tratti solo di gossip scemo, quanto è scritto finora a me pare pretestuoso, nel senso che non ha riscontro nei testi. Cerco questa pietra e mi chiedo: 'che sia proprio nelle proposte di ricerca la pietra?' Massimo Fagioli dice, non da oggi, cose effettivamente pesanti come pietre, e come pietre solide però. Dice di un vuoto teorico e di prassi, del resto 'confessato' ormai apertamente a sinistra e in molti casi anche dolorosamente evidente. Dice di rapporto uomo donna quando ancora la formulazione, standardizzata e astratta, più in voga a sinistra è la frase, orrenda davvero, 'conflitto fra i sessi'. Dice di irrazionalità umana senza che sembri parlare del demonio e di bestie feroci. E, a me sembra giustamente e naturalmente, propone la sua ricerca visto che peraltro gli è stato chiesto negli ultimi anni a più riprese da più parti (penso, esempio tra i vari possibili, all'incontro con Pietro Ingrao e Fausto Bertinotti nel 2004). Dov'è dunque lo scandalo? Per favore, mi dia una risposta, magari solleciti altri compagni a darmela, se lei non ha tempo e voglia. Non mi intendo di giornalismo e di regole e, ripeto, non mi sembra che il succo della vexata faccenda risieda nelle regole (che pur vanno rispettate, ove ci siano e siano chiare, e dall'esterno non mi sento di dir nulla in proposito: per queste cose ci sono gli organi competenti). A me pare che la sostanza di questo putiferio generale nel giornalismo di sinistra stia altrove, che la questione sia su una ricerca possibile e sui contenuti di essa ricerca. Potrebbe, compagno Chiesa, rispondermi, a questo proposito? La ringrazio per il tempo e l'attenzione che vorrà dedicare alle mie domande. Cordialmente e con affetto. Giulietto Chiesa risponde: "Caro Gianluca, la sua lettera richiederebbe ben più tempo e spazio di quello che ho in questo momento, ma proverò a dare qualche ulteriore suggerimento di riflessione. Le regole. Lei dice che non le conosce. Io le conosco. Se uno fa il direttore di un giornale è tenuto (ed è difeso, per questo dalla legge) a conoscere i contenuti che pubblica. Io non ho potuto leggere gli articoli di Fagioli che quando li ho visti sul giornale. La violazione delle regole è clamorosa, palese, dimostrabile. E infatti la dimostrerò in tribunale. Seconda domanda: perchè quegli articoli sono stati introdotti il primo di soppiatto, il secondo dopo che Minucci e Buonaccorsi avevano avuto una dura disputa, nella quale il direttore Reponsabile aveva detto di non essere d'accordo con la pubblicazione, in quel modo, con quella fotografia etc. Dunque Bonaccorsi decide contro il direttore responsabile e all'insaputa del condirettore. Terzo: l'assegnazione di una rubrica fissa e la scelta ei collaboratori è competenza della direzione, e basta. Si può ammettere il disaccordo, ma erava d'accordo che, in caso di disaccordo, avremmo dato spazio alle diverse idee in campo, non a una sola. Ora, qualche che sia il giudizio sulla "ricerca" di Fagioli, non c'è alcun dubbio che essa è "una" e che altre ve ne sono, che le si oppongono. Dunque la soluzione, leale e onesta, sarebbe stata di aprire un dibattito sulle colonne di Left-Avvenimenti, tra le varie scuole. Non imporne una. Che è stalinismo puro, altro che "nuova sinistra"! Alle nostre proteste di direttori si è risposto con il licenziamento. E questa lei la chiama nuova sinistra? A me puzza lontano un chilometro di logica padronale, di prepotenza, di tutto il contrario della libera ricerca e del confronto. Inoltre io non entro nel merito delle teorie di Fagioli. Non le conoscevo neppure. In questi giorni ho ricevuto parecchia documentazione e ho letto: e trovo quelle cose assai lontane non solo dalla sinistra, come io la concepisco, ma dalla mia cultura e sensibilità, e dalla mia formazione scientifica. Io non penso, ad esempio, che essere omosessuali significa "stare male". E che, quindi, sarebbe utile che gli omosessuali si facessero curare. Io non penso nemmeno che tutta la cultura occidentale sia impregnata di omossessualità. Certo Platone lo era, ma allora la faccenda era del tutto diversa. E in ogni caso da questo a trarre conclusioni così totalizzanti ce ne corre. E con le analogie, tanto meno se affrettate, non si produce scienza. E si potrebbe continuare per chilometri. Spero che lei non mi rifiuterà il diritto di avere le mie opinioni, e non le qualificherà automaticamente come borghesi, o di destra. Perchè anche questo sarebbe stalinismo e, in ogni caso, antiscientifico. Sono le mie opinioni in materia, opinabili quanto le sue, o quelle di Fagioli. E allora perchè mai mi è stato imposto Fagioli invece di un libero confronto di idee sul giornale che dirigevo? Come mai nel corso di tre mesi di discussione, mai una sola volta il nome di Fagioli è venuto fuori? E poi, all'improvviso, eccolo apparire come indispensabile, al punto che la sola richiesta di relativizzarlo è divenuta motivo del licenziamento? Infine la comprensibilità di quegli scritti. Lei li trova perfettamente comprensibili. Io li ho trovati un ammasso di frasi arbitrariamente connesse da un ragionamento confuso. Non sono l'unico, a quanto pare. Il giornalismo lo conosco abbastanza. Certo più di quanto non lo conosca Bonaccorsi. Un articolo come il primo io lo avrei cestinato anche senza vedere il nome dell'autore. Per quanto concerne il secondo, trovo davvero strano che lei non vi abbia letto i segnali che mandava in tutte le direzioni. Eppure lei è un lettore attento. Attento ma obnubilato da parecchi pregiudizi. Non ha notato il "sogno" di cui parla Fagioli? Di effettuare una liaison tra Left e Liberazione? Eppure l'articolo finiva proprio con questo "sogno". Che però, sfortunatamente, è il suo e non il mio. E non vedo con quale diritto egli pretenda di iimpormelo. E poi non ha notato che, sotto quelle righe, e sotto le altre, messe in bocca a una entusiasta estimatrice, il prof. Fagioli ci fa conoscere che il vero ispiratore di Left è stato lui. Che equivale a dire che noi abbiamo discusso per mesi su come fare la rivista, ma dietro le quinte era lui che tirava le fila. E lui ce lo scrive direttamente sul giornale che dirigiamo, senza nemmeno curarsi di pensare che questo è offensivo nei nostri confronti, mentre è rivelatore dell'inganno perpetrano ai nostri danni da Bonaccorsi e Gardini. Possibile che lei, così attento lettore, non abbia visto tutto questo? Peccato. Ma è l'essenziale. Il resto è secondario. ma, per favore, lasciamo perdere la sinistra. Qui, con tutto questo, la sinistra non c'entra un bel niente. E, in ogni caso, non è con questi metodi (e con queste idee) che la sinistra potrà rivivere. Ho scoperto che Fagioli ha grandi ambizioni, molto più grandi di una disputa psicanalitica, e che ha folle di seguaci, che lo seguono come i bambini della favola del pifferaio. Ma io non sono un bambino e i pifferi mi piace ascoltarli in concerto. Ci sono altre priorità, tra l'altro, di cui la prosopopea insopportabile di Fagioli non si cura nemmeno. Per cui, continui pure a leggere Left, se la soddisfa. Ma nel frattempo tenga gli occhi aperti anche in altre direzioni. Forse, tra qualche tempo, capirà l'abbaglio. Auguri e buona fortuna." da giuliettochiesa.it postato da floreana2 | 17:43 | link | commenti (6) lunedì, 06 marzo 2006 Wanda Montanelli (Italia dei valori) sciopera da oltre 200 ore. I medici: è in pericolo Nelle liste elettorali tante donne ma tutti sanno non potranno essere elette di Maria Russo
Testo di un intervista a Wanda Montanelli, esponente dell’Italia dei valori sta facendo, da più di 200 ore, uno sciopero della fame per sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi dell’equilibrio della rappresentanza e sulla necessità di valorizzazione dell’impegno politico femminile speso all’interno dei partiti. Il referto di ieri ha sconsigliato il proseguire del digiuno e ha prescritto un ricovero che Montanelli ha rifiutato. Tra le attestazioni di solidarietà si registrano quella di Luciana Sbarbati, Segretaria nazionale MRE che, pur dichiarandosi convinta della giustezza degli obiettivi politici e sociali che Montanelli intende perseguire, ha cercato di dissuadere l’esponente IdV dal continuare lo sciopero della fame. Così Rita Capponi, presidente del Comitato di pressione per le leggi paritarie, ha emesso un comunicato di supporto a Wanda Montanelli e invitato le associazioni che a lei fanno capo di sostenere questa coraggiosa battaglia per la parità tra donne e uomini. Sono oltre 13mila le attestazioni di solidarietà e sostegno pervenute nell’ultima settimana via e-mail, telefono e fax alla responsabile nazionale del Dipartimeno Pari Opportunità dell’Italia dei Valori, Intanto, il giornale “Orizzonti Nuovi”, organo ufficiale dell’Italia dei Valori, ha aperto sul proprio sito Internet un forum di discussione sullo sciopero della fame di Montanelli Da più parti sono arrivati appelli ai leader politici, Lei stessa ne ha inviato uno, affinché venga rispettata la parità della rappresentanza femminile nelle liste elettorali. L’ Italia dei Valori ne ha tenuto conto? Devo purtroppo dire di no, ed è per questo che ho iniziato dal 25 febbraio a fare lo sciopero della fame, perché inserire donne nelle liste in candidature ’di servizio’ non vuol dire aver affrontato seriamente il problema. Sono importanti le teste di lista. E’ infatti il primo a vincere e tutti gli altri restano a casa. Nella composizione delle liste circoscrizionali sono state rispettate le percentuali e il principio dell’alternanza? Anche qui la risposta è no. Le percentuali non hanno significato. Perché se in una lista di 45 candidati si elencano anche 30 o più donne, ma non nei primi posti, risulta essere una presa in giro, almeno in un partito piccolo come il nostro, perché quelle donne non saranno mai elette. Il principio dell’alternanza non è stato rispettato, ma ciò che risulta incredibile è che sono state privilegiate, in alcune occasioni di possibile riuscita, donne cooptate, lasciando indietro chi si impegnato per anni per far crescere l’Italia dei Valori. Nella scelta delle candidate quindi, l’Italia dei Valori non ha promosso la candidatura di donne meritevoli per il ruolo politico svolto nel Partito? No. L’ho già detto. Le donne meritevoli sono confinate in compartimenti stagni. Non hanno potere decisionale. Devono stare tranquille e buone e lasciar fare agli uomini. L’Ufficio di Presidenza è infatti composto da soli uomini e da una donna. Una su dieci, che in quanto tesoriera ci entra di diritto, ma può decidere poco. Nel Vostro programma che tipo di politiche di genere sono previste? Le politiche di genere del nostro programma le ha scritte la sottoscritta, e sono un’esposizione ricca di serie intenzioni. In quanto le Pari Opportunità sono un fattore indispensabile all’arricchimento del panorama politico e istituzionale, specie in questa fase storica, con la scarsa rappresentanza femminile nelle cariche elettive e l’insufficiente presenza nella vita politica. Dato, questo, inoppugnabile, avvertito dall’opinione pubblica specialmente in seguito all’ultima consultazione elettorale che ha registrato una diminuzione del numero di donne elette in parlamento. Il Programma dell’Italia dei valori sulla parità di genere, prevede di potenziare questo capitale umano con un mutamento di prospettiva, per iniziare una capacità di osservare il mondo da un altro punto di vista. Il termine mainstreaming, difficilmente traducibile, segnala la necessità di promuovere la valorizzazione delle donne con interventi specifici e attraverso l’inserimento della visione del pensiero femminile in ogni scelta politica. Si tratta di una rivoluzione di mentalità e di cultura a lunga portata, mentre appaiono più immediati i risultati di iniziative tese a provvedere al riequilibrio del difetto di rappresentatività della parte femminile del paese. Cito nel programma la direttiva Prodi del ’97 che si pone una serie di obiettivi che l’Italia dei Valori condivide pienamente e fa propri: Lei personalmente, qualora venga eletta, si impegnerà affinché venga modificata la legge sulle quote rosa in modo da renderla davvero efficace? Sicuramente sì, ed in coordinamento con le altre donne parlamentari perché insieme potremo essere più forti. In che modo? Quali strumenti politici adotterà? Scrivendo ex novo la legge elettorale per prevedere una vera alternanza femminile, a partire dalle teste di lista, pena la irrecevibilità delle candidature per chi non adempie agli obblighi di dare spazio a uomini e donne in parti uguali. Perché bisogna smetterla di prevedere pene pecuniarie. Sono inefficaci e non raggiungono lo scopo. Questo farò e tanto altro se mi sarà data un’opportunità. Ma ancora oggi dopo decine di anni di impegno politico devo lottare per ottenere quello che ormai ritenevo essere un mio diritto. Quanto durerà lo sciopero della fame? Ad oltranza. E non escludo che inizierò anche quello della sete se non vedrò dei segnali positivi ed impegni seri da parte dei vertici del mio partito e anche del candidato Presidente del consiglio Pprodi che dimostrino la volontà di superare queste gravi discriminazioni nei confronti delle donne. AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA APPELLO SIGNOR PRESIDENTE, LA DEMOCRAZIA, SE NON E' PARITARIA, E' UNA DEMOCRAZIA INCOMPIUTA. NE CONSEGUE CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE SI PONE IN PALESE CONTRASTO CON GLI ARTICOLI 3 E 51 DELLA NOSTRA CARTA COSTITUZIONALE. Locandina apparsa sul giornale "La Repubblica" del 22-01-2006 Fonti: womenews.net - wandamontanelli.it postato da floreana2 | 17:47 | link | commenti (1) |