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venerdì, 30 gennaio 2009 Sessismo: la violenza che tutti evitano di nominare Appello
In Italia, la recrudescenza degli stupri eccita i pubblici poteri a mettere in campo il riflesso condizionato dello stato emergenziale, da contrastare attraverso la militarizzazione del territorio anche finalizzata al respingimento dei migranti.
Riteniamo dovere principale di tutti gli schieramenti politici e dei singoli che si candidano per ruoli istituzionali in Italia e in Europa l’elaborazione e il perseguimento concreto di un piano integrato per la soluzione di questa incancrenita piaga sociale. Ma quel che ci preme di più è la presa di responsabilità da parte di tutte le donne impegnate in un ruolo istituzionale: a loro chiediamo esplicitamente di proporre, seguire e curare a ogni livello le misure necessarie a questa improrogabile svolta di civiltà. Gruppo Donne e Politica (associazione per una Libera Università delle Donne) Chiediamo a tutte coloro che si riconoscono in questo appello di sottoscriverlo inviando una e-mail a: universitadonne@tiscali.it da universitadelledonne.it
postato da floreana2 | 21:21 | link | commenti giovedì, 29 gennaio 2009 Quali interessi serve la violenza?di Angela Giuffrida
Nel suo articolo “Vantaggi e svantaggi dell’essere patriarchi”, pubblicato sul sito de Il paese delle donne il 25 gennaio 2009, Lidia Menapace scrive: “Credo che… sia possibile un discorso di verità tra i generi e che ci si possa anche scambiare una qualche ricetta di reciproca liberazione, e cercar di capire quanta felicità serenità innocenza gioia divertimento potrebbe venire da relazioni liberate dalla paura violenza potere sfruttamento”. Secondo me la tenacia di una simile illusione, condivisa dalla maggior parte delle donne nel mondo, è dovuta ad una mancata, consapevole assunzione dell’ enormità dei comportamenti criminali maschili , enormità intesa come “estensione pervasiva” e ferocia sanguinaria. Illusorio appare, pertanto, il tentativo di combattere la violenza di genere separandola dall’universale violenza che struttura in toto ed in ogni singola parte le società androcentriche. Stefania Cantatore nell’articolo “La staffetta e la cultura”, apparso nello stesso foglio il 26 u.s., “di fronte alle ennesime vittime di una strage mai finita”, sostiene che “la violenza sessuata è un problema strutturale che tocca in tutti i suoi aspetti il patto sociale, la cultura per esempio”, e accusa giustamente di complicità la “cultura ufficiale” in cui “la mentalità indulgente ed autoassolvente del violento” si esprime anche nei “toni del lirismo e del sapere ‘ammesso’...Si tratta”, dice, “di cultura, non può essere né punita né nascosta, va semplicemente svelata…Come le guerre, la violenza ha ragioni che nessuno vuol dire e che riguardano interessi molto sostanziosi…Svelare le ragioni è difficile nel frastuono delle finte liti, ma è il compito di chi vuol davvero cambiare”. Io credo che svelare gli interessi che sostengono il dominio maschile non sia sufficiente per spiegare una violenza così generalizzata, brutale, insensata. Intanto “la violenza sulle donne” non è, come Cantatore crede, “un male solo per le donne”, perché lo sfruttamento, la violazione, l’assassinio di una parte così rilevante e imprescindibile della specie non possono non legittimare l’estensione degli stessi comportamenti criminali anche agli individui di sesso maschile, e perché, essendo le donne le artefici della vita e dello sviluppo anche mentale della propria specie, la loro repressione non può non condurre la stessa, com’è sotto gli occhi di tutti, verso un’involuzione che ne pregiudica anche la sopravvivenza. Non ci sono interessi, per quanto “sostanziosi”, che possono sostituire l’ interesse fondamentale di ogni specie vivente per cui le madri umane hanno sviluppato la ragione, cioè mantenersi in vita ed evolversi per vivere meglio. Infrangere così platealmente il superiore fine si può solo a condizione di non riconoscere un essere umano, di non attribuire alcun valore alla vita, propria e altrui, di non comprenderne l’unicità. Il progressivo incivilimento della mente rende ripugnante non solo l’idea di sopprimere, ma anche solamente di far soffrire un’altra persona; che tipo di percorso evolutivo ha seguito il maschio umano se, ricorrendo continuamente e costantemente alla forza, mostra di coltivare la barbarie? A mio parere la sinistra “macelleria” di vite umane e l’assurda determinazione a cancellare la vita dalla faccia della terra potranno essere seriamente contrastare solo quando le donne si persuaderanno a disvelare l’intima insensatezza e inconsistenza del logos maschile. da womenews.net postato da floreana2 | 21:30 | link | commenti (3) mercoledì, 28 gennaio 2009 Il doppio esilio. La poesia delle rifugiate afgane in Irandi Anna Vanzan
A te mia città senza chiar di luna
La migrazione afgana in Iran risale alla fine del XIX secolo. Il fenomeno si è intensificato a partire dagli anni '70, a causa dei noti, tragici avvenimenti accaduti nel paese centrasiatico, che in breve tempo ha sperimentato l’invasione sovietica e il feroce regime dei Taleban. L’Iran rappresenta da sempre un’attrattiva per gli Afghani in migrazione, specialmente per gli appartenenti al gruppo etnico degli Hazara, che condividono la stessa religione degli iraniani (islam sciita) e parlano una lingua pressoché identica al persiano (la dari). La lingua comune è stata un fattore cruciale nel facilitare la formazione di una generazione di ragazzi e ragazze afgani che possono giovarsi del sistema educativo iraniano. Queste facilitazioni formative si estendono anche alle donne, tanto che, sebbene la larga maggioranza delle afghane (costituenti un terzo della migrazione dal loro paese sull’altopiano) siano impegnate in attività domestiche quali il ricamo e il cucito, un buon numero di loro può dedicarsi ad attività culturali di vario tipo, inclusa la letteratura.
postato da floreana2 | 21:20 | link | commenti |