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domenica, 29 novembre 2009

Escort sauvage

...Non c'è casa più chiusa di Palazzo Grazioli

100 donne, studentesse, precarie, migranti hanno manifestato di fronte a Palazzo Grazioli contro il ddl Carfagna e il blocco alla commercializzazione della RU486, approvato ieri dalla commissione salute del Senato.
Nonostante l'inutile aggressività della polizia le donne sono riuscite ad aprire uno striscione con su scritto:
"NESSUNA CASA E' PIU CHIUSA DI PALAZZO GRAZIOLI. NO ALLA LEGGE CARFAGNA". Rossetti rossi e ombrelli rossi, simbolo
internazionale delle sexworkers, sono stati i simboli scelti per comunicare la nostra solidarietà alle prostitute di strada che con la nuova proposta di legge rischiano l'arresto. Tra gli slogan "Ma quali Escort, ma che
moralità, vogliamo diritti in tutte le città", "Basta ipocrisia, basta sfruttamento, libere di scegliere in ogni
momento".
L'azione ha voluto denunciare le politiche di governo e parlamento contro la libertà di scegliere delle donne, che
si concretizzano in misure e proposte di legge che in nome della sicurezza perimetrano la nostra libertà e controllano i nostri corpi.

Il comunicato

La giornata mondiale contro la violenza sulle donne in Italia cade nel pieno del secondo scandalo di “sesso e potere” dell’anno. Dopo le escort di Berlusconi arrivano le trans di Marrazzo.
E le imbarazzanti rivelazioni sui meccanismi di reclutamento delle donne interni alla PDL e per le cariche elettive e di governo lasciano il posto all’ennesimo mistero italiano, l’omicidio di Brenda, in cui potere politico, criminalità organizzata e carabinieri si sovrappongono e confondono in un quadro inquietante.

Ma non sono serviti gli scandali e le rivelazioni sulle abitudini, i gusti e la propensione al sesso a pagamento di alcuni suoi eminenti rappresentanti a costringere la classe politica italiana ad abbandonare le ipocrisie e a fare i conti con la realtà.

Mentre l’opposizione, bacchettona e morbosa, inorridisce di fronte alle frequentazioni tanto di Berlusconi che di Marrazzo e lancia la crociata anti-Berlusconi parallelamente alle purghe interne, abbiamo una maggioranza di governo che fa passare con la solita scusa della sicurezza la legge Carfagna contro la prostituzione, il cui leader Berlusconi rivendica per sè il diritto alla privacy. La libertà è di tutti e non solo delle alte cariche dello stato: se Palazzo Grazioli è zona franca, allora entriamo noi!

La legge Carfagna, anticipata dalle ordinanza dei sindaci, vuole apparentemente essere un intervento punitivo contro lo sfruttamento della prostituzione, ma in realtà, invece che punire gli sfruttatori, colpisce solo le prostitute di strada e i loro clienti con l’arresto, additandole tra i nemici pubblici numero uno.
Lungi dal contrastare la tratta delle migranti spesso minorenni, costringe le prostitute a ritornare alle case chiuse – bandite dalla legge Merlin del 1958 – luoghi di ghettizzazione, sfruttamento e violenza fuori da qualsiasi visibilità e controllo. Molto più utile sarebbe abolire lo status di clandestinità, condizione sine qua non dello sfruttamento sessuale e non delle e dei migranti.

Tutto questo accade mentre le statistiche parlano di una fetta sempre più ampia della popolazione maschile che ricorre al sesso a pagamento. In più il caso D’Addario ha reso esplicito che la prostituzione non è fatta soltanto di sfruttamento e costrizione ma può essere una libera scelta per quanto per alcuni difficile da comprendere.

Nel momento in cui le prostitute e i loro clienti hanno avuto tale e tanto “autorevole” visibilità ci saremmo aspettate maggior rispetto per delle lavoratrici e maggior onestà nell’ammettere che non si può punire e condannare pubblicamente ciò di cui si gode nel privato delle proprie case.

Infine, apprendiamo con indignazione che ieri la commissione salute del Senato ha votato un documento che pone il veto alla commercializzazione della RU486, la pillola abortiva al centro del più ampio dibattito sulla libertà di scelta.
Le inquietanti motivazioni di tale voto sono l’ennesima testimonianza di come ad avere la giusta rilevanza non sia il tema della tutela della salute fisica e psicologica e della libertà delle donne ma, al contrario, la necessità di costruire sempre più capillari e intrusive pratiche di controllo sui nostri corpi.

No al reato di clandestinità
No alle case chiuse
No alla segregazione e allo sfruttamento
Per il diritto di scegliere della propria vita e sul proprio corpo
Verità per Brenda

Libertà, diritti e dignità per tutt@

Studentesse e precarie in solidarietà con le sex workers

globalproject.info

postato da floreana2 | 20:07 | link | commenti (2)

domenica, 22 novembre 2009

Un altro delitto di Stato!

Siamo indignati/e e preoccupati/e per la troppa violenza che molte persone transessuali e lavoratrici del sesso subiscono. Lo stiamo denunciando da tempo ma le cose peggiorano ogni giorno.
Troppo esposti/e ad ogni sorta di insulto anche attraverso i media che ne stanno dando una immagine vergognosa e disumanizzante che come conseguenza istiga all’odio e alla transfobia. Transessuali e prostitute esposti/e agli abusi di potere da un sistema di leggi criminogene che costringe molte di queste persone ad essere clandestine e ricattabili, come si è visto nel caso Marazzo dove alcuni delinquenti pubblici ufficiali le usavano per i loro affari e ricatti.
Vittime designate della più stupida violenza razzista e sessista, ogni giorno sono preda di chiunque. Talmente frequenti ed usuali sono le aggressioni a transessuali e donne prostitute che nessuno ci fa più caso, al massimo giusto due righe di cronaca.
Ma non crederemo mai che l’omicidio di Brenda sia una casualità, ci aspettiamo una inchiesta seria e trasparente.
L’omicidio di Brenda estende una luce sinistra che ci fa intravedere un possibile intreccio fra il mercato del sesso e la politica e la violenza criminale. Una trama così spaventosa e incredibile tanto da stentare a crederci.
Troppo facile liberarsi di testimoni scomodi oggi in Italia, troppo bigotta e immorale la clientela delle sex workers e delle transessuali, specialmente quei clienti che praticano anche il Family Day, e non vogliono ammettere e far conoscere i propri orientamenti sessuali. Orientamenti sessuali che sono un fatto naturale ma che per come la cultura stantia della nostra classe politica li interpreta non sono degni di riconoscimento.
Nonostante ci sia un governo che si riempie la bocca della parola “Sicurezza” oggi in Italia c’è troppa manodopera criminale a bassissimo costo, questi manovali del crimine per eliminare una transessuale o una prostituta non esiterebbero un solo minuto. Cancellare la prova vivente di ciò che è inconfessabile per salvare la propria carriera, è un movente da non sottovalutare.
Dobbiamo vegliare per Brenda, perché le sia resa la giustizia della verità.
Dobbiamo stare attenti e chiedere di sorvegliare e proteggere le vite di altre persone che sono state coinvolte in frequentazioni eccellenti perché non si cancellino violentemente le loro voci.
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus.

Brenda è morta. Una persona transessuale è stata uccisa.
La morte, per uccisione, di una persona transessuale, in genere non è una notizia molto importante.
Purtroppo, le cronache dei giornali se ne occupano molto poco, al massimo con un trafiletto nelle pagine interne.
Che muoia una persona così non fa notizia.
Perchè una trans, per alcuni, è meno di una persona.
Ne vengono uccise ogni giorno. Spesso solo perchè sono trans.
Oggi è morta una persona transessuale, e, per quanto appare dalle indagini in corso, si tratta ancora una volta di omicidio.
Forse questo omicidio ha matrici più complesse di quelli che quotidianamente registriamo nei confronti delle persone trasessuali.
Forse non si tratta solo di transfobia: confidiamo nel lavoro dei Magistrati.
Ma dobbiamo anche sperare che, almeno questa volta, almeno ora che la notizia non passa inosservata, o non è solo in un piccolo trafiletto di giornale,
ora che la notizia è sulla bocca di tutti, su tutti i siti, tra le uscite dei telegiornali, speriamo che almeno ora, si decida finalmente di fornire una reale, effettiva protezione
a dei soggetti che, in questa società, sono più deboli degli altri, privati di ogni tutela, di ogni dignità, di ogni forma di sicurezza.
Chiediamo sicurezza per le persone transessuali.
Chiediamo sicurezza per le persone immigrate, costrette a prostituirsi per sopravvivere.
Non solo alle Forze dell'Ordine, ma anche a tutti i cittadini che si reputano onesti.
Abbiamo denunciato da tempo e continuiamo a registrare il totale disprezzo del nostro diritto ad una casa, ad un lavoro, ad una identità.
Non privateci anche del diritto alla vita.
Non permettete che ci sia tolta la vita.

Ciao Brenda.
E che il Tuo sacrificio possa almeno valere a far cambiare qualcosa.

Leila Daianis
Presidente della Associazione Libellula
Coordinatrice della Rete di brasiliani in Europa
Sessione Italia




E' omertà sig. MARRAZZO quella nella quale si è chiuso, non è un convento!
E'un reato l'omertà in Italia, sig. Marrazzo!
Lei sicuramente conosce altre persone importanti che frequentavano
Brenda, Natalie ed altre transessuali perché certo le transessuali non
le ha trovate online nè al supermercato, ma per essere sicuro di non
essere scoperto avrà usato canali privilegiati e conoscenze personali.
Lei sicuramente conosce persone che a loro volta ne conoscono altre,
tutte importanti ed IPOCRITE come lei, a difendere la famiglia
tradizionale di giorno ed a SFRUTTARE la prostituzione delle
transessuali alle quali non volete concedere nemmeno il diritto alla
SCUOLA ed al LAVORO!
Nella rete di conoscenze delle transessuali si trovano "il" oppure "i"
mandanti che hanno ucciso Brenda e forse quel pusher a lei pure noto
tramite la medesima rete.
Anche lei e Natalie adesso siete in pericolo di vita, è ovvio: faccia al
più presto una dichiarazione pubblica con tutti i nomi a sua conoscenza,
la metta online, convinca così tutti quanti i personaggi famosi che si
vergognano di essere gay, lesbiche o di amare le transessuali a fare
coming out e faccia subito outing di quanti nella sua rete di conoscenze
sono i possibili mandanti dell'omicidio di Brenda.
La strega maligna già l'aveva premiata per il discorso a favore dei
diritti delle persone Lgbt alle quali lei appartiene a pieno titolo e
che ancora non ha fatto, come è stato premiato Obama con il nobel per la
pace... ma se lei renderà pubblici i nomi delle persone che sono
omosessuali, bisessuali o che vanno con le transessuali lei diventerà un
eroe nazionale, non solo per le persone Lgbt ma anche per tutte le
famiglie italiane tradizionali che lei in questo momento sta tradendo
con la sua omertà e non più solo con la sua ipocrisia.
L'omertà è un reato mafioso: anche noi dobbiamo dire i nomi di tutte le
persone famose gay lesbo e che amano le trans in Italia per evitare
ulteriori infiniti ricatti ed omicidi!
Basta con l'omertà! Basta con la mafia!
Sircana, Gasparri, Mastella, Boffo, Bolle, Caligiuri, Bindi, Della
Vedova, Capezzone, Signorini, Grillini, Luxuria, Scalfarotto, Concia,
ecc ecc fate i nomi di chi va con le transessuali e dei gay e delle
lesbiche famosi ma nascosti!!
Basta con l'omertà! Basta con la mafia!
I mandanti dell'omicidio siedono in Parlamento: tutti siete colpevoli
finché non dite i nomi di ricattati, ricattatori e potenziali assassini !
Manlio Converti

www.manliok.blogspot.com

postato da floreana2 | 11:19 | link | commenti (1)

lunedì, 16 novembre 2009

Rompere le gabbie!

Nella notte corso Brunelleschi ha cambiato nome. La strada che costeggia il CIE di Torino è diventata “corso Nabruka Nimuni”.
Di fronte al CIE - perché tutti ricordino e nessuno possa dire che non sapeva - è stato impiccato un manichino. Sotto un mazzo di fiori e un cartello “A Nabruka Nimuni. Uccisa da una legge razzista”.

Anche questa notte le grida dei prigionieri hanno oltrepassato le gabbie e il muro. Stavolta la protesta è partita nella sezione femminile: tra mezzanotte e l’una per una ventina di minuti si sono udite battiture e urla. Poi è calato il silenzio. Intorno alle 2 e mezza è uscita un’ambulanza scortata dalla polizia.



Per i più Nabruka Nimuni non era nessuno: un’immigrata senza documenti, illegale, clandestina. Due righe in cronaca e poi via. Roba per le statistiche e nulla più. Sottrarre la sua storia all’oblio, al solo dolore di chi le voleva bene è un modo per fuggire la terribile normalità del male, che brucia le viscere della nostra società.

Il 7 maggio di quest’anno Nabruka si è suicidata nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria a Roma. L’hanno trovata impiccata nei bagni. Poche ore prima aveva saputo che quel giorno l’avrebbero deportata in Tunisia. Viveva in Italia da oltre vent’anni, aveva un figlio, non voleva andare via.

La sua vita si è spezzata quando in questura, invece del solito pezzo di carta le hanno consegnato un decreto di espulsione e l’hanno rinchiusa nel CIE. In Italia non le hanno permesso di vivere. Ha preferito morire.



Con questo gesto si conclude il “Day of action contro i CIE – la giornata internazionale contro i centri di detenzione per immigrati promossa dall’IFA – l’Internazionale di Federazioni Anarchiche.



Ma la resistenza continua… Ogni giorno. Dentro e fuori le gabbie.



A questo indirizzo comunicato e foto delle azioni del 14 novembre:
http://piemonte.indymedia.org/../article/6367



I CIE, centri per i “senza carte” sono l’emblema tragico di una società spezzata, dove lo scontro sociale ha ceduto il posto alla guerra tra poveri. Una società senza memoria che non ricorda quando eravamo noi a partire, noi considerati delinquenti, noi a finire nelle galere per clandestini.

Tanti di quelli che oggi arrivano qui, da noi in Piemonte, scappano dalle guerre e dalla miseria come i nostri bisnonni. Chi arriva ha negli occhi il deserto, le galere libiche, il mare, i pescherecci che passano senza fermarsi, i militari che vanno a caccia di uomini. Hanno negli occhi il ricordo dei tanti lasciati per strada, morti senza tomba né umana pietà. Pochi di loro trovano fortuna: per i più c’è lavoro nero, salari infimi, paura, discriminazione, leggi razziste. Chi viene pescato finisce nei CIE e di lì via, indietro, ancora verso l’inferno.

Le galere per immigrati senza carte le ha inventate un governo di centro sinistra: i governi di centro destra si sono limitati a perfezionare la gabbia.

Da sempre nei CIE – ieri CPT - soprusi, pestaggi, cure negate, sedativi nel cibo sono pane quotidiano. La vita, la voglia di libertà, la resistenza di migliaia di uomini e donne sono passate da queste galere per poveri.



Negli ultimi mesi la protesta è dilagata. L’estensione a sei mesi del periodo di trattenimento nei Centri ha fatto da detonatore.

Settimana dopo settimana rivolte, incendi, bocche cucite, lamette o pile ingoiate, tentativi di fuga, scioperi della fame, gente che si fa tagli profondi a braccia e gambe, suppellettili distrutte, materassi bruciati. Poi, puntuale, la repressione: pestaggi, arresti, sputi, insulti. Quelli che con più forza hanno lottato per la propria dignità e libertà sono finiti sotto processo o hanno guadagnato un’espulsione rapida.



È una lunga, disperata, resistenza. Che continua. Anche in questi giorni. Da Milano a Roma, Bari, Gradisca, Bologna, Modena, Trapani, Brindisi, Crotone, Torino…

Nella nostra città la scorsa settimana due immigrati si sono tagliati e hanno ingoiato ferri. Gli altri hanno gettato il cibo, hanno gridato, rotto vetri.

Adel, che aveva denunciato i pestaggi subiti, è stato rimpatriato il 14 novembre.

Dai centri in tante notti si levano urla. Urla di rabbia e di dolore. Urla nel silenzio. È tempo di rompere il silenzio.

Bisogna abbattere i muri, distruggere le gabbie.

Viviamo tempi grami, tempi feroci e folli, tempi di guerra. La guerra contro i poveri e gli immigrati, la guerra contro chiunque si opponga alla barbarie.

Piovono pietre e nessuno può stare al riparo in attesa di tempi migliori: mettersi in mezzo è un’urgenza ineludibile.


Se non ora, quando? Se non io, chi per me?

Per info e contatti:

Resistere al razzismo

noracism@inventati.org

338 6594361

da piemonte.indymedia.org

postato da floreana2 | 21:56 | link | commenti (1)