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mercoledì, 29 ottobre 2008 Da dove sbuca la “Nuova Unità”?
Appena apparsa in televisione l’immagine del manifesto pubblicitario di Toscano per la nuova “mini” Unità sono cominciati a rincorrersi sulla mailing list “sommosse” interrogativi un po’ esterefatti del tipo: “è questo il nuovo che avanza?”, “vogliono sempre prenderci per il …?”. Qualcuna ha pensato che forse si volesse alludere alla campagna anti-prostituzione di Carfagna e Alemanno (basta cliccare su Google e viene fuori la “minigonna”): una posizione alternativa del giornale? Altre hanno evidenziato la contraddizione fra questo manifesto e il fatto che la direzione fosse in mani di donna. Il primo numero della «mini Unità» è molto segnato dalle donne, con un dossier sul lavoro delle donne a firma di Bianca Di Giovanni. Perché Concita De Gregorio ha adottato questa immagine? Cosa significa questo fatto per le donne impegnate oggi a costruire la manifestazione del 22 novembre? “ Su RaiTRe, nel corso della trasmissione di Corrado Augias [28 ottobre ‘08] – scrive oggi Lea Melandri - Concita De Gregorio ha svelato chi si cela dietro l’anonimo scorcio anatomico, gambe, sedere e minigonna, da cui affiora il nuovo corso ’femminile’ dell’«Unità»: è lei stessa, fotografata nella prospettiva che vorrebbe dare al suo impegno di ’direttore’ del giornale, cioè, detto con le sue parole, "andare al giornale col mio corpo e la mia testa". Peccato che la testa non si veda, e il corpo sia ripreso non proprio dal suo profilo più intelligente! Ogni giorno la televisione ci insegna che le donne hanno fatto del loro corpo una ’risorsa’, ma qui l’uso è decisamente basso, in tutti i sensi. Chi ha ancora il coraggio di sperare che le donne diventino protagoniste a tutto campo nella vita pubblica? Ho detto più volte che ’millenni di schiavitù non fanno libertà’, ma ciò nonostante c’è sempre qualcosa che riesce a stupirmi. Sul razzismo che pervade radioso e inconsapevole la rappresentazione che le donne danno di sé, le femministe italiane (anch’io, naturalmente) sembrano ammutolite. Non si vuole essere censorie o passare per moraliste, bacchettone. La forza iniziale del movimento delle donne è stato l’analisi critica di tutte le forme di asservimento, fisiche, psichiche, mentali che ognuna riscontrava in sé e che lo sguardo delle altre, anche impietosamente, metteva a nudo. Adesso usiamo molto la parola ’libertà’, giustamente la gridiamo nei nostri cortei, ma senza pratiche di ’liberazione’ dalla subalternità che ci portiamo dentro, resta solo uno specchio per le allodole.” Maria Grazia Campari aggiunge: “ La presa di parola pubblica attraverso la rivendicazione di libertà che avviene nelle manifestazioni e nei cortei è passo importante ma non decisivo, insufficiente a garantirsi responsabilità su di sè e sulla società che produce subalternità introiettata da molte al disegno e alla regola dell’altro. L’estrema rarità di donne dotate di parola pubblica, la scarsità di pratica politica visibile ed esplicitata fra donne nei luoghi sociali produce assimilazione al maschile anche nei suoi aspetti più volgari: parlano le uome e contribuiscono a mettere in scacco le donne. Ciò detto, buona manifestazione del 22 novembre a tutte noi e augurio che costituisca l’inizio di una ripresa di impegno collettivo a tutto campo" da womenews.net postato da floreana2 | 20:18 | link | commenti (2) sabato, 25 ottobre 2008 16 Giorni di Attivismo contro la Violenza su base di Genere
Dal 25 novembre al 10 dicembre 2008
![]() La Campagna dei 16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza su base di Genere è una campagna internazionale che nasce nel 1991 dall'istituto Women’s Global Leadership Institute sponsorizzato dal Center for Women’s Global Leadership. I partecipanti scelsero le date, 25 novembre, Giornata Internazionale di lotta alla Violenza Contro le Donne, e 10 dicembre, Giornata Internazionale dei Diritti Umani, per collegare simbolicamente la violenza contro le donne e i diritti umani ed enfatizzare che questo tipo di violenza è una violazione dei diritti umani. Questo periodo di 16 giorni evidenzia anche altre date significative, includendo il 29 novembre, Giornata Internazionale dei Difensori dei Diritti delle Donne, il 1 dicembre, Giornata Mondiale dell'AIDS, ed il 6 dicembre, Anniversario del Massacro di Montreal. (Si rinvia al documento “Date chiave” per maggiori informazioni).
La Campagna dei 16 Giorni è stata commemorata da individui e gruppi di tutto il mondo che utilizzano il contesto dei diritti umani per esigere l'eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne, attraverso:
· la sensibilizzazione a livello locale, nazionale, regionale ed internazionale
· il rafforzamento del lavoro locale
· il collegamento tra lavoro locale e lavoro globale
· la creazione di un forum per il dialogo e la condivisione di strategie
· la pressione sui governi per l'implementazione degli impegni presi con strumenti legali nazionali ed internazionali
· la dimostrazione della solidarietà di attivisti di tutto il mondo
Cos'è la Violenza Contro le Donne?
“La Violenza Contro le Donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. E forse è la più pervasiva. Non conosce limiti geografici, limiti culturali o di ricchezza. Fintanto che continua non possiamo dichiarare di fare progressi reali verso l'uguaglianza, lo sviluppo e la pace”.
Kofi Annan, precedente Segretario Generale delle Nazioni Unite
“Un Mondo Libero dalla Violenza Contro le Donne”
Videoconferenza Globale delle Nazioni Unite dell'8 marzo 1999
all'interno delle famiglie e della comunità in generale e la violenza commessa o ammessa dallo Stato. Forme di violenza su base di genere includono, tra l'altro, la violenza domestica, gli abusi sessuali, gli stupri, molestie sessuali, traffico di donne, prostituzione forzata, pratiche tradizionali dannose. Inoltre, le identità multiple ed intersecate sulla base di fattori quali classe sociale, razza, origine etnica, religione, discendenza, sessualità e cittadinanza possono contribuire ad un aumento della loro subordinazione e vulnerabilità alla violenza. Si stima che una donna su tre al mondo subisca durante la sua vita qualche forma di violenza su base di genere.
Cos'è il quadro di diritti umani?
“Inserendo le problematiche e le aspirazioni delle donne all'interno del paradigma dei diritti umani, abbiamo fatto una dicharaziaone innegabile: che le donne sono esseri umani, e che, su tale base, esse pretendono e spettano loro i diritti fondamentali e le libertà che riguardano tutta l'umanità.”
Florence Butegwa
“Women 2000: A Symposium on Future Directions for Women’s Human Rights”
New York, giugno 2000
L'uso di un approccio basato sui diritti umani per combattere la violenza contro le donne è una componente chiave della Campagna dei 16 Giorni. Gli attivisti hanno utilizzato il quadro dei diritti umani per trasformare il modo in cui la violenza contro le donne è percepita in tutto il mondo. Il quadro dei diritti umani afferma che le donne hanno diritto alla protezione, promozione e alla realizzazione dei loro diritti umani come metà dell'intera umanità. Il quadro fornisce importanti linguaggi e strumenti "per definire, analizzare ed articolare le esperienze di violazione delle donne e per pretendere il ricorso nei modi già riconosciuti dalla comunità internazionale." Gli abusi contro le donne non possono più essere relegati alla cosiddetta sfera "Privata", e si pretende la responsabilità da parte degli Stati affinché si rispettino gli impegni sui diritti umani delle donne presi in una serie di trattati e di documenti internazionali all'interno del sistema delle Nazioni Unite. Un approccio basato sui diritti umani fornisce un quadro comune che mette assieme donne con diverse esperienze per collaborare su una vasta gamma di strategie creative volte al cambiamento.
Il quadro dei diritti umani è stato utilizzato da ONG a livello locale, nazionale, regionale ed internazionale per rafforzare il loro lavoro contro la violenza su base di genere. Come strategia, il quadro dei diritti umani può essere descritto in sette principi:
1. Dignità: Il nucleo base dei diritti umani è la tutela e la promozione della dignità umana.
2. Universalità: Il carattere universale dei diritti umani non significa che essi vengono vissuti allo stesso modo da tutti gli uomini. Universalità significa che i governi e le comunità devono rispettare determinati valori etici e morali che riguardano tutte le regioni del mondo.
3. Uguaglianza e non discriminazione: La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (UDHR) e altri documenti internazionali sui diritti umani attribuiscono stessi diritti e responsabilità in egaul modo a tutte le donne e gli uomini, a tutte le ragazze e i ragazzi , in virtù della loro umanità, indipendentemente da qualsiasi ruolo o relazione che possano avere. Quando le violazioni contro le donne non sono riconosciute come violazioni dei diritti umani, le donne vengono sminuite collettivamente e la loro personalità innata viene loro negata.
4. Indivisibilità: I diritti delle donne dovrebbero essere affrontati come un corpo indivisibile, che comprende i diritti politici, sociali, economici, culturali e collettivi. Questi non possono essere "priorizzati" o divisi in "generazioni" di diritti, alcuni dei quali da raggiungersi prima di altri.
5. Interconnessione: preoccupazioni circa i diritti umani appaiono in tutte le sfere della vita - casa, scuola, lavoro, elezioni, tribunali, ecc. Violazioni dei diritti umani sono interconnesse: la perdita dei diritti umani in una sfera, può determinare delle perdite in altre sfere. Allo stesso tempo, la promozione dei diritti umani in un'area, sostiene gli altri diritti umani.
6. Responsabilità di governo: I diritti umani non sono doni dati a piacere dai governi. Né i governi possono applicarli per qualcuno sì e per qualcuno no. Quando ciò viene fatto i governi devono essere ritenuti responsabili.
7. Responsabilità privata: i governi non sono i soli autori di violazioni dei diritti umani contro le donne. Anche enti pubblici e individui privati dovrebbero essere ritenuti responsabili: bisogna sfidare le tradizioni culturali ed i costumi sociali che subordinano le donne.
postato da floreana2 | 20:26 | link | commenti (1) mercoledì, 22 ottobre 2008 Cosa si cela dietro il relativismo che riguarda gli obblighi per le donne in fatto di abbigliamento?di Ileana Montini
Nel numero di Micromega in edicola (5/2008), Cinzia Sciuto si esprime in modo molto critico nei riguardi della Sinistra, a proposito del political correcntess che verrebbe applicato soprattutto quando riguarda le donne. Il titolo: Il velo islamico ed i valori della Sinistra. E a distanza di qualche mese ritorna sull’episodio che ha visto come protagonisti, a Venezia durante l’estate, una donna con il nikab (copertura che lascia scoperti soltanto gli occhi) e un custode di Ca’ Rezzonico. Il custode, applicando un regolamento dei Musei Civici che recita: ”Per il decoro delle sedi e il rispetto dei visitatori, non è consentito accedere ai musei in abbigliamento balneare o succinto: non è inoltre consentito l’accesso a viso coperto”, ha vietato l’ingresso alla signora straniera. _ Apriti cielo! Il sindaco Massimo Cacciari ha rassicurato chi aveva paventato l’eventuale licenziamento del custode, che non si sarebbe proceduto in questa direzione dato che si poteva giudicarlo come il comportamento di uno “stupidino”; mentre il presidente dell’Apt Renato Morandina rassicurava la pubblica opinione che episodi del genere non sarebbero stati più permessi, in quanto ce ne andrebbe di mezzo l’immagine di Venezia presso i numerosi turisti stranieri. Difficile immaginare che si sarebbe sollevato un grido d’allarme di tale portata, se il custode avesse invitato a desistere dalla visita al museo una ragazza con una mini da capogiro. Che è l’argomento, in altri termini, del cosiddetto rispetto per tutte le culture. E cioè, scrive la Sciuto, come si comporterebbe il direttore del Museo – o Massimo Cacciari- nel caso di una signora africana appartenente a una di quelle culture dove l’abbigliamento femminile non prevede il reggiseno? Presumibilmente si appellerebbe di certo rigorosamente - e giustamente - al regolamento e taccerebbe quell’abbigliamento come ‘succinto’, nonostante nella cultura di quella donna il seno scoperto non abbia nulla di sconveniente o indecoroso. Insomma, siamo di fronte a due pesi e due misure? Probabilmente sì. Cominciamo con il dire che la donna velata in vari modi in fondo, alla nostra cultura maschilista (di Sinistra), non fa problema. E quando lo fa – come nel caso della Lega Nord - è soltanto strumentale, cioè come richiamo alla difesa dell’identità italiana. Il velo che copre il volto, ci ricorda l’articolista, è un chiaro segno di sottomissione: “A prescindere da qualunque giustificazione religiosa, storica, culturale. E a prescindere dall’eventuale libera adesione della donna in questione, che non cambierebbe neanche di una virgola il significato simbolico associato al velo, e in generale a tutte le ferreee indicazioni sull’abbigliamento femminile presenti in molte tradizioni religiose, non solo quella islamica.” Il dotto islamico Sheikn Mohamammed al Habdan, con un editto religioso diffuso anche dal sito web della Tv Arabica, ha fatto presente che: ”una donna pia non esce di casa truccata anche se coperta con il nikab”. Quindi ha emesso una fatwa che si rivolge prima di tutto agli uomini affinché facciano indossare alle donne il nikab monoculare. Per vedere dove si mettono i piedi, in fondo è sufficiente avere a disposizione (scoperto) soltanto un occhio. Per ritornare a Cinzia Scuto su Micromega : “…può il nostro paese accettare che quel poco di libertà individuale femminile faticosamente conquistato venga messo in discussione in nome di un fondamentalismo religioso denigratorio nei confronti della donna? Un fondamentalismo peraltro non troppo lontano da quello che combattiamo quotidianamente in casa nostra (e che sempre sul corpo delle donne si esercita volentieri)?”. Cosa si cela – psicologicamente prima che politicamente- dietro il Political correct che riguarda gli obblighi per le donne in fatto di abbigliamento e altre norme restrittive? da womenews.net postato da floreana2 | 20:41 | link | commenti |