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domenica, 29 ottobre 2006 Iraq: uccisa la fondatrice di 'Donne e maternità senza confini' (Baghdad)La notizia l’ha ripresa ieri la Reuters dalla stampa irachena, ma il tragico episodio risalirebbe ad un paio di giorni fa. Halima Hassan Ahmed al-Juburi, fondatrice di 'Donne e maternità senza confini', un'organizzazione non governativa femminile irachena costituita nel 2003, è stata uccisa di fronte ai figli da uomini armati che hanno fatto irruzione nella sua abitazione in una cittadina vicino Kirkuk (255 km. a nord di Baghdad). Fonti governative e della polizia locale hanno precisato che l’attivista è stata uccisa all'alba nella sua abitazione ad Hawijah (65 km. a sud-ovest di Kirkuk), dove la donna si trovava insieme con i tre figli (due bambini e una bambina), mentre il marito era assente al momento dell'assalto, da un commando di dieci uomini. da deltanews.it postato da floreana2 | 19:46 | link | commenti (2) mercoledì, 25 ottobre 2006 Segreta Penelope
Per chiunque abbia fatto parte della generazione che fu giovane negli anni Settanta del Novecento, la generazione dell’autrice, Sara – la Penelope segreta, che s’è rifiutata di aspettare, di questa indagine narrativa su un suicidio – è un essere molto familiare. C’era una Sara, più o meno vicina al modello, quasi in ogni gruppo, nota, conosciuta o mitizzata in ogni compagnia di amici e di colleghi di studio. Magnetica incarnazione dello spirito del tempo; prova apparente che il buon selvaggio non fosse un mito ma il futuro liberato dalla corruzione del potere civile. E l’incarnazione si realizzava nella libertà sessuale: naturale, autentica, mai esibita, antiideologica, Eros trionfante su Thanatos, Dioniso su Apollo, l’innocenza infantile del piacere sulla malizia del vizio. E naturalmente tale identificazione della libertà con la sessualità doveva apparire ancora più naturale ed anticonformista nella Spagna da poco uscita dal bigottismo del Franchismo della Sara di questo libro. Ma nessuno sapeva di cosa ne sarebbe stato di una Sara dopo il tragico inevitabile; dopo il trauma di scoprire che anche quella libertà era solitaria e illusoria, e obbligatorio il ritorno ai ruoli donneschi di madre e di moglie. Alicia Giménez-Bartlett (Almansa,1951) vive a Barcellona.Tra le altre opere, è creatrice della serie dell'ispettrice Petra Delicado, cui appartengono, Giorno da cani, Messaggeri dell'oscurità, Morti di carta, Riti di morte, Serpenti nel Paradiso, Un bastimento carico di riso, Il caso del lituano tutti pubblicati nella collana La memoria. Nella collana Il contesto questa casa editrice ha pubblicato anche Una stanza tutta per gli altri e Vita sentimentale di un camionista.
Stavolta Alicia Giménez Bartlett si misura con un suicidio, e si misura direttamente, senza la maschera di Pedra Delicado, l’investigatrice dei suoi gialli di successo pubblicati sempre da Sellerio. La scrittura e il ritmo sono gli stessi,ed è difficile staccarsi dal libro senza averlo finito. La voce narrante è proprio quella della scrittrice, Alicia, e se non è lei le assomiglia molto: è una scrittrice sui cinquant’anni, una donna che ha vissuto le stagioni del femminismo e della sinistra in una Spagna che progressivamente esce dal franchismo fra tante contraddizioni. Negli anni settanta è una giovane universitaria che compie le sue fondamentali scelte di vita, nel contesto della cosiddetta liberazione sessuale. Insieme a lei, gli altri, le sue amiche e i suoi amici di quel tempo, con i quali resta in contatto anche dopo, e che rivede proprio in occasione del funerale di Sara, la protagonista del racconto. Perché si è suicidata, Sara? A differenza dei gialli classici e di quelli della stessa autrice, non dobbiamo aspettare l’ultima pagina per svelare il mistero (anche se si svelerà completamente solo alla fine). Il suicidio sembra in qualche modo scritto nel destino di Sara e nelle spietate considerazioni di chi racconta, che comprendiamo fin da subito. Sara è unica, Sara è diversa dalle altre: non conosce buon senso, norme, regole, è disordinata, pasticciona, senza progetti per il futuro, è vitale, egoista, indifferente, selvaggia, interessata unicamente al sesso. Un mito,il mito della femminilità selvaggia e libera? Il simbolo della rivoluzione sessuale di quegli anni? Forse. O forse solo una persona unica, la cui vita però viene incanalata nei percorsi consentiti e riconosciuti, i percorsi che portano a Penelope, al prototipo del femminile fatto di custodia della casa, cura del figli, attesa paziente. Man mano, sotto la guida ferma e sicura di una delle amiche che pensa di fare il suo bene, col silenzio e la complicità delle altre, Sara abortisce, Sara sposa un uomo che non ama e non conosce, Sara ha una casa alla quale resta indifferente, Sara ha una figlia... Sara pian piano si spegne, la sua vitalità, il suo sorriso, la sua indifferenza alle regole e all’ordine non sono compatibili con questo percorso, che però è l’unico consentito, quello al quale appunto la spingono le amiche, prendendosi cura di lei che non ha abbastanza fiducia nella sua capacità di prendersi cura di se stessa, di fare le scelte giuste. Chi è Sara? Una persona sconfitta dal tempo che scorre per tutti? Certo, anche. Ma le sue vicende sembrano la sintesi della vita di tante.E il percorso che abbiamo brevemente ricordato induce fortemente nella tentazione di andare oltre la vicenda particolare, oltre l’abilità del narratore di rappresentare un individuo, una singola vita, a cercare di leggere in questa storia la metafora di un bilancio fortemente in perdita. Tante erano le speranze che il femminismo aveva fatto nascere, e sono tutte rappresentate nell’ammirazione che la voce narrante nutriva e ha continuato a nutrire per Sara e per la sua libertà: la casa di Sara era frequentata dai gatti e da chiunque vi si trovasse a passare, donne di dubbia provenienza e di facili costumi, ragazzi in cerca di vitto, alloggio e avventure, mutande e sigarette dappertutto, Sara accoglieva con naturalezza indifferente, senza nemmeno immaginare le convenzioni borghesi dell’ospitalità e dell’ordine casalingo. A lei sembrava interessare una sola cosa: scopare. Anche lo studio, come poi il lavoro, che per le amiche era impegno, riscatto, realizzazione (saranno tutte donne in carriera, donne di successo) stavano molto sullo sfondo. Non parliamo dell’amore e dell’idea di una relazione stabile, erano completamente fuori dal suo orizzonte. Sara era incapace di amare, interessata solo al puro desiderio, al piacere dei corpi. Pura esplosione di vitalità, di piacere e di libertà. Con Sara non si poteva vivere, tanto era il suo disordine. Con Sara non si potevano fare progetti. Sara tradiva il marito, non sapeva cucinare l’arrosto, lasciava a digiuno gli amici invitati a cena. Sara è l’antitesi di Penelope. Penelope che vive nella reggia lasciata vuota dal marito, nella sua attesa, perfetta padrona di casa, sorda alla corte dei vari pretendenti, devota nuora che tesse la tela del sudario di Laerte. Nel frattempo però il tempo passa e le sue amiche, donne di successo, hanno ricostruito l’immagine della donna perfetta. Louise J.Kaplan, psicoanalista e psicoterapeuta a New York, autrice di volumi e articoli sullo sviluppo dei bambini, degli adolescenti e degli adulti, nel suo saggioPerversioni femminili. Le tentazioni di Emma Bovary, Raffaello Cortina editore, Milano, 2001, sostiene che la perversione è un meccanismo che permette di sopravvivere a quella perdita originaria che la nostra cultura infligge a ogni essere sessuato nel momento in cui lo piega alla schiavitù dei ruoli sessuali e di genere. Le perversioni femminili più frequenti sono cleptomania, anoressia, piccole mutilazioni, sottomissione estrema, sono cioé, a differenza di quelle maschili, forme di autopunizione. Sara, con l’aiuto delle amiche, si è autopunita per il suo desiderio di libertà. Fonti: sellerio editore - womenews.net postato da floreana2 | 16:46 | link | commenti (2) lunedì, 23 ottobre 2006 Scusate il disturbo: Gabriele Torsello libero!
Rapiscono Giuliana Sgrena, emerita compagna del collettivo del Manifesto e agiamo come un sol'uomo, ci indigniamo, denunciamo, sfiaccoliamo... Rapiscono un Gabriele Torsello qualsiasi e a nove giorni di distanza, con la vita dell'ostaggio in serio pericolo, non si vede una bandierina della pace in giro. postato da floreana2 | 17:00 | link | commenti (1) |