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martedì, 29 settembre 2009 “Quella del Trattato di Lisbona non è l’Europa che vogliamo!”, dicono le femministedi Beatrice Ippolito Al referendum del 12 giugno 2008, chiamati a dare o meno il proprio assenso alla ratifica governativa del Trattato di Lisbona, il 53.6% degli irlandesi rispose con un clamoroso “NO!”. Di essi la maggioranza erano donne. “Ingrati!”, gridarono indignati e stupiti vari media europei. L’immagine che venne fatta circolare fu quella di un paese animato da fieri sentimenti antieuropei, frutto di egoismo e di ignoranza.
Tra meno di due settimane, il 2 ottobre 2009, la Repubblica d’Irlanda sarà nuovamente chiamata a referendare sul medesimo quesito senza che, nel frattempo, il Trattato sia stato fatto oggetto di una qualche revisione o rettifica che giustifichi il disattendimento di una volontà popolare sgradita ma pur sempre democraticamente espressa. Perché un nuovo referendum? Ma davvero gli irlandesi sono maggioritariamente euro-scettici? Ed è vero che le irlandesi sono contro l’Europa e ne vogliono star fuori? Uno dei timori dell’Irlanda Cattolica è che la ratifica del Trattato di Lisbona dia la stura alla liberalizzazione dei servizi abortivi, mettendo fine alla singolarità che fa dell’Irlanda forse l’unico paese nell’EU dove l’aborto è bandito come crimine e come peccato. Considerata la maggioranza cattolica, le donne irlandesi, sono dunque, per lo più, antiabortiste? Le femministe dublinesi dell’Open Feminist Forum, riunitesi al Buswell Hotel la settimana scorsa per discutere sulla questione referendaria, hanno concluso i lavori con un appello a dire nuovamente “No!”. Non proprio, visto che tutte le intervenute hanno tenuto a sottolineare, in apertura di discorso, la propria appartenenza all’Europa. “Non si tratta di dire “No” all’Europa.”, - dicono. “Si tratta di dire “No” a un trattato che pone al centro degli interessi europei, non le persone, ma il mercato.”. Tra gli articoli del Trattato, quello più contestato è l’Art. 14 che legalizza la “crescente liberalizzazione dei servizi di interesse economico generale.”. I servizi di interesse economico generale sono, per intendersi, gli ospedali, le scuole, i trasporti, le telecomunicazioni, l’acqua, la luce, il gas e tutto quanto non ancora privatizzato nel servizio pubblico generale. Ciò che sta a cuore all’Europa del Trattato, sostengono i comitati per il “No” in particolare il capitolo intitolato Public Services &Economic Issues è il libero mercato e la libera concorrenza che ne è il principio ispiratore. L’interesse è così prioritario che il Protocollo n.6 del Trattato si preoccupa di garantire che “... the intended market as set out in Articles [1 -3] ... includes a system ensuring that competition is not distorted.” – detto mercato come stabilito negli articoli da 1 a 3 ... preveda un sistema che garantisca che la concorrenza non abbia a subire distorsioni. -. In ottemperanza a tale principio, “... essential public services such as water and sanitation, public transport, energy, post and telecoms…” – servizi pubblici essenziali come acqua, sanità, trasporti pubblici, energia, servizi postali e di telecomunicazioni – potrebbero, pertanto, venire rinegoziati come “economic activities” – attività economiche - “suitable for trade” – passibili di commercializzazione. “Attività economica”, la Corte di Giustizia Europea stabilisce che sia qualsiasi servizio che abbia “...the essential characteristic ..” – la caratteristica essenziale - “...that it must be provided for remuneration...” – di essere fornito a fronte di prezzo pagato...”. Ora, dicono le femministe dublinesi del Forum nel loro foglietto informativo,, “... the majority of those working in public services are women ...” – quelli che operano nel settore del pubblico impiego sono in maggioranza donne. -. Son le donne, più che gli uomini, che si rivolgono ai servizi pubblici per cure mediche, esami, gravidanza; sono donne, più che uomini, quelle che si occupano dei servizi di cura ai minori, ai malati, agli anziani; sono donne, più che uomini, quelle che operano nei settori educativi, donne quelle che maggiormente affollano i mezzi di trasporto pubblico. Le donne irlandesi sanno già cosa significano i tagli ai contributi familiari per i minori in età prescolare o disabili; le donne irlandesi che lottano nei comitati per la casa sanno cosa han voluto dire gli ulteriori tagli ai fondi per la riqualificazione dei quartieri popolari attesi ormai da decenni. E “..Lisbon, which deepens the very policies that have caused the economic crisis, would make the bad situation worse.” – (il (trattato di ) Lisbona che accentua le politiche che hanno portato alla crisi economica, è probabile che renda la già cattiva situazione ancor peggiore. – perché per stare ai dettami del Patto di Stabilità come ribadito nell’Art 136, i governi non faranno che effetture tagli alla spesa pubblica privatizzandone i servizi e facendone ricadere i costi sui lavoratori e in particolare sulle donne. Quanto alla Carta dei Diritti Fondamentali, è vero, il Trattato li fa suoi ma senza ampliare la gamma dei diritti da difendere e anzi erodendoli di fatto con l’introduzione di numerose eccezioni. E quel che è peggio è che il Trattato tace sui diritti riproduttivi e sessuali; tace sul diritto alla libertà femminile; tace sulla violenza contro le donne; tace sui servizi a sostegno della maternità e dell’infanzia. Le femministe irlandesi temono anzi che la Corte di Giustizia Europea deponga a favore del mercato e contro i diritti delle donne come ha già fatto con i diritti dei lavoratori sacrificati al diritto delle aziende di non essere danneggiate dalla concorrenza. (caso Vaxholm, caso delle navi traghetto finlandesi, caso dell’azienda italiana Irem che aveva preferito contrattare tecnici italiani specializzati i cui salari più convenienti per l’azienda, innescando una competizione dai risvolti xenofobi) Altri punti dolenti sono la militarizzazione dell’Europa, la creazione dei “Battle groups” – contingenti militari di combattimento – ,il rafforzamento dei rapporti con la NATO, l’aumento delle spese militari. Di contro, sostengono, gli impegni reali per ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici risultano assai fiacchi. Ce n’è abbastanza, insomma, per dire “No” a Lisbona un’altra volta. da womenews.net postato da floreana2 | 15:27 | link | commenti (1) martedì, 22 settembre 2009 INDIGNAZIONE da "Associazione Donne in Cammino"
Solo indignazione, rabbia per l'assassinio di Sanna da parte del padre , postato da floreana2 | 14:54 | link | commenti (3) domenica, 20 settembre 2009 Razzismo: il governo che vuole le donne senza memoria da femminismo-a-sud.noblogs.org
A me l’uomo che ha convissuto con Sanaa non piace neanche un po’. Non si tratta di una sensazione, così a pelle, ma di una certezza che traggo da ogni singola dichiarazione che egli rilascia alla stampa.Questo modo di farsi vittima di un’altra cultura, di spettacolarizzare il suo dolore, di presenziare prepotentemente con il piglio di un colonizzatore che ha vinto come avevano vinto gli stati uniti sul medio oriente dopo l’attentato dell’11 settembre. Di cosa stiamo parlando? Della morte di una giovane ragazza che aveva tutto il diritto di scegliere liberamente dove vivere e chi amare? O non si sta parlando invece dello scontro di civiltà in cui due rappresentanti maschi di due modi paralleli di intendere il patriarcato si sono scontrati per vedere chi riusciva prima a piazzare la bandierina sul corpo di Sanaa? In tutta questa storia si continua a perdere di vista l’obiettivo. Chi ha vinto? Chi ha perso? Chi sarà invitato in trasmissioni televisive per testimoniare il dolore della sconfitta? Io ho vissuto e mi sono emancipata da una cultura che parlava di onore e rigore, la famiglia intesa come clan e la paraculata del matrimonio riparatore per riparare l’onore familiare. Ma mai, e dico mai, avrei scelto di emanciparmi dalla mia cultura mettendomi in casa una ronda privata. Così come mai e poi mai avrei permesso che il mio genitore risolvesse al posto mio le violenze di una mia eventuale relazione. Quando due differenti patriarcati si scontrano a me sembra chiaro che il bottino di quella guerra è la donna e che sarà quella donna a morire o comunque a sacrificare la propria autonomia per l’uno o per l’altro dei due contendenti. Ne ho conosciute tante di donne che sono fuggite dal padre per affidarsi a uomini peggiori. Ho conosciuto donne che hanno difeso i loro uomini, a volte violenti, mentre il loro padre cercava di farle tornare a casa. Ho conosciuto donne che dopo essere passate dalla padella alla brace poi sono fuggite dalla padella e anche dalla brace. Non è certamente questo il caso ma giusto per farvi capire: un uomo addolorato per la perdita della propria ragazza non si mette a fare proclami anti-musulmani e non si lascia usare per rafforzare il mito – falso – del perfetto maschio italiano. Un uomo addolorato non inveisce contro i parenti della ragazza, contro sua madre, non si fa riprendere dalle telecamere in atteggiamento da colonizzatore occidentale che salva le fanciulle arabe dal cattivo, non mette in scena la pantomima dell’italiano buono in missione di pace che abbraccia la sorellina della sua donna. Del resto non mi piace neppure la parentela della ragazza che tira fuori l’abusato concetto di “malattia” per giustificare l’assassino. Concetto che sappiamo bene è stato certamente appreso dalle abitudini processuali degli assassini italiani. Non mi piace, ma – come ho già scritto - capisco perfettamente, la madre di Sanaa. E la capisco non perché sono una fanatica che ha perso il senno dietro considerazioni ideologiche ma perché conosco profondamente la cultura patriarcale del mio paese, la civilissima italia. Proviamo a riassumere le caratteristiche principali della famiglia italiana: - bianca, tendente al consumo e all’accumulo di proprietà, cattolica, patriarcale. - È il padre che porta il pane in casa; se l’uomo non guadagna o se guadagna meno della donna generalmente questo è alibi per femminicidi di vario genere (vedi il caso dell’uomo che ha ucciso moglie e figli perché lei lavorava e lui era disoccupato); - È l’uomo il proprietario dei beni della famiglia, quello che più spesso ha il controllo sulle risorse, sul conto in banca, sulle entrate e sulle uscite; - È l’uomo che ancora oggi da il cognome a moglie e figli; - Le scelte di famiglia non possono prescindere da alcune questioni fondamentali: il ricatto economico e la difesa dell’onore; - L’onore familiare non risiede nei motivi di onestà e di dignità della vita delle persone appartenenti ad una singola famiglia. Risiede piuttosto nella fedeltà delle donne della famiglia al maschio di casa. Risiede nell’attribuire all’uomo di casa, padre, fratello, talvolta anche lo zio, il nonno, il potere di sorvegliare le scelte personali e sessuali delle donne di casa siano esse mogli o figlie. - Se un membro – maschio – della famiglia ruba, uccide, stupra, corrompe, froda, mente, partecipa ad attività criminali, non è comunque suscettibile ad alcuna critica. Sarà anzi difeso strenuamente dagli uomini e – cosa più importante – anche dalle donne. L’eccezione a questa regola è relativa al figlio maschio ma non eterosessuale. - Se un membro – donna – della famiglia trasgredisce alle norme fissate dal capo famiglia in fatto di abitudini private, di trucco, abbigliamento, gestione del corpo, della sessualità, si guadagnerà la mortificazione, l’umiliazione, la disistima, la mancanza di rispetto, il disprezzo e spesso l’odio dei maschi della famiglia e – cosa più importante – anche delle donne che non hanno altra via se non quella di sottostare alle regole del clan. - Le donne della famiglia devono nascere con obiettivi fissati dalla famiglia stessa. Non c’è modo di evitare di scrollarsi di dosso funzioni e doveri relativi i ruoli di cura di figli, nonni, genitori, suoceri, nipoti, parenti anche parecchio lontani. - Le donne della famiglia non possono parlare di sessualità né possono decidere di viverla con chi preferiscono. Ci sarà sempre il genitore, spesso sorretto dallo Stato, che si sentirà in dovere e in diritto di riportare la figlia “sulla retta via”, promessa in sposa di un buon partito, sorvegliata speciale fino alla consegna ad altro aguzzino. - Le famiglie italiane hanno tanti modi per “correggere” i comportamenti delle figlie. In gergo si dice “farle ragionare” e i genitori si servono di psichiatri, farmaci, ricoveri coatti, collegi gestiti da suore, percosse, minacce, intimidazioni, quand’anche tentati omicidi o femminicidi veri e propri. - Esistono comunità nelle quali i comportamenti disonorevoli delle figlie di famiglia vengono sorvegliati dai vicini di casa, dai conoscenti, dagli amici dei fratelli, dai colleghi di lavoro del padre. - La maggior parte delle famiglie italiane non ammette che la propria figlia abbia una vita sessuale. Perciò la obbligano ad andare a vivere o a sposare il primo stronzo che capita solo perché sarebbe disonorevole, poco cristiano, il sesso senza una fede al dito. - Le famiglie allargate, come i clan di mafia o la camorra, tutelano le donne che restano fedeli ai propri uomini anche se quelli stanno in carcere. - La religione di Stato che viene imposta anche a chi è ate@ coniuga le relazione in base alla subalternità, all’obbedienza della donna verso l’uomo. Per la religione cattolica la donna è santa o puttana. Madonna o meretrice. La religione cattolica rafforza in modo violento il concetto dell’onore che sta alla base di tante prevaricazioni inflitte alle donne. - La religione cattolica usa le monache per fare lavare mutande e calzini ai preti e ai vescovi e mette a tacere le violenze che le suore subiscono mascherate da disciplina e sacrificio per raggiungere la pace eterna. - Il nostro governo, padre padrone assoluto, stabilisce senza dubbio che le donne possono fare a meno di lavorare perché il loro compito è restare a casa e prendersi cura della famiglia. - Il nostro governo decide in maniera coercitiva di costringere le donne a rinunciare alla propria libertà di scelta e assegna agli uomini il diritto di sottoporci a test psicologici per impedire con la forza la decisione di interrompere la gravidanza. - Il nostro governo decide che noi siamo contenitori, ammortizzatori sociali con funzione di cura nelle famiglie e che mai potremo emanciparci da ciò. Aggiungo, per chi non se ne fosse accorto, che da qualche tempo la televisione pullula di film e fiction tv su onore e gloria familiare, coppole e lupara, donne di rispetto, mafiose di panza, camorriste disgraziate. Ci sono anche gli amori con-turbanti, una serie di film indiani che non hanno niente a che fare con "sognando beckam" ma ripropongono lo schema della figlia dipendente dal volere del padre, propensa a sposare un uomo che non conosce ma che il padre ha scelto per lei, in una escalation che va dal rispetto per le altre culture all’esaltazione di modelli patriarcali che ricordano tanto i nostri. Infine serve ricordare la carrellata di infamie, offese, piovute sulle donne per bocca del presidente del consiglio. Il concetto di famiglia che lui ha rimesso in campo con la donna in stile claretta petacci che doveva stare zitta e sopportare. Invito – quello di pensare alla famiglia e di avere più rispetto per suo marito - fatto peraltro da donne come la santanchè sempre pronta a dichiararsi dispiaciuta per la mancanza di libertà delle donne con il velo e senza un briciolo di umana pietà per le donne italiane. Ci sono i giornali come Libero che hanno liquidato Veronica Lario, tette al vento, con un “velina ingrata!” e per ultimo Il Giornale che ha provocato le dimissioni del direttore dell’Avvenire dandogli del frocio sfascia famiglie. Ci sarebbe da ricordare tutte le volte in cui viene giustificato l’omicidio di una donna perché il marito era “geloso”, perché lei era “troppo libera”, o era semplicemente una che ragionava con la sua testa. Potremmo andare avanti per un bel pezzo. Ma la finiamo qui perché il punto non è opporre la bruttezza del patriarcato italico – dio/patria/famiglia e fascismo di ritorno – ai patriarcati di altre culture. Fanno ugualmente schifo tutti ed è per questo che l’uomo di Sanaa non mi piace. Come dire: tra un cattolico e un musulmano preferibilmente scelgo un buddista, un laico, un ateo. Ma anche questo non è garanzia di assenza maschilismo poiché il maschilismo, il machismo, il sessismo risiedono ovunque. Perciò diciamo che tra un italiano e un arabo scelgo me stessa. Se parto da me sono io a lottare per la mia emancipazione e sarò io a vincere. Non permettete che le vostre vite siano terreno di conquista per nessuno. Chi colonizza i vostri corpi non vi lascerà libere. Non esistono eserciti che esportano democrazia senza prendere qualcosa in cambio e non esistono uomini che vi salvano da altri uomini senza pretendere di possedervi, utilizzare le vostre risorse e rendervi anche più ricattabili perché sole, senza paracadute sociale e familiare, isolate dalle vostre famiglie e da tutto ciò che conoscete e che vi è caro. Chi vi vuole lontana dalla vostra famiglia strappandovi ai vostri affetti, alle contraddizioni sospese che voi avete bisogno di affrontare, che voi avete bisogno di risolvere per trarne beneficio, equilibrio, serenità, chi vuole sradicarvi per trapiantarvi in un terreno che non è il vostro in realtà metterà un muro tra voi e l’unica vostra fonte di forza. Siete voi che dovete scegliere di andarvene, voi dovete trovare soluzioni indipendenti da tutti, voi dovete imparare ad autogestirvi. Voi dovete tentare la difficile strada della conciliazione tra la cultura dei vostri genitori e quella che voi avete invece appreso crescendo. La seconda non può vivere senza aver superato la prima. Quello che siete oggi non può esistere in maniera compiuta senza un appiglio al vostro passato e ai vostri affetti. Chi vi chiede strappi traumatici sarà responsabile della nascita di una generazione di individui senza identità, teste vuote nelle quali poter infilare qualunque becero concetto dell’italia razzista. Questo è quello che in italia si intende per integrazione. La rinuncia di se’, dei propri nonni, dell’abbraccio della mamma, del papà, tutte cose che vengono quotidianamente esaltate se si fa riferimento alla nostra cultura italiana/cattolica/cristiana e che vengono svilite come fossero bestialità quando si tratta di altre culture. Spiegata in modo semplice: io e mia nonna non avevamo nulla in comune ma non sarei riuscita a rinunciare a lei. Mia madre e mio padre non sono certamente stati genitori “moderni” ma per emanciparmi e diventare una persona sicura e forte non avrei mai potuto rinunciare a loro. Nella vita si costruiscono tanti legami ma quelli più forti sono quelli che condividono i punti di partenza, quelli di transizione e non già soltanto i punti di arrivo. Per emanciparsi dal passato servono occasioni, opportunità, indipendenza economica, assenza di condizioni di ricattabilità, distanza ma anche recupero di tutto quello che di buono – se qualcosa di buono c’è stato – e di caldo e pieno e fondante è esistito. Il presente senza il passato è come la vita di una persona senza memoria. E noi sappiamo quanto la memoria sia importante per capire e crescere e fare meglio. Non c'è nulla di più razzista che pensare di strappare le figlie alla sua famiglia e alla cultura di origine per reinventarle come perfette italiche (nel ruolo di badanti!). Proprio perchè abbiamo memoria noi non vogliamo che altre donne perdano la loro. Aiutiamole a conservarla perchè altrimenti con la loro memoria sarà sepolta anche la nostra. postato da floreana2 | 12:04 | link | commenti |