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venerdì, 30 novembre 2007 La Giornata mondiale contro l’ Aids. Parola d’ordine: "STOP! Manteniamo le nostre promesse"
(Roma) Si celebra domani in tutto il mondo, sabato 1 dicembre a Giornata Mondiale per la lotta all’AIDS, dedicata ad accrescere la coscienza dell’epidemia mondiale di AIDS dovuta alla diffusione del virus HIV. La data del 1 dicembre è stata scelta perché il primo caso di AIDS è stato diagnosticato il 1 dicembre 1981. In questi 25 anni l’AIDS ha ucciso oltre 25 milioni di persone, diventando una delle epidemie più distruttive che la storia ricordi. Solo nel 2005 oltre 4 milioni di persone sono state contagiate dal virus HIV. "Dire 'Stop all'Aids'" e impegnarsi nella lotta contro la malattia che continua ad uccidere più di 5.700 persone ogni giorno: è la parola d'ordine della Giornata mondiale contro l'Aids 2007, mentre si registrano 6.800 nuovi casi al giorno. Nel mondo si contano circa 33,2 milioni di sieropositivi o malati di Aids, secondo l'ultimo bilancio pubblicato a novembre da UnAids, programma delle Nazioni unite contro l'Aids, mentre un anno prima erano oltre 39 milioni. "Stop Aids. Manteniamo le nostre promesse" è lo slogan scelto per la giornata mondiale contro l'Aids, che quest'anno mette l'accento sulla necessità di una leadership. "Dallo scoppio della malattia, l'esperienza dimostra chiaramente che importanti passi in avanti in risposta all'Aids sono stati compiuti sotto gli auspici di una leadership forte e impegnata", ha sottolineato la World Aids Campaign (Wac), il cui comitato direttivo definisce i temi della Giornata mondiale di lotta contro l'Aids. Quest'anno nel mondo, in totale 2,5 milioni di persone - tra cui 420mila bambini con meno di 15 anni - sono stati contagiati dal virus dell'Aids e 2,1 milioni di malati - tra cui 330mila con meno di 15 anni - sono morti di Aids, secondo l'UnAids. Secondo l'agenzia Onu che ha rivisto i suoi dati al ribasso in seguito a nuovi metodi di calcolo, non bisogna però abbassare la guardia, e, più forte che mai è la necessità di un'azione immediata e di maggiori finanziamenti". Attualmente la malattia è molto presente nell'Africa sub-sahariana, dove colpisce maggiormente le donne. In quest'area si contano due terzi dei nuovi casi di contagio, anche se il loro numero è calato a 1,7 milioni contro i 2,2 milioni del 2001. Qui più di 22 milioni di persone convivono con l'Aids, circa il 61% di adulti infettati sono donne. L'UnAids ha rilevato nel suo recente rapporto che la maggior parte delle infezioni di Aids sulle giovani donne è diminuita in 11 dei 15 paesi al mondo più colpiti. Ci sono stati inoltre dei "cambiamenti favorevoli" nei comportamenti dei giovani in numerosi paesi africani, tra cui Botswana, Camerun, Ciad, Kenya, Malawi, Togo, Zambia, Zimbabwe -, segno dell'efficacia delle campagne di prevenzione – dove si è registrato un calo del 2,5% di infezioni da HIV e una diminuzione del numero di decessi per AIDS, passato da circa 2500 a settimana a 2.214. Una buona notizia prima del 1° dicembre, anche se non bisogna dimenticare che, purtroppo la maggior parte degli infetti sono bambini. Si ricorda che l’anno scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che lo Zimbabwe è il paese in cui le donne hanno l'aspettativa di vita più bassa del mondo, 34 anni. Gli uomini arrivano a 37 anni. Un dato spiegato proprio con l'alta incidenza di Hiv/Aids e della diffusione della prostituzione.
postato da floreana2 | 17:12 | link | commenti mercoledì, 28 novembre 2007 Denunciamo il silenzio imposto dai media alle manifestantiUdi Napoli Noi rifiutiamo fortemente denunciamo e severamente, di più, consideriamo improponibile l’immagine che i media, anche per bocca di donne “autorevoli”, o peggio col loro silenzio, hanno voluto dare della manifestazione.
La manifestazione nazionale contro la violenza sessuata di sabato 24 Novembre è stata un momento importante e necessario: ha avvicinato e messo in relazione iniziative, istanze e percorsi che le donne in tutto i paese, nel silenzio e nelle inerzie pubbliche, hanno continuato a sostenere e rendere concrete. Noi abbiamo denunciato questa visione e ci riconosciamo nella volontà espressa, anche nel nostro paese, da tante, e tra tanti ostacoli fisici e ideologici, di costruire finalmente condizioni dove la libertà femminile sia un valore condiviso e vissuto. Abbiamo condiviso la scelta della data, il 24, per porre visibilmente in primo piano il protagonismo femminile, per segnare la libertà dalle scadenze istituzionali del 25, celebrative e rituali spesso vuote di reali impegni economici e politici per il contrasto alla violenza sessuata. Abbiamo chiesto anche noi che la manifestazione non fosse occasione per nessuno di strumentalizzazioni e mediazioni di conflitti esterni al movimento delle donne. In particolare abbiamo denunciato la volontà di usare la manifestazione per agire un conflitto tutto interno al potere maschile sul pacchetto sicurezza. Il pacchetto sicurezza, non riguarda le donne, come tutte le leggi varate a sostegno di un ordine dato che esclude le donne e le ricaccia nella paura di muoversi, ribellarsi ai ricatti sessuali sul lavoro e alla minaccia nelle case. In Italia in questi anni, a Napoli con grande forza, si sono espresse denunce radicali e libere su quella che senza mezzi termini si definisce come la connivenza istituzionale con il sistema dello stupro fisico e culturale e la stampa e le comunicazioni hanno in modo pesante giocato un ruolo nel mantenimento della “violenza fisiologica”. Quanto è stato ottenuto da noi, è stato frutto di azioni autofinanziate, fortemente ostacolate e marginalizzate nel gioco degli equilibri politici. Noi rifiutiamo modi ed espressioni che non tendano ad includere e a rendere sempre più forti i momenti di lotta che richiedono tante energie a chi “mai lasciato perdere” contro la violenza. Denunciamo, ancora una volta, il silenzio imposto alle protagoniste di quello che per noi è stato un momento bello ed importante, solo inizio di una stagione politica. womenews.net postato da floreana2 | 19:45 | link | commenti (2) martedì, 27 novembre 2007 Ma se l'uomo morde il cane non fa notizia? La torbida xenofobia dei media italiani di Gennaro Carotenuto
Cosa succederebbe in Italia se un pregiudicato romeno ubriaco investisse sulle strisce una signora italiana con due bambini e la riducesse in fin di vita? La risposta è facile, diverrebbe in un lampo prima notizia su tutti i media e molti sciacalli sarebbero pronti a organizzare fiaccolate, a chiedere mano dura, espulsioni e a fare passeggiate vestiti come Humphrey Bogart. osa succede se avviene il contrario? Questa settimana ne abbiamo avuto una ATROCE dimostrazione pratica. E i media italiani ne escono in maniera vergognosa. La storia, nella sua crudezza, è semplice. Il giorno 20 novembre in pieno giorno, nella città di Roma, la cittadina rumena Marinela Martiniuc, 28 anni, attraversava sulle strisce nei pressi di una scuola. Spingeva una carrozzina con suo figlio Elias di appena quattro mesi e teneva per mano sua nipote Adina di 12 anni. Sono stati spazzati via da un'auto guidata da un cittadino italiano, in evidente stato di ebbrezza, e appena uscito di galera. Il neonato è stato sbalzato a 20 metri di distanza, la piccola Adina ha avuto multiple lesioni alle gambe. La signora Martiniuc è stata per 24 ore incosciente ed in pericolo di vita. Tutt'ora è ricoverata in condizioni critiche. Nessun giornale o gr o tg ha ritenuto opportuno diffondere la notizia. Questa è stata diffusa oggi, cinque giorni dopo, solo in una lettera inviata da Anna Maffei, presidente dell'Unione cristiana evangelica battista italiana, pubblicata dal quotidiano Il Manifesto. Maffei invita a una riflessione sul ruolo dei media nella costruzione del clima di insicurezza e di crescente intolleranza e xenofobia fra la gente comune. Ha ragione: i media mainstream oramai formano un compatto partito del pregiudizio e utilizzano il loro sterminato potere per diffonderlo ad arte. Per un'elementare regola giornalistica infatti, se i romeni e solo i rumeni (o i rom che per il giornalista medio è lo stesso) sono tutti stupratori, assassini, ladri, autisti ubriachi, l'ennesimo cane che morde l'uomo non deve far notizia. Ma se è l'uomo italiano (pregiudicato e ubriaco) a mordere la cagna rumena, questa non dovrebbe essere una notizia più del suo stereotipato opposto? Non dovrebbe causare scandalo e vergogna che un nostro connazionale abbia ridotto in fin di vita una donna straniera e due bambini? Sarebbe un triste paradosso, ovviamente, se solo per questo i media facessero un buon servizio all'informazione. La Maffei centra perfettamente il punto. Oggi i media mainstream, manipolando e scegliendo le notizie in maniera intenzionale, rappresentano un generatore di insicurezza sociale, intolleranza e xenofobia. E i giornali italiani che strillano l'investimento (o lo stupro, o l'omicidio) di una cittadina italiana da parte di un cittadino straniero, ma nascondono il caso opposto e sminuiscono sistematicamente i crimini dei quali gli stranieri sono vittime, vanno definiti per quel che sono: razzisti. Per turpi fini (politici o commerciali che siano) si stanno prestando a mettere in pericolo la convivenza civile in questo paese e stanno giocando con la nostra democrazia. E' tempo che chi ha a cuore la convivenza civile in questo paese chieda sistematicamente loro conto delle loro intenzioni e malintenzioni. Un altro giornalismo è possibile. da gennarocarotenuto.it postato da floreana2 | 19:51 | link | commenti (3) |