[Il Vento e L'Anima]
Sono nata donna non lo sono diventata
 


REFERENDUM ANCH'IO



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mercoledì, 07 settembre 2005

Auguri a Gerard, l'embrione adottato

di Maddalena Gasparini


Wanda Broggi

 Giorni fa, a Barcellona, è nato Gerard da un embrione congelato nel 1997, frutto di una fecondazione in vitro che aveva permesso la creazione di cinque embrioni: dai tre trasferiti in passato sono nati due gemelli, agli altri due la coppia che ne aveva voluto e permesso la creazione ha rinunciato. Dopo sette anni un'altra coppia ha chiesto il trasferimento dei due embrioni, ed Eva, il cui compagno aveva una ridotta fertilità per via di una chemioterapia, dopo nove mesi ha dato alla luce il piccolo Gerard.

E dunque auguri a Eva, mére porteuse, per dirla coi francesi, madre "portatrice" (o gestazionale) di Gerard nato grazie al trasferimento in utero di un embrione eterologo e auguri al suo compagno che a Gerard farà da padre malgrado la sterilità secondaria alla chemioterapia.

Auguri ai genitori di Gerard, nato in un paese non meno cattolico dell'Italia, ma dove i governi (di Aznar come di Zapatero) non hanno dimenticato la laicità dello Stato; cosicché chi crede che un embrione sia una persona può ottenere di farlo nascere al mondo e chi si interroga sui trattamenti riservati agli embrioni soprannumerari nei laboratori, si sentirà garantito da limiti giuridicamente vincolanti, verificati di volta in volta da un organismo pubblico e garante della trasparenza.

Auguri a chi mostra che i "veri" genitori non hanno bisogno di garanzie identitarie e dell'analisi del DNA.

E al "fiocco di neve" (snowflake chiamano gli americani i bambini "venuti dal freddo") affiancherei un fiocco rosso per dire che la forza del mercato (la compravendita di embrioni e gameti, gli interessi delle aziende biotecnologiche) può essere circoscritta con regole condivise, non da veti ideologici.

In Italia, le poche centinaia di embrioni non più richiesti a fini riproduttivi sono state trasferite in un Centro (di cui non si riesce ad avere notizie!), grazie al contributo di 400.000 euro (per il solo 2004) dell'ex Ministro della Salute Sirchia; contemporaneamente l'Italia potrà acquistare cellule staminali embrionali da paesi (come la Spagna e il Belgio) dove è lecito produrle e dove si reca chi preferisce o è costretto a migrare per accedere alla procreazione medicalmente assistita.

Ma non basta: degli embrioni si va studiando la viabilità (viability) cioè le caratteristiche predittive della capacità dell'embrione di annidarsi in utero; se negli altri paesi questa tecnica ha la finalità di aumentare il tasso di successo delle tecnologie riproduttive e trasferire un solo embrione, in Italia servirà a identificare gli embrioni "abbandonati" con probabilità di svilupparsi prossima allo zero. In tal caso anche gli scienziati supporter della legge 40 (che regolamenta la procreazione medicalmente assistita) riterranno lecito usarli per la ricerca. Con quali obbiettivi? Con che mezzi? Sotto il controllo di quale organismo?

Difficile saperlo: i lavori della commissione che nell'estate dell'anno scorso hanno redatto le linee-guida applicative della legge 40 sono stati segreti, e nulla è detto nelle linee-guida salvo la riconferma di tutti i divieti. E allora a chi si erge difensore della Vita non resta che dire: non è oscurando risposte possibili alle inquietudini generate dalle biotecnologie che si pongono limiti alle fantasie di onnipotenza e alla onnipotenza del mercato.
 

Fonti: liberazione- universitadelledonne.it

postato da floreana2 | 17:10 | link | commenti
procreazione, assistita

mercoledì, 13 aprile 2005

60 jours de détention<br>pour Florence Aubenas

A L'appel de personnalités du monde artistique

un texte sera diffusé vendredi dans tous les théâtres de France pour les cent jours de détention de Florence et Hussein : «Le 15 avril, il y aura cent jours que Florence Aubenas et Hussein Hanoun, son guide, ont été enlevés. Manifester pour leur libération et celle de tous les journalistes retenus en otages, c'est ériger un bouclier entre eux et les ravisseurs, c'est refuser l'indifférence et l'oubli, c'est aussi ne pas accepter que des pays entiers deviennent des pays interdits où ne règnent que la propagande, la désinformation et la manipulation, c'est enfin défendre la liberté de la presse et de l'information, qui est un des fondements de la démocratie. Aujourd'hui, nous, comédiens, musiciens, danseurs, auteurs, directeurs de théâtre, de centres musicaux et chorégraphiques, responsables culturels..., nous sommes plus que jamais solidaires des journalistes menacés dans le monde... Ils sont notre regard, notre écoute et notre lucidité. Leur liberté, c'est la nôtre [...].»

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Referendum abrogativo della legge sulla procreazione assistita: Perchè votare "Si"

di Maura Cossutta*

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Ormai la data è decisa. Si voterà non il 29 maggio, cioè l’ultima domenica utile per garantire al massimo la possibilità di partecipare al voto, ma il 12 giugno, cioè la domenica giusta per portare le famiglie al mare, in vacanza, con le scuole ormai chiuse. Una decisione politica, che appoggia spudoratamente i diktat della Conferenza Episcopale, cioè quel “partito dell’astensione” che è da tempo sceso in campo. L’obiettivo è dichiarato: far fallire, boicottare il referendum. La linea è decisa: nessun tentennamento, nessuna concessione, scontro duro, totale. Raggiungere il quorum sarebbe un terribile rischio, perché la legge oggi in vigore potrebbe essere modificata, anche solo in una sua unica parte. Cambiare la legge sarebbe una inaccettabile sconfitta.

E chi si era illuso di poter trovare spazi di confronto, di mediazioni, soluzioni possibili e condivise almeno per quelle parti della legge più criticate, anche da chi l’aveva votata, ora è avvertito. La legge non si tocca: quasi una diga, contro la barbarie umana, per la difesa dei valori della vita. Nessuna modifica e nessun voto contrario al referendum: tutti a casa.

Un coprifuoco di una guerra crudele.

Le gerarchie della Chiesa lanciano anatemi, come negli anni più bui della nostra storia, anche della storia della Chiesa. E uomini della politica li ascoltano, li accettano. Subiscono consapevolmente il prezzo di ferire le comuni regole democratiche, in nome di una battaglia etica. Cosa sta succedendo? E’ un passaggio cruciale, che riguarda certo il merito dei quesiti referendari, ma anche la vita democratica del nostro paese, la stessa sovranità dello stato, la sua laicità. E’ necessario che tutti i cittadini e le cittadine ne siano pienamente consapevoli.

Per questo ringrazio Reporter Associati che ha scelto di aprire una finestra permanente, di informazione innanzitutto e di discussione.

L’informazione infatti è stata scarsa, soprattutto distorta e invece è essenziale per poter capire, scegliere. La discussione non è stata cercata e invece è necessaria per poter ascoltare, rispondere. La materia infatti è complessa, di non facile percezione. I temi sono difficili, troppo spesso affrontati in maniera terribilmente tecnica.

Peggio: o parlano gli scienziati o parlano i vescovi (che hanno imparato il linguaggio del biologismo e utilizzano l’evidenza scientifica, oggettiva, del DNA come nuova frontiera del “sacro”).

Serve invece discutere perché le conseguenze delle scoperte tecnologiche e scientifiche mutano nel profondo le emozioni, i sentimenti, il modo di pensare, persino l’immaginario di ciascuno di noi, rompono certezze fino ad ora considerate immutabili, come quella della separazione della fecondazione dalla sessualità o quella della distinzione possibile tra genitore “biologico” e “sociale”.

Quello che fino a ieri era considerato impossibile, diventa con le tecniche possibile, aprendo spazi inediti di possibilità di scelta, riproponendo come centrale la ricerca di un’etica della responsabilità, di una soggettività libera e consapevole. Le tecniche inoltre rappresentano occasione di straordinarie potenzialità, ma certo anche di rischi, che nessuno di noi intende sottovalutare, rimuovere. Quello per esempio del condizionamento del mercato, del business tecnologico, di un’offerta tecnologica che governi la domanda, o ancora quello delle disuguaglianze possibili tra chi oggi può accedere alle tecniche e chi no.

Serviva e serve allora un confronto, libero, anche appassionato, perché le opinioni di tutti possano essere rappresentate, per aprire un vero grande dibattito pubblico.

La società infatti (e la politica) si è trovata impreparata, imprigionata in un vortice di spaesamento che sarebbe stato doveroso accompagnare, per cercare di trovare un piano alto di valori, di principi condivisi, nel rispetto delle varie sensibilità, culture. Per trovare risposte ai problemi che si aprono, invece di evocare soltanto paure. Noi siamo ancora e sempre disponibili, senza arroccamenti, senza verità preconcette da difendere e vorremmo utilizzare questa campagna referendaria per non sprecare una occasione straordinaria di costruzione di senso, di significato, di cultura critica. La bioetica è un ponte verso il futuro, è stato detto. Ed è vero. Qui stanno le sfide ineludibili della contemporaneità. Spetta a tutti noi governare il progresso, senza negarlo.

Allora, ripartiamo dalla legge, da quello che c’è scritto e che vorremmo cambiare.

Diciamo che questa legge è sbagliata, scritta male, un obbrobrio da un punto di vista scientifico e culturale. Che è pericolosa, che invece di risolvere aumenterà i problemi per le donne e per le coppie sterili. Che è oscurantista, illiberale, la più brutta legge di tutta l’Europa. Perche?

Andiamo con ordine.

Le tecniche, come è noto, offrono la possibilità alle donne e alle coppie sterili di avere dei bambini. Lo spermatozoo e l’ovocita possono essere fecondati fuori dai corpi per produrre embrioni che poi vengono impiantati nell’utero della donna che porterà avanti, se la tecnica ha avuto successo, la sua gravidanza. Un aiuto quindi a quello che la natura impedisce. Siamo d’accordo innanzitutto su questo? Siamo cioè d’accordo che è giusto e possibile accettare un intervento legislativo per la fecondazione assistita? Lo dico perché in questi giorni nella discussione infuocata che si è aperta su alcuni quotidiani parrebbe proprio di no.

Se si parte da qui, è evidente che conseguenza dovrebbe essere quella di garantire al massimo l’efficacia e la qualità delle tecniche, per la tutela della salute della donna e del bambino che nascerà, con la minore invasività sul corpo delle donne. Non è così. Nonostante sia noto che ogni donna è diversa dall’altra e differenti sono le cause della sterilità e che quindi non è pensabile prevedere per tutte le situazioni un unico modello terapeutico, il cosiddetto “caso semplice”, la legge prevede che debbano essere prodotti solo tre embrioni e tutti e tre impiantati.

Anche se per una donna giovane sarebbero magari sufficienti due, evitando che il terzo impiantato possa determinare una gravidanza plurima con possibili complicanze neurologiche per quel bambino nato. Anche se il terzo embrione potrebbe invece essere congelato per poterlo utilizzare in caso di insuccesso nella gravidanza, risparmiando alla donna successivi bombardamenti ormonali per produrre altri ovociti da fecondare. E ancora, al contrario, anche se per una donna meno giovane il numero di tre embrioni è stato dimostrato essere del tutto insufficiente per ottenere un efficace impianto.

Perché allora questa scelta così antiscientifica, illogica e persino crudele per la speranza di tante donne e coppie sterili?

La risposta si trova nell’art.1 della legge che recita così: “la legge assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”. Questo è il passaggio chiave. Dai diritti del concepito da assicurare discende tutto l’impianto, discende il divieto di produrre più di tre embrioni e l’obbligo di impiantarli tutti anche se malati, il divieto di poterli congelare, quello della diagnosi pre-impianto, quello di poter utilizzare embrioni già congelati (e che andrebbero a sicura autodistruzione) per la ricerca a fini della cura di malattie gravissime. Ogni embrione deve essere utilizzato per il suo fine riproduttivo, si dice, perché non è progetto di vita, ma è già soggetto, individuo.

Allora, a parte il fatto che è proprio questa legge a provocare la distruzione di questi embrioni-individui, proprio perché con questa assoluta rigidità normativa il successo delle tecniche è notevolmente ridotto e quindi gran parte di quegli embrioni non potranno diventare bambini, in questo articolo sta il punto vero dello scontro.

La diga, di cui parlavo prima, rispetto alla quale la Chiesa si è così pesantemente schierata.

Con questo articolo la legge non è più una legge sulle tecniche, ma diventa una legge ideologica sull’embrione. All’embrione-individuo si sottomettono tutte le norme, con la conseguenza che anche per la fecondazione omologa (cioè con il seme e l’ovocita della stessa coppia, anche sposata, anche con matrimonio religioso!) si costruiscono tali e tanti divieti e impedimenti che la tecnica sarà notevolmente meno efficace che nel passato (e giova ricordare che le tecniche nel nostro paese sono utilizzate da decenni e che solo nel 2.000 sono nati 7.200 bambini, pari all’1,7% di tutte le nascite!).

Sarebbe stato più onesto dire che si è contro le tecniche, tout court.

Con questa legge si torna indietro e infatti già in molti (quelli che economicamente possono permetterselo) si stanno rivolgendo oltre confine, in tutti quei paesi europei (anche la cattolicissima Spagna) dove le tecniche sono possibili e dove la legislazione è più avanzata. Questo è il primo punto che dobbiamo sottolineare: con la legge 40, con questa legge sull’embrione, nasceranno meno bambini, saranno distrutti più embrioni, la salute delle donne sarà più a rischio, ci saranno cittadini di serie A e di serie B, cioè quelli più poveri, che migreranno verso quei paesi, magari dell’Est, che usano le tecniche senza legislazione protetta ma a buon prezzo.

Altro che “meglio un brutta legge che il far west”! Il vero “far west” ci sarà se questa legge non verrà modificata.

Allora, il referendum parte da qui, da una critica di merito, seria, logica, argomentata di queste parti odiose e sbagliate, che cancellano la speranza per tante donne e coppie di avere dei bambini (sono circa 50.000 le coppie che accedono ai servizi ogni anno), che non garantiscono il diritto costituzionale alla salute delle donne, che impongono l’”impianto coatto” (e quindi di fatto un Trattamento Sanitario Obbligatorio, previsto nella nostra legislazione solo per i malati psichici gravissimi e con l’autorizzazione delle pubbliche autorità,), che vietano la diagnosi pre-impianto.

Anche qui, quanta superficialità e quante bugie! Che c’entra la diagnosi pre-impianto con l’eugenetica, cioè con la manipolazione genetica?

Si è detto: “si arriverà persino a scegliere se un figlio deve avere gli occhi azzurri o i capelli biondi”. Di più: “è la strada aperta all’eugenetica nazista”! Non scherziamo. Questi temi sono talmente seri e la memoria degli orrori del passato così inscritta nella nostra cultura, che ogni strumentalizzazione diventa ignobile.Questa tecnica permette oggi a tante coppie che hanno una malattia genetica ereditaria (come per esempio la talassemia, che ha una incidenza notevole in diverse regioni del nostro paese, 1.500 malati, 300.000 portatori sani, 1 su 8 abitanti nella sola Sardegna) e che hanno la certezza di avere il 25% di possibilità di aver un figlio malato, di sapere se l’embrione prodotto è malato.

Non si interviene sul genoma, non si tratta di nessuna manipolazione genetica.

Si offre solo la possibilità di scegliere, se impiantarlo comunque oppure no. Ricordo che prima della diagnosi pre-impianto succedeva che la diagnosi si effettuava sul feto già formato e la donna che non voleva portare a termine la gravidanza era costretta ad abortire al settimo mese.

Di cosa si parla dunque?

Servirebbe un po’ più di rispetto, direi anche di vicinanza umana per chi ha di fronte una scelta così dolorosa. O dobbiamo condannare queste donne a scegliere tra abortire o non avere mai dei figli? Vorremmo discutere, con lealtà, con serietà, con laicità. Sì, con laicità, perché questo torna ad essere il punto. Possiamo imporre a tutti per legge una morale, possiamo in nome dell’embrione-individuo cancellare un patrimonio comune di regole di convivenza, un sentire comune di umanità?

Qui sta il vero passaggio cruciale che abbiamo di fronte: questa non solo è una legge sbagliata, pericolosa, oscurantista, crudele, ma è anche e soprattutto la prima legge confessionale della storia della nostra Repubblica.

In nessun paese europeo l’embrione, il suo“valore”, “dignità”, “rispetto” – di cui pure nei documenti europei è prevista una qualche forma di tutela - è divenuto “soggetto” e quindi principio ordinatore legislativo. In Italia sì. E la politica ha fatto un passo indietro. Si è scelta la strada della cosiddetta libertà di voto secondo coscienza, come se per i parlamentari possa esistere lo spazio vuoto di una sottrazione individuale. Un fallimento, una resa di fronte alla responsabilità etica di aiutare a capire, a decidere. Si è negata l’eticità della politica per introdurre l’eticità nella legislazione. E’ una pagina buia del Parlamento, inedito, che apre scenari pericolosissimi nella cultura democratica e in quella dell’uguaglianza.

Questa prima legge confessionale, oggi, determina la legittimità di una legislazione confessionale anche in futuro.

E se la legislazione diventa etica, se i principi ordinatori della legislazione sono confessionali, saranno le gerarchie del bene e del male e non più l’uguaglianza dei diritti ad orientare le finalità delle politiche pubbliche, costruendo nuove modernissime discriminazioni e disuguaglianze. Se la legislazione è etica, anche i modelli sociali diventano “etici” fondati su meccanismi di inclusione/esclusione discriminatori e autoritari.

Se l’art.1 della legge in vigore assicura i diritti del concepito, cosa succederà per la legge 194, sull’interruzione volontaria di gravidanza?

La laicità non è minimalismo etico, né anticlericalismo, ma è pensiero forte, capace di declinare proprio la cultura dell’uguaglianza e della democrazia, vera sfida del pensiero moderno occidentale. Senza laicità la democrazia diviene autoritaria, senza laicità l’uguaglianza diviene assimilazione. E sono questi per noi i veri valori “forti” su cui fondare le sfide del pensiero moderno occidentale. Siamo tutti d’accordo? Evidentemente no, per qualcuno non è così.

Troppi sono rimasti folgorati dall’inedita alleanza tra liberismo e confessionalismo che ha riportato alla vittoria Bush: anche in Italia si sta preparando il terreno di scomposizioni e ricomposizioni dello schieramento politico, che passano dalle stanze del Vaticano?

Allora, il referendum deciderà sulla legge 40, ma anche su molto di più. Questo i cittadini e le cittadine devono sapere.

Il 12 giugno il loro voto sarà decisivo, per cancellare una pessima legge, ma anche per difendere la natura democratica, la laicità dello stato. Sono convinta che ce la faremo, perché la coscienza civile del nostro paese è molto più avanti dell’inerzia e della sottomissione dei ceti politici.

Nel nostro logo abbiamo scritto: “Io voto sì. Per nascere, per guarire, per scegliere”. Abbiamo voluto mandare messaggi in positivo, per un futuro di speranza e non di paura, di libertà e di responsabilità, per ciascuno di noi.

Le donne e gli uomini del nostro paese, ne sono certa, lo capiranno.

Maura Cossutta
[*Medico immunoematolog, membnro dell'esecutivo nazionale del "Comitato per il "Sì", eletta al Parlamento nelle liste dei Comunisti Italiani (PdCI) - www.comunisti-italiani.it -]

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da reporter associati.org

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referendum, procreazione, assistita