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giovedì, 30 luglio 2009
Un vero uomo?
di Gianguido PAGI Palumbo

Chi è oggi un “Vero Uomo”, come un giornale russo ha definito il nostro Premier?
Negli ultimi giorni sono stati pubblicati su questo tema quattro articoli molto belli e utili, che mi hanno spinto a scrivere queste righe: Ida Dominijanni sul Manifesto del 14 luglio (Uomini che amano le donne), Chiara Saraceno sulla Repubblica del 24 luglio (La sindrome del maschio), Eva Cantarella intervista da Rinaldo Gianola sull’Unità di domenica 26 luglio (Il sesso e il potere) e John Lloyd sulla Repubblica del 27 luglio ( Perché per noi inglesi Silvio è inconcepibile ).
Ida Dominijanni scrive di una “inconfessabile complicità maschile pronta a scattare trasversalmente ed inconsciamente”.
Eva Cantarella in un passo confronta la società sessantottina e quella odierna sottolineando le speranze femministe di allora che “il mondo potesse cambiare, che i rapporti tra uomo e donna potessero emanciparsi finalmente dalla doppia morale e da un Maschilismo che offendeva anche gli uomini”.
John Lloyd, l’unico autore uomo fra le quattro citazioni scelte, propone un’analisi del caso Berlusconi sintetizzando in una frase la sua sindrome: “l’Uomo eccitato da se stesso, dalla sua abilità, dal suo potere.” Il giornalista inglese sostiene che la vera forza di quest’uomo sia paradossalmente la sua “umanità”, la sua emotività non repressa e giocata come chiave di comunicazione con gli italiani e le italiane, il suo essere molto potente ma anche molto simile alla maggioranza dei cittadini compresa una mascolinità assolutamente tradizionale.
Chiara Saraceno accusa di complicità gli uomini italiani, considerando inaccettabile il silenzio dei Politici e della Chiesa Cattolica e conclude ….“Non si sentono uomini ribellarsi a questa immagine della maschilità e dei rapporti uomo-donna”.
E’ interessante notare che dei quattro articoli, i tre scritti da donne accusano gli Uomini di omertà, di complicità, di passività e codardia, elaborando analisi e teorie molto strutturate e assertive, mentre l’articolo del giornalista inglese conclude provocando gli altri uomini politici, non solo italiani, chiedendo loro di saper essere altrettanto “umani”, trasparenti, emotivi e trascinatori di Berlusconi (senza però imitare i suoi comportamenti e le scelte politiche): “Chissà che altri non imparino da lui ?”.
Dopo queste prime sintesi vorrei soprattutto provare a rispondere alla sociologa Saraceno.
Negli ultimi mesi è capitato spesso di leggere su quotidiani e riviste articoli di donne conosciute e molto stimate, anche da chi scrive, che ragionando sulla violenza, sulla prostituzione e problemi connessi, chiamano esplicitamente in causa gli uomini: dove siete, cosa pensate, cosa fate?
A me sembra giusta e necessaria questa chiamata in correo, soprattutto se rivolta a Uomini Pubblici Italiani, politici, intellettuali, professionisti affermati, dirigenti, che si sono espressi poco o nulla.
E’ strano invece e mi dispiace molto e quasi quasi mi fa proprio arrabbiare, che queste stesse autrici sconoscano o dimentichino di citare i casi di uomini che da anni si esprimono e si impegnano privatamente e pubblicamente proprio per un cambiamento della Maschilità “tradizionale”, attraverso piccoli Gruppi nati da anni e più recentemente in molte città italiane, al nord al centro ed anche al sud, e ultimamente, dal maggio 2007, anche tramite l’associazione nazionale MASCHILE PLURALE che organizza incontri, iniziative, appelli.
Negli ultimi mesi qualche rarissimo articolo ha citato l’esistenza di questo “movimento” che da anni percorre l’Italia come un fiume carsico, ma è veramente ancora debole il riconoscimento e l’incoraggiamento pubblico dell’impegno iniziato e in corso.
La miseria umana tutta maschile (ma in parte anche femminile) che esprime la storia recente di Berlusconi con le donne, è ancor più rafforzata dalla ugual miseria espressa dai suoi collaboratori uomini molto attivi: uno gli forniva le Ragazze in cambio di favori economici professionali, un altro lo difendeva e cerca di difenderlo pubblicamente e privatamente, i colleghi di Partito e di Governo. E’ vero, il silenzio di tutti gli altri in tali casi è complicità , è omertà.
Io credo purtroppo, come i dati dimostrano (9 milioni di uomini adulti clienti di prostitute e prostituti all’anno in Italia) che Berlusconi non sia affatto l’unico uomo pubblico e politico che frequenti abitualmente prostitute, e già questa idea mi intristisce e mi rimanda alla miseria umana di uomini che non riescono a vivere la loro affettività e la sessualità in modo “sereno” e che comunque sentono il bisogno di monetizzare anche quella parte della loro vita.
Ma il caso di Berlusconi ci riguarda come uomini per la sua estremizzazione di una ossessione sia di genere che generazionale: il maschio “maturo” che ha “bisogno” di sfogare le sue tensioni sessuali dimostrando a se stesso e a gli altri che può ancora “farcela” e che può anche ottenere con i soldi e il suo potere pubblico e privato ogni possibile corpo umano da “utilizzare”.
E’ proprio la relazione fra Potere, Sesso, Denaro, fra mascolinità e prostituzione che nella storia di Berlusconi deve provocarci come uomini e soprattutto come uomini in cerca di nuove identità, di cambiamento, di riscoperta di una possibile mascolinità non basata sul patriarcato, sulla ossessione del possesso, sulla violenza, sulla monetizzazione, sulla competizione, sulla prestazione, sulla quantificazione del rapporto con le donne: quante relazioni, quanto piacere, quanto tempo…..
Parallelamente è giusto e necessario dire che in Italia e nel mondo non tutti gli Uomini di Potere sono come Berlusconi: “Il successo di Obama, soprattutto fra la popolazione femminile è determinato dal fatto che egli simboleggia i valori che chiediamo agli Uomini di avere: principi etici, moralità, impegno civile” (Eva Cantarella nella sua intervista all’Unità).
Alcuni gruppi italiani e l’associazione Maschile Plurale stanno sempre più affrontando la questione della Prostituzione sia in vista delle modifiche di Legge, sia per il rapporto strettissimo e drammatico con l’Immigrazione e la Criminalità attraverso la tratta delle ragazze dall’estero.
Noi Maschi, Noi Uomini, siamo in crisi, e da tempo. Lo sappiamo bene e ce lo confermano tutte le analisi serie effettuate in diverse parti del mondo. I nostri figli Maschi, fin da bambini e poi adolescenti e poi giovani, non sanno cosa e come essere, e fanno molta fatica a crescere e maturare.
La stessa Democrazia, in cui crediamo ancora e che in Italia sta subendo una sorta di mutazione genetica pericolosa, deve rinnovarsi anche sulla base di Nuove Identità Maschili dei cittadini e ancor di più degli uomini con responsabilità pubbliche. Nuove identità maschili non possono che nascere dalla comprensione di cambiamenti in atto, della liberazione di energie dinamiche che ci porteranno alla nascita e riconoscimento pubblico e perfino istituzionale di un numero di Generi Umani non più limitato alla sola binomia Maschile - Femminile. Solo attraverso questa coscienza dei mutamenti individuali e sociali noi uomini potremo creare, progressivamente, nuove figure, tipologie, identità maschili dinamiche, diverse dal passato. Diverse dai timbri esclusivi della “forza”, della “razionalità”, della “durezza”, del “potere”, del “possesso”, senza rinunciare a tutte queste componenti che peraltro appartengono sempre più anche alle Donne, ma facendo emergere ed esprimere maggiormente anche altre componenti di ogni essere umano troppo spesso represse: fantasia, creatività, volontà, generosità, rispetto, umiltà, plasticità, elasticità. Scopriremo che la forza, la bellezza, la gioia, la serenità, il fascino, la resistenza di un Essere Umano stanno proprio nella sua varietà, nella sua ricchezza, multiversità, dinamicità, disponibilità, e nel riconoscimento della necessità di completamento, di scambio, di comunicazione con altri esseri umani, fisiologicamente, caratterialmente, storicamente, diversi: femmine, maschi, omosessuali, bisessuali, transessuali.
La rarità molto italiana di diffusione del Potere Femminile, in Partiti, Istituzioni ed anche in Aziende, accanto alla recrudescenza della violenza sulle donne, in privato e in pubblico, e la negazione della omosessualità, della bisessualità e della transessualità, riflettono la rigidità e la arretratezza della nostra Società.
Proprio del valore dell’Identità Multipla dell’essere umano parla un “uomo”, uno dei pensatori contemporanei più interessanti di origini indiane, Amartya Sen, nel suo libro “Identità e Violenza” :
“La Cittadinanza, la residenza, l’origine geografica, il Genere, la classe, la professione, la politica, le abitudini alimentari, gli interessi sportivi, i gusti musicali, gli impegni sociali ed altro, ci rendono membri di una serie di “Gruppi”. Ognuna di queste collettività a cui apparteniamo simultaneamente, ci conferisce una Identità Specifica. Nessuna di esse può essere considerata la nostra Unica Identità o la nostra unica categoria di appartenenza”. E conclude il libro:
“Non dobbiamo mai permettere che la nostra mente sia divisa in due da un orizzonte”.
L’Appello contro la violenza sulle donne rilanciato agli inizi del 2009 dalla associazione nazionale MASCHILEPLURALE si concludeva con queste parole:
“Chiediamo che si apra in Italia finalmente una riflessione pubblica tra gli Uomini, nelle Famiglie, nelle scuole e nelle università, nei luoghi di lavoro, nel mondo dell’informazione e della politica, una riflessione comune capace di determinare una svolta nei comportamenti di ciascuno di noi.”
Speriamo che anche questa iniziativa possa contribuire a far rinascere un’Italia migliore, dopo troppi anni di vero impoverimento umano oltre che economico.
Gianguido PAGI Palumbo
dell’associazione nazionale MaschilePlurale www.maschileplurale.it
autore di "Teresina una storia vera" (ed. Ediesse nov 2008),
dedicato al 25 novembre Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne
da zeroviolenzadonne.it - maschileplurale.it
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Il libro "Teresina - Una storia vera" racconta la vita di una donna veneziana molto particolare per la sua carica vitale di ironia, intelligenza, passione e voglia di vivere. Nata povera nel 1923 è morta altrettanto povera nel 1980 a soli cinquantasette anni: orfana, prostituta, alcolista, «artista» come spesso amava definirsi, madre di un solo figlio maschio, moglie un po' per convenienza un po' per affetto di un ex pugile in libertà vigilata, cattolica a suo modo e comunista a suo modo.
Teresina è la storia di una donna, ripetutamente picchiata dal marito e dal figlio, fino alla morte dovuta ad una combinazione fatale della cirrosi epatica con le percosse dei familiari su un corpo ormai incapace di guarire dagli ematomi e dalle ferite. La sua vita disperata e la sua vitalità irriducibile nella Venezia del dopoguerra fino agli inizi degli anni '80 sono un simbolo forte, purtroppo ancora attuale, di tante grandi contraddizioni di pochi decenni addietro e dell'Italia contemporanea.
Il narratore Gianguido Palumbo testimone della storia di Teresina, scrive nella doppia veste di ex vicino di casa negli ultimi cinque anni di vita della protagonista, e di co-fondatore dell'associazione italiana MaschilePlurale.
Il libro, nato in collaborazione con l'associazione rEsistenze per la memoria e la storia delle donne in Veneto, è dedicato alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
postato da floreana2 | 22:47 | link | commenti
politica, riflessioni, differenza, uomini contro, attualitĂ , corpi violati
lunedì, 27 luglio 2009
Il cammino dei sentieri perduti
di Floriana Lipparini

Il silenzio che inghiotte ogni sasso lanciato nello stagno in questa surreale estate ha il tanfo di una mefitica palude. In Italia succede di tutto, ma nulla cambia.
E anche nel resto del mondo non va molto meglio. Perché si annuncia la pandemia un giorno come l’apocalisse e il giorno dopo come una normale influenza?
Per quali motivi, con quali scopi?
Il rischio è che una folla spersonalizzata e anonima segua ciecamente le note di un’irresistibile musica suonata da diabolici pifferai che la condurranno, come nell’antica fiaba, a precipitare nell’abisso del nulla.
Il nulla inteso come definitiva rassegnazione a un mondo costruito sul dominio oligarchico di alcuni centri di potere, decisi a restringere sempre di più persino la sfera di quei diritti che si credevano definitivamente conquistati nel Novecento.
Un mondo di persone rassegnate a non poter influire sull’andamento delle cose, o quantomeno a illudersi soltanto di farlo.
Personalmente non credo che questo sonno della ragione possa durare per sempre, altre volte nella storia il corso degli eventi ha cambiato direzione quasi da un giorno all’altro.
Tuttavia il potere ha molti mezzi a disposizione per intorbidare le acque. Tenere incollate le persone a un continuum spettacolare che ottenebra le menti, mischiando fiction e vita, è un gioco da ragazzi. Ma esistono anche mezzi più facili da diffondere in un attimo, come la paura. Paura del terrorismo. Paura della crisi economica. Paura dell’immigrazione. Paura delle epidemie.
Chi ha paura non esce di casa. Non viaggia. Non stringe relazioni. Non stringe mani. Non frequenta luoghi affollati. Insomma, non agisce, non protesta, non rivendica diritti, non sogna libertà.
Di fronte a questi attacchi globali la cui natura sfugge ad analisi ormai logore, le vecchie sinistre (quel che ne rimane) sembrano sbigottite, incapaci di risposta, legate a schemi che non funzionano più.
La parzialità della loro visione che ha sempre rimosso le proprie “eresie”, rinunciando alla ricchezza plurale e articolata delle differenze, da tempo si rivela inadeguata al compito di fronteggiare le nuove forme del dominio.
Riprendere la strada oggi potrebbe significare riscoprire sentieri trascurati dalla sinistra ufficiale perché ritenuti eterodossi o troppo utopistici: parlo di un comunismo “arcaico” e primigenio, quello della mutualità, dell’autogestione, dell’economia dello scambio, dell’educazione libertaria…
Esperimenti mai tentati, se non nella Spagna repubblicana del 1936.
Ipotesi che a ben vedere s’incrociano con le proposte più avanzate di teoriche e teorici del nostro tempo.
Dove trovare le energie per iniziare a percorrere questo cammino dei sentieri perduti? Le donne coscienti di sé, della storia di genere, dei diritti mai veramente ottenuti, le donne che hanno imparato a coltivare una forte libertà interiore e un inesorabile pensiero critico, forse potrebbero.
Focolai di ribellione femminile si sono accesi e si accendono di continuo, in un percorso che ancora non è riuscito a generalizzarsi, ma contiene in sé i germi di una profonda trasformazione, visioni di società radicalmente alternative nei principi, nei metodi, nei contenuti e nella struttura.
Non penso alla separatezza, che sarebbe una sorta di integralismo. Ma a nuovi tipi di alleanza. Nei territori dove più pesantemente la speculazione neoliberista avvelena, inquina, distrugge, rapina e fa di ogni luogo un incubo di cemento, o un deserto senza futuro, sono nati altri e validissimi focolai di resistenza, comitati dove donne e uomini agiscono bene insieme. Con queste nuove realtà di base un cammino comune è possibile e produttivo, fuori dalle logiche miopi e strumentali del passato.
Eppure troppe donne non riescono a uscire dalla prigione di cristallo – non solo un soffitto – del legame con partiti e organizzazioni politiche tradizionali, proprio nell’epoca in cui più evidente e impermeabile si è mostrato l’impianto maschilista di tali realtà.
Dobbiamo pensare che davvero le donne siano condannate all’inesistenza pubblica da una propensione al soccorso “maternale” dei compagni intesi in senso lato, vale a dire da un irrisolto rapporto diseguale fra i sessi che contamina di sé anche le relazioni politiche?
Oppure questo è il tempo in cui si deve scegliere e ci si deve assumere la responsabilità di dare seguito coerente alle teorie che fanno del pensiero femminista, e della sua autonomia, una delle poche strade di salvezza rimaste?
A dispetto del tabù che da tempo ha purtroppo iniziato a circondare persino il vocabolo che designa questo arco di storia delle donne, fra le nuove generazioni.
C’è una sfera ormai deserta nella vita collettiva, quello spazio pubblico non istituzionale e non privato in cui si pongono le basi del dibattito critico e della trasformazione possibile, Hannah Arendt insegna.
Luoghi fisici e mentali di incontro e confronto, di cui rivendicare il diritto d’uso nelle città dove mancano, e da ripopolare nelle città dove esistono.
Luoghi da far vivere concentrandovi iniziative e proposte sul presente e sul futuro della polis, in base a pratiche, desideri ed esperienze.
Luoghi da collegare per rendere forte e visibile una presenza di donne interessate davvero ad agire, contrastando la deriva umana e civile, apparentemente inarrestabile, che ci ammorba il respiro.
Vogliamo seriamente parlarne a partire da settembre?
da womenews.net
postato da floreana2 | 23:17 | link | commenti (2)
riflessioni, differenza, attualitĂ , corpi violati
sabato, 25 luglio 2009
DIRITTO DI ACCESSO AL CORPO FEMMINILE SANCITO PER SENTENZA
femminismo a sud

Facciamo che siete in ufficio e un collega vi tocca, più volte, insistentemente, in modo imbarazzante, senza che voi lo abbiate mai richiesto e soprattutto senza che abbiate mai mostrato di gradire un simile trattamento. Esiste secondo voi un diritto delle donne a dire quanto e come si può accedere al proprio corpo?
Evidentemente no. Secondo una ultima sentenza di cassazione esiste invece un diritto degli uomini all'accesso al corpo delle donne a patto che non sia visibile "ebbrezza sessuale". Di contro si stabilisce che una donna ha quasi il dovere a farsi toccare senza lamentarsi.
Come dovrebbe rendersi visibile la ebbrezza sessuale la cassazione non lo dice. Dunque: forse potete dire di no alla manipolazione corporea se lui esibisce un pene turgido in vostra presenza. Oppure potete dire di no se lui eiacula visibilmente nei pantaloni. O ancora potete dire di no se con una mano vi tocca e con l'altra si masturba strofinandosi sulla vostra scrivania (e anche questo però può essere opinabile perchè può dire che ha le piattole e deve grattarsi).
Altrimenti è chiaro che voi dovete essere valium per i vostri colleghi, prozac per amici e parenti, decorative e disponibili per ogni estraneo "purchè non vi sia ebbrezza sessuale".
Quello che fa rabbia è che tutto ciò avviene in coerenza con molte altre sentenze. Come quella che afferma una sorta di vis grata puellae, formula utilizzata nei processi per stupro per difendere gli stupratori, motivo per cui se lasci che un uomo ti tocchi poi non puoi lamentarti se ti stupra. Come quell'altra che dice che iniziare un rapporto significa che non puoi mai interromperlo. Non puoi averci ripensato. Non puoi lasciare la storia a metà altrimenti a lui, il coso, resta insoddisfatto e lui non ama restare insoddisfatto no?
La somma di queste sentenze produce un quadro giuridico schizofrenico che poi è rappresentativo della mentalità di un intera nazione.
Se sei donna non puoi rifiutarti di essere toccata. Se ti fai toccare non puoi rifiutare un rapporto sessuale. Se non rifiuti un rapporto sessuale non puoi ripensarci dopo i preliminari.
Bastava dire che siamo oggetti, bambole gonfiabili sempre disponibili per ogni uomo dalla mano lunga. Bastava dire questo, molto semplicemente. Ma anche a dirla con parole forbite l'effetto è lo stesso. La sentenza è bocciata e i giudici non dovrebbero diventare giudici senza aver fatto corsi di approfondimento sulla differenza di genere e sui diritti delle donne a scegliere chi toccare e da chi farsi toccare.
E' una sentenza ignobile, come molte altre sentenze ignobili in una italia che è tra gli ultimi posti dei paesi occedentali per garanzia dei diritti alle donne. Noi sappiamo il perchè. Lo sperimentiamo sulla nostra pelle ogni giorno.
da femminismo-a-sud.noblogs.org
postato da floreana2 | 15:01 | link | commenti
politica, riflessioni, differenza, corpi violati
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