|
mercoledì, 24 maggio 2006 (Come un addio) Troppo stanca per allungare la mano e afferrare la vita che mi sta accanto. Non addosso.
postato da floreana2 | 21:51 | link | commenti (10) lunedì, 22 maggio 2006 Dalla Fifa risposte vaghe sull’allarme tratta di Manuela Argeri
Il Consiglio d’Europa di Strasburgo ha ricevuto numerose segnalazioni di allarme da parte di ONG qualificate secondo cui, a margine del prossimo Campionato mondiale di Calcio 2006 potrebbero fare oggetto di traffico a fini di prostituzione forzata dalle 30.000 alle 60.000 giovani donne provenienti dai paesi dell’Europa centrale e orientale. In verità, l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa di Strasburgo aveva adottato un anno fa una “Convenzione del Consiglio d’Europa 3 maggio 2005 sulla lotta contro la tratta degli esseri umani”, in cui si prevedevano le misure di prevenzione della tratta, protezione delle vittime e perseguibilità dei trafficanti che gli Stati membri del Consiglio d’Europa dovevano porre in atto al fine tanto di sradicare il traffico quanto di proteggerne le vittime. A un anno dalla sua adozione, la Convenzione non è ancora entrata in vigore in quanto solo 26 Stati l’hanno firmata (l’Italia è tra i firmatari), e nessuno ancora l’ha ratificata. Per quale motivo? Non si sa. Tra l’altro neppure l’Unione europea, che pure è stato uno dei promotori della Convenzione, l’aveva ancora firmata e ratificata fino a pochi giorni fa. Semplice dimenticanza? Per fortuna almeno il Parlamento europeo ha dichiarato in questi giorni il suo pieno sostegno alla campagna “Cartellino rosso alla prostituzione forzata” lanciata in Germania dal Consiglio nazionale delle donne tedesche, nell’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica, e in particolare i tifosi di calcio, al problema della prostituzione forzata che accompagna da sempre l’organizzazione dei grandi eventi sportivi. Vale la pena sottolineare che la Convenzione ha un dettato estremamente equilibrato e rispettoso dell’autonomia dei singoli Stati per quanto riguarda il trattamento delle professioni legate al sesso. Anche nel preambolo, si evita accuratamente di entrare nello sterile dibattito sulla legalità o illegalità della prostituzione, lasciando a ciascuno Stato l’onere di pronunciarsi su una questione che è intimamente legata alla sensibilità propria di ciascuna comunità territoriale e che può ricevere risposta diversa in ciascuno Stato o addirittura in ciascuna Regione di uno stesso Stato. Il Consiglio d’Europa non condanna la prostituzione di per se, ma stigmatizza e condanna fermamente la tratta degli esseri umani a qualunque fine (riduzione in schiavitù, lavoro coatto, prostituzione forzata, traffico di organi ecc.) e chiede alle autorità competenti di ciascuno Stato di affrontare il problema della tratta di esseri umani in un’ottica, prima di tutto, di protezione delle vittime. Il 10 aprile scorso, la competente commissione del Consiglio d’Europa ha adottato all’unanimità una risoluzione in cui si chiede agli Stati europei e in particolare alla Germania e agli Stati membri che prevedono una partecipazione massiccia di loro cittadini ai campionati mondiali:
Uno dei problemi maggiori riscontrati dalle organizzazioni attive nel campo dei diritti umani è il fatto che spesso le vittime entrano clandestinamente del paese, attratte dai trafficanti, magari anche con il consenso se non addirittura con la complicità di parenti e amici, con il miraggio di un lavoro nei servizi alberghieri o nella ristorazione, e sono poi obbligate a prostituirsi con la violenza o mediante ricatto. In molti casi si trovano dunque in una situazione di sudditanza totale, anche psicologica, ai trafficanti, in quanto non possono nemmeno contare sul sostegno delle famiglie di origine. Espellere queste persone, nella maggior parte dei casi, equivale a farle ricadere immediatamente nel circuito. Ecco perché il Consiglio d’Europa di Strasburgo insiste sulla necessità di istituire servizi di assistenza adeguati e di sottrarre le vittime della tratta alla logica punitiva delle normative sull’immigrazione clandestina. Nella risoluzione del Consiglio d’Europa (relatrice Ruth-Gaby Vermut-Mangold - Svizzera) si chiede alla FIFA, che dichiara di sostenere svariate cause umanitarie, di attivarsi in qualità di organizzatrice dei mondiali di calcio denunciando pubblicamente il problema e prestando la sua capacità persuasiva e l’immagine dei giocatori di maggior prestigio a vantaggio di una campagna contro la tratta. La dichiarazione quanto meno elusiva resa dal presidente della FIFA fornisce anch’essa, a mio avviso, spunti di riflessione. In conclusione, la risoluzione del Consiglio d’Europa mette in rilievo molteplici responsabilità: quella delle città ospitanti, quella degli organizzatori dei mondiali, quella dei giocatori professionisti, quella dei media - che, va detto, hanno dato scarsissimo rilievo sia alla Convenzione, che alla Risoluzione, che alle iniziative successive - quella dei tifosi/consumatori delle prestazioni forzate. Andrebbe anche aggiunta la responsabilità dei tutori dell’ordine pubblico perché, anche attenendoci alla stima più bassa (30.000 donne) risulta difficile credere che movimenti di immigrazione - almeno parzialmente clandestina - di un tale numero di donne per lo più giovani possano avvenire senza che nessuno se ne accorga. Indifferenza o complicità?Pubblichiamo di seguito la dichiarazione del presidente della FIFA, Joseph S. Blatter, sulla questione della prostituzione forzata durante i mondiali di calcio di Germania del 2006 “In qualità di Presidente della FIFA, vorrei sottolineare due punti fondamentali. In primo luogo, capisco perfettamente la preoccupazione che grandi eventi sportivi - tra i quali ovviamente anche i mondiali di calcio 2006 - possano attrarre fenomeni di prostituzione. Noto tuttavia che in Germania è un reato trafficare, reclutare, trasportare e sfruttare altri esseri umani. Inoltre, il codice penale tedesco definisce precisamente la nozione di tratta di esseri umani a fini di prostituzione. Il governo tedesco persegue la tratta degli esseri umani nel quadro della lotta al crimine organizzato e all’immigrazione clandestina. In principio, le vittime e gli immigranti irregolari sono espulsi. Il secondo punto è che in Germania la prostituzione è stata legalizzata nel 2002, anche se i singoli Laender possono vietarla a talune condizioni. In questo contesto, la FIFA, ovvero l’organizzazione che è preposta al calcio professionista, non è in grado di controllare quello che avviene al di fuori degli stadi né avrebbe i poteri o le competenze per farlo. Noi non possiamo, politicamente e giuridicamente, interferire con la sovranità e le decisioni di uno Stato e dobbiamo rispettare i sistemi giuridici nazionali oltre che le convenzioni internazionali. La FIFA non può sostituirsi alle autorità politiche e alle forze dell’ordine tedesche. Tuttavia, ai sensi della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, la tratta degli esseri umani a fini di prostituzione è incompatibile con la dignità e il valore dell’essere umano. Naturalmente la FIFA condanna ogni violazione dei diritti dell’uomo. La sua determinazione in questo senso è assolutamente certa. In quanto autorità suprema del mondo del calcio, la FIFA si assume tutte le responsabilità sociali che le competono. Attribuiamo allo sport, e al calcio in particolare, un ruolo centrale di catalizzatore di messaggi che si oppongono ai mali che affliggono la società moderna. È in questo spirito che la FIFA ha concluso alleanze strategiche con organizzazioni internazionali che perseguono scopi riconosciuti - quali Unicef, OMS, SOS Villaggi d’infanzia, e numerose ONG - al fine di ancorare il potere di persuasione del calcio all’esperienza e alla competenza di chi si batte da sempre per un mondo migliore. Non trascuriamo nessuno dei principali problemi della società odierna: eguaglianza, pace, diritti dei fanciulli, salute, istruzione, ambiente. Sono questioni che ci stanno molto a cuore. Nel quadro dei mondiali di calcio del 2006, abbiamo deciso di concentrare i nostri sforzi su tre messaggi principali: i diritti dei fanciulli, la pace e la lotta alle discriminazioni. Abbiamo sviluppato programmi di cooperazione specifici con diverse ONG al fine di promuovere questi messaggi. La FIFA, oggi, sostiene un numero sempre crescente di attività di questo tipo e continuerà a farlo in futuro.” (traduzione di m.a.) Pia Covre: attente agli allarmi strumentali, mirano ad annullare i nostri diritti postato da floreana2 | 21:11 | link | commenti (3) domenica, 21 maggio 2006
Ogni settimana a Ciudad Juarez almeno una donna sparisce e di lei non se ne sa più nulla, a meno che i rapitori non decidano di far apparire il suo corpo senza vita e con chiari segni di brutali torture, violenze carnali, asportazioni di parti del corpo e bruciature. E’ un dolore terribile per questa società, possibile che non ci sia niente che riesca a smuovere coloro che possono fare qualcosa per evitare e fermare questo orrore? La disperazione e la paura delle famiglie che sanno quando le loro figlie escono di casa ma non quando ne’ se ritornano, e i più di 300 omicidi e le circa 600 sparizioni sembrano non rappresentare un motivo valido per far mettere un freno a questi fatti. Ci addolora vedere che il Governo di Chihuahua concentra i propri sforzi per vincere politicamente, in modo legittimo o illegittimo, i suoi avversari, e che senatori e deputati sono più preoccupati a far carriera che ad aiutare a migliorare le condizioni di vita degli cittadini di Ciudad Juarez. Fino ad oggi questi crimini sono rimasti impuniti, e nessuno si preoccupa di cercare le donne sparite...gli omicidi e le sparizioni continuano senza che sia stato identificato alcun responsabile. Invitiamo anche il governo di Vicente Fox affinché prenda una posizione al rispetto e la smetta di fingere che in questa zona di frontiera del Paese non stia succedendo niente di estremamente grave. Smettiamo di essere complici di questa situazione. Ci rivolgiamo disperatamente a chi abbia una coscienza che li spinga a fare un minimo sforzo per appoggiare questa lotta contro il “femmicidio” che sembra non aver fine. Ognuno di noi, nel suo piccolo, può partecipare. Mettete voi i limiti, la violenza in questa città sembra non conoscere frontiere. E’ dal 1993 che si registra l’assassinio di giovani e povere donne a Ciudad Juarez... Nel 2001 il terrore si estende a Chihuahua...Dove e quando finirà? Marisela Ortiz, Nuestras Hijas de Regreso a Casa A.C. Noi, le famiglie che partecipano al movimento, abbiamo trasformato in forza il nostro dolore; ci siamo dovute scontrate dapprima con il brutale assassinio delle nostre figlie, e poi con l’inettitudine, l’intransigenza, l’occultamento, la corruzione e l’indifferenza di funzionari e autorità. Ci è difficile esprimere con le parole il dolore devastante provocato dal sapere le nostre figlie morte assassinate in tali circostanze, è una sofferenza che non si estingue, e non possiamo evitare le lacrime ogniqualvolta pensiamo a loro o guardiamo i loro oggetti personali e le loro foto. Siamo angosciati e addolorati al solo immaginare come possano essere stati gli ultimi momenti delle nostre figlie uccise con la tortura, e viviamo senza vivere... Manteniamo la speranza che un giorno si faccia giustizia per la sparizione e la morte prematura delle nostre figlie, perché sarà l’unico modo di recuperare la nostra stessa vita. Solidarietà per chi, anche senza essere nostre compagne, condivide in questo momento il dolore di aver visto strappato un pezzo della propria vita La società civile e le ONG esortano lo Stato messicano a frenare l’impunità che vige sugli omicidi delle donne di Ciudad Juarez e i soprusi di cui sono oggetto i familiari delle vittime e i difensori dei diritti umani. Femmicidio e femminicidio: è in corso un grande dibattito nel movimento delle donne e in quello femminista sul modo di chiamare gli assassinii contro le donne a causa del loro sesso. Alcuni autori si basano sulla terminologia utilizzata da Jill Radford Diana Russell, autrici del libro Femicide: The Politics of Woman Killing, del 1992. Marcela Lagarde, teorica antropologa e deputata messicana, stabilisce che la categoria femminicidio è parte del bagaglio teorico femminista introdotto dalle suddette autrici statunitensi sotto la denominazione di femicide, che, tradotto in italiano è femmicidio, termine omologo a omicidio che significa omicidio di donne. Tuttavia, per mostrare una differenza con questo termine, Lagarde ha scelto la parola femminicidio per parlare di genocidio contro le donne, che lo converte in un concetto di significato politico. Da Mujereshoy, Paola Dragnic.
postato da floreana2 | 08:45 | link | commenti (3) |