|
lunedì, 31 dicembre 2007
“Un guerriero accetta la sua parte, qualunque possa essere, e la accetta in assoluta umiltà;
accetta in umiltà ciò che egli è, e non ne fa motivo di rimpianto ma di sfida.
Io conosco soltanto l’umiltà del guerriero, e questa non mi permetterà mai di schiavizzare qualcuno”
da "L’isola del Tonal" di Carlos Castaneda.

postato da floreana2 | 17:33 | link | commenti (2)
poesia, differenza, cultura eventi poesia
sabato, 29 dicembre 2007
La moratoria per la pena di morte e la questione maschile
di Angela Giuffrida

Non mi unisco al coro che saluta la moratoria della pena di morte come un passo decisivo nell’evoluzione civile dell’umanità, non solo perché si tratta di un atto puramente simbolico - e ormai non possiamo più accontentarci di semplici “segnali” - ma anche e soprattutto per l’estrema parzialità che ne annulla la portata anche a livello di mero simbolismo.
La guerra, infatti, resta fuori dalla moratoria, così come le altre forme di sopraffazione che costituiscono gli elementi strutturali delle organizzazioni sociali patricentriche e determinano di fatto la morte di milioni di esseri umani ogni giorno.
Secondo me non ha alcun senso chiedere il rispetto della vita di persone che si presumono colpevoli di crimini efferati (anche se sappiamo che spesso non è così), permettendo nel contempo che un numero incalcolabile di innocenti venga falcidiato dalla guerra e da un sistema economico aventi l’una e l’altro il solo scopo di assicurare il potere ad individui che si sentono deboli ed impotenti.
Che dire poi del femminicidio e dell’infinita serie di lutti che gli uomini procurano a sé e agli altri, persino nei momenti ludici?
Io credo che la specie farà un reale passo in avanti quando comincerà a scorgere nel tenace disprezzo della vita da parte di viventi, quali gli uomini sono, il segno di un serio problema cognitivo. Quando un uomo uccide la compagna pronunciando la fatidica frase “o mia o di nessuno”, non sta forse manifestando l’incapacità di distinguere una persona da una cosa, dato che solo su un oggetto posseduto a vario titolo si può vantare il diritto di proprietà?
Non evidenziano forse la stessa difficoltà gli uomini di stato che scatenano guerre mettendo sullo stesso piano territori, materie prime, ricchezza, potere e vite umane che hanno un ben diverso peso specifico? La vita non è un bene che si può barattare, perché è solo il suo possesso che permette qualsiasi esperienza. _Ciò vale anche per gli uomini che possono inseguire il potere in quanto viventi; l’oblio della vita rivela perciò una falla rilevante nella loro percezione della realtà.
Non c’è ragione che possa giustificare le infinite sofferenze e i lutti che essi provocano, tranne il fatto che scambiano le persone per cose ed hanno la puerile e irrazionale convinzione che il mondo esiste solo per compensare la loro debolezza.
da womenews.net
postato da floreana2 | 17:50 | link | commenti (2)
politica, differenza, un altro mondo, in-formazione
giovedì, 27 dicembre 2007
Appello contro la "moratoria dell'aborto" proposta da Il Foglio
.jpg)
Care amiche e cari amici, di fronte all’ennesimo attacco mediatico alla libertà delle
donne mosso da Giuliano Ferrara e da Il Foglio, abbiamo preparato una
risposta che è anche un appello vi chiediamo di leggere e se siete d’accordo
di aderire inviando una email di risposta all’indirizzo andremonia@genie.it
, il nostro intento è di raccogliere più firme possibile e poi inviarlo alla
stampa nazionale come forma di risposta collettiva, possibilmente prima
della fine dell’anno, consapevoli che la retorica finto buonista verterà
anche su questo punto. Le promotrici Dead women walking
Il patriarcato da bar è il modo più semplice cha ha il simbolico patriarcale
e maschilista di fare presa e di riprodursi all’interno del discorso
comune, della chiacchiera riportata e non ragionata, dello stereotipo senza
argomentazione e logicità. Tutto questo si ritrova nell’ultima idea di
Giuliano Ferrara, quella di prendere adesioni per una grande moratoria
sull’aborto. Ma nell’intento di aprire nuovamente questo discorso stantio
c’è anche la malafede di coloro che fanno di ogni discorso un’arma politica
contro l’avversario per cui, con il PD debole sulla bioetica e di fronte ad
una bella figura internazionale del governo ottenuta con il voto all’ONU
sulla moratoria per la pena di morte, Ferrara e altri hanno deciso di
strumentalizzare l’aborto per aumentare i malumori nel governo e sperare in
un cedimento sui nodi scoperti.
Siamo davvero stufe che i nostri corpi e le nostre vite vengano invase da
discorsi opportunistici e di bottega. Ci appelliamo a Giuliano Ferrara
perché rivolga la sua crociata altrove: mai pensato di diventare animalista?
La questione della libera scelta della maternità non deve più essere
argomento su cui imbastire lotte per poltrone e potere politico.
Utilizzare la moratoria sulla pena di morte per fare un parallelo con
l’aborto è arrampicarsi sugli specchi. Infatti non c’è nesso logico tra una
decisione che per legge uno Stato prende per togliere la vita di qualcuno
che è nato ed ha diritti anche se ha commesso qualche grave delitto, e la
decisione di una donna di far nascere, amare e crescere un figlio o di non
poterlo fare per motivi che riguardano le sue singole e personalissime
decisioni di vita e di coscienza. Già lo Stato italiano si è arrogato
diritti di decisione per parte delle donne, ponendo limiti alla libera
maternità attraverso le limitazioni imposte dalla 194 e con il diritto
all’obiezione di coscienza, e decidendo per noi su quando e come avere dei
figli o non averne. Si è raggiunto il paradosso della Legge 40 del 2004 con
la quale lo Stato ha preso chiara posizione su come bisogna che noi donne
abbassiamo la testa alle decisioni degli altri, a decisioni ideologiche e di
principio, perché non possiamo scegliere liberamente di avere dei figli
neanche in caso di problemi di sterilità.
Il femminismo italiano, come ha ricordato Adriana Cavarero intervistata da
Il Foglio, ha già ribadito che sul corpo e sulla sessualità, sulle decisioni
di vita delle donne non si deve legiferare, pertanto nessun appello ad un
“diritto universale” a favore di ipotetici nascituri può permettersi di
andare a contrastare con il diritto di autodeterminazione (autonomia) e di
libera scelta che è tra l’altro anche uno dei fondamenti della bioetica, e
che spetta a ogni donna. Il dibattito dovrebbe essere posto sul versante
dell’etica della responsabilità che deve coinvolgere le donne e gli uomini
in ogni parte del mondo, per una decisione matura rispetto alla nascita di
un figlio che è un progetto di vita, un impegno fondamentale perché questo
nuovo nato abbia possibilità di una vita felice e sviluppare tutte le sue
potenzialità. E non funziona neppure l’argomentazione che vuole le donne
vittime di una selezione delle nascite in paesi considerati meno civili di
quelli europei, questa tragica piaga infatti non si vince con un’ipotetica
imposizione statale alla nascita ma con il miglioramento delle situazioni
economiche delle donne e con i diritti politici effettivi dati alle donne.
Solo così e con una cultura dell’autodeterminazione le donne di questi paesi
saranno libere di scegliere quanti figli avere, e solo se non saranno
costrette a mandare le loro bambine a prostituirsi o a venderle come spose
bambine, allora la nascita delle loro figlie sarà una gioia e non un dolore
mortale.
Noi donne, di nuovo trattate pubblicamente come contenitore da maneggiare in
talk show abbiamo ora il compito di gridare forte non solo il nostro NO a
queste strumentalizzazioni. Dobbiamo pubblicamente rifiutare il ruolo di
“dead women walking” che vogliono appiopparci, perché in questo gioco
mediatico siamo noi le sottoposte a pena di morte simbolica.
In questa società nella quale il diritto alla vita è sempre più messo in
pericolo, e non certo per le scelte della popolazione femminile ma semmai
per la cultura scellerata maschilista che ci considera proprietà del marito,
del fidanzato, del padrone, dello Stato, noi donne dobbiamo rivendicare la
nostra responsabile autodeterminazione.
Ci chiediamo infine come mai lo pseudo-neo-tomista Giuliano Ferrara non
abbia invocato gli universalissimi principi della vita e della difesa degli
innocenti quando volenterosamente il suo governo appoggiava – quella sì - la
silenziosissima strage di innocenti in Afghanistan e Iraq. C’è da chiedersi
infatti come mai il realismo politico di certi maschi rimanga tale per
quanto riguarda la guerra – ultima e preziosissima ratio della politica di
cui solo loro colgono l’essenza – e si trasformi in un melenso idealismo che
difende i feti quando si tratta del corpo femminile. Ferrara – e molti
uomini con lui - è realista e cinico quando si tratta delle bombe in Iraq,
diventa idealista e mistico quando si tratta del corpo delle donne.
Che dire infatti di quei bambini carbonizzati dalle bombe al fosforo bianco
lanciate sull’Iraq dagli aerei americani: innocenti forse non lo erano più
per il fatto di essere venuti al mondo dalla parte sbagliata? Perché ci fu
il silenzio, allora, su quella vera e propria strage di innocenti - vivi e
coscienti - avallata dall’occidente? Quello è sì uno dei tanti crimini
contro l’umanità passati sotto silenzio per il quale le madri gemono e
continueranno, inascoltate, a gemere.
Monia Andreani, Olivia Guaraldo, Francesca Palazzi Arduini, Emma Schiavon
da leluminarie.it
postato da floreana2 | 19:00 | link | commenti (2)
politica, differenza, campagna, cultura eventi poesia, in-formazione
|