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mercoledì, 29 novembre 2006

Sesso, bugie e videoclip

di Antonio Ruggieri

I recenti, inquietanti casi di violenza nella fascia dell'obbligo delle scuole italiane, hanno innescato un dibattito che ha omesso di mettere a fuoco quale ruolo giochi, nel percorso formativo dei ragazzi, un “personal medium” come il telefono cellulare.
 
Il bullismo si aggira ormai come uno spettro nelle scuole italiane.

I casi di cronaca, a proposito e a sproposito, hanno raccontato come ormai gli adolescenti, preferibilmente riuniti "in bande", rischiano di trovarsi del tutto fuori controllo per l'agenzia pubblica di educazione, in endemico debito di finanziamenti, di personale qualificato e soprattutto di modelli culturali capaci di stabilire relazioni e confronti fra i programmi curriculari del Ministro e tutto quello che accade fuori dalla scuola (ma che non può non avere ripercussioni anche al suo interno).

Le violenze sessuali di adolescenti nei confronti di coetanei, quelle contro compagni disabili, ma anche tant'altro che è rimasto fuori da questa campagna di tematizzazione superficiale e a tratti addirittura pruriginosa, sono state oggetto di documentazione filmata con i telefoni cellulari, da ragazzi di età compresa tra i tredici e i quindici anni.

Il telefonino è diventato un “personal medium” che ha rielaborato (e rielabora) radicalmente la forma e il contenuto della comunicazione dei più giovani.

Nel nostro paese ha avuto una diffusione eccezionale.

La media europea è di 79,9 contratti di utilizzo per ogni cento abitanti; in Italia 96 persone su cento fanno uso del cellulare.

I blocchi pubblicitari, su qualsiasi mezzo di comunicazione ma in televisione soprattutto, sono occupati stabilmente dagli spot dei diversi gestori del servizio, la cui strategia di seduzione per i protagonisti (Fiorello, Amendola, De Sica, ecc), per il linguaggio e per il contesto narrativo, si rivolge agli adolescenti.

L'adozione pervasiva del telefono cellulare è stata sostenuta e incentivata dalle famiglie che lo hanno considerato (banalmente) uno strumento di controllo genitoriale su figli in età difficile, con abitudini e orari sempre più allo sbando.

In crisi valoriale e di coesione interna la famiglia – chi ne detiene la responsabilità -, si affida al contatto vocale fra i membri, estenuando gli equivoci e le complicazione che ne derivano, ottenendo in cambio una sorta di raffreddamento dei conflitti interni e contemporaneamente un'effimera pacificazione della coscienza.

Che il mezzo sia inequivocabilmente il messaggio nella stessa determinazione dei fenomeni di bullismo verificatisi nelle scuole italiane, vuol dire semplicemente che ragazzi dotati di agili e personali strumenti di documentazione, sono accompagnati (quasi ossessivamente) da una necessità drammaturgia perennemente sospesa.

E' come se l'opportunità narrativa fosse sempre a portata di mano e cercasse un pretesto, anch'esso naturalmente influenzato dal flusso multimediale a cui sono i ragazzi sono sottoposti, per dispiegarsi.

Se Popper avrebbe preteso un'apposita patente d'idoneità per i protagonisti della “cattiva maestra” (la televisione) al fine di limitarne gli effetti nefasti, si capisce in quale conto abbiamo tenuto il suo ammonimento, adesso che la strumentazione documentaria è diventata microscopica, a buon mercato e a disposizione anche del peggio intenzionato, che la introduce a sua discrezione a cinema, a teatro, a scuola e addirittura in chiesa.

Con un'ulteriore e semplice operazione poi, la documentazone diffusa e a soggetto, trova un vettore di eccezionale pervasione distributiva nella rete, superando la strozzatura che inibisce (e soprattutto controlla) la comunicazione filmata tradizionale.

Per un regista cinematografico indipendente è quasi impossibile accedere con la sua opera al vettore distributivo delle sale; per converso chiunque e per qualsiasi finalità, può mettere on line gratuitamente il proprio prodotto documentario.

Da una parte la censura culturale e politica, dall'altra un liberismo selvaggio e senza regole, ossessionato dall'idea di ledere un mercato planetario e in espansione “aldilà del bene e del male”.

In mezzo la scuola devastata una volta in più da processi totalmente fuori dalle sue possibilità di controllo e da una pubblicistica approssimativa e superficiale, interessata unicamente agli aspetti sensazionalistici del problema.

foto e articolo tratti da megachip.info

 

postato da floreana2 | 16:30 | link | commenti (3)
politica, dis informazione, in-formazione

venerdì, 24 novembre 2006

 25 novembre 2006

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Arte, violenza, politica


n.m.

di Nadia Magnabosco

 

«Scrivo, parlo e mi ispiro sempre alla mia vita. La vita è fatta di avvenimenti molto semplici che possono trasformarsi in catastrofi....C'è violenza nel mio lavoro, molta violenza contro le donne. Sono stata stuprata a 13 anni da un ragazzetto poco più grande di me. Ero adolescente, il momento in cui chiunque può farti ciò che vuole. Con l'arte ho rotto il silenzio....»

Tracey Emin

 

Il silenzio è la condizione in cui spesso avviene la violenza alle donne. Il silenzio della vittima, il silenzio del carnefice, il silenzio della società, il silenzio della storia. Anche chi parla, chi fornisce dati, chi denuncia, sembra non avere voce, perchè certe voci si perdono nel vuoto del nostro non volerle ascoltare: la vita apre così tante ferite, perchè aggiungere orrore ad orrore, perchè occuparcene, con quali risultati poi a parte la nostra intima sofferenza? Cerchiamo così di tutelarci non ascoltando e non vedendo.

adrian piper

Nella vita quotidiana cerchiamo il "bello" che ci allontana dalla realtà, magari il cielo, il sole, la luna, la natura, il colore, l'amore. Vorremmo nelle nostre case un quadro o una scultura che abbia a che fare in modo esplicito con la violenza o la bruttezza? Magari questo?

Sue Coe, Rape

E' fastidioso guardarlo qui, figuriamo incrociarvi lo sguardo ogni giorno. Eppure ci infastidisce perchè suscita sentimenti forti, quasi insopportabili, come quelli da cui è scaturito. E quindi parla, comunica, dà voce al dolore che le donne hanno subito nel tempo e subiscono tuttora. Per questo vogliamo mostrare in questa sezione del sito - Artiste e violenza - il lavoro delle artiste che, con coraggio, hanno dato immagine ad aspetti di sè stesse che appartengono a tutte. Lavori che, superando i tabù culturali, sono diventati ricettori dei cambiamenti in atto nella società.
Un cambiamento iniziato negli anni '70 in America con le "storiche" Judy Chicago e Miriam Shapiro che - come sottolinea Danielle Dafno, professore della Bar-Ilan University and Israel Psychoanalytic Institute, nel suo articolo Revelations and Rage del 2000- con la loro attività artistica e i loro studi per prime ruppero il silenzio dando voce alle vittime di stupro.
Un cambiamento proseguito con Ana Mendieta, cubana,


Ana Mendieta,
Scena di uno stupro in un appartamento

che nel 1973, quando studiava arte in un college dove avvenne l'assassinio di una studentessa, reagì dando vita ad una messa in scena della stupro per cogliere le reazioni del pubblico e con Nancy Spero, una delle prime artiste ad occuparsi della violenza di genere presentando negli anni settanta una serie di lavori allegorici sulla tortura alle donne.

Nancy Spero

Molto attiva in quegli anni, e anche nei successivi, è stata Suzanne Lacy, artista californiana il cui lavoro, sotto forma di installazioni, performance e video, ha sempre cercato di sensibilizzare il pubblico sull'incidenza della violenza alle donne e sulle connessioni fra i vari tipi di violenza come la violenza domestica, lo stupro e l'incesto. A cominciare da Ablutions del '72, realizzata con altre artiste,

performance che per prima fece parlare le vittime, per proseguire con la denuncia della copertura dei crimini contro le donne operata dai media in In Mourning and In Rage, realizzata sempre con altre artiste, del '77

e con molte altre performances come Three Weeks in May e From Reverence to Rape to Respect relative allo sfruttamento sessuale in Los Angeles e Las Vegas. Negli anni '90 la Lacy è poi tornata sul tema con l'installazione Auto: On the Edge of Time che ha come protagoniste donne che hanno subito violenza in famiglia.
Negli anni '80 inizia ad imporsi il vasto lavoro dell'inglese Sue Coe, una delle più importanti artiste viventi che, con i suoi dipinti e disegni di crudo impatto, esprime la sua radicale critica su scottanti temi sociali quali il razzismo, i diritti civili, la guerra e la violenza contro le donne. Sono dell'83 Woman Walks into Bar - Is Raped by Four Men on the Pool Table - While 20 Watch

e Bedford Rape fatto in seguito ad uno stupro realmente avvenuto a Bedford nel Massachusetts.

Anche Sue Williams, americana, nel suo lavoro fa riferimento a fatti di violenza sessuale realmente accaduti. In Irresistible del 1992 un corpo di donna violentata giace sul pavimento ricoperto di scritte che accusano le donne come "guarda cosa mi hai fatto fare" e "non sappiamo se le è piaciuto o no".

Anche nei suoi disegni sugli abusi sessuali usa uno stile di brutale realismo

con scritte sarcastiche, fintamente comiche.
Di tipo più "culturale" le gigantesche scritte utilizzate invece dall' americana Barbara Kruger che, unite a immagini fotografiche prese dai media, vogliono provocare nel pubblico riflessioni sul potere maschile.

1982

1989

Anche Adrian Piper, artista concettuale afro-americana, utilizza la fotografia e le scritte per introdurre tematiche relative al sessismo. Nel 1973 ha creato un alter-ego maschile, The Mythic Being, che è diventato la base delle sue performances, anche attuali, per esplorare le reazioni del pubblico.

E' afro-americana anche Lorna Simpson che con il suo lavoro vuole dimostrare come l'identità sia falsamente costruita su stereotipi, utilizzando uno stile non aggressivo che, anche questo basandosi su foto e testi, fa ricorso alla metafora e alla suggestione.

1989


Usa invece soprattutto la pittura e la scultura la newyorkese Ida Applebroog che nei suoi lavori sulla violenza verso le donne e i bambini fa riferimento a scene di vita quotidiana che distorce con una sorta di nero umorismo.

1993

Quando le chiedono "Perchè è così ossessionata dalla violenza?" lei risponde :"Perchè dice che sono ossessionata dalla violenza? Vivo nel mondo, questo è quello che accade intorno a me."

Ma la violenza intorno a noi non è solo quella che deriva dall'esterno, quali stupri o omicidi, o dall'interno della famiglia come gli incesti e i pestaggi. Sulle donne si abbatte anche la violenza imposta da riti culturali o religiosi quali sfruttamento, mutilazioni, prostituzione, e le violenze derivanti da regimi politici.
Le sculture della colombiana Doris Salcedo esplorano il territorio della violenza criminale e politica e mostrano le tracce di distruzione lasciate dietro di sé.

Atrabiliarios, 1993

Contro la violenza delle guerre si sono poi espresse nel tempo numerose artiste (vedi in questo sito il dossier di immagini e parole Artiste per la pace), come nel passato la surrealista Marie Toyen o la tedesca Kathe Kollwitz, come la palestinese Laila Shawa "Ho un insopportabile terrore del trauma della guerra e di come segnerà le generazioni future. Mi riferisco ai bambini del mio paese, che tuttavia riflettono il trauma di tutti i bambini nelle zone di guerra" .

Children of war

o come Meira Asher, l'artista multimediale israeliana che lavora con le donne ex-combattenti bambine.

Oggi sono davvero molte le artiste contemporanee, anche giovanissime, che con i loro lavori esprimono il disagio in cui i sistemi socioculturali avvolgono l'identità femminile. Ricordiamo le opere di Shirin Neshat, Tracey Emin, Kiki Smith, Nan Goldin,

Nan after being battered (1982)

Cindy Sherman, Pipilotti Rist, Regina Josè Galindo, Silvia Levenson, Jana Sterbak, Annette Messager, Janine Antoni e molte altre ancora che abbiamo trattato o tratteremo a parte. Alcune di queste denunciano nei loro lavori la violenza del quotidiano che nasce dal tentativo di adeguarsi a modelli "impossibili" da cui nascono "malattie" come anoressia, bulimia e chirurgia estetica. Il corpo diventa allora un importante soggetto di investigazione, di distorsione, di ribaltamento degli stereotipi erotici cari all'immaginario maschile e soprattutto di nuovi confini da stabilire con il mondo.

Pipilotti Rist


 http://www.url.it/oltreluna/index.htm

postato da floreana2 | 16:58 | link | commenti (2)
politica, il mio desiderio, differenza, la memoria storica, campagna, cultura eventi poesia, in-formazione

giovedì, 23 novembre 2006

 

 24 novembre 2006 - dalle 9.30
Convegno presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo in via Modane, 16. Ingresso libero.

PERCHÉ LA VIOLENZA DI GENERE È SEMPRE DI ATTUALITÀ? CHE COSA FARE PER PREVENIRLA ED ELIMINARLA? Testimonianze ed esperienze dall'Italia e dall'Afghanistan. Moderatrici: Monica Lanfranco - giornalista direttrice rivista Marea; Giovanna Botteri - giornalista TG 3 RAI.
PROGRAMMA:
Apertura lavori e benvenuto a cura di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo - Presidente della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; Marta Levi - Assessore Pari Opportunità Comune di Torino; Aurora Tesio - Assessore Pari Opportunità Provincia di Torino; Luca Lo Presti - Presidente Fondazione Pangea Onlus.


Il contesto nazionale.
-Attualità della violenza contro le donne e necessità di una politica delle donne contro la violenza. Franca Balsamo - Direttrice CIRSDE (Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne), Università di Torino.
-Il "medesimo" universale e la violenza simbolica. Ferdinanda Vigliani Presidente Centro Studi Pensiero Femminile, Torino.
-Il silenzio, la parola e il desiderio degli uomini. Claudio Vedovati - Gruppo Maschile Plurale, Roma.
-La violenza nel contesto familiare. Antonina Scolaro - Avvocato familiarista, Torino.
-La tutela giudiziaria della vittima di violenza. Marco Bouchard - Magistrato, Giudice del Tribunale dei Minori di Torino.
-S.V.S - L'esperienza torinese. Silvia Donadio - Responsabile Centro di Soccorso Violenza Sessuale di Torino.
-Microcredito come strumento di inclusione sociale ed economica delle donne. Elena Flor - Responsabile Unità Iniziative e Responsabilità Sociale Sanpaolo IMI. Il contesto afghano.
-UNIFEM in Afghanistan: strategie e azioni pratiche per costruire una politica contro la violenza sulle donne. Meryem Aslan - UNIFEM Country Director Afghanistan.
-Le contraddizioni tra leggi costituzionali e le tradizioni consuetudinarie: La violenza contro le donne come diritto derivato dalla tradizione, quali soluzioni. Marzia Basel -Director of Afghan Women Judges and Lawyers Association. -L'esperienza delle prigioni femminili in Afghanistan, del legame tra violenza domestica e dell'uso della morale contro le donne. Carla Ciavarella - UNODC responsabile sezione crimine Afghanistan.
-Come agire per una politica a protezione dei diritti delle donne. Un'esperienza pratica di un centro per le donne afghane. Orzala Ashraf - HAWCA.
-Come la cooperazione allo sviluppo può agire sul miglioramento della condizione femminile e sulla diminuzione della violenza domestica nella società afghana, il progetto Jamila di Pangea. Simona Lanzoni - Responsabile Progetti Fondazione Pangea Onlus.
Chiusura dei lavori a cura di Giuliana Manica - Assessore Pari Opportunità Regione Piemonte.

Per i partecipanti è prevista anche una visita guidata alla mostra: ALLLOOK SAME?/TUTTUGUALE Arte Cina Giappone Corea.

 Fino al 28 novembre è possibile contribuire alla Campagna di Pangea con 1 euro al progetto, inviando un sms al numero 48581 da tutti i cellulari e con 2 euro chiamando dalla rete fissa. Il numero e' presente su tutte le confezioni di latte della Centrale del latte di Torino

da www.25novembre.it

postato da floreana2 | 20:55 | link | commenti (1)
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