[Il Vento e L'Anima]
Sono nata donna non lo sono diventata
 


REFERENDUM ANCH'IO



BlogItalia.it - La directory italiana dei 

blog

Feed XML offerto da 

BlogItalia.it

giovedì, 31 maggio 2007

La colpa originaria ovvero ma che colpa abbiamo noi?

Quali altri tributi dobbiamo ancora pagare solo per il fatto di essere nati in un paese invece che in un ’altro?

di Maria Dilucia

Ci sono situazioni che ci precedono, anche nella nostra famiglia, come nella società, situazioni a noi sconosciute in cui noi, nascendo, ci troviamo senza né conoscere e dunque capire ma di cui subiremo le conseguenze per tutta la vita.

A volte uno strano morso alle viscere ti prende, non sempre fa male, a volte rende solo malinconici, certo questo accade a tutti come accade di non capire la provenienza dello stato d’animo.

Voglio parlare di un argomento che molti credono banale e superato: la malinconia che forse non è neanche il termine esatto ma ugualmente lo uso. Parlerò di pulsioni, radici, provenienze, esperienze dei primi anni di vita e anche prenatali che determinano la nostra vita ma, e qui sta il dramma, neanche sappiamo o ricordiamo.
Parlo delle esperienze della primissima infanzia, quelle che lasciano il segno sul tuo corpo e nella tua mente, esperienze di ogni genere: positive, negative, affettive, odorose, visive, immagini di luoghi dove hai vissuto appena nato che avrai per tutta la vita nella mente ma a cui non riesci, soprattutto se hai dovuto allontanarti dal luogo natio, a dare posto nella tua memoria razionale perché neanche ricordi dove e quando hai viste quelle immagini, ma quando ti capita una foto o un odore o un viso simili una strana inquietudine ti coglie, uno stato d’animo a cui però non si riesce a dare spiegazione.
Quelle esperienze possono diventare anche una trappola soprattutto se sono state molto pregnanti, sia fisicamente che affettivamente. E senza rendercene conto da grandi le nostre scelte saranno fatte su quanto nella prima infanzia abbiamo catalogato positivo e negativo. Per tutto il resto della nostra vita un odore che per noi è stato fonte di benessere nella prima infanzia ci darà una piacevole sensazione per sempre. Per sempre un viso che a noi ricorda il viso di chi abbiamo considerato, da piccoli, buono sarà per sempre buono e così via.

Perciò da adulti quando daremo giudizi, faremo valutazioni e o altro lo faremo sempre tenendo conto di quei parametri.

Perché affrontare questo argomento? Perché voglio parlare delle dinamiche che nascono in una persona allontanata dal suo luogo natio e magari anche dal resto della famiglia e quando dico famiglia intendo non solo padre e madre ma anche nonni, zii, cugini insomma la famiglia tutta. Dramma vissuto negli anni dell’emigrazione dal sud verso il nord e attualmente da altri stati verso l’Italia. Banale dite riaffrontare il dramma dell’emigrazione dal sud al nord, credete?

Bene vi racconto un episodio successo nell’aprile del 2007 a Milano in una casa editrice, esperienza che ho vissuto in prima persona, ma per essere compresa devo andare molto indietro nei tempi. Io sono nata nel 1957 a Cerignola, paese di Giuseppe di Vittorio, lì ho fatto le elementari, a scuola ero tra le più brave. Mi hanno portato al nord, avevo 11 anni, dovevo frequentare le medie: bene solo perché arrivavo dal sud ero obbligatoriamente un’asina promossa quasi per miracolo grazie al prete impietosito dalla povera piccola terrona. Negli anni successivi sono riuscita a dimostrare che asina non ero. Erano emigrati prima i miei fratelli grandi, avevano cercato subito una casa dignitosa, non volevamo essere i soliti terroni brutti sporchi e scansafatiche, poi io e i miei genitori.

Mio padre aveva 50 anni, contadino già di suo un po’ ribelle al sistema, amico di Giuseppe di Vittorio, parlava poco l’italiano, abitavamo in un paesino di 5000 persone in provincia di Pavia e anche loro parlavano poco l’italiano. Immaginate voi un uomo di 50 anni con un carattere, non dico buono, anzi sicuramente molto marcato, diciamo “molto meridionale”, che va ad abitare in un paese in cui parlano completamente un’altra lingua, e lui abituato alle sue parole, ai suoi amici, ai suoi luoghi, lì non riesce a comunicare con nessuno, e chiaramente non riesce neanche a lavorare e diventa dipendente economicamente dai figli. Lo ricordo vagare per il paese, spaesato, con la domanda negli occhi, “ Cosa ci faccio io qui?”.

Mio padre è voluto tornare a tutti costi a Cerignola, lo abbiamo seguito solo io e mia madre, io felice, mia madre disperata. Mio padre per la paura di rimanere solo perché era chiaro che mia madre voleva tornare al nord dove le condizioni economiche erano “migliori” è impazzito e si è ucciso! Bene questo è il primo tributo che ho pagato, e come me tanti altri, alla moderna economia che tratta le persone come materiali e non come esseri umani. Per carità non voglio fare del vittimismo! Ma solo ricordare il prezzo che abbiamo pagato per lavorare in un paese che è il nostro, siamo sempre in Italia, ma in cui ancora oggi ci ricordano che forse non è proprio il nostro.

Nella casa editrice sono andata a lavorare grazie ad un annuncio sul giornale, avevo tutti i requisiti, sia scolastici sia culturali, per svolgere il lavoro da loro richiesto ed inizio a lavorare. Il clima è disteso, la conversazione cordiale e rispettosa tra le 3 dipendenti e i titolari, marito e moglie, politicamente di idee diverse dalle mie, per cui non dico loro come la penso, ma neanche faccio cenno di condividere il loro punto di vista. Tutto fila liscio finché l’argomento affrontato è l’immigrazione.
Una mattina la signora racconta la difficoltà di passeggiare in via Padova per tutti questi immigrati che diciamo non brillano per pulizia e che fanno paura, devo dire che in parte condivido, è vero è difficile vivere in via Padova a Milano, vorrei risponderle che via Padova è brutta soprattutto perché non la puliscono, la prova sta nel fatto che se ci passi ad un intervallo di 2 settimane trovi, nello stesso posto, lo stesso sacco d’immondizia.
Vorrei risponderle ma taccio, voglio mantenere il lavoro che mi piace.

Continua poi la signora che lei soffre molto per questa situazione, a me viene in mente il racconto di una ragazza straniera che piangendo disperata mi diceva che non voleva più chiedere l’elemosina, ora quella ragazza canta ma il tributo pagato dal suo corpo, credetemi, è stato alto. Non trovo possibilità di confronto tra la sofferenza della signora e quella della giovane straniera, vorrei dirlo ma taccio.
La signora continua asserendo che per loro, i milanesi questa è la seconda volta che affrontano questa sofferenza, già la prima volta con i meridionali, lo fa indicando con un gesto del viso verso me. Mi è tornato alla mente il viso disperato di mio padre e ho risposto automaticamente alla signora che anche noi meridionali abbiamo sofferto molto e che sono state le condizioni economiche del paese, non certo dovute a noi contadini, a spingerci a venire a Milano.

La signora stizzita continua che comunque i terroni dovrebbero stare al loro posto e non pretendere di fare lavori importanti che comunque dovrebbero essere dei natii del nord, ricordo alla signora che il mio voto al diploma superiore è stato tra i più alti del mio anno e le ho chiesto il suo voto, lei mi ha risposto che non significava niente. La signora si è allontanata e per tutto il giorno non l’abbiamo vista, il giorno dopo, l’atteggiamento delle altre dipendenti era un po’ cambiato, il signore mi chiama nel suo ufficio alle ore 12 dicendomi che la prova è andata bene ma che loro vogliono provare altre 2 donne per poi decidere. Mi dice di smettere pure e che mi chiameranno per il compenso di quelle 2 settimane di lavoro.

Questo in aprile del 2007, quali altri tributi dobbiamo ancora pagare solo per il fatto di essere nati in un paese invece che in un ’altro? Ancora non vengono prese in esame le tue capacità, il tuo lavoro, ma le tue origini. Questo succede a noi che siamo italiani figuriamoci agli stranieri. Quando riusciremo a fare una riflessione generale? L’integrazione non è un fatto naturale, basti pensare ai neri in America, dopo molti anni sono sempre neri ovvero, il più delle volte, cittadini di serie b ma anche c e d.

Torniamo agli stati d’animo, atteggiamenti, scelte, simpatie ed antipatie, che insorgono senza che noi riusciamo a spiegare, ci sono situazioni che ci precedono, anche nella nostra famiglia, come nella società, situazioni a noi sconosciute in cui noi, nascendo, ci troviamo senza né conoscere e dunque capire ma di cui subiremo le conseguenze per tutta la vita e forse arrivati a 50 anni potresti renderti conto che tua sorella che ha 20 anni più di te ti odia e ti ha fatto tutto il male possibile perché a sua volta ha subito male e odio da vostro padre, a cui tu hai la colpa di assomigliare tanto.

da womenews.net

postato da floreana2 | 18:09 | link | commenti (3)
politica, differenza, un altro mondo, la memoria storica

martedì, 29 maggio 2007

Domani alla Casa Internazionale delle donne la testimonianza di Marisela Ortiz Rivera sulla strage di donne a Ciudad Juárez

Ciudad Juárez costituisce un caso grave e insolito di violenza contro le donne. Sono già più di 430 le donne assassinate e oltre 600 quelle scomparse dal 1993. Le vittime sono quasi tutte giovani (di età compresa tra i 15 e i 25 anni), carine, magre e con i capelli lunghi. Tutte provenivano da famiglie povere e molte tra loro non erano originarie di Ciudad Juárez. Alla ricerca di migliori condizioni di vita, vi erano arrivate per lavorare come operaie in una delle numerose fabbriche di subappalto per l’assemblaggio di prodotti per l'esportazione (maquiladoras) che si trovano nella città. Altre erano impiegate, domestiche, studentesse, commesse, segretarie, etc. Nella maggior parte dei casi, i corpi ritrovati portano le tracce delle violenze estreme subite: stupro, morsi ai seni, segni di strangolamento, pugnalate, crani fracassati. Spesso il viso appare massacrato e irriconoscibile e in alcuni casi il corpo bruciato. Alcuni cadaveri sono stati ritrovati nei quartieri del centro cittadino, altri abbandonati nei fossati, tra terreni incolti in mezzo al deserto e, solo raramente, sepolti in modo approssimativo e frettoloso. Il modus operandi degli assassini riprende quello dei serial killer: tutte le donne sono state uccise in luoghi diversi da quello in cui è stato rinvenuto il loro cadavere, a volte dopo esser state sequestrate per intere settimane e la tipologia delle sevizie è sempre la stessa.

L’orrore di Juàrez verrà raccontato domani, 30 maggio a Roma, da Marisela Ortiz Rivera, fondatrice dell'associazione "Nuestras Hijas de Regresso a casa", nata per contrastare la situazione che si è creata nello Stato di Chihuahua.

Ortiz porterà la sua personale testimonianza alla Casa Internazionale delle donne (Via della Lungara, 19, ore 18.00 nella Sala Convegno (Primo Piano)

"Nuestras Hijas de Regresso a casa", sta raccogliendo firme e adesioni per la petizione "Ni una mas!"- Non una di più", che da' il nome alla manifestazione promossa dalla Provincia di Cagliari, per dire basta alla violenza sulle donne. L’iniziativa a sostegno dell’Associazione “Nuestras Hijas de Regresso a casa", è a cura di Donne in Nero.

Ortiz racconterà di come prima del 2001, i cadaveri delle vittime violentate e strangolate venivano sempre ritrovati, ma da quando le inchieste si sono moltiplicate, i corpi hanno cominciato a scomparire nel nulla. Le associazioni hanno calcolato che le donne scomparse sono circa 600 oltre ai cadaveri ritrovati, che sono poco più di 400. Far scomparire i corpi delle donne assassinate è diventata una specialità della criminalità locale. Il sistema abituale si chiama «lechada», un liquido corrosivo composto di calce viva e di acidi, che scioglie rapidamente la carne e le ossa senza lasciare traccia. «Nessuna traccia», è la parola d'ordine. Ridurre al nulla, cancellare, far scomparire completamente, sono le parole chiave. Per tutte le donne, Ciudad Juárez è diventato il luogo più pericoloso del mondo. Da nessuna parte, neppure negli Stati uniti dove pure i serial killer non mancano, le donne sono così gravemente minacciate. Dal 1998, diverse organizzazioni di difesa dei diritti umani si sono recate a Ciudad Juárez per esaminare la situazione in riferimento ai crimini sistematici commessi contro le donne dal 1993. Dopo la visita, la maggior parte di loro ha formulato delle raccomandazioni.

Della vicenda si occupa anche Amnesty International con una prima inchiesta, nel 2003  sugli omicidi e la sparizione delle donne. Il suo rapporto, reso pubblico nell’agosto 2003, s’intitola : « Messico : assassinii intollerabili. Da dieci anni a Ciudad Juárez e Chihuahua, delle donne vengono rapite e assassinate ».

postato da floreana2 | 19:13 | link | commenti (3)
politica, differenza, un altro mondo, campagna

lunedì, 28 maggio 2007

FIRMACONNOI!

Contro la violenza  continua la raccolta firme di FIRMACONNOI! (Torino)

FIRMACONNOI Comitato Promotore della proposta di legge regionale di iniziativa popolare per l’istituzione di centri antiviolenza con case segrete (clicca) invita a firmare per le donne vittime di violenza, per dar loro un luogo sicuro per ricominciare a vivere.

Attraverso la proposta – che ha bisogno della firma di tutti ricorda il Comitato promotore della pdl – “si chiede che la Regione Piemonte istituisca Centri Antiviolenza con Case Segrete per donne sole o con figli/e - senza distinzione di etnia, età, handicap, orientamento sessuale, religione, cittadinanza - che hanno subito o sono esposte alla minaccia di violenza, in ogni sua forma (fisica, sessuale, psicologica, economica)

Che tali Centri siano collocati su tutto il territorio regionale, istituiti a livello locale e gestiti con il concorso diretto delle associazioni di donne, la cui storia ed esperienza costituisce elemento prezioso per affrontare e risolvere il problema

Che i Centri siano messi in grado di costruire una rete di interventi e svolgere attività di formazione permanente per chi opera sul territorio e attività di sensibilizzazione e informazione per le cittadine e i cittadini

Che i Centri garantiscano la segretezza e la riservatezza alle vittime e la totale protezione nei percorsi che esse dovranno intraprendere per uscire dalle situazioni violente

Che i Centri vengano stabilmente finanziati attraverso risorse pubbliche e gestiti da personale qualificato in grado di accogliere e proteggere le vittime, tutelarle legalmente e promuovere percorsi di uscita dalla violenza, per tornare a vivere

Che la Regione Piemonte istituisca fondi di garanzia per il sostentamento delle vittime che si allontanano da situazioni violente e fondi di solidarietà per le spese legali”.

“La violenza contro le donne - fisica, sessuale, psicologica, economica - è un fatto di drammatica attualità,  - RICORDA Firmaconnoi - un problema mondiale ancora non sufficientemente riconosciuto e denunciato, un reato contro la persona umana che troppo  spesso rimane impunito.

Una stima europea ci indica che almeno 1 donna su 5 ha subito nel corso della vita una qualche forma di violenza.La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani e rappresenta, in Europa, una delle prime cause di morte per le donne tra i 16 e i 50 anni. In Italia si ritiene che ogni 3 morti violente, una riguardi donne uccise da un uomo della cerchia famigliare (marito, convivente, fidanzato, padre).

La raccolta firme (clicca) iniziata l’8 marzo prosegue a Torino e su tutta la regione fino al 21 giugno p.v., e ad oggi hanno aderito all’iniziativa:

Alma Terra, Alp-CUB Pinerolo, Associazione Amici Fondazione Sandro Penna,  Associazione Femminile Frida Malan, Associazione Radicale Adelaide Aglietta, Associazione “Viottoli” Comunità Cristiana di base di Pinerolo, Auser volontari Torino, Casa delle Donne di Torino, Centro Psicoanalitico Trattamento dei Malesseri Contemporanei, Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile, CGIL Camera del Lavoro di Torino, CGIL Funzione Pubblica Torino, CGIL SPI Torino, CGIL CISL UIL Regionale, Coord. Regionale Donne S.P.I. CGIL Piemonte, Circolo Maurice, Comitato Provinciale Arcigay, Competere 97, Coop. Senza Frontiere, Coop. Sociale Esserci, Coord. Torino Pride-Gay Lesbiche Bisessuali Transgender, DIVA, Donne & Futuro, Emily Torino, Federazione Provinciale Partito della Rifondazione Comunista, Gruppo Abele, Gruppo Pesce Torino, Il Cerchio degli Uomini, MOICA, ProgettarSi, Promozione Donna, Retedonna, Scambiaidee, Tampep, Teatro Reginald-Centro di Dramaterapia/Asociacion Universitaria  Interamericana, Telefono Rosa, UDI Torino.

AFFERMIAMO UN DIRITTO: FIRMA CON NOI! Perché la morte di una donna vittima di violenza comincia prima che si consumi un omicidio: una donna costretta al silenzio, che ha paura di denunciare, che non sa e non può proteggersi dal suo aggressore, che non può difendere se stessa e provvedere ai propri figli e figlie,che non sa dove rifugiarsi e da dove ricominciare a vivere è già morta.

Informazioni e adesioni: FIRMACONNOI Comitato Promotore della proposta di legge, Telefono: 3467254603

da deltanews.it

postato da floreana2 | 14:57 | link | commenti (1)
politica, differenza, un altro mondo, campagna, in-formazione