[Il Vento e L'Anima]
Sono nata donna non lo sono diventata
 


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mercoledì, 29 agosto 2007

Femminili per gli acquisti

di Lidia Ravera

La prima notizia da registrare è il mio imbarazzo davanti all'edicolante di fiducia. Chiedo: “Mi dai Grazia, Anna, Silouette, Diva e donna (donna minuscolo), Flair, Donna Moderna, A ( la A di Anna), Marie Claire e Amica ?”, e, immediatamente, arrossisco, manco avessi chiesto “Sorchella”, “Luci Rosse” e “Porcellona”. L'edicolante, che mi conosce per il mio sobrio e quotidiano “Repubblica, l'Unità e Il Manifesto”, ridacchia. Mi scuso, ma sì, mi scuso proprio, mi giustifico, chiarisco imbarazzata perché ho acquistato questa botta di “femminili”.

Lui annuisce, e incassa: 19 euro. Parto con due sacchi pesanti, uno per mano.I femminili pesano. Marie Claire conta 464 pagine, e, allegata, offre la guida alloshopping. Le prime 33 pagine, della rivista non della guida allo shopping, sono di pubblicità: Armani, Armani (occhiali), Prada, Gucci, Vuitton, Dolce&Gabbana,Kenzo (profumi), Chanel, Blumarine, Chanel (crema rassodante), Guess by Marciano (borse?), Estèe Lauder (“mascara estremo”: un coso che ti disegna le ciglia una a una), Poliform (cabina armadio), Lancome (crema ricostituente profonda), Saint Laurent, Dolce & Gabbana Junior (se volete che girino griffati anche i vostri bebè). Poi c'è il sommario, quindi riparte la pubblicità. Il giornale incomincia a pagina 55 con l'editoriale della direttrice, che è confidenziale, furbo, autopromozionale. Essere zie, avere 20 anni, la moda sullo sfondo della Cina, le ragazze giuste hanno i tacchi alti, una madre separata col bambino che vuole vivere col padre, non è vero che ilmatrimonio è la tomba dell'amore, anch'io ho un figlio di 12 anni, anch'io sono sposata da 20 anni…

Dopo l'editoriale confidenziale riparte in tromba la pubblicità: Moncler, Valentino, eccetera eccetera. Seconda notizia da registrare: i giornali femminili sono dei contenitori di pubblicità, che ce l'abbiano allegata o no, la loro funzione è di guida allo shopping. Marie Claire è bellissimo e così patinato che ti scivola fra le dita (se ti cade su un piede te lo rompe, data la mole), con una qualità della fotografia da catalogo superlusso. Ma il discorso è diverso per target meno elevati? Prendiamo Grazia , storica testata per femmine adulte, genere ceto medio per signora, mia madre negli anni Sessanta lo comperava tutte le settimane: 62 pagine di pubblicità su 162 pagine di testo. DIVA e donna , più popolare, più genere “amori e dissapori fra vip e star”: 26 pagine di pubblicità (fra cui “scope ruotanti”, mobili Ikea e applicazioni di botoina dentro le rughe) su 162 pagine di fotografie, i testi hanno lo spessore di una didascalia. Riflessione: le donne appartenenti a classi sociali meno interessanti sul piano del potere d'acquisto, vengono bersagliate con un volume inferiore di pubblicità, rispetto alle sorelle più abbienti.

Le lettrici di Vanity Fair, Flair o Marie Claire sono consumatrici di prodotti.

Le lettrici di Diva e donna, sono consumatrici di modelli. Vengono aggredite dai volti, sorridenti di identici sorrisi, smaglianti di ritocchi e finzione, di tutte le starlette, showgirls e showladies (ritoccate sia in foto che di persona), veline, calendariate, attricette, ex famose, famose da “isola dei”, conduttrici e condotte e così via. In copertina brillano i sorrisi incapsulati di due cinquantenni dal capello lungo e spiovente (la Venier e la Veronica ), più una cinquantenne torbida e pensosa (Dalila di Lazzaro), più una ultraquarantenne fidanzata con uomo giovane, anche lei spiovente di biondo ossigenato: Valeria Marini. Riflessione: il modello proposto nei femminili rivolti alle femmine di seconda classe possono essere anche appannati dalla mezz'età, va bene lo stesso. Sulla copertina di Vanity Fair, target più elevato, c'è Eva Herzigova, bionda naturale in età fertile. Infatti è a pancia nuda. Incinta. Seconda riflessione: i modelli più irraggiungibili vanno sulle riviste-guida-allo-shopping. Per farti comprare ti devo schiacciare?

Terza notizia: le pagine di pubblicità, pur così numerose, non sono il vero tranello per le povere vittime del consumistico settimanale o mensile femminile. Sono gli articoli veri e propri, la vera trovata, la trappola mortale. Tutti, o almeno la maggior parte, contengono consigli per l'acquisto. Su Silouette , nel servizio “Quattro frange per ogni stile” vengono consigliati come “indispensabili” tre prodotti per capelli. I “dettagli di stile” di Grazia con il marchio “easy chic” consigliano certi bicchieri di certe case eccetera. L'articolo descrive il problema e accompagna verso la soluzione del medesimo: ovviamente comprare qualcosa. Non c'è nulla che non possa essere risolto con un cauto acquisto, nel mondo patinato del femminile.

Confessione: proprio perché i settimanali e mensili femminili rigurgitano dritte e consigli per comprare, non riesco a staccarmene. Trasudano una droga molto sofisticata: il gusto, la libidine dell'affidarsi. È ‘Come se La Repubblica ti insegnasse in dieci consigli a non deprimemerti per le giravolte di Rutelli sui Pacs. Tutto è ricetta e/o shopping: la bellezza, dimagrire, essere felici, la politica (pochissima, ricettari minimali, ma ricettari. Un pizzico di questo, un grammo di quello. Fuoco basso, coperchio, una spolverata di niente. E via, si serve in tavola), restare giovani, l'ambizione, gli affetti, l'amore, il sesso, i figli.

Ricette & modelli. È questo l'irresistibile fascino di queste pagine colorate, lucide, fiammeggianti.

E torniamo alla confessione iniziale: quel rossore, quella leggera vergogna registrata all'atto di domandare un settimanale femminile. Mi vergogno forse io d'essere donna? Macchè, ne ho fatto una bandiera, un'ispirazione, un impegno politico e culturale. Io mi vergogno che esistano ancora i femminili. Anzi, non mi vergogno: mi incazzo.

Quando ero bambina, si pensava che le donne avessero un piccolo mondo loro, orientato a ricevere identità dall'acquisto/conquista di un uomo, il marito, che sarebbe stato poi il titolare delle loro vite. In un secondo tempo sarebbero arrivati i figli perché quella era la funzione principe di chi era nata senza fallo, ma fornita di quella fondamentale nicchia in cui si producono esseri umani. Per trattenere l'uomo datore-di-identità e formare i futuri uomini e le future donne/madri occorreva una certa abilità/grazia/talento nell'organizzare e mantenere efficiente il nido. Tutto il resto era nutrizionale: ricette di cucina. Poi venne la bellezza e la biancheria intima, per trattenere nel nido l'uomo vagabondo e poligamico. Poi venne la piccola furberia sessuale per evitare di portare troppe corna, le corna sono nemiche del cappellino giusto, il cappellino charme, per ogni occasione e rappresentazione.

Poi venne il femminismo. Poi venne l'emancipazione. Le signore non esistono più. Non c'è più il mondo separato. Bene o male che sia. Certe volte penso che sia anche un male: poiché i mondi non sono più separati, gli uomini hanno perso mistero, è più difficile trovarli seducenti. Immagino che anche noi donne, per loro, ci siamo banalizzate. Altro che vestali del nido, siamo sempre in mezzo alle palle!

Comunque… ci piaccia o no: il gineceo è limitato ai paesi-burka, ormai. Noi donne occidentali si campa nelle stanze comuni. Con tutta la schiuma nera del maschile.

Un femminile che tenga conto delle donne come sono oggi, dovrebbe essere un settimanale che parla di politica, estera e interna, economia, sociologia, cultura e spettacolo. Ma con un taglio più originale, meno interno agli ammiccamenti, fuori dal club maschile del palazzo, capace di svelare le menzogne e approfondire i sottotesti.

Un giornale allegro e spietato. Che parla femminile. La lingua del “mi riguarda”, la lingua del “partire da sé” per capire il mondo. L'immacolato, mai troppo usato, timbro vocale (e stilistico) della sincerità.

da Aidem 2 - megachip.info


postato da floreana2 | 16:33 | link | commenti (10)
politica, differenza, dis informazione, in-formazione

lunedì, 27 agosto 2007

Il Diritto Internazionale permette all’Italia di accogliere la lesbica iraniana che rischia il rimpatrio e la vita

Oggi pomeriggio tutti a Roma, per difendere il diritto alla vita, il diritto di dissentire, il diritto di essere diversi. L'appuntamento è alle 18.30, in via XX Settembre, davanti alla sede dell'ambasciata britannica a Roma. Non per protestare contro il governo di Londra, ma per fermare il boia e liberare il dissenso. Pegah Emambakhsh, la quarantenne iraniana, che ha rivendicato il diritto di essere omosessuale, in un paese dove gli omosessuali sono arrestati, umiliati, talvolta torturati e in qualche occasione anche impiccati, dovrebbe essere salva. Pegah, infatti, non sarà sul volo che martedì sera da Heathrow partirà per Teheran. Grazie alla mobilitazione di massa e alla sensibilità dimostrata dal governo italiano, probabilmente tra pochi giorni Pegah sarà qui con noi in Italia.

Molti e molte si chiedono se il Diritto Internazionale consenta all’Italia di accogliere Pegah Emambakhsh e concederle asilo. Da Roberto Malini - Matteo Pegoraro - Dario Picciau (di EveryOne) riceviamo e volentieri pubblichiamo questo approfondimento, che toglie ogni dubbio.

Trascurando il fatto che nel caso della lesbica iraniana sono state violate praticamente tutte le norme internazionali per la tutela dei Diritti Umani, la risposta è sì. Il rifiugiato ha dirito di scegliere, anche in caso di espulsione, la nazione in cui vuole essere trasferito, purché tale nazione soddisfi alcune caratteristiche, specificate fra l’altro nella Convenzione Europea per i Rifugiati, Appendix III (Twenty guidelines on forced return), Chapter II, Guideline 2 (Adoption of the removal order), Adopted by the Committee of Ministers of the Council of Europe in May 2005.

Il nostro Paese, con la proposta che si appresta a presentare al Regno Unito, soddisfa pienamete le caratteristiche richieste al punto 3:

Appendice III - Venti linee guida sull’allontanamento adottate dal Comitato dei Ministri del Concilio Europeo nel Maggio 2005

Capitolo II - L’ordine di allontanamento

Linea guida 2. Utilizzo dell’ordine di allontanamento

Gli ordini di allontanamento possono essere emanati in seguito a una decisione in conformità della la legge

1. Un ordine di allontanamento può essere emanato laddove le autorità dello stato ospite abbiano considerato tutte le informazioni di rilevo disponibili al momento, e siano certi, per quanto sia ragionevole attendersi, in funzione di esse, o basandosi su di esse, che l’ordine non esponga la persona che dovrà affrontare il ritorno a:

a. un rischio reale di essere giustiziato o esposto a tortura e trattamenti o punizioni inumani e degradanti;

b. un rischio reale di essere ucciso o esposto a tortura e trattamenti o punizioni inumani e degradanti da enti non governativi, se il paese di ritorno, parti o organizazioni che controllano lo stato o aree rilevanti dello stato, incluse organizzazioni internazionali, non fossero in grado di offrire una appropriata ed effettiva protezione;

c. altre situazioni in cui, sotto la legge internazionale o legislazione nazionale, giustifichino la garanzia di una protezione internazionale.

2. L’ordine di allontanamento potrà essere emanato solo dopo che le autorità dello stato ospite, dopo aver considerato tutte le informazioni di rilevo disponibili al momento, siano certe che la possibile interferenza con i diritti del rimpatriato al rispetto verso la famiglia o la vita privata sia, in paticolare, proporzionata e in funzione di un aiuto legittimo.

3. Se lo stato di ritorno non è lo stato d’origine, l’ordine di allontanamento può essere emanato solo se le autorità dello stato ospite siano certe, per quanto sia ragionevole attendersi, che lo stato in cui la persona che ritorna non espellerà a sua volta lui o lei in un terzo stato dove possa correre i rischi menzionati nel paragrafo 1, sotto-paragrafi a. e b. o altre situazioni menzionate nel paragrafo 1, sotto paragrafo c.

4. Nell’applicare i paragrafi scritti sopra in relazione alla situazione del paese di ritorno, le autorità dello stato ospite dovranno consultare le informazioni disponibili, includendo fonti di informazione non governative e dovranno tenere in considerazione ogni informazione fornita dall’Alto Commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR).

Fonti:articolo21.info - womenews.net

postato da floreana2 | 15:47 | link | commenti (1)
politica, differenza, campagna

sabato, 25 agosto 2007

Donne in relazione
La rivoluzione del femminismo

di Maria-Milagros Rivera-Garretas 

traduzione di Clara Jourdan

Liguori editore, 2007

Recensione di Luciana Tavernini

Vi sono diverse modalità di leggere e rileggere questo breve libro (solo 95 pagine), ricco però di prospettive illuminanti, un libro, uscito in Spagna già nel 2001, tradotto con cura e attenzione alla lingua da Clara Jourdan e purtroppo solo ora pubblicato in Italia.

Lo si può leggere come un saggio su ciò che il femminismo della differenza ha mostrato attraverso le sue pratiche e il suo pensiero, un percorso noto in Italia ma che raccontato per il pubblico spagnolo acquista una nitidezza chiarificatrice. Certe parole chiave, che hanno rivoluzionato il simbolico, cioè la rappresentazione del mondo e nello stesso tempo il modo di vivere, vengono presentate non tanto quando si sono affacciate sulla scena politica, ma quando sono diventate parte viva dell'esistenza dell'autrice, sfuggendo così a qualsiasi possibilità di diventare ideologiche. In questo incontro si arricchiscono perché entra in gioco l'ampia cultura di Milagros Rivera, docente di Storia medievale all'Università di Barcellona con un percorso di studi negli Usa e in vari stati europei, che permette collegamenti con diverse situazioni storiche, solo apparentemente lontane.

Faccio un esempio tra i molti: quando l'autrice parla del desiderio di creare il suo "tra donne" si riallaccia al concetto di ginecotopia, luogo di donne, che già era stato nominato da Christine de Pizan e sottolinea come a volte si trova e a volte bisogna fondarlo, ma in ogni capitolo la sua esperienza di storica offre una prospettiva dal passato che illumina il presente, dal libro vivente di Teresa d'Avila e Teresa di Cartagena, all'usurpazione e nello stesso tempo di conservazione di elementi dell'ordine simbolico materno da parte della Chiesa cattolica e della cultura greca, all'eutrapelia, l'arte della buona conversazione, come uno dei fondamenti terapeutici della medicina di Olivia Sabuco de Nantes Barrera nel XVI secolo e ancora tanti altri riferimenti.

Non si tratta solo di cultura accademica e specialistica perché entra in gioco anche la cultura del vivente con le sue canzoni, gli incontri casuali, la poesia, i riti ed ecco che tutto appare più ricco e variegato.
Questo libro può essere letto anche come una biografia politica perché nella narrazione in prima persona, facendo proprio uno dei punti fondanti del femminismo - il partire da sé - l'autrice ci rende partecipi della sua presa di coscienza e dei mutamenti più significativi, che via via sono avvenuti in lei, grazie alle relazioni significative con donne che in questi anni hanno messo in parole questa diversa concezione del mondo. La seguiamo nella Barcellona franchista e nella Chicago delle lotte femministe per ottenere l'ERA, l'emendamento alla Costituzione degli U.S.A. per l'uguaglianza dei diritti delle donne con gli uomini, in Italia alla Libreria delle donne di Milano e ai seminari di Diotima, nell'Università di Barcellona, dove fonda Duoda, il Centro di ricerca e la rivista. Inoltre così facendo ci troviamo di fronte a una storia collettiva, in cui molte di noi possono riconoscersi e che le giovani possono conoscere, confrontandosi, perché sono e siamo chiamate a verificare se condividiamo le riflessioni proposte e le pratiche narrate.
E' infatti un percorso per balzi simbolici, scoperte di senso che aiutano a collocarsi nel mondo e che inducono chi legge a ricollocarsi a sua volta, costruendo la propria biografia.

Tanti dunque i nodi: la nascita del femminismo con la pratica dell'autocoscienza; le relazione di somiglianza; la relazione con la madre fino all'ordine simbolico, fondato su di lei; il tempo come Kairos, opportunità da cogliere, piuttosto che fretta in cui tutto comprimere; la parola, come lingua materna, dono vivificante in quest'epoca di migrazioni; la sessualità come un fondamento della cultura e la libertà sessuale come relazione non come numero di atti sessuali; la grande dignità misconosciuta della donna maltrattata che si espone al rischio della violenza per non rompere un legame, per fedeltà all'apertura all'altro da sé; e molti altri ancora dove l'autrice riesce spesso a sorprenderci con un pensiero nuovo. Uno fra tanti: in un ritiro di Diotima, che confronta con i seminari di Lacan, mostrandone la diversità, ci racconta come lei intervenne nel dibattito dicendo: "Ma io non ho più bisogno di una soggettività; mi vivo come un fascio di relazioni, relazioni suscitate alcune da me, altre da altre e da altri". Poiché si parlava di mettere in gioco la soggettività nella scrittura della tesi di laurea, riconosce che si trattava di un passo avanti nell'università dove domina l'oggettività, resa sterile proprio dalla sicurezza che non esiste. Eppure continua sottolineando che sentir parlare di soggettività le faceva male al cuore perché soggetta come individua sono parole che la sua lingua materne non le permette di dire e alla lingua materna riconosce autorità.

Riconosce dunque il primato della relazione nella vita, nella scrittura e nella politica e considera questa scoperta un dono ricevuto dal femminismo della differenza italiano. Di questo rapporto ci dà una traccia di documentazione anche nell'appendice intitolata appunto: Dietro le quinte di Donne in relazione. Storia di una relazione che non ha fine: l'influenza in Spagna del pensiero italiano della differenza sessuale. In essa ci presenta in modo sintetico gli scambi avvenuti dal 1987 ad oggi, nominando persone, idee, gruppi, libri, incontri, case editrici ed inoltre elenca le traduzioni in spagnolo e catalano di ben 27 libri e 90 articoli e saggi della produzione italiana, un lavoro questo che può costituire una modalità di costruire storia, offrendo ad altre ed altri la possibilità di approfondire e continuare.

Un altro dono del libro è un glossario dove la consapevolezza che il definire ha una grande valenza politica viene giocata nel presentarci sia concetti come abbracciare la vita o contratto sessuale, sia persone e personaggi come Hadewijch di Anversa o Antigone, sia luoghi o situazioni come maggio francese o Bosnia.
Insomma un libro che va contro il consumismo culturale perché leggendolo e rileggendolo, come una miniera, rivela nuovi ricchi filoni.

  da liguori editore - donneconoscenzastorica.it

postato da floreana2 | 15:49 | link | commenti
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