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martedì, 30 giugno 2009

Maschilismo di Stato, morte della democrazia: Berlusconi si dimetta

Con questo appello, intendiamo richiamare l’attenzione pubblica sulla spirale negativa innescata dai comportamenti del ceto politico al potere in Italia: dai gesti quotidiani di disvalore verso il genere femminile si sta arrivando ad un attacco di stampo maschilista contro la stessa integrità delle istituzioni democratiche.

In altre parole, si passa da una democrazia incompiuta alla cancellazione stessa della democrazia.

Il Presidente del Consiglio è stato colto, infatti, nell’atto di passare da un utilizzo mercificato di corpi femminili per propri svaghi privati, ma giocati in luoghi destinati a fini pubblici, alla attribuzione diretta di cariche ministeriali e parlamentari (italiane ed europee) elargite come riconoscimento al fascino fisico delle candidate.

Questo comportamento è stato, da ultimo, anche sostenuto da dichiarazioni pubbliche quali” Gli italiani mi vogliono così...Sono sostenuto da un gradimento al 61%...Porto con me le veline (sulla scena del futuro G8) altrimenti ci prendono tutti per gay..”, insomma, potendo. così fan tutti.

Riconoscere che l’ampio consenso di cui gode tuttora Berlusconi vada attribuito in gran parte al fatto di interpretare modi di pensare e di agire patriarcali, radicati nel senso comune di uomini – e purtroppo anche di donne- non deve diventare un alibi per lasciare in ombra il pericolo rappresentato dalla sua permanenza in una delle più alte cariche dello Stato.

Quindi, vogliamo dire all’“utilizzatore finale” di prestazioni femminili che “grandi quantitativi” di italiane e italiani intendono contrastare questo degrado, al medesimo tempo personale e politico- due sfere implicate da sempre, al di là di ogni contrapposizione astratta e funzionale al protagonismo storico del sesso maschile.

E' necessario fermare la pericolosa deriva autoritaria di una società che si presenta incardinata sulla esclusione femminile e sulla disuguaglianza (di sesso, di razza, di condizione) e che sta compiendo il passo fatale: dalla riduzione al potere oligarchico maschile alla completa erosione degli assetti democratici, violando la pari dignità umana di donne e uomini, la libera espressione del pensiero, la libera informazione, la libera competizione nella rappresentanza.

Chiediamo a chi si riconosce in questo appello di dare avvio ad un movimento che, partendo dalla conoscenza dei fatti, elabori in forma partecipata azioni incisive tese ad ottenere, come atto primo indispensabile per il rispetto di elementari principi di democrazia e di civile convivenza fra i sessi, le dimissioni di Berlusconi e dei suoi fidi seguaci dalle cariche pubbliche.

Maria Grazia Campari
Floriana Lipparini
Lea Melandri

 

 

Care amiche e cari amici,
con l'appello che vi mandiamo, chiedendovi, se lo condividete, di firmarlo, abbiamo creduto di interpretare un sentimento diffuso di rabbia e impotenza da parte di molte e molti, consapevoli della gravità e complessità delle vicende che hanno al centro il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ma anche della debolezza, inadeguatezza di chi vi si oppone a livello istituzionale, ciò che inevitabilmente comporta un grave deterioramento della nostra democrazia.
Chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi, e iniziative incisive a tale riguardo, sappiamo che non è risolutivo dei cambiamenti profondi che stanno attraversando la nostra società, ma lo consideriamo tuttavia un modo per uscire dall'acquiescenza generale, per mandare un chiaro segnale: che tutti saranno d'ora in poi sorvegliati da un'opinione attenta, e contrastati.
Se siete d'accordo, vi preghiamo di trasmettere la vostra adesione all'indirizzo mail sotto indicato e di inoltrare l'appello a chi di vostra conoscenza ritenete possa aderire.
Grazie e cari saluti

Maria Grazia Campari
Floriana Lipparini
Lea Melandri



_Per adesioni:_
mariagrazia.campari@tiscali.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
lilianamoro@tiscali.it

da www.zeroviolenzadonne.it

postato da floreana2 | 15:23 | link | commenti (1)
politica, riflessioni, differenza, attualitĂ , campagna

domenica, 28 giugno 2009

Se il potere diventa femmineo

di Lea Melandri

Quando scrivevamo, nei documenti del movimento delle donne, che era necessario analizzare i “nessi” tra sessualità e politica, non pensavamo tanto alla vita privata di uomini che rivestono importanti cariche istituzionali, quanto al fatto inequivocabile che il potere è sempre stato in mano maschile e che la sessualità gioca un ruolo di primo piano, sia nella sfera personale che in quella pubblica.
Ma non c’è dubbio che, quando le vicende personali riguardano un capo di governo e il palcoscenico in cui si accampano è aperto agli occhi del mondo, l’interesse cambia.
Non si tratta più solo del piacere di spiare i segreti di una singola vita, ma dell’occasione inaspettata di toccare con mano tutto ciò che si muove nascostamente dietro i rituali della politica, le fantasie, i desideri, i tic, le paure con cui ogni individuo si trova ad agire nello spazio pubblico, pur tentando di rimuoverli, spostarli altrove, contenerli entro il perimetro circoscritto di una casa.
La valanga che si è via via ingrossata fino a minacciare il governo di Silvio Berlusconi è partita da un interno di famiglia, dallo sguardo lucido e determinato di una donna collocata sul confine impercettibile che sta tra il ruolo di moglie e di first lady, una soglia da cui è possibile cogliere intrecci, annodamenti insospettati per chi concepisce separazioni nette tra politica e affetti, tra compiti istituzionali e consuetudini domestiche.


Per quanto possa sembrare paradossale, il consenso di cui gode Berlusconi si appoggia in gran parte sul piano inclinato della sua scarsa credibilità istituzionale, su quello che è riuscito a conservare di comune e quotidiano rispetto alla massa anonima dei cittadini, limitandosi a supportarlo di un potere economico e di prestigio sociale ineguagliabili.
Il tratto esibito di ‘seduttore sedotto’ –dalla propria immagine, dal riflesso che ne rimandano i volti plaudenti dei suoi estimatori- lo avvicina alla figura, accattivante per entrambi i sessi, di una mascolinità che non sdegna inclinazioni femminee, che alla prova muscolare preferisce l’abbellimento, alla voce imperiosa la battuta di spirito e l’allusione maliziosa, o il gesto impertinente dell’eterno fanciullo.
La patologia, a cui ha accennato velatamente Veronica Lario  -“un uomo che non sta bene”- è, sotto un certo aspetto, la ‘normalità’ che dà forma ai sogni della maggior parte degli uomini, virili per obbligo e sotterraneamente invidiosi delle attrattive consegnate alla donna, compiaciuti del prestigio che dà, presso i propri simili, la quantità di conquiste femminili, ma anche sensibili alla seduzione che il gineceo riflette sul suo custode e amatore. “ Con homme à femmes –scrive Pierangiolo Berrettoni nel suo libro Il maschio al bivio (Bollati Boringhieri 2007)- intendo riferirmi a un particolare tipo psicologico e comportamentale, caratterizzato da un’attrazione esclusiva, totalizzante e ossessiva verso le donne, forse verso la Donna e il cosiddetto eterno femminino. Una forma di ‘amore’, in fondo, anche se un amore profondamente diverso da quello romantico, indirizzato verso un  particolare oggetto individuale, mentre questa variante di amore è indirizzata piuttosto verso una classe, forse addirittura una categoria, un’immagine mentale: quella della donna, appunto”.


Più che a Eracle, l’eroe della forza virile e delle ‘fatiche’ -incarnazione dell’ordine logico, ma anche sociale ed etico, che separa l’uomo dalla donna, la fierezza del guerriero, la rispettabilità del cittadino, dall’abbandono edonistico-, Berlusconi assomiglia ad Adone, “il dio della congiunzione, perché tutto quello che ha a che fare con la seduzione e la seduttività spinge verso la congiunzione degli esseri”.
A scompigliare gli ordinati rituali della pòlis, a muovere l’indignazione ora moralistica ora politicamente interessata degli avversari, non è solo l’uso spregiudicato di leggi a proprio favore, l’abuso di potere, il disprezzo del parlamento e dei giudici, ma, sia pure in modo più sotterraneo, l’affiorare di una costellazione di tratti maschili disarmati e disarmanti: l’illusionismo magico del sofista, il delirio di onnipotenza del bambino, per il quale il linguaggio è una forza capace di catturare le persone, la parola che affascina e inganna, svia e fuorvia, portando l’altro dove vuole.
La seduzione è il contrario della razionalità e della rispettabilità, che la politica tradizionale chiede a chi riveste ruoli istituzionali di rilievo. Combatterla invocando verità, rigore morale, separazione tra vita personale e impegno pubblico, non può che sortire l’effetto opposto: svelare la potenza del sottosuolo inquieto e mai domato della politica, o, per usare una suggestiva immagine di Alberto Asor Rosa, “il mare ribollente, infido, ribelle…il mondo delle cose che non siamo stati capaci fino a questo punto di dire”.
E fra i ‘non detti’ più pesanti ci sono sicuramente le molte facce della violenza che ha segnato storicamente il rapporto tra i sessi, le conseguenze nefaste di una civiltà che ha preteso di emancipare il maschile dal limite imposto dalla radici biologiche di ogni vivente, corredandolo di una ‘superiorità’ imposta con la forza all’altra metà della specie umana.
Di questa vicenda, essenziale per capire lo sviluppo delle civiltà finora conosciute, le analisi oggi non mancano, così come sono sotto gli occhi di tutti i cambiamenti avvenuti nel rapporto tra uomini e donne.
Ma è proprio questa consapevolezza nuova, le libertà che ha prodotto rispetto ai vincoli famigliari e comunitari, il ribaltamento di categorie concettuali e codici morali, a essere tenuta ai margini del dibattito pubblico, considerata sprezzantemente il residuo fastidioso di frange femministe fuori moda.

Berlusconi ha fornito al binomio sessualità e politica il ‘nesso’ più facile e superficiale, così scontato da risultare ingenuo, frutto dell’impulso irresistibile di chi si sente investito di un potere illimitato: compensare le donne che gli hanno concesso il piacere della loro aggraziata presenza con l’offerta di candidature, concedere al corpo femminile, alle sue attrattive, un passaporto inusuale di cittadinanza e rispettabilità.
Nell’ignoranza, reale o voluta, di un pensiero e di una pratica, come quella del femminismo, che ha portato allo scoperto le profonde implicazioni politiche sepolte nel rapporto tra uomini e donne, tra individuo e collettività, biologia e storia, ogni sforzo di districare la poltiglia vischiosa in cui sta sprofondando la sfera pubblica, non può che portare alla biforcazione più nota e prevedibile: ridurre il tratto ‘personale’ del potere a gossip, intrattenimento voyeuristico, spettacolo, o aggrapparsi alla tradizionale, rassicurante ma ormai impraticabile separazione tra corpo e polis, vizi privati e pubbliche virtù.

da universitadelledonne.it

postato da floreana2 | 19:20 | link | commenti
politica, riflessioni, differenza, attualitĂ 

venerdì, 26 giugno 2009

26 giugno: Giornata Internazionale per le Vittime di Tortura

Vent'anni fa entrava in vigore la Convenzione dell' Onu contro la tortura

di Paola Lezzi

Vent’anni fa, il 26 giugno 1987, è entrata in vigore la convenzione dell’ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti. Da allora, 132 dei 193 Stati membri dell’ONU hanno aderito alla convenzione. Ciononostante, la tortura continua a essere praticata e gli autori di tali atti restano a oggi impuniti, anche nei Paesi che hanno ratificato la convenzione. Dunque resta la necessità di maggiori interventi attivi a livello regionale, nazionale e internazionale, con l’obiettivo dell’eliminazione della tortura ovunque nel mondo.

L´eliminazione della pratica della tortura nel mondo costituisce una della maggiori sfide della comunità internazionale, da affrontare su diversi piani. Una della azioni di maggiore portata nella battaglia contro la tortura è proprio il "far sapere".

Alcune iniziative:

Amnesty International e la casa di distribuzione e produzione cinematografica Fandango organizzano a Roma, in piazza di Pietra, una manifestazione per chiedere la chiusura del centro di detenzione di Guantánamo Bay.

Il centro è stato aperto l’11 gennaio 2002 e da allora vi sono entrati 750 prigionieri, di più di 45 nazionalità.

Torture, umiliazioni, discriminazione, aggiramento dei tribunali e disprezzo per i trattati internazionali, nella quasi totale impunità hanno caratterizzato cinque anni e mezzo di vita di Guantanamo. Anziché rafforzare la sicurezza, queste pratiche hanno indebolito i diritti umani e la legge che rappresentano il migliore antidoto all’insicurezza.

CIR Progetto VI.To. - Accoglienza e cura delle vittime promuove due importanti iniziative: alcuni rifugiati del Progetto Vi.To. saranno protagonisti dello spettacolo teatrale Casa occupata, tratto dal racconto di Cortázar, che si terrà al Teatro India a Roma; verrà, inoltre, lanciata la “Campagna Fermiamo la tortura”, raccolta firme per una petizione che chiederà al governo d’introdurre il reato di tortura nel codice penale, misura richiesta da più di vent’anni.

Il Gruppo 19 di Bologna organizza la serata: “Poesie da Guantánamo. Reading e musica contro la tortura”.

È prevista una lettura pubblica di alcune delle poesie contenute nel libro “Poesie da Guantánamo: la parola ai detenuti” di Mark Falkoff, edizioni EGA.

Per la prima volta, dopo sei anni, i detenuti e gli ex detenuti di Guantánamo prendono la parola, attraverso 22 poesie, scritte "da dietro le sbarre" da 17 autori, per denunciare la propria condizione, raccontare la propria sofferenza, ma anche e soprattutto per resistere e mantenere viva la propria coscienza.

da smemoranda.it

postato da floreana2 | 15:40 | link | commenti
poesia, politica, la memoria storica, guerre, attualitĂ , campagna, corpi violati