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sabato, 29 settembre 2007

 "Vivere senza soldi"

di Heidemarie Schwermer

Editore: Editrice AAM Terra Nuova € 13,00

Heidemarie Schwermer, autrice del libro "Vivere senza soldi", edito dall’Editrice Aam Terra Nuova, riesce a rivoluzionare la sua vita dando espressione a un suo ideale “non avere niente per essere molto” con l’intento di operare un cambiamento politico-sociale nella realtà in cui vive, la città di Dortmund, e denunciando la società contemporanea sempre più incentrata sul denaro e la conseguente mercificazione dei rapporti.

La sua esperienza personale inizia con l’avvio di una centrale di libero scambio, la “Centrale dai e prendi”, e successivamente dopo essere riuscita a consolidare una rete di relazione fondata sul baratto di beni e servizi, decide di liberarsi prima del mobilio, poi del suo appartamento, del suo studio che utilizzava come psicoterapeuta della Gestalt e infine dell’assicurazione sanitaria.
La sua vita si apre a un nuovo corso: in cambio di vitto e alloggio diventa la custode degli appartamenti di chi deve partire per un viaggio, si occupa con amore della cura di piante e fiori, e animali; concorda con un negozio di alimenti biologici l’approviggionamento di cibo in cambio di un aiuto; avvia molte altre iniziative partendo dal presupposto che “esiste un equilibrio che è superiore a ciò che si può contare e contabilizzare, ed è questo l’importante”.

Ecco che il tessuto di relazioni da lei costruito e lo scambio non incentrato sul denaro diventano gli strumenti attraverso i quali organizza il suo nuovo stile di vita. Sostituisce nei rapporti personali la dipendenza con l’interdipendenza attivando una rete di interconnessioni personali dove c’è uno scambio di beni, servizi e soprattutto di amicizia, solidarietà, sostegno…

L’esperienza di Heidemarie è un pretesto per ridiscutere le nostre scelte di vita, la qualità dei nostri legami, il nostro stare al “mondo” ripensando al nostro personale contributo sociale politico come donne.

VIVERE SENZA SOLDI di Federica Seneghini

Intervista a Heidemarie Schwermer, un’affabile signora che dieci anni fa ha lasciato agi, lavoro e comodità per sperimentare una vita senza denaro, basata sull’ospitalità, lo scambio e la reciprocità.

Alcune settimane fa, vagando tra gli stand della Fiera del Libro di Barcellona, mi sono imbattuta in maniera inaspettata, e per questo ancora più piacevole, nel libro Mi vida sin dinero; una sorta di manuale di sopravvivenza e una critica feroce al capitalismo neoliberale dei giorni nostri, ma soprattutto il libro è il racconto di un’esperienza davvero particolare.
L’autrice Heidemarie Schwermer, è una signora tedesca di 64 anni, che oltre ad aver fondato nel 1994 Gib und Nimm (letteralmente “Dai e Prendi”, n.d.r.), la prima associazione di baratto in Germania, da dieci anni vive deliberatamente “senza soldi”, senza per questo rinunciare al benessere e alle comodità di tutti i giorni.

La “nuova vita” è iniziata nel 1996, quando Heidemarie ha lasciato la sua casa di Dortmund, smesso di fare la psicoterapeuta, cancellato l’assicurazione privata sulla salute e regalato la propria macchina. Ormai sono dieci anni che vive senza soldi, cosa che afferma la fa sentire decisamente "molto più libera e felice" di prima. “Non ho rimorsi e non ho rimpianti”, afferma convinta. Vive in casa di persone, quando queste sono fuori in vacanza, prendendosi in cambio cura degli alloggi; tutto il resto di cui necessita per vivere se lo procura attraverso l’antica arte del baratto.
Ovviamente tutto ciò è stato reso possibile grazie ai numerosi contatti intessuti nel tempo, essenziali per una vita “più libera e più ricca”, come la stessa Heidemarie afferma. Anzi, non essendo più “costretta” a lavorare per guadagnarsi da vivere, ha la possibilità di mettere le proprie attitudini personali al servizio degli altri e in questo modo ha arricchito enormemente la qualità e il numero di relazioni è la sua vita.

Non ha niente contro il denaro: le dispiace semplicemente vedere il modo in cui al giorno d’oggi esso viene utilizzato e considerato. “Il denaro - afferma - è ormai qualcosa di più di un “semplice valore di scambio”, è diventato un modo per definire il valore di ognuno. Insomma, chi ha tanti soldi viene considerata una persona di valore”. E’ anche per contrastare questo modo di pensare che Heidemarie ha iniziato dieci anni “la sua nuova vita”.

Abbiamo rivolto ad Heidemarie Schwermer alcune domande per spiegare meglio il senso della sua esperienza ai nostri lettori.

Come funziona l’associazione “Dai e Prendi”?
Tutto è fondato sull’idea del baratto e dello scambio, ognuno dichiara che tipo di servizio che è disposto a scambiare secondo le proprie attitudini e capacità: babysitting, informatica, conversazione in lingua straniera o semplicemente una torta fatta in casa. Coloro che aderiscono all’associazione, una volta che hanno fatto la propria offerta, ricevono la lista completa di tutte i servizi messi a disposizione dagli altri membri. Ognuno può telefonare agli altri soci ed effettuare lo scambio secondo la modalità concordata. Il valore dei servizi offerti e di quelli ricevuti non è valutato in denaro, ma semplicemente scambiato. L’idea che mi ha spinto a fondare l’associazione era proprio questa: dimostrare come fare a meno del denaro.

Com’è nata questa idea?
Avevo saputo che in Canada, dopo il fallimento di una grande industria, gran parte della popolazione di quel villaggio era rimasta senza lavoro, così cominciarono ad aiutarsi l’un l’altro mediante il baratto: “Io ti riparo il tetto, tu mi fai da babysitter per i bambini”. Non avevo mai visto reti simili in Germania, se non le cosiddette “banche del tempo”, e pensai di provare questa strada anche nel mio paese.

Da qui dunque l’idea di vivere senza soldi?
Sì, già allora pensavo a scambi tra persone non basate sul denaro ma sull’idea del baratto. Così, nel ‘96 decisi di fare l’esperimento di vivere per un anno intero senza soldi. L’esperimento ha funzionato e dopo l’anno di prova ho proseguito. Oggi posso affermare che vivere senza soldi è possibile e per certi versi è molto più “ricco”.

Ma come affronta concretamente i mille bisogni quotidiani? Per esempio, dove dorme?
Vivo un po’ in una casa, un po’ in un’altra. A volte le persone che vanno in vacanza mi chiedono di prendermi cura dei loro appartamenti. Alla base di questo mio comportamento c’è sempre l’idea di “Dai e Prendi”: l'idea del baratto. E tutto ciò è molto più importante e prezioso dell’avere un mio letto, una casa o un’auto propria. Quello che davvero conta per me è il contatto con la gente.

Quindi, la sua è una sorta di filosofia?
Alla base del mio comportamento ci sono riflessioni profonde e soprattutto la proposta di un modello per un mondo nuovo. Un mondo in cui non sia il denaro il valore principale e supremo della vita: un mondo senza competizione, in cui il semplice amore tra le persone e il supporto reciproco arrivino ad acquistare una posizione molto più elevata di quella attuale. Valori diversi da quelli di oggi, dove il denaro domina il mondo.

Cos’è che dai e ricevi gratis ogni giorno?
Ricevo un letto, cose da mangiare, vestiti… Tutto quello di cui ho bisogno per la mia vita quotidiana. In cambio offro il mio supporto e il mio aiuto: offro me stessa. Ogni tanto posso offrire un aiuto per la cura delle case, altre volte offro un aiuto per le loro anime. In generale offro il mio tempo e in questo modo sia io che le persone con le quali mi metto in contatto siamo contenti e soddisfatti di un rapporto simile.

Ma non è un modo di vivere molto complicato? Come fa per esempio a viaggiare?
Spesso viaggio in treno: le persone che mi invitano da qualche parte, in qualche città, pagano il mio biglietto. Altre volte viaggio in macchina con amici. Di solito vengo ospitata in casa di persone che mi chiamano perché io vada ad aiutarli in qualche modo. Spesso viaggio anche per parlare a conferenze o per tenere delle lezioni e quindi c’è qualcuno che mi paga il biglietto.

Ma non le capita mai di desiderare per esempio di andare al cinema? In questi casi come fa?
Penso a chi potrebbe venire al cinema con me e gli offro qualcosa in cambio del prezzo del biglietto.

Ma questo non vuol dire dipendere completamente dagli altri?
A dire la verità ora mi sento molto più libera di prima. Il denaro spesso separa gli esseri umani invece che unirli. E' piacevole pagare con il denaro, ma questo alla fine ti isola dal mondo, ti separa dalle altre persone. Quando si usa il denaro non c’è confronto, non c'è dialogo. La mia è una sorta di lotta contro l’anonimato della nostra società, tant’è vero che da quando vivo senza denaro i contatti e le relazioni si sono intensificati.

Com’è nata l'idea di scrivere un libro? E che cosa ha fatto dei proventi percepiti con la sua pubblicazione?
La casa editrice mi ha chiesto di scrivere un libro dopo una mia partecipazione a un programma televisivo. Alla fine ho devoluto tutto il ricavato delle vendite a persone che ne avevano bisogno.

Conosci altre persone che vivono come te, senza soldi?
Ci sono alcune persone che vivono senza soldi per scelta, ma in un modo abbastanza diverso dal mio.

Sei in contatto con altre associazioni simili alla tua?
Ho lasciato Dortmund un po’ di tempo fa, le organizzazioni che promuovono lo scambio e il baratto sono state un punto di partenza: la mia filosofia è ora un’altra. Vivo un’esistenza basata sulla fiducia, cercando di evitare l'odio e i cattivi sentimenti. Penso che un cambiamento in questo senso è molto più auspicabile del vivere senza soldi. In fin dei conti il denaro è solo un simbolo, anche se vivere senza soldi richiede moltissima conoscenza e molta attenzione.

Qual è la motivazione profonda che ti ha portato alla scelta di vivere senza soldi?
Non mi sento certo una “missionaria”. Cerco solamente di occuparmi di cose che penso siano utili anche per altre persone. Ma non sogno che tutti facciano come me: ognuno deve trovare la propria strada. Mi interessa sviluppare progetti, dove il dare e il ricevere siano in equilibrio, in modo che tutti ne possano trarre vantaggio. Il mio obiettivo è che le persone non si sentano più vittime, ma vincitrici e che possano agire in maniera ottimista, determinata e soprattutto che acquistino fiducia in se stesse.

Per contattare Heidemarie Schwermer e l’associazione Gib Und Nimm tel: (49)0160 3060308, ivory@free.de - projekte.free.de/gibundnimm/

 

da womenews.net - aamterranuova.it

postato da floreana2 | 17:36 | link | commenti
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giovedì, 27 settembre 2007

Campagna europea contro la violenza alle donne

 

(San Marino) A novembre la campagna europea contro la violenza alle donne compie un anno di vita a San Marino.

La manifestazione “Sport in Fiera” ospiterà una conferenza sul tema. Perché mondo dello sport, della scuola e del volontariato sono gli ambiti ideali per la prevenzione del fenomeno.

Patrizia Busignani, dopo aver ringraziato il Cons per la sensibilità dimostrata e le iniziative messe in campo, fornisce i numeri “terrificanti”: una donna ogni 8 minuti nel mondo muore per mano di violenza maschile. San Marino non è esente dal fenomeno: molte le chiamate al telefono rosa istituito da marzo, diverse le segnalazioni ai servizi interessati. La Busignani parla di forme di violenza in territorio sconosciute, come lo Stalking (persecuzione attraverso le nuove forme di comunicazione) o il mobbing genitoriale (minori vittime di ripicche e ritorsioni di coniugi separati). Dalla sua attivazione il telefono rosa ha ricevuto 13 richieste di aiuto che hanno trovato risposta: dalla badante all’anziana vittima del marito, alle giovani italiane costrette a subire violenze psicologiche, fisiche e sessuali dai datori di lavoro. Uno spaccato i cui contorni saranno meglio definiti in ottobre con i risultati del monitoraggio in repubblica e, di conseguenza, i provvedimenti da prendere. “Il mondo dello sport può offrire un valido aiuto – hanno ribadito i vertici Cons – insegnando il rispetto dei diritti di tutti”. E a questo tipo di sensibilizzazione deve, comunque, essere affiancata l’acquisizione di maggiori dati statistici sul fenomeno, una specifica formazione dei servizi sanitari, sociali e di polizia, l’integrazione e la modifica delle norme esistenti (soprattutto al fine di garantire la certezza del perseguimento e della punibilità dei reati contro le donne), l’adozione di misure per il sostegno e la protezione delle vittime.

La fase preparatoria della campagna ha visto un intenso lavoro rivolto a promuovere l’attivazione specifica e la collaborazione dei servizi sanitari e di assistenza sociale dell’Istituto per la Sicurezza Sociale (Pronto Soccorso, Medicina di Base, Servizio Anziani, Servizio Minori, Servizio Neuropsichiatrico), nonché delle forze di polizia (Gendarmeria, Polizia Civile, Guardia di Rocca).

Successivamente è stato richiesto di collaborare: alle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori dipendenti e alle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori autonomi; al Tribunale e all’Ordine professionale degli Avvocati e Notai che hanno realizzato, in collaborazione, una ricognizione sullo stato della normativa sammarinese alla luce della Raccomandazione REC(2002)5, che è stata pubblicata in occasione dell’avvio della Campagna sammarinese contro la violenza sulle donne. Inoltre, ci si è rivolti alla Scuola Secondaria Superiore e, per il tramite del Dipartimento Pubblica Istruzione e Cultura, all’Università, al fine di sensibilizzare i giovani cittadini.Una particolare attenzione è stata richiesta, infine, agli organi di stampa, alla Radio Televisione e all’Ordine professionale dei giornalisti.

da Delt@news.it

postato da floreana2 | 19:59 | link | commenti
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martedì, 25 settembre 2007

Nuova campagna shock “No Anorexia”: l’indignazione dell’ABA

“La nuova campagna shock realizzata per il marchio Nolita, campagna “No Anorexia” si serve di un’immagine che non provoca effetti in chi è malato e si vede allo specchio tutti i giorni. Questo tipo di comunicazione innesca forti meccanismi di emulazione in donne, giovani e bambine che vi ritrovano un ideale da raggiungere a tutti i costi, per diventare visibili e famosi.
Come Presidente dell’ABA denuncio il vuoto dello Stato di questo Paese che oggi, salvo in occasione delle sfilate, non prende coscienza fino in fondo, della gravità della patologia anoressico-bulimica.
Questa è in grave aumento, anche per la precocità della sua insorgenza (infanzia) ma anche nell’età matura.
Nonostante il Decreto Ministeriale del Ministro Veronesi che nominava anoressia e bulimia, malattie sociali e lasciava precise linee guida per affrontarne l’emergenza, le strutture deputate alle prime cure, come il Pronto Soccorso, rifiutano i ricoveri per paura della morte delle pazienti e le ASL si rifiutano di pagare le delibere dei ricoveri nelle rare comunità specializzate.
Nel 50% dei casi l’anoressia comporta la bulimia, patologia sottostimata più grave della stessa anoressia

Questo Paese ha preso atto della gravità della tossicodipendenza negli anni ’70 e organizzato luoghi di cura e comunità mentre ignora la gravità di una patologia che colpisce prevalentemente le donne e in una percentuale molto più elevata della tossicodipendenza.
L’anoressia e la bulimia ha effetti devastanti e permanenti sul corpo e preclude, quando non viene trattata precocemente con tecniche specializzate, la fertilità oltre che l’instaurarsi per la vita di malattie croniche come l’osteoporosi e danni renali.

Una campagna di prevenzione deve sensibilizzare non chi è già colpito direttamente o indirettamente dalla malattia, ma lo Stato che ha il dovere di aiutare i soggetti già ammalati, l’indotto familiare coinvolto attraverso cure, prevenzione e formazione dei curanti e delle istituzioni scolastiche. La questione non può essere limitata ancora una volta alla moda!”

Fabiola De Clercq Presidente Associazione ABA
Laura Ciccolini Vice Presidente Associazione ABA

da www.bulimianoressia.it

postato da floreana2 | 20:49 | link | commenti (2)
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