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lunedì, 31 marzo 2008

"E se è una femmina si chiamerà Futura"

Campagna sociale di Fratelli dell'Uomo a favore delle donne rurali del sud del mondo

Sapete quante donne ci vogliono per fare un caffè? Una per mettere su la caffettiera. .più, qualche centinaia di migliaia per raccogliere il caffè nel Sud del mondo: spesso sfruttate e prive di ogni tutela»

Lo svela Margherita Buy, interprete dello spot radiofonico realizzato per la campagna sociale avviata quest'anno da Fratelli dell'Uomo, a favore delle donne nel Sud del mondo,  "E se è una femmina si chiamerà Futura"

Lo spot radio, insieme al video, a manifesti, brochure e banner, completa il progetto della comunicazione sociale di Fratelli dell'Uomo per il 2008, affidata alla creatività dell'agenzia “Le Balene colpiscono ancora”. La realizzazione dello spot radiofonico si è avvalsa della direzione creativa di Sandro Baldoni; copywriter, Marina Mucaria; speaker Alessandro Acerbo; casa di produzione, Cat Sound.

L'obiettivo dell'associazione è sostenere concretamente, con una raccolta di fondi, quattro progetti che vedono come protagoniste cooperative, associazioni e gruppi di donne che lavorano in ambito rurale, per garantire un domani migliore alla metà del cielo più svantaggiata.

Nella campagna, la speranza di un avvenire più equo è interpretata dalle note della celebre canzone di Lucio Dalla «E se è una femmina si chiamerà Futura...», che caratterizza l'headline e che accompagna la storia di una bambina che viene alla luce.

Alleati delle donne in Senegal, Bolivia e Italia

I progetti sostenuti dalla campagna sociale si rivolgono alle donne boliviane e senegalesi. I fondi raccolti serviranno infatti, in Bolivia, a migliorare le dure condizioni di lavoro di centinaia di donne che selezionano manualmente i chicchi di caffè (le pailliris) e a promuovere la produzione delle sementi da parte delle donne contadine dell'Alta Valle di Cochabamba, per valorizzare e conservare il patrimonio genetico della zona con la creazione di una banca di almeno 100 tipi di semi locali. In Senegal, per aiutare novanta donne a creare due cooperative di trasformazione e conservazione dei prodotti agricoli e, con il progetto di un pozzo dotato di una pompa alimentata a energia solare, garantiremo la possibilità a decine di donne della regione di Meckè di irrigare gli orti con estrema facilità, aumentando di conseguenza la loro produzione.

Consapevole che all'azione del Sud del mondo vadano affiancati interventi formativi nel Nord, Fratelli del'Uomo si adopera, in Italia, per informare e sensibilizzare l'opinione pubblica in generale, e in particolare gli studenti, sulla violazione dei diritti delle donne sia nel nostro paese che a livello mondiale. Lo fa attraverso seminari, laboratori, corsi, eventi, mostre che si possono organizzare su tutto il territorio nazionale.

Fratelli dell'Uomo - Frères des Hommes è un'organizzazione non governativa di cooperazione internazionale nata in Francia nel 1965 e oggi presente anche in Italia (dal 1969), Belgio, Francia e Lussemburgo. Opera in Asia, America Latina e Africa con partner locali, promuovendo progetti nell'ambito dei diritti umani, della difesa dell'ambiente e dello sviluppo rurale, dell'economia locale, della sicurezza alimentare e dei processi di partecipazione democratica. In Italia e in Europa svolge un'azione di informazione, educazione e sensibilizzazione con l'obiettivo di favorire la crescita di consapevolezza e la diffusione di una cultura di solidarietà e cooperazione. Fratelli dell'Uomo ha ricevuto dall'Istituto Italiano della Donazione l'attestato di conformità ai principi contenuti nella Carta della Donazione.

Lo spot video e quello radiofonico sono disponibili su richiesta.

Per informazioni: Fratelli dell'Uomo, Viale Restelli 9 - 20124 Milano, Tel. 02 69900210

 

 Lo spot Tv                          Lo spot Radio               

 

da deltanews.it - www.fratellidelluomo.org

postato da floreana2 | 17:11 | link | commenti (1)
politica, differenza, campagna, in-formazione

sabato, 29 marzo 2008

La responsabilita' per la vita nell'autocoscienza maschile


di Beppe Pavan

Ho scelto volutamente quelle parole, per il titolo, perché sono quelle che mi paiono centrali nel confronto in atto.
Anche se... anche se dire "confronto" è cosa dura, dal momento che chi pontifica sfugge accuratamente a ogni confronto, perché ritiene la fede superiore alla ragione, mentre il confronto richiede riconoscimento reciproco. Quando poi un professore è anche papa il confronto non può aver luogo, per definizione: in cattedra sale il papa, non il professore.
Così accade che da un giorno all’altro cambino gli slogan, senza rossori: la misura della civiltà di un popolo era il rispetto per le donne, intorno al 25 novembre... adesso è il servizio alla vita, anche se questo significa andare contro le donne.
 
La vita
Esiste forse la vita a prescindere dai corpi viventi? Come si può servire la vita annientando i corpi viventi? A meno che per "vita" si intenda la propria "idea di vita": quindi, si pretende servizio a sé, in quanto capace/i di un pensiero così sublime e assoluto. Oppure si parla della vita come di un sinonimo di Dio, che è la stessa cosa. Siamo sempre nell’empireo delle idee.
Dire "vita" mette al centro dell’attenzione la persona che lo dice, come capo-scuola di una linea di pensiero che vuole far trionfare a tutti i costi, anche calpestando corpi viventi.
Dire "corpi viventi" mette al centro i corpi che chiedono rispetto del loro diritto a vivere e a vivere con pienezza e dignità. Davanti ai corpi deve fare un passo indietro chi potrebbe calpestarli imponendosi. Perché la vita, come la vedo io, non è disgiungibile dai corpi viventi; nasce nel ventre della madre, sia essa un fiore, un animale o un "cucciolo d’uomo"; la sua sorgente è l'amore: quello che attrae e lega due corpi e che fa dire alla madre "lo voglio, lo nutro, lo cresco...".
 
Responsabilità
E’ innanzitutto riconoscere la nostra parzialità: quella dell’uomo che sa di non poter dar vita a una vita, di non poter generare, partorire, allattare... e di dover, quindi, abbandonare ogni pretesa di dominio, di controllo, di superiorità.
Responsabilità è vivere il proprio compito paterno, biologico o adottivo/sociale, con la consapevolezza di una relazione importante e decisiva, nel bene e nel male, con quel cucciolo e quella cucciola, di cui la madre ti ha detto: "è nostro/a! Aiutiamolo/a a vivere e ad essere felice".
Responsabilità è riconoscere le differenze e imparare a conviverci. La prima, originaria, fondante, irriducibile, è quella sessuale, tra corpi portatori delle proprie esclusive competenze: non esistono corpi che non siano sessuati. E anche il conflitto tra uomo e donna, inaugurato dal patriarcato, è quello originale e originario: è il nostro vero "peccato originale", commesso con piena avvertenza e deliberato consenso; e ogni volta reiterato, ogni volta che commettiamo violenza contro una donna, un bambino, contro la natura, gli animali, i vegetali, l'aria, l'acqua... finché non affronteremo con consapevolezza e trasparenza il conflitto contro
le donne non saremo efficaci in nulla.
Le nostre relazioni intime sono laboratorio del saper "partire da sé". Ma anche laboratorio di buon governo: non è efficace né credibile alcuna politica contro la violenza se non si è apertamente consapevoli di dover
partire da lì.
Una "città per bambini e bambine", ad esempio: è credibile se si comincia a cambiare le relazioni tra uomini e donne, perché la prepotenza maschile è causa di ogni violenza (v. Il Paese delle donne 7/06).
Corresponsabilità è, in positivo, aiutarci a camminare tutti e tutte insieme su questi sentieri di armonia e di felicità; in negativo, è guardare con indifferenza ai tentativi di prevaricazione e di dominio.
 
Ribellione
Questa volontà di dominio è specifica della cultura e delle pratiche patriarcali, inaugurate e reiterate dagli uomini che, insuperbiti dalla loro maggior forza fisica, hanno imposto e cercano di continuare ad imporre il loro ordine simbolico e la loro visione del mondo come l’unica possibile e accettabile per tutti e tutte.
Io, noi, ci ribelliamo a questa inaccettabile pretesa e riconosciamo con gratitudine la sovrana libertà e autonomia di ogni donna e del genere femminile. Nessun uomo può arrogarsi il diritto di legiferare e pontificare sul corpo di nessun altro, meno che mai su quello delle donne. Questo riconoscimento della fondamentale irriducibile differenza sessuale è occasione di liberazione anche per noi uomini: dal giogo opprimente del patriarcato, che ci costringe in ruoli competitivi che ci condannano a una quotidiana infelicità.
Liberarci è possibile, gratificante e liberatorio. E’ quanto andiamo scoprendo con la pratica dell’autocoscienza personale in gruppo, grazie allo scambio di esperienze e di pensieri che ci fanno intravedere e praticare orizzonti prima insospettati.


www.uominincammino.it


postato da floreana2 | 17:26 | link | commenti (3)
politica, differenza, un altro mondo, uomini contro, cultura eventi poesia, in-formazione

giovedì, 27 marzo 2008

  Politica:Ma cosa sta succedendo?

di Anna Maria Spina

(Roma) Mettiamo assieme i pezzi, usciamo dalla cronaca falsamente veritiera e entriamo nel meccanismo, che c’è.

Una donna dopo cento anni a capo della CONFINDUSTRIA, alleluia potremmo dire, ma nasce un sospetto, non sulla donna.

Il sospetto nasce sulla finalità di questa votazione praticamente unanime degli uomini di confindustria.

Da dieci a venti donne indagate o prossime indagate, non si capisce, a Genova, per ABORTO.

In televisione quotidianamente solo uomini a parlare di tutto, programmi politici, promesse salvifiche, la nostra miseria incipiente, e anche l’aborto, sì o no, e donne presenti nessuna, proprio nessuna, tranne una leader di lista e di marchio, a sé stante

Sempre in tv gli aumenti dettagliati dei prezzi del cibo, la base del mantenimento nella cosiddetta vita, già quale vita? Sempre più legittimo chiederselo se parliamo della vita dell’embrione o di quella prodotto del concepimento o del feto, a cui pensa per natura la madre, o no? E poi, alla vita del bambino-a che ci pensa? La famiglia naturalmente che in Italia vuol dire Padre.

E ancora, non le imprese italiane che si limitano a buone intenzioni, ma le multinazionali iscrivono nelle proprie procedure e paradigmi di utilità la presenza paritaria delle donne ai vertici e in tutti i luoghi di decisionalità e rappresentanza, mentre la politica ne nega sicuramente la presenza visiva e riguardo le liste è una faccenda privata.

Allo stesso tempo un caso di mobbing tremendo contro una donna a Milano in uno dei tanti troppo super-ipermercati.

Queste che sembrano contraddizioni o incoerenze del sistema in realtà rispondono a un disegno ben riconoscibile: il leaderismo è controllabile dal potere maschile, che lo ha sempre esercitato in Italia con il valido supporto della organizzazione ecclesiastica e della struttura famigliare.

Questa legge elettorale implica il leaderismo, che a sua volta implica che la presenza delle donne nelle liste assomigli un po’ alla presenza delle donne nell’harem, anche lì le donne ci sono ci mancherebbe, c’è apposta, solo che nessuno le vede, sicuramente il padrone cooptandole di volta in volta.

La logica e le regole del leaderismo unico consentono la presenza sporadica di donne, certamente, per creare una patina mediatica di democraticità.

Ma tutto questo vale solo se ammettiamo che anche la politica diventi spettacolo e con essa la nostra vita, quella di ognuno-a, quella individuale, adesso qui in una città che fa capo a una provincia e che fa capo a una regione, che fanno capo a una nazione.

Così assistiamo allo spettacolo delle signore donne intervistate nei supermercati che ci spiegano come non ce la fanno a comprare tutto quello che serve da mangiare, e poi assistiamo allo spettacolo dei politici che ci dicono come risolveranno tutto per noi basta che eleggiamo il signor tizio o il signor caio, certo dobbiamo fidarci.

Qualcuno chiede mai cosa vorrebbe la signora donna, o come fa a far quadrare il bilancio domestico, oppure quanto lavora o si preoccupa quella signora donna?

No, per carità, quella signora si vergogna di non farcela più, peggio di non riuscire, fatto che ogni donna vive come fallimento personale c inadeguatezza e colpa.

No, per carità, quello a cui assistiamo è la approvazione per la compostezza e la dignità di una classe, che sarebbe quella media, che si vergogna della propria condizione e lo fa dire alle donne.

La spettacolarizzazione della vita civile implica il leaderismo, cioè le star, perfino le star lo sapete non sono cinquanta e cinquanta e le star donne prendono sempre meno delle star uomini.

Conclusione.

Se ci accontenteremo sarà per noi gravissimo con conseguenze pesantissime, pensiamo a Napoli, a Bologna, adesso Genova, e tutto questo mentre una donna diventa capo della confindustria, nessuna di nessun partito, e siamo in campagna elettorale con una legge che blinda le liste.

E’veramente in pericolo la rappresentanza democratica, dove è ovvio che rappresentanza significa responsabilità e partecipazione, e parità significa semplicemente democrazia.

Mai dimenticare che quella legge sull’aborto è stata la risposta a chi voleva semplicemente depenalizzare l’aborto, e sono due cose molto diverse una legge o la depenalizzazione.

Infatti adesso c’è Ferrara all’attacco.

Mai dimenticare che UDI, Unione Donne in Italia, si è assunta la responsabilità di presentare e promuovere una proposta di legge popolare “Norme di Democrazia Paritaria  per le Assemblee Elettive” primo passo di una campagna dal titolo 50E50 … ovunque si decide.

Più di 120.000 cittadine e cittadini hanno deciso di firmare la proposta di legge, sicuramente sarebbero stati ben di più se il sistema mediatico avesse deciso a suo tempo un minimo di comunicazione, ma in ogni caso quello che sta accadendo oggi va contro la volontà di almeno centomila più persone in Italia.

E infine mai accettare che una sola donna ci rappresenti tutte, per una semplice questione numerica, tante donne per tante donne, così come tanti uomini per tanti uomini.

E donne a confronto con donne e con uomini e viceversa, là dove si decide, cioè 50E50 dove E sta per insieme alla pari.

Messe fuori da tutto e oscurate ai limiti del parossismo pronunciamo una lettera scarlatta e ci rendiamo riconoscibili indossando una spilla, bella e grande, con la quale intendiamo segnalare che non ci stiamo, che vogliamo la attuazione di due articoli della Costituzione.

Forse qualcuno sta pensando di eliminare anche quelli?

Ci autodenunciamo del delitto di democrazia, di rispetto, di responsabilità, di maternità, di generosità, di sensibilità, di intelligenza e capacità, ma soprattutto di libera volontà.

Anna Maria Spina

Del Coordinamento nazionale UDI – Unione Donne in Italia

da udinazionale.org

postato da floreana2 | 19:23 | link | commenti (5)
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