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martedì, 01 settembre 2009

Femminicidio: perché non si parla mai di lei?

femminismo-a-sud.noblogs.org

Non avevamo dubbi. Non potevamo concludere il mese d'agosto senza un'altra strage compiuta da un uomo. Ha massacrato la moglie e due figli, uno di 19 anni e l'altro di 4. Poi ha ammazzato anche una donna di 79 anni che li ospitava.

La rassegna stampa non presenta molte diversità. Per tutti i quotidiani online presi in esame lui è principalmente uno malato di disoccupazione, un cassintegrato che per questo motivo avrebbe deciso di fare una carneficina per poi rincoglionirsi di farmaci e alcool. Qui le tesi si discostano. C'è chi dice che in preda al pentimento si sarebbe gettato dal secondo piano e chi invece specifica che - causa rincoglionimento - quando è uscito per aspettare i carabinieri è caduto e ha sbattuto la testa nella legnaia.

Definiamo i significati: innanzitutto la disoccupazione come male che farebbe diventare un sant'uomo un efferato pluriomicida.

Quante sono le donne che sono in stato di disoccupazione? Tante. Come mai a loro non viene in mente di massacrare la famiglia? Perchè il motivo degli omicidi non è la disoccupazione. Cosa fa una donna quando è disoccupata? Lavora a casa, cresce i figli, pulisce, rassetta, aiuta il bilancio familiare cucinando pietanze con poca spesa e rammendando abiti per riciclarli. Cosa potrebbe fare un uomo in stato di disoccupazione? Le stesse cose o se crede va a cercarsi un altro impiego, si applica in lavori manuali e aggiusta quella tal finestra che è rotta da un decennio.

Nella nostra società di donne ammalate di disoccupazione non si parla mai e non è che a noi piaccia da morire stare a casa. Si pensa in fondo che una donna abbia nella casa il suo habitat naturale e dunque non veda l'ora di tornarci. La reazione delle donne che rischiano il licenziamento però dimostra esattamente il contrario. Non c'è affatto una tendenza naturale delle donne nell'accogliere di buon grado la disoccupazione.

Dell'uomo invece si pensa che sia un animale sociale che per sentirsi virilmente a posto con se stesso, macho al punto giusto, dovrebbe uscire di buon'ora e andare a caccia per portare la bestia sconfitta in casa a pranzo per la sua donna e i suoi cuccioli. Parlare di un uomo senza lavoro diventa dunque molto più drammatico che parlare di una donna disoccupata. Come se entrambi non contribuissero al bilancio familiare o non avessero diritto ad una dignitosa autonomia economica per vivere.

L'uomo disoccupato, dicevamo, naturalmente deprimibile e difficilmente in grado di muovere il culo per darsi da fare in compiti differenti, è così legittimato, tra una grattata di natica e una scaccolata subumana, a sterminare la famiglia.

Tutto ciò ovvio non significa che restare senza lavoro non sia un male sociale che conduca a malesseri personali. Ma questo vale per tutti e non certo soltanto per gli uomini. Nessuno è perciò giustificato a pensare che in tempo di crisi economica sia corretto licenziare più donne che uomini per via di quella nostra presunta pulsione naturale a recuperare felicità di fronte ad un focolare in cui farsi il mazzo gratis tutto il giorno.

L'altro elemento da analizzare: la depressione di cui abbiamo già parlato in molte altre occasioni. Vedi quiquiqui

E di nuovo la storia del suicidio che rende la faccenda pietosa, più tragicamente comprensibile, più orientata al gesto momentaneo, allo sproposito di una singola giornata. Nonostante le due versioni contrastanti, che descrivono un uomo fatto di psicofarmaci e alcool che per un verso si butta dalla finestra e per l'altro semplicemente scivola e sbatte il capo, in ogni caso in nessuno degli articoli si parla esattamente di come ha ammazzato moglie e figli. Quante ferite, quanto sangue, quanto orrore, quanta efferatezza, se li ha inseguiti, se moglie e figli hanno tentato di difendersi, se li ha presi nel sonno, di sorpresa, increduli, mentre vedevano il loro padre fare quello che tanti altri padri fanno abbastanza frequentemente: togliere di mezzo la famiglia che reputano di loro proprietà.

In tutti gli articoli si parla solo di lui, del suo stato di salute, della sua psiche, della sua depressione, dei suoi lamenti, del suo stato di coma, delle sue pene infinite, di tutti gli elementi che servono ad "umanizzarlo", di tutte le attenuanti che serviranno a dire che quanto è avvenuto non dipende da nulla che non sia contenuto nell'elenco motivi di sterminio familiare dello schedario dei tutori della famiglia. Non abbiamo un solo articolo che ci dica chi fosse la donna, quanto meravigliosi fossero i figli, che fantastica creatura fosse l'anziana signora che li ospitava per alleviare, supponiamo, un momento di difficoltà. Se non ne parli non esistono. Se non ne parli abbiamo delle indistinte vittime che fanno semplicemente numero. Nulla che susciti pietà più di quanto non si cerchi di suscitarne a proposito dell'uomo. Le vittime di questo ennesimo sterminio continuano ad essere cose, oggetti. Lo erano per chi li ha eliminati dalla faccia della terra e continuano a non esistere per gli organi di informazione. Quale metodo migliore per fare ritenere inumane delle persone che sono state uccise?

Tutti elementi, questi, che tendono ad allontanare l'idea che la violenza contro le donne è maschile, a differenza di quanto dice certo pseudo-femminismo moderato e reazionario (che raccoglie donne che vanno dal pd al centro destra):

- ben attento a tutelare l'istituto della famiglia;

- ben attento a custodire il ruolo delle donne in seno alle famiglie come ammortizzatrici sociali di un welfare che agevola solo chi persegue come unico fine il profitto;

- ben attento a non turbare il volere di santa madre chiesa. 

Resta da dire che le donne, secondo le regole scritte, non hanno una via d'uscita. Sono intrappolate in un meccanismo sociale che le obbliga a restare accanto agli uomini, in famiglia, ad assolvere ai ruoli imposti. Perciò le donne devono reagire indipendentemente da tutto.

Come chiamereste voi uno sterminio ai danni dei lavoratori fatto dal caporeparto di una fabbrica? Incidente sul lavoro? Immagino di no.

Quando muoiono le donne invece appare lecito dire che la famiglia è e rimane comunque un luogo fantastico e che gli uomini che in quel contesto agiscono da assassini sono solo un po' folli, prodotti mal riusciti, scarti di fabbrica, nulla di preoccupante. Vedrete: la prossima serie di robot maschi che metteranno sul mercato sarà senz'altro migliore: quella attuale ha troppi difetti ma bisogna comunque piazzarli. D'altronde la nostra società produttiva cosa sceglie tra un kapo' senza scrupoli omicida e stupratore ed un uomo idealista pieno di principi e valori etici e morali? Senza dubbio il kapo'.

Se sei una donna che vive in una situazione di violenza, reagisci. Se sei una donna che vive in una situazione di violenza e hai dei figli, reagisci. Se tu non reagisci rischi la tua vita e quella dei tuoi figli.

Il resto della filastrocca per donne vittime di violenza in famiglia puoi leggerla QUI.

State all'erta amiche e sorelle. State attente e trovate nella solidarietà tra donne il vostro elemento di forza. 

--->>>L'immagine in alto rappresenta - in satira - uno dei modi in cui in america si denigrava e criminalizzava la lotta per i diritti delle donne. Le donne - si diceva allora e si dice ancora adesso - vogliono ottenere la parità per non fare nulla. Invece guardate il pover'uomo che suscita compassione mentre assolve ad umili lavori che lui non dovrebbe mai fare...

postato da floreana2 | 21:29 | link | commenti (1)
politica, riflessioni, differenza, attualitĂ , femminicidio

mercoledì, 19 agosto 2009

Stupri: due pesi e due misure

http://femminismo-a-sud.noblogs.org/

 

Due interrogatori. La stessa donna. Due stupri. Il primo commesso da un romeno. Il secondo commesso da un italiano. Dato che gli stupri ora coincidono con le festività (quello di capodanno, di ferragosto...) scegliete voi quella che più vi piace come momento di questo racconto (pasqua, natale, san giuseppe, l'immacolata concezione...).

Luogo:
stanza con un tavolo, due sedie. Personaggi: inquirente, denunciante. Nei dialoghi i due personaggi saranno indicati con I e D.

Primo interrogatorio

Stanza illuminata, sul tavolo: acqua, fazzolettini. Una atmosfera accogliente. Giusta temperatura, ne' calda ne' fredda. L'inquirente siede sullo stesso lato della denunciante. Espressione comprensiva, incoraggiante.

I - Signorina la prego si accomodi. Mi dica tutto. Vuole un po' d'acqua? Desidera la presenza di un familiare? Una psicologa? Ha bisogno di assistenza?

D - Grazie. Un po' d'acqua si. Mio padre mi aspetta fuori. Va bene così. Ho già parlato con la psicologa.

I - Come vuole. Se ha bisogno di qualcosa, a disposizione. Mi vuole raccontare?

D - Si. Come ho detto al suo collega... ero al parco seduta su una panchina. Leggevo un libro.

I - Certamente. Lei ha diritto di andare al parco a leggere quando vuole. Continui...

D - Stava facendo buio e io volevo finire il capitolo. Si è avvicinato un tizio.

I - Ha ragione signorina, anch'io prima di mettere da parte un libro devo almeno finire il capitolo che sto leggendo. E che ha fatto questo tizio?

D - Mi ha chiesto se avevo una sigaretta...

I - E come glielo ha chiesto: era lucido, puzzava d'alcool...?

D - No no, mi ha solo chiesto una sigaretta. Gli ho risposto che non fumo.

I - Giusto. Ottima risposta. E lui? Cosa ha fatto lui?

D - Deve aver frainteso perchè ha preso quella risposta gentile come un invito.

I - Sono sempre così, tu gli dai un dito e loro si prendono un braccio.

D - Si è seduto vicino a me e io ho provato a continuare a leggere...

I - Ha fatto bene. Ne aveva diritto. Era lui che doveva andarsene. E allora? L'ha toccata?

D - Si, mi ha messo una mano sulla spalla e io mi sono allontanata di scatto...

I - E lui? Che ha fatto lui? Mi dica tutti i particolari signorina perchè bisogna dimostrare che questo animale ha fatto quello che non doveva fare.

D - Lui mi ha trattenuta per un braccio. Mi guardava negli occhi.

I - Come, come la guardava?

D - Non saprei. Era arrabbiato. Mi ha costretta a sedermi di nuovo.

I - Costretta come. L'ha spinta? L'ha strattonata? Le ha fatto male?

D - Mi ha tirata verso di lui e poi mi ha trascinata dietro un cespuglio.

I - Non l'ha vista nessuno? Qualcuno può testimoniare? E' solo una formalità, comunque non si preoccupi...

D - Non credo, no. C'era un signore che portava a spasso il cane ma si era fatto tardi e come le avevo detto io ero rimasta a finire il capitolo.

I - Si si, naturalmente. Non si preoccupi. Tanto a noi per inchiodarlo basta l'esame del dna.

D - Lui mi ha buttata per terra e si è messo sopra di me. Una mano tappava la mia bocca e l'altra mi toglieva le mutandine.

I - Quindi c'e' anche l'aggressione. Quello lì dalla galera non esce più.

D - Si è slacciato i pantaloni e in un attimo mi ha allargato le gambe e mi ha stuprata.

I - Lei ha gridato? Ha chiesto aiuto? Ha lottato? Si è difesa? stia tranquilla, sono tutte cose che verranno confermate dalle analisi medico scientifiche.

D - No. Prima mi aveva tappato la bocca e poi sono rimasta impietrita. Piangevo. Ho tentato di tenere le gambe strette ma lui era forte e ha impiegato un attimo a fare tutto.

I - Lei non lo ha graffiato? Non poteva morderlo? Non ha detto niente?

D - Lui mi teneva le mani. A morderlo non c'ho pensato e in quel momento non ho trovato niente da dire. Piangevo.

I - Ma certo, cara signorina, lei era sotto shock. Cosa avrebbe potuto dire. Lo sa che invece trovo che sia stata brava? Se reagiva avrebbe potuto rischiare la vita...

D - Io speravo solo che finisse presto.

I - Infatti. Perciò le dico che è stata brava. Lui ha finito e se ne è andato...

D - Si. Mi ha detto che ero bella. Ha finito e mi ha guardata per un attimo. Poi è andato via.

I - Come l'ha guardata? Mentre la stuprava faceva dei versi? Era animalesco? Spingeva con forza? Con molta forza?

D - Mi ha guardata senza vedermi. Come se io fossi una cosa. Mentre mi stuprava diceva delle cose nella sua lingua. Teneva gli occhi chiusi. Spingeva forte. Mi ha fatto male.

I - Un animale. Lei ha avuto la sfortuna di incontrare un animale. E' una fortuna che sia rimasta viva. Dopo la sua denuncia abbiamo sgomberato il campo rom che c'era vicino al parco. Abbiamo preso sette uomini e quello che lei ha riconosciuto ha dei precedenti ed è già in carcere. La sua foto è su tutti i giornali. Tutti devono sapere di che mostro si tratta. Grazie signorina perchè le dimostreremo che il suo sacrificio non è stato inutile. Con la sua denuncia lei ha impedito ad altre donne di incontrare quella bestia.

La denunciante sospira. L'inquirente la rassicura ancora con lo sguardo. Sipario.


Secondo interrogatorio

Stanza buia con lampada accesa puntata sulla denunciante. Sul tavolo, niente. Temperatura alternata, troppo caldo, troppo freddo. L'inquirente siede di fronte alla denunciante. Espressione giudicante, severa, incredula, sfottente.

postato da floreana2 | 06:54 | link | commenti
politica, riflessioni, attualitĂ , corpi violati

mercoledì, 05 agosto 2009

Marionette e mangiafuoco

 da femminismo-a-sud.noblogs.org

Rabbia

Il sangue mi ribolle di rabbia e disgusto. Una sola parola riesce a riassumere la realtà per come mi appare, da qualsiasi lato io provi a guardarla. Questa parola è IPOCRISIA. Quell’ipocrisia che si erge a difesa di precetti repressivi e impossibili da seguire - a meno di sacrificare letteralmente la propria stessa vita.

E questo in nome di un potere, tutto umano, detenuto da chi in ogni modo riuscirà a sfuggire alle maglie dei suoi stessi diktat in virtù di quello stesso potere, ovviamente negato  a tutto il resto dell’umanità.

Il fondamentalista Bagnasco tuona contro la RU486, sguainando tutte le armi a sua disposizione.

Per prima cosa, appellandosi ai famigerati e infamissimi obiettori di coscienza: alla luce dei frequentissimi casi di obiezione che di fatto ostacolano l’applicazione della legge, viene da chiedersi come non sia ancora considerato anticostituzionale per un medico ginecologo obiettare l’esecuzione dell’interruzione volontaria di gravidanza, il cui diritto è garantito dal 1978 dalla Legge 194, costantemente sotto attacco.

Essi vivono

In questo film girato da Carpenter nel 1988, il protagonista scopre l’esistenza di moltissime persone dall'aspetto reale simile a quello degli zombi: si tratta di alieni, che stanno schiavizzando gli umani.

Come rivelare al mondo la loro presenza? Una buona domanda.

Qualcuno a volte si chiede: come mai questi medici scelgono una professione che li pone di fronte a questo dilemma? Come dire, potevano fare gli odontoiatri, gli oculisti, e invece no, proprio i ginecologi.

Un obiettore di coscienza in ambito militare evita le forze armate in tutto e per tutto, non chiede di essere integrato in esse a regime ridotto, nemmeno per stare in un ufficio. E’ giusto, è coerente: per chi è contrario alla guerra, anche solo scrivere una lettera in quel contesto è avvallare quell’attività.

Cosa c’entra la guerra? C’entra, c’entra eccome. C’è una guerra in atto, che piaccia o meno.

Spesso il conflitto si attua sul corpo delle donne, come in questo caso, ma non solo.

Il cavallo di Troia

Le guerre non si vincono esclusivamente con la forza bruta. Esiste tutto un intrico, una ragnatela di manovre (alcune apparentemente innocue) ben più letali.

Ci illudiamo di poter convivere, laici e cristiani, in maniera serena: ma mentre il laico difende la libertà personale ad ogni costo (e perciò anche quella dei cristiani), il cristiano ha sempre, di fondo, quella che potremmo definire una MISSION.

Dal DECRETO SULL’APOSTOLATO DEI LAICI
APOSTOLICAM ACTUOSITATEM

"L'opera della redenzione di Cristo ha per natura sua come fine la salvezza degli uomini, però abbraccia pure il rinnovamento di tutto l'ordine temporale. Di conseguenza la missione della Chiesa non mira soltanto a portare il messaggio di Cristo e la sua grazia agli uomini, ma anche ad animare e perfezionare l'ordine temporale con lo spirito evangelico. I laici, dunque, svolgendo tale missione della Chiesa, esercitano il loro apostolato nella Chiesa e nel mondo, nell'ordine spirituale e in quello temporale.

I laici devono assumere il rinnovamento dell'ordine temporale come compito proprio e in esso, guidati dalla luce del Vangelo e dal pensiero della Chiesa e mossi dalla carità cristiana, operare direttamente e in modo concreto;

L'ordine temporale deve essere rinnovato in modo che, nel rispetto integrale delle leggi sue proprie, sia reso più conforme ai principi superiori della vita cristiana e adattato alle svariate condizioni di luogo di tempo e di popoli.

Ripenso allo “spirito evangelico” con cui intere popolazioni nei secoli sono state convertite al cristianesimo: storia, non invenzione. E oggi, in un’epoca fatta di bigottismo appena patinato di una incerta laicità, lo scontro si sposta su piani meno brutali (ma non in quanto ad effetti).

Su di un documento del 2006 presente sul sito www.eticaepolitica.net  (creato per iniziativa personale di alcuni professori di etica e teologia morale della Pontificia Università della Santa Croce - Roma) si legge (LE PARENTESI SONO MIE):

«Quelli di dentro» (i cristiani) non si conformano alla mentalità del secolo, ma sanno sempre discernere ciò che è buono e gradito a Dio. Il comportamento di «quelli di fuori» (i laici) non solo non giustificherebbe in modo alcuno un comportamento simile da parte di «quelli di dentro», ma neppure può essere approvato (LEGGI: RISPETTATO) da questi ultimi. I cristiani devono essere «immacolati in mezzo a una generazione perversa», in modo che la loro coscienza non contaminata (!!!) splenda quale testimone della verità. Non ci si può lasciare contaminare, ma non per questo si deve uscire dal mondo (come gli asceti del Mar Morto, ecc.) o rimanere paralizzati (LEGGI: non si può effettivamente riconoscere la concezione separatista in tema di rapporti tra Chiesa e Stato). Piuttosto va assunto un atteggiamento caritatevole e apostolico attivo, in modo da vincere con il bene (il cristianesimo) il male (il demonio nascosto in ogni laico), aiutando le persone per quanto possibile.

Da questo punto di vista si deve notare che l’obiezione di coscienza è un ricorso estremo e, in certo senso, minimale. […] La responsabilità morale degli operatori sanitari non si esaurisce, infatti, nel porre l’obiezione di coscienza quando ciò diventa necessario. Essi hanno soprattutto la responsabilità di dare il loro contributo affinché le proprie attività professionali siano regolate da leggi e regolamenti giusti. Tale dovere è fondato non solo sull’ovvia ragione che senza un quadro legale adeguato diventa più difficile per tutti mantenere non contaminata la propria coscienza nello svolgimento dell’attività professionale, ma anche sull’obbligo specifico di contribuire secondo le proprie possibilità al bene comune della società, il quale comprende senz’altro la tutela e promozione legale di beni fondamentali quali la vita, la salute, la giustizia, la libertà,ecc., nonché il retto ordinamento legale delle attività professionali che con quei beni hanno un rapporto così stretto. Questa esigenza si vede notevolmente rafforzata dal fatto che la vita democratica, per la sua stessa natura, richiede l’attiva partecipazione di tutti i cittadini alla formazione degli orientamenti politici, sociali e professionali e alle scelte legislative in cui essi si concretizzano. I cittadini cristiani, inoltre, svolgono in questo modo il compito loro proprio di animare cristianamente l’ordine temporale."

E’ chiaro qual é lo scopo della loro presenza nel settore: non ci si trovano per caso. Solo il secolo scorso la Chiesa si è rifatta il trucco, camuffando il Papa Re come ha fatto il lupo travestito da agnello, ma le intenzioni, le ingerenze, l’attività invasiva chiamata Apostolica è rimasta. 

Essi vivono tra noi, e non per convivere, ma per colonizzare, con la loro carità amorevole e violentissima.

La 194 sarà sempre sotto attacco, perché va contro al loro interesse, apertamente espresso nelle righe precedenti: “la responsabilità di dare il loro contributo affinché le proprie attività professionali siano regolate da leggi e regolamenti giusti. Tale dovere è fondato non solo sull’ovvia ragione che senza un quadro legale adeguato diventa più difficile per tutti mantenere non contaminata la propria coscienza nello svolgimento dell’attività professionale”.

Ogni obiettore di coscienza è il cavallo di Troia tramite il quale la Chiesa di fatto ostacola una legge della costituzione italiana, e in più tramite l’obiettore cerca di andare ad influire non solo con un atteggiamento passivo, ma anzi assolutamente attivo per ritoccare quella legge in termini cristiani – perciò antiabortisti. Tutto questo con il benestare del Governo Italiano.

Dallo stesso articolo infatti:

Sullo sfondo, molti interventi di parte cattolica che, ormai, puntano direttamente alla modifica della legge 194. Il più significativo è quello del ministro per l'Attuazione del Programma, Giovanni Rotondi: "Politici cattolici e laici devono impegnarsi per il nuovo obiettivo di progresso di una civiltà senza aborto. In Italia il tema è rafforzare la prevenzione prevista nella 194 e mai attivata".

Di Cavalli di Troia infatti è pieno anche il Parlamento: e la 194, seppure fino ad adesso abbia garantito l’interruzione di gravidanza, non è la migliore delle leggi possibili. Mi rileggo il testo della stessa, che già dall’incipit, per conciliare la compagine cattolica si presta a manipolazioni di ogni tipo.

Non sto per brevità a riportare qui il testo articolo per articolo, ma una cosa mi è chiara ed è l’ipocrisia di tale affermazione: la prevenzione all’aborto che i cristiani vorrebbero attuare riguarda sicuramente tutte quelle prescrizioni socio-assistenziali rivolte alla donna incinta, non sicuramente la prima e più importante prevenzione di tutte che passa tramite un utilizzo, cosciente, consapevole e non criminalizzato degli anticoncezionali.

Questo sarebbe possibile se non vivessimo nel paese, a massima ingerenza cristiana,  del “Si fa ma non si dice”: dove la Chiesa criminalizza la sessualità se non finalizzata al concepimento all’interno del matrimonio,  dove i genitori per la maggior parte non parlano di sesso ai figli, dove le scuole non affrontano un educazione sessuale decente, ma si limitano in qualche caso ad uno sterile corso di anatomia. Dove la maggior parte dei minorenni fa sesso, e la maggior parte dei genitori (e in massima parte i padri) finge di credere alla verginità dei propri figli (e soprattutto figlie) adolescenti.

Ma Bagnasco mica si ferma, anzi:

“E' pretestuoso" invocare l'allineamento all'Europa per giustificare la scelta della pillola abortiva: gli "obiettivi" indicati dagli organi sovranazionali, vanno considerati solo quando sono orientati al bene, all'ordine morale. Diversamente, un Paese membro deve discostarsi, dando il buon esempio agli altri e diventando capofila di una inversione di marcia.

Torniamo al solito Principio di sussidiarietà, utilizzato ormai continuamente come paravento per schivare tutte quelle iniziative di vario, e spesso vago, sapore laico già in atto in tutti gli stati membri dell’Unione Europea tranne, al solito l’Italia.

Bagnasco, come evidente, strizza l’occhio con estrema disinvoltura alla politica… un controsenso? Non troppo, dal momento che sua è affermazione:

NOSTRO DIRITTO LA POLITICA, VOGLIONO CHIUDERCI NELLE SACRESTIE

L’inarrestabile Bagnasco, lo scorso anno, poco dopo l’insediamento dell’ultimo governo Berlusconi – l’unto del Signore e re degli ipocriti –forte del clima fascista che stava nuovamente iniziando a dilagare, affermava al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione che:

"La Chiesa è capace di partecipare alla vita politica nel segno della democrazia e della verità. Oggi, come in altri periodi della storia, si vuole che la Chiesa rimanga in chiesa. Si vorrebbe negare - è la sua analisi - la dimensione pubblica della fede".

Leggasi: la dimensione POLITICA.

EPILOGO

 

Mi fermo qui, la nausea si fa insopportabile. Con quanta ipocrisia Bagnasco afferma che:” La libertà di scelta finisce per affermare solo il diritto del più forte. Chi sarebbe il più forte, l’individuo, la donna in questo caso?

Lui è uno dei rappresentanti del potere più forte, quello religioso/politico – i confini non sono mai esistiti in Italia, e oggi meno che mai - che decide delle nostre vite, che si arroga il diritto di impersonare un Mangiafuoco che non conosce pietà per le sofferenze dei poveri burattini che siamo noi tutti.

Cosa dovremmo fare quindi, Bagnasco: andare a moltiplicarci indiscriminatamente, o votarci alla castità perenne e poi magari sfogarci sui minori?

postato da floreana2 | 14:43 | link | commenti
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