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martedì, 31 marzo 2009
Sahara Occidentale, violazione dei diritti umani.
Sequestro e violenze su una ragazza sarawi, la denuncia di Hayate Rguibi al Procuratore di El Ayoun

immagine tratta da Qui
La testimonianza di Hayate Rguibi
Domenica 23 febbraio 2009 alle ore 19, mentre traversavo il quartiere di Maatallah a El Ayoun (capitale del Sahara Occidentale) sono stata circondata da sei poliziotti in borghese scortati dal famigerato torturatore Mohamed El Hassouni, noto come "Mustache". Il gruppo mi ha spinto con forza nel proprio veicolo. Quando siamo arrivati in prossimità del Collegio Allal Ben Adellah, mi hanno bendato gli occhi e ammanettato le mani dietro la schiena.
Ho chiesto di conoscere il motivo di questo sequestro. E’ El Aalaoui che risponde, dicendomi che ho superato ogni limite incontrando i difensori dei diritti umani europei, in particolare durante l'ultimo incontro con la francese Michèle Décaster, in presenza della mia amica Nguie El Haoussa. Lungo la strada mi riempiono di calci e schiaffi.
Ero molto inquieta, ma mi ero resa conto che alcuni giovani sahraui che avevano assistito al mio sequestro ci stavano seguendo in auto, avendo capito che la polizia aveva rapito una ragazza sahraui. I poliziotti, accorgendosi a loro volta della macchina, mi hanno buttata ai loro piedi, e mi hanno chiuso la bocca con le mani.
Abbiamo aspettato un po’ di tempo l'arrivo di funzionari, tra cui Abd El Aaziz Anouch conosciuto come "Taouhima". Portata fuori della città, ho dovuto subire un interrogatorio a suon di urli, minacce,schiaffi e insulti, mi hanno denudata e buttata supina. Ero nuda e loro, mentre continuavano ad insultarmi, mi toccavano nelle parti intime imponendomi il contatto fisico del loro corpo. Hanno anche tentato di violentarmi con un manganello.
Il commissario Abd El Aaziz Anouch mi ha minacciata di stupro, di buttarmi addosso un liquido chimico e di seppellirmi viva, di rapire i miei due fratellini, di fare licenziare del lavoro mio padre se non avessi risposto alle loro domande, se avessi denunciato il comportamento subito, o avessi fatto dichiarazioni su Internet.
Volevano sapere del mio rapporto con alcuni attivisti dei diritti umani come Djimi El Ghalia, Dahaan Brahim, Brahim Sabbar e Rabab Amaidan. Mi hanno interrogata sulle iscrizioni sui muri del quartiere Maatallah, sull’accoglienza organizzata da attivisti sahraui per Hammad Hmad, sul mio coinvolgimento nella distribuzione di volantini al liceo.
Sono stata inoltre minacciata di essere cacciata del liceo e mi hanno fatto pressione affinché abbandonassi i miei studi. Volevano informazioni sugli attivisti sahraui per i Diritti Umani e su gli osservatori stranieri che entrano nella regione.
A questo punto mi hanno ammanettato una seconda volta, mani e piedi.
Mi hanno rilasciata in città nelle vicinanze dell’ospedale Hassan II, dopo avermi rubato i 100 DHS che avevo con me.
Non potrò mai dimenticare questa esperienza così disumana e così degradante ed è per questo che ho deciso di sporgere denuncia al Procuratore Generale della Corte di Appello di El Ayoun/ Sahara Occidentale, sotto il n°14/24/09 in data 27 febbraio 2009.
L’obiettivo di questa denuncia è di chiedere a tutte le forze in grado di intervenire di farlo per evitare che il silenzio su questi crimini diventi un incoraggiamento per i torturatori a continuare e a commetterne molti altri ancora.
* notizie arrivata dal CODESA (Collettivo di difesa Sahraui dei Diritti Umani) e dall’ODS (Organizzazione dei Difensori Sahraui)
da womeninthecity
postato da floreana2 | 14:56 | link | commenti (1)
politica, differenza, guerre, femminicidio, corpi violati
lunedì, 30 marzo 2009
Firenze, Convegno prostituzione/tratta/violenza maschile

(immagine da universitadelledonne.it)
“La violenza maschile sulle donne, il tabu' della tratta e il mito della
prostituzione come mestiere piu' antico del mondo: ipotesi a confronto".
Venerdi' 3 Aprile 2009 ore 15.00
Sala degli Affreschi
Consiglio Regionale Via Cavour
Firenze
Il Coordinamento Donne IDV Regione Toscana, nell'ambito dei settori di approfondimento, ha deciso di promuovere un Convegno sulla violenza maschile sulle donne, analizzando i fenomeni della tratta delle donne per lo sfruttamento sessuale e la prostituzione.
Ore 15.00
Introduzione e saluti Dott. ssa Graziella Candeloro Coordinatrice Regionale IDV
Ore 15.15
Lettura di brani tratti da” Cara Senatrice Merlin, le scrivo”, (Gruppo Abele) a cura di Alessandra Evangelisti de ”Il Giardino delle parole ”
Ore 15.30
Saluti Niccolo' Rinaldi Segretario Generale Aggiunto Parlamento Europeo Gruppo ADLE
Ore 15.45
Prostituzione e Tratta in Italia : risposta dello stato italiano al fenomeno Dott.ssa Simonetta Matone - Dipartimento Pari Opportunità
Ore 16.00
Effetti sociali legali e culturali a seguito della legalizzazione e regolamentazione della prostituzione Pia Covre Comitato per i diritti Civili delle prostitute ONLUS
Ore 16.15
Illustrazione disegno di legge On.le Vittoria Franco (Senatrice PD)
Ore 16.30
Illustrazione disegno di legge On.le Donatella Poretti ( Senatrice Radicale/PD)
Ore 16.45
Domandare sesso a pagamento: contraddizioni e violenze celate nella cultura maschile. Dall'invisibilità del cliente alla sua responsabilizzazione - Michele Poli Ass.ne Maschile Plurale
Ore 17.00
Ricerca ”La Clause Europeenne la plus favoriseé ” Anna Gloria di Bono esperta in comunicazione di genere illustrazione Legge spagnola contro la violenza domestica - Dott.ssa Ilaria Tarabella antropologa ed esperta politiche di genere
Ore 17.15
Ana Maria Galarreta Echegaray Coordinatrice PANGEA – PROGETTOITALIA - Fondazione Pangea ONLUS
Ore 17.30
Senatrice Patrizia Bugnano - Coordinatrice Nazionale Donne IDV
“Andate in palestra, piuttosto”
di Camilla Cederna
I giovani incolonnati la sera del 30 dicembre verso il Piccolo Teatro di Milano sembravano piuttosto recarsi a una corrida invece che alla conferenza della senatrice Lina Merlin sulla "Abolizione di una schiavitù".
Rossi in viso, con le sciarpe annodate fuori dal bavero dei soprabiti, fischietti in tasca e grandi cartelli con sopra scritti in inchiostro rosso consigli alla senatrice: «Lina fa la calza» oppure «Merlin non t'impicciare», entrarono ridendo nella sala dove gli inservienti in guanti bianchi indicarono loro i posti con gesti complici e amichevoli.
postato da floreana2 | 21:29 | link | commenti
politica, differenza, la memoria storica, corpi violati, 8 marzo e seguenti
domenica, 29 marzo 2009
La solitudine delle donne stuprate
da http://femminismo-a-sud.noblogs.org/
Daniela Valentini, assessore regionale del lazio, dopo aver visto la trasmissione di porta a porta (di cui vi abbiamo parlato) nella quale la ragazza protagonista dello stupro di capodanno è stata giudicata e condannata senza difesa e senza appello, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera pubblicata su repubblica. La ragazza, che stringiamo in un abbraccio solidale, ha risposto con una lettera straziante. Copiamo e incolliamo entrambi gli scritti, non per nutrire il pubblico morboso e assetato di sangue, non per legittimare la logica dei processi mediatici, non perchè riteniamo ci sia nulla da dimostrare e soprattutto non perchè riteniamo che per essere credibili in quanto vittime di stupro bisogna fare l'elenco delle ferite. Lo stupro esiste anche dove non c'e' sangue. La maggior parte delle vittime di stupro e molestia non possono dire di riportare ferite evidenti. Una discussione che ragioni di questo (fuori dai tribunali) non si può basare su questo grandissimo (e voluto) equivoco. In questo modo si agisce esattamente sullo stesso terreno nel quale vogliono portarci quelli che decidono entro quali limiti uno stupro possa definirsi tale. Riportiamo dunque le due lettere per farvi rendere conto di quello che una donna che denuncia uno stupro è costretta a subire in fase processuale e perchè su questo va fatta una battaglia culturale forte
Caro direttore, ho avuto modo di conoscere e parlare con Claudia - chiameremo così la ragazza stuprata a Capodanno - e di sentirla raccontare l'orrore che ha vissuto che l'ha segnata, ferite di cui non si libererà facilmente né in breve tempo. Ha subito un'operazione vaginale per la quale sono occorsi molti punti di sutura, ha visto il suo stupratore uscire di prigione dopo pochi giorni per concessione degli arresti domiciliari e ora è soggetta a processi in trasmissioni televisive senza potersi difendere. Ricominciamo dalla prima lettera dell'alfabeto: chi è la vittima, lei o lo stupratore? A chi viene imputato il crimine, a lei o allo stupratore? Chi difende la legge italiana, lei o lo stupratore? Una ragazza di 25 anni, residente in un paese della provincia romana, festeggia il Capodanno nella capitale e diventa vittima di un crimine orrendo, cerca di riprendersi, cambia lavoro, esce dalla sua cittadina, frequenta un centro antiviolenza che le dà sostegno psicologico e poi tutto ripiomba nel buio. Questo è successo l'altra mattina, dopo e servizi trasmessi la sera prima. Claudia è tornata in uno stato di disperazione dalla quale non sappiamo quando e come ne uscirà. Perchè i violentatori hanno sempre delle mamme che li difendono e vengono intervistate mentre le madri delle vittime si vergognano per e insieme alle figlie? Che razza di civiltà è questa? Dove sono i valori della nostra comunità? Forse è arrivato il momento di interrogarci tutti insieme, ma anche di dare risposte avanzate. Non si capisce bene cosa sia successo il 1° gennaio 2009, ma se la ragazza in qualsiasi circostanza sia avvenuto ha detto " NO BASTA!! ", chi ha insistito e persistito l'ha violentata, prova ne siano i punti vaginali che le sono stati necessari, le ecchimosi sul viso e sul corpo, i segni di strangolamento sul collo. Dove inizia l'autodeterminazione della donna, o anche quella è reato? Per questo voglio rivolgere un appello a tutte e soprattutto alle ragazze: noi abbiamo lottato tanto per affermare la nostra autonomia e libertà e abbiamo pagato tanto, ora dobbiamo avere la forza di ricominciare da capo non per chiedere qualcosa a qualcuno ma per affermare che ci siamo, contiamo e non vogliamo tornare indietro, in barba ai penpensanti che hanno già colpevolizzato le donne e le ragazze stuprate. Cara Claudia, non è né una responsabilità propria, né una macchia essere violate, ma è la società a doversi vergognare di non saper difendere le ragazze che denunciano le violenze, capace di trasformarle da vittime in carnefici. Oggi sono in molte a essere solidali con te come lo sono io.
Daniela Valentini.
"Lui libero, io umiliata,
così rivivo quella violenza"
Caro direttore, è stato bello leggere la lettera di solidarietà di Daniela Valentini pubblicata da Repubblica. Mi ha fatto sentire meno sola. Lo so che tante donne e tanti uomini mi vogliono bene. Questo mi aiuta ad alleviare la difficile situazione dalla quale molte volte non vedo vie di uscita e di futuro.
Me lo avevano detto che le difese degli stupratori dicono sempre che le donne erano consenzienti o che sono delle provocatrici. Me lo avevano detto che le difese di questi "bravi ragazzi" cercano di far passare il messaggio che in fondo in fondo ogni donna stuprata è una poco di buono. Io non ci credevo, non volevo crederci. Pensavo che non esistessero persone così ciniche e così cattive, e poi, nel mio caso, pensavo, c'e' la cartella clinica che dimostra la violenza che è stata esercitata contro di me.
Invece è successo anche a me, in una trasmissione televisiva il maschio viene giudicato non colpevole, io consenziente, da sola mi sono provocata i segni di strangolamento, le tumefazioni e le lacerazioni alla mia vagina.
Io ero una ragazza tranquilla, con il mio lavoro e la mia vita. Maledetta la scelta di passare la sera di capodanno a quella festa. Avevo lavorato fino alle ore 22 del 31 dicembre. Finito il mio turno, con un gruppo di amici abbiamo deciso di andare a Roma. Vorrei non esserci mai stata.
Oggi ho paura di tutto. Ho paura di camminare da sola. Ho paura del buio, ho paura del mio futuro. Vai ad una festa, un "bravo ragazzo" ti violenta e da allora cambia la tua vita. Ed il brutto è che cambia anche la vita della tua famiglia. Cara Daniela, lo so che non mi debbo vergognare, ma non è facile. Mi vedo sempre osservata, giudicata, condannata. potrò dimenticare? Potrò ritornare a fare una vita normale? Avevo iniziato, ci stavo provando, e poi quella trasmissione televisiva, quella sentenza senza potermi difendere, mi ha fatto tornare indietro.
Ora ho bisogno di dimenticare. Sono fiduciosa che sarà il vero processo a darmi giustizia. nel frattempo spero di avere un po' di pace. Forse il silenzio sul mio caso mi potrà aiutare.
repubblica.it
postato da floreana2 | 16:09 | link | commenti
politica, differenza, attualitĂ , in-formazione, femminicidio, corpi violati
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