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lunedì, 01 settembre 2008 Iran, Afghanistan, Pakistan: tra stop a pena di morte per lapidazione, grazie a stupratori e donne sepolte vive
ll 20 luglio scorso, in Iran, la Rete degli avvocati volontari, ong che si batte anche per modificare la legge sulla lapidazione, che non garantisce una buona difesa agli imputati, aveva lanciato una campagna per impedire la lapidazione, sollevando a livello internazionale il caso di otto donne e un uomo accusati di adulterio e condannati a morte per lapidazione e richiedendo ufficialmente alle autorità la sospensione dell'esecuzione di persone, spiegava l'avvocata Shadi Sadr, fondatrice della Rete, che spesso "Vengono condannate con sentenze arbitrarie, senza avvocati e testimoni”, e sono stati finora notevoli negli ultimi due anni, gli sforzi della Rete che è riuscita a salvare dalla lapidazione altre cinque donne e un uomo accusati di adulterio. Anche l'Unione Europea si era associata alla richiesta della Rete, e, proprio le critiche della comunità internazionale al governo di Teheran, che non ha aderito alla moratoria sulle esecuzioni capitali approvata dall'Assemblea generale dell'Onu, sono probabilmente alla base della decisione della magistratura iraniana di sottoporre al parlamento un disegno di legge per abolire la lapidazione come metodo di esecuzione dei condannati a morte. La stampa locale, che il 6 agosto scorso riportava la notizia, chiariva che la commissione affari legali del Parlamento sta discutendo l'adozione della nuova norma che sarà poi sottoposta all'esame dei parlamentari. Ma, il definitivo via libera dipenderà però dal Consiglio dei Guardiani che può porre il veto sul provvedimento. Ricordiamo che la legge iraniana prevede a oggi la pena di morte per i reati di omicidio, stupro, rapina a mano armata, traffico di droga e adulterio. In questo caso la pena prevista è appunto la lapidazione, per gli uomini fino ai fianchi e per le donne fino al collo. Già nel 2002 una direttiva del supremo magistrato Ayatollah Maumoud Hashemi aveva disposto una moratoria per questo tipo di esecuzioni. Malgrado ciò nel 2007 un presunto adultero è stato lapidato in un villaggio nel nord-ovest del paese. Amnesty International invece denuncia che nel 2007 il paese dell'Ayatollah Kamenei si è macchiato di 317 esecuzioni collocandosi al secondo posto subito dopo la Cina. Ora questo nuovo annuncio sulla sospensione della lapidazione fa ben sperare, ma Amnesty International auspica che 'non sia l’ennesima promessa bugiarda rispetto a una pratica orribile” – dichiara l’organizzazione per i diritti umani – “volta ad accrescere la sofferenza di chi viene messo a morte, e che non può avere alcuno spazio nel mondo moderno. Auspichiamo che le autorità iraniane garantiscano che questa pena terrificante non verrà mai più usata”. ”Se questo annuncio sarà vero, saremo di fronte a una vittoria per i difensori dei diritti umani iraniani e per la loro campagna ‘Stop alla lapidazione per sempre!’ e a un grande passo avanti per i diritti umani – prosegue Amnesty - Ora ci aspettiamo ulteriori decisioni da parte delle autorità iraniane, per porre fine ad altre pene crudeli e inumane come le frustate e l’amputazione degli arti, così come per ridurre l’applicazione della pena di morte”. Fa rabbrividire, invece, la recente notizia su alcune donne e sepolte vive perchè volevano sposare uomini che amavano, o quantomeno che non fossero stati scelti dalle famiglie, ma in Pakistan questi desideri sono oltraggi imperdonabili alle tradizioni e si pagano con la vita. Lo pensa il deputato del neo-Parlamento pachistano Israr Ullah Zehri, rappresentante della provincia del Baluchistan, che ha difeso la decisione dei capi tribù di fucilare e gettare in una fossa le cinque donne, tre delle quali minorenni, hanno riferito alcuni gruppi per la difesa dei diritti umani, tra i quali l’ Human Rights Commission, che hanno denunciato inoltre, che il caso è stato tenuto nascosto per oltre un mese, perché sarebbe coinvolto il fratello di un ministro della provincia. “Sono tradizioni antiche di secoli e continuerò a difenderle", “Solo chi è indulgente verso questi atti immorali dovrebbe avere paura", è stato il commento di Israr Ullah Zehri. Condanna per 'il barbaro omicidio' é giunta da Ejaz Ahmad, componente pachistano della Consulta per l'Islam italiano, che ha chiesto l'intervento dell'Onu contro chi non rispetta i diritti. E sempre l’Onu ha duramente criticato Kabul per la grazia concessa a due stupratori, mentre le vittime finiscono in prigione ree di essere state stuprate. Nella prigione di Lashkar Gath, la stragrande maggioranza delle detenute – due terzi - sconta fino a 20 anni di prigione per quest’accusa. In Afghanistan, il sistema giudiziario non fa distinzione tra chi commette adulterio, magari fuggendo di casa, e chi subisce un abuso sessuale. Il sesso al di fuori del matrimonio è comunque sanzionato. Accade poi che spesso finiscono in carcere con le loro madri anche i loro figli, rifiutati dal resto della famiglia. La situazione, paradossale, riflette quella in tutto il Paese, dove, sia consenziente, sia che non, “il sesso al di fuori del matrimonio è un crimine perche così stabilisce la legge islamica", spiegava nei giorni scorsi all'"Independent", il colonnelo Ghulam Ali, uno dei dirigenti della prigione, chiarendo inoltre, che non trova nulla di strano in questo dettame della 'sharia'. "Credo sia giusto così: nel mondo moderno ci sono tantissime malattie che possono essere trasmesse sessualmente, per esempio l'Hiv". Il caso, sollevato dalla Bbc, ha registrato le proteste e critiche dell’Onu, che in un comunicato diffuso dal responsabile Onu per i diritti umani in Afghanistan, Norah Niland, ha fermamente condannato il rilascio dei due uomini (condannati in precedenza a 11 anni di prigione), perché manda un messaggio sbagliato a quanti si macchiano di crimini contro le donne. Il fatto è avvenuto nella provincia settentrionale di Samangan, e riguarda una donna sposata, che ha subito violenza di gruppo, e, dopo essere stata ferita con una baionetta è stata abbandonata in mezzo alla strada. Secondo Sara (questo il nome della donna), il comandante della milizia (uno degli stupratori), avrebbe fatto ricorso alle sue conoscenze per non essere processato ed essere rilasciato subito da una corte locale, mentre gli altri tre uomini sono stati processati e condannati a 11 anni di prigione. Uno di loro è morto e gli altri due sono stati graziati lo scorso maggio. Il responsabile delle indagini a Samangan, Habib Rahman, ha sottolineato che il comandante della milizia è un fratellastro del marito della vittima. Un portavoce di Karzai ha fatto sapere che sarà il Procuratore generale a presiedere una commissione di indagine sulla vicenda, aggiungendo di aver preso la questione molto seriamente". Dunque, qualche passo in avanti si registra, e recentemente, è stata anche creata a Helmand una 'shura' (un consiglio consultivo) al femminile per tentare di combattere l'ingiustizia di considerare una donna stuprata come una criminale, e non come una vittima. L'Italia è da tempo impegnata nella riforma del sistema giudiziario afghano e guida il gruppo di Paesi donatori cui è stato affidato il compito di elaborare il testo di riforma del sistema giudiziario. La Ministra delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, che aveva ricevuto lo scorso 24 la Sig.ra Fawzia Sadat Gailani, rappresentante femminile del Parlamento Afghano eletta nel corso delle prime elezioni democratiche avvenute nel 2005, ha ascoltato con grande interesse le dichiarazioni della rappresentante femminile sulle condizioni delle donne afgane, interessandosi in particolar modo ai processi di riforme e rinnovamento. Carfagna, nella convinzione dell'utilità di promuovere una cultura della pace e dell'integrazione, ha chiesto alla parlamentare di portare il suo messaggio di solidarietà per le donne afgane, auspicando una celere applicazione del principio delle pari opportunità come grande segnale di democrazia e speranza nel paese mediorientale. Un rapporto pubblicato all'inizio dell'anno da Womankind, un'organizzazione che si occupa di politiche femminili in molti Paesi (Ttaking Stock: Afghan Women and Girls Seven Years on") ha rivelato che, in Afganistan, le violenze sulle donne, di solito in ambiente domestico hanno raggiunto una proporzione endemica. Oltre il 60 % dei matrimoni sono forzati e, nonostante la legge lo vieti, il 57 % delle spose ha meno di 16 anni. Molte di queste ragazzine sono offerte come pagamento di un 'debito di sangue' o magari di un debito. L'Afghanistan è l'unico Paese al mondo in cui il tasso di suicidi è più alto tra le donne che tra gli uomini. da deltanews.it postato da floreana2 | 21:31 | link | commenti (2) |