[Il Vento e L'Anima]
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martedì, 28 aprile 2009

Letteralmente femminista

Perché è ancora necessario il movimento delle donne


di Monica Lanfranco

(edizioni Punto Rosso)

A tutte le donne che ho incontrato, e a quelle che non conoscerò mai: madri, figlie, sorelle, nonne, zie, cugine, nuore, suocere, amiche, amanti.
Se solo le donne si concedessero più credito, se solo si rafforzassero reciprocamente, per la libertà di scelta di tutte. Se solo il mondo si accorgesse di loro

Un inizio, e una dedica

A te che stai leggendo queste pagine, donna o uomo che tu sia, un saluto.
Quello che hai tra le mani è il frutto della mescolanza di saggi, articoli, brani di interviste, di ritratti accumulati nel corso degli ultimi anni di vita, lavoro, incontri, scontri, perdite e guadagni.
Ma, forse, meglio sarebbe dire che si tratta di una lunga lettera, in forma di racconto e riflessione, scritta da una attivista femminista di mezza età, che ha cercato di fare fin da adolescente il mestiere di giornalista e di formatrice non prescindendo mai dalla sua appartenenza al genere femminile.
Essere una femmina, se all’inizio della comparsa nel ventre di mia madre è stato un caso, ha assunto nella mia vita un significato e una centralità imprescindibile.
Per questo, una volta entrata nel mondo adulto, non ho mai condiviso l’affermazione secondo la quale «siamo tutti persone», spesso usata per conciliare fintamente, e non affrontare mai, l’inevitabile conflitto tra i due generi. Secondo questa visione il definirci così, persone, basterebbe per situarci nel mondo in modo automatico e indolore, senza discriminazioni.
E’ la realtà a smentire chi lo sostiene: spesso usare il generico ‘persona’ è un modo per sfuggire all’ingombrante verità che l’avere un corpo maschile o uno femminile non è indifferente, in ogni società e visione culturale. Essere persone non basta per essere degne di memoria, diritti, cittadinanza, libertà.
Al contrario è basilare e vincolante il genere che ti capita alla nascita, per stabilire il proprio posto nella scala gerarchica collettiva, perché questa scala è costruita ancora, da tutte le culture della storia umana in modo molto, molto lontano dal considerare, ascoltare e dare valore equamente alle voci distinte dei due generi.
E’ un maschio, è una femmina: alla nascita l’una o l’altra eventualità sono decisive; in molti luoghi del mondo alla constatazione del sesso femminile scatta un destino intriso di limitazione, divieti e obblighi che non valgono per l’altro sesso, e che chiudono sin dall’inizio la possibilità di scelta e di padronanza sull’intera propria esistenza, quando non si sfocia nella soppressione immediata, o prima ancora della nascita nell’aborto selettivo in attesa dell’erede maschio, quello perfetto, quello prescelto.   
Queste pagine sono, dunque, una lunga lettera, la cui trama si snoda attraverso un filo lieve ma saldo legato a parole importanti del quotidiano e del politico, interrogate per comunicare una urgenza, altrettanto politica e personale, che si esprime con una domanda: dove è finita l’eredità del movimento femminista,  la più grande rivoluzione nonviolenta del ‘900?
Dove ha sbagliato la mia generazione di femministe nel trasmettere i saperi e i valori per i quali abbiamo lottato, e con i quali abbiamo anche ottenuto dei cambiamenti che hanno modificato, seppur in parte, la vita delle donne e degli uomini in questo paese, e  nel mondo?
E’ una domanda che non può avere una risposta sola, nè una sola donna a pensarla.
Ma quello che può succedere è che, con la lettura di queste pagine, si possa aprire un varco, e un percorso, per cominciare a capire come rimediare alla sempre più pericolosa archiviazione da parte della politica e della storia recente della visione femminista che, nel guardare il mondo, ha cercato e cerca di cambiarlo, a favore sia delle donne che degli uomini che ci vivono.
Ti propongo questo viaggio attraverso alcune parole che hanno mutato il loro corso consueto e scontato, nel significato simbolico come nella realtà, proprio grazie all’irruzione della soggettività femminile nella storia; un transito che offro a chi legge alla stregua di un viatico, di uno strumento per intavolare una relazione con chi è più giovane, o anche per riprendere tra sé e sé il bandolo di un discorso, forse interrotto.
Lo dedico a tutte le donne e uomini che, come scrisse Ursula Le Guin, sono disposte e disposti a correre il rischio di finire nel ridicolo, pur di contribuire a cambiare il mondo.
Per non dimenticare che, come sostiene Robin Morgan nel suo Il demone amante:  «Non si tratta di una minoranza oppressa che si organizza su questioni valide ma pur sempre minori.
Si tratta della metà del genere umano che afferma che ogni problema la riguarda, e chiede di prendere parola su tutto. Il femminismo è questo».

da www.monicalanfranco.it

postato da floreana2 | 20:40 | link | commenti
politica, libri, differenza, attualitĂ , cultura eventi poesia, 8 marzo e seguenti

giovedì, 02 aprile 2009

UDI. Lettera aperta alle sorelle in Afghanistan

“Abbiamo bisogno di voi tutte, non una di meno.

Non una di meno per combattere il male più cieco, che non discrimina nell’uccidere e nel rapinare i nostri corpi.

Il femminicidio – scrivono le donne dell’UDI - ha una sua “democrazia” può uccidere tutte, non importa l’età né la condizione sociale, non importa se dentro o fuori dalle nostre case.

Lo stupro è anche esso “democratico” colpisce tutte ovunque: non ci sono leggi conosciute che lo combattano, senza la nostra volontà e determinazione.

Noi abbiamo bisogno di voi:  senza la vostra volontà  saremo più deboli anche noi.

Siete colpite da una legge umiliante fatta dagli uomini che hanno paura delle vostre intelligenze e dei vostri corpi.

Non fatevi ingannare: voi siete e restate quelle donne in cui tutte speriamo per cambiare il mondo e portarlo lontano dalle follie degli integralismi, in agguato dovunque, anche da noi in Italia.

Non fatevi ingannare da una legge, perché se il male è uguale per tutte, la punizione per i criminali non lo è, anche nel nostro Paese. Noi abbiamo leggi, ma i criminali che stuprano e uccidono dentro e fuori casa, si sentono sempre forti,  perché più spesso a giudicare sono gli uomini.

È una legge umiliante quella che vi ha colpite, ma la forza che esprimete restando vive e vigili vi farà superare anche quella.

Senza la vostra e la nostra volontà, non ci sono leggi che salvano”.

Info: UDI - Unione Donne in Italia, Sede nazionale Archivio centrale, Via dell’Arco di Parma 15, 00186 Roma tel 06 6865884 - udinazionale@gmail.com - www.udinazionale.org

www.staffettaudi.org -

 www.deltanews.it

L’indegna legge firmata da Karzai

 Lo stupro per legge

postato da floreana2 | 16:53 | link | commenti
politica, differenza, guerre, attualitĂ , campagna, femminicidio, corpi violati, 8 marzo e seguenti

lunedì, 30 marzo 2009

Firenze, Convegno prostituzione/tratta/violenza maschile

(immagine da  universitadelledonne.it)

La violenza maschile sulle donne, il tabu' della tratta e il mito della
prostituzione come mestiere piu' antico del mondo: ipotesi a confronto".

Venerdi' 3 Aprile 2009 ore 15.00

Sala degli Affreschi

Consiglio Regionale Via Cavour

Firenze

Il Coordinamento Donne IDV Regione Toscana, nell'ambito dei settori di approfondimento, ha deciso di promuovere un Convegno sulla violenza maschile sulle donne, analizzando i fenomeni della tratta delle donne per lo sfruttamento sessuale e la prostituzione.

Ore 15.00
Introduzione e saluti Dott. ssa Graziella Candeloro Coordinatrice Regionale IDV

Ore 15.15
 Lettura di brani tratti da” Cara Senatrice Merlin, le scrivo”, (Gruppo Abele) a cura di Alessandra Evangelisti de ”Il Giardino delle parole ”
Ore 15.30
Saluti Niccolo' Rinaldi Segretario Generale Aggiunto Parlamento Europeo Gruppo ADLE

Ore 15.45
 Prostituzione e Tratta in Italia : risposta dello stato italiano al fenomeno Dott.ssa Simonetta Matone - Dipartimento Pari Opportunità

Ore 16.00
 Effetti sociali legali e culturali a seguito della legalizzazione e regolamentazione della prostituzione Pia Covre Comitato per i diritti Civili delle prostitute ONLUS

Ore 16.15
 Illustrazione disegno di legge On.le Vittoria Franco (Senatrice  PD)

Ore 16.30
 Illustrazione disegno di legge On.le Donatella Poretti ( Senatrice Radicale/PD)
Ore 16.45
Domandare sesso a pagamento: contraddizioni e violenze celate nella cultura maschile. Dall'invisibilità del cliente alla sua responsabilizzazione - Michele Poli Ass.ne Maschile Plurale
Ore 17.00
Ricerca ”La Clause Europeenne la plus favoriseé ” Anna Gloria di Bono esperta in comunicazione di genere illustrazione Legge spagnola contro la violenza domestica - Dott.ssa Ilaria Tarabella antropologa ed esperta politiche di genere
Ore 17.15
Ana Maria Galarreta Echegaray Coordinatrice PANGEA – PROGETTOITALIA - Fondazione Pangea ONLUS
Ore 17.30
 Senatrice Patrizia Bugnano - Coordinatrice Nazionale Donne IDV
Segreteria organizzativa: grcandeloro@gmail.com; frida.alberti@gmail.com;
347-9460107  328-038478

“Andate in palestra, piuttosto”

di Camilla Cederna
I giovani incolonnati la sera del 30 dicembre verso il Piccolo Teatro di Milano sembravano piuttosto recarsi a una corrida invece che alla conferenza della senatrice Lina Merlin sulla "Abolizione di una schiavitù".
Rossi in viso, con le sciarpe an­nodate fuori dal bavero dei soprabiti, fischietti in tasca e grandi cartelli con sopra scritti in inchiostro rosso consigli alla senatrice: «Lina fa la calza» oppure «Merlin non t'impicciare», entrarono ridendo nella sala dove gli inservienti in guanti bianchi indicarono loro i posti con gesti complici e amichevoli.

postato da floreana2 | 21:29 | link | commenti
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