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martedì, 01 settembre 2009

Femminicidio: perché non si parla mai di lei?

femminismo-a-sud.noblogs.org

Non avevamo dubbi. Non potevamo concludere il mese d'agosto senza un'altra strage compiuta da un uomo. Ha massacrato la moglie e due figli, uno di 19 anni e l'altro di 4. Poi ha ammazzato anche una donna di 79 anni che li ospitava.

La rassegna stampa non presenta molte diversità. Per tutti i quotidiani online presi in esame lui è principalmente uno malato di disoccupazione, un cassintegrato che per questo motivo avrebbe deciso di fare una carneficina per poi rincoglionirsi di farmaci e alcool. Qui le tesi si discostano. C'è chi dice che in preda al pentimento si sarebbe gettato dal secondo piano e chi invece specifica che - causa rincoglionimento - quando è uscito per aspettare i carabinieri è caduto e ha sbattuto la testa nella legnaia.

Definiamo i significati: innanzitutto la disoccupazione come male che farebbe diventare un sant'uomo un efferato pluriomicida.

Quante sono le donne che sono in stato di disoccupazione? Tante. Come mai a loro non viene in mente di massacrare la famiglia? Perchè il motivo degli omicidi non è la disoccupazione. Cosa fa una donna quando è disoccupata? Lavora a casa, cresce i figli, pulisce, rassetta, aiuta il bilancio familiare cucinando pietanze con poca spesa e rammendando abiti per riciclarli. Cosa potrebbe fare un uomo in stato di disoccupazione? Le stesse cose o se crede va a cercarsi un altro impiego, si applica in lavori manuali e aggiusta quella tal finestra che è rotta da un decennio.

Nella nostra società di donne ammalate di disoccupazione non si parla mai e non è che a noi piaccia da morire stare a casa. Si pensa in fondo che una donna abbia nella casa il suo habitat naturale e dunque non veda l'ora di tornarci. La reazione delle donne che rischiano il licenziamento però dimostra esattamente il contrario. Non c'è affatto una tendenza naturale delle donne nell'accogliere di buon grado la disoccupazione.

Dell'uomo invece si pensa che sia un animale sociale che per sentirsi virilmente a posto con se stesso, macho al punto giusto, dovrebbe uscire di buon'ora e andare a caccia per portare la bestia sconfitta in casa a pranzo per la sua donna e i suoi cuccioli. Parlare di un uomo senza lavoro diventa dunque molto più drammatico che parlare di una donna disoccupata. Come se entrambi non contribuissero al bilancio familiare o non avessero diritto ad una dignitosa autonomia economica per vivere.

L'uomo disoccupato, dicevamo, naturalmente deprimibile e difficilmente in grado di muovere il culo per darsi da fare in compiti differenti, è così legittimato, tra una grattata di natica e una scaccolata subumana, a sterminare la famiglia.

Tutto ciò ovvio non significa che restare senza lavoro non sia un male sociale che conduca a malesseri personali. Ma questo vale per tutti e non certo soltanto per gli uomini. Nessuno è perciò giustificato a pensare che in tempo di crisi economica sia corretto licenziare più donne che uomini per via di quella nostra presunta pulsione naturale a recuperare felicità di fronte ad un focolare in cui farsi il mazzo gratis tutto il giorno.

L'altro elemento da analizzare: la depressione di cui abbiamo già parlato in molte altre occasioni. Vedi quiquiqui

E di nuovo la storia del suicidio che rende la faccenda pietosa, più tragicamente comprensibile, più orientata al gesto momentaneo, allo sproposito di una singola giornata. Nonostante le due versioni contrastanti, che descrivono un uomo fatto di psicofarmaci e alcool che per un verso si butta dalla finestra e per l'altro semplicemente scivola e sbatte il capo, in ogni caso in nessuno degli articoli si parla esattamente di come ha ammazzato moglie e figli. Quante ferite, quanto sangue, quanto orrore, quanta efferatezza, se li ha inseguiti, se moglie e figli hanno tentato di difendersi, se li ha presi nel sonno, di sorpresa, increduli, mentre vedevano il loro padre fare quello che tanti altri padri fanno abbastanza frequentemente: togliere di mezzo la famiglia che reputano di loro proprietà.

In tutti gli articoli si parla solo di lui, del suo stato di salute, della sua psiche, della sua depressione, dei suoi lamenti, del suo stato di coma, delle sue pene infinite, di tutti gli elementi che servono ad "umanizzarlo", di tutte le attenuanti che serviranno a dire che quanto è avvenuto non dipende da nulla che non sia contenuto nell'elenco motivi di sterminio familiare dello schedario dei tutori della famiglia. Non abbiamo un solo articolo che ci dica chi fosse la donna, quanto meravigliosi fossero i figli, che fantastica creatura fosse l'anziana signora che li ospitava per alleviare, supponiamo, un momento di difficoltà. Se non ne parli non esistono. Se non ne parli abbiamo delle indistinte vittime che fanno semplicemente numero. Nulla che susciti pietà più di quanto non si cerchi di suscitarne a proposito dell'uomo. Le vittime di questo ennesimo sterminio continuano ad essere cose, oggetti. Lo erano per chi li ha eliminati dalla faccia della terra e continuano a non esistere per gli organi di informazione. Quale metodo migliore per fare ritenere inumane delle persone che sono state uccise?

Tutti elementi, questi, che tendono ad allontanare l'idea che la violenza contro le donne è maschile, a differenza di quanto dice certo pseudo-femminismo moderato e reazionario (che raccoglie donne che vanno dal pd al centro destra):

- ben attento a tutelare l'istituto della famiglia;

- ben attento a custodire il ruolo delle donne in seno alle famiglie come ammortizzatrici sociali di un welfare che agevola solo chi persegue come unico fine il profitto;

- ben attento a non turbare il volere di santa madre chiesa. 

Resta da dire che le donne, secondo le regole scritte, non hanno una via d'uscita. Sono intrappolate in un meccanismo sociale che le obbliga a restare accanto agli uomini, in famiglia, ad assolvere ai ruoli imposti. Perciò le donne devono reagire indipendentemente da tutto.

Come chiamereste voi uno sterminio ai danni dei lavoratori fatto dal caporeparto di una fabbrica? Incidente sul lavoro? Immagino di no.

Quando muoiono le donne invece appare lecito dire che la famiglia è e rimane comunque un luogo fantastico e che gli uomini che in quel contesto agiscono da assassini sono solo un po' folli, prodotti mal riusciti, scarti di fabbrica, nulla di preoccupante. Vedrete: la prossima serie di robot maschi che metteranno sul mercato sarà senz'altro migliore: quella attuale ha troppi difetti ma bisogna comunque piazzarli. D'altronde la nostra società produttiva cosa sceglie tra un kapo' senza scrupoli omicida e stupratore ed un uomo idealista pieno di principi e valori etici e morali? Senza dubbio il kapo'.

Se sei una donna che vive in una situazione di violenza, reagisci. Se sei una donna che vive in una situazione di violenza e hai dei figli, reagisci. Se tu non reagisci rischi la tua vita e quella dei tuoi figli.

Il resto della filastrocca per donne vittime di violenza in famiglia puoi leggerla QUI.

State all'erta amiche e sorelle. State attente e trovate nella solidarietà tra donne il vostro elemento di forza. 

--->>>L'immagine in alto rappresenta - in satira - uno dei modi in cui in america si denigrava e criminalizzava la lotta per i diritti delle donne. Le donne - si diceva allora e si dice ancora adesso - vogliono ottenere la parità per non fare nulla. Invece guardate il pover'uomo che suscita compassione mentre assolve ad umili lavori che lui non dovrebbe mai fare...

postato da floreana2 | 21:29 | link | commenti (1)
politica, riflessioni, differenza, attualitĂ , femminicidio

mercoledì, 05 agosto 2009

Marionette e mangiafuoco

 da femminismo-a-sud.noblogs.org

Rabbia

Il sangue mi ribolle di rabbia e disgusto. Una sola parola riesce a riassumere la realtà per come mi appare, da qualsiasi lato io provi a guardarla. Questa parola è IPOCRISIA. Quell’ipocrisia che si erge a difesa di precetti repressivi e impossibili da seguire - a meno di sacrificare letteralmente la propria stessa vita.

E questo in nome di un potere, tutto umano, detenuto da chi in ogni modo riuscirà a sfuggire alle maglie dei suoi stessi diktat in virtù di quello stesso potere, ovviamente negato  a tutto il resto dell’umanità.

Il fondamentalista Bagnasco tuona contro la RU486, sguainando tutte le armi a sua disposizione.

Per prima cosa, appellandosi ai famigerati e infamissimi obiettori di coscienza: alla luce dei frequentissimi casi di obiezione che di fatto ostacolano l’applicazione della legge, viene da chiedersi come non sia ancora considerato anticostituzionale per un medico ginecologo obiettare l’esecuzione dell’interruzione volontaria di gravidanza, il cui diritto è garantito dal 1978 dalla Legge 194, costantemente sotto attacco.

Essi vivono

In questo film girato da Carpenter nel 1988, il protagonista scopre l’esistenza di moltissime persone dall'aspetto reale simile a quello degli zombi: si tratta di alieni, che stanno schiavizzando gli umani.

Come rivelare al mondo la loro presenza? Una buona domanda.

Qualcuno a volte si chiede: come mai questi medici scelgono una professione che li pone di fronte a questo dilemma? Come dire, potevano fare gli odontoiatri, gli oculisti, e invece no, proprio i ginecologi.

Un obiettore di coscienza in ambito militare evita le forze armate in tutto e per tutto, non chiede di essere integrato in esse a regime ridotto, nemmeno per stare in un ufficio. E’ giusto, è coerente: per chi è contrario alla guerra, anche solo scrivere una lettera in quel contesto è avvallare quell’attività.

Cosa c’entra la guerra? C’entra, c’entra eccome. C’è una guerra in atto, che piaccia o meno.

Spesso il conflitto si attua sul corpo delle donne, come in questo caso, ma non solo.

Il cavallo di Troia

Le guerre non si vincono esclusivamente con la forza bruta. Esiste tutto un intrico, una ragnatela di manovre (alcune apparentemente innocue) ben più letali.

Ci illudiamo di poter convivere, laici e cristiani, in maniera serena: ma mentre il laico difende la libertà personale ad ogni costo (e perciò anche quella dei cristiani), il cristiano ha sempre, di fondo, quella che potremmo definire una MISSION.

Dal DECRETO SULL’APOSTOLATO DEI LAICI
APOSTOLICAM ACTUOSITATEM

"L'opera della redenzione di Cristo ha per natura sua come fine la salvezza degli uomini, però abbraccia pure il rinnovamento di tutto l'ordine temporale. Di conseguenza la missione della Chiesa non mira soltanto a portare il messaggio di Cristo e la sua grazia agli uomini, ma anche ad animare e perfezionare l'ordine temporale con lo spirito evangelico. I laici, dunque, svolgendo tale missione della Chiesa, esercitano il loro apostolato nella Chiesa e nel mondo, nell'ordine spirituale e in quello temporale.

I laici devono assumere il rinnovamento dell'ordine temporale come compito proprio e in esso, guidati dalla luce del Vangelo e dal pensiero della Chiesa e mossi dalla carità cristiana, operare direttamente e in modo concreto;

L'ordine temporale deve essere rinnovato in modo che, nel rispetto integrale delle leggi sue proprie, sia reso più conforme ai principi superiori della vita cristiana e adattato alle svariate condizioni di luogo di tempo e di popoli.

Ripenso allo “spirito evangelico” con cui intere popolazioni nei secoli sono state convertite al cristianesimo: storia, non invenzione. E oggi, in un’epoca fatta di bigottismo appena patinato di una incerta laicità, lo scontro si sposta su piani meno brutali (ma non in quanto ad effetti).

Su di un documento del 2006 presente sul sito www.eticaepolitica.net  (creato per iniziativa personale di alcuni professori di etica e teologia morale della Pontificia Università della Santa Croce - Roma) si legge (LE PARENTESI SONO MIE):

«Quelli di dentro» (i cristiani) non si conformano alla mentalità del secolo, ma sanno sempre discernere ciò che è buono e gradito a Dio. Il comportamento di «quelli di fuori» (i laici) non solo non giustificherebbe in modo alcuno un comportamento simile da parte di «quelli di dentro», ma neppure può essere approvato (LEGGI: RISPETTATO) da questi ultimi. I cristiani devono essere «immacolati in mezzo a una generazione perversa», in modo che la loro coscienza non contaminata (!!!) splenda quale testimone della verità. Non ci si può lasciare contaminare, ma non per questo si deve uscire dal mondo (come gli asceti del Mar Morto, ecc.) o rimanere paralizzati (LEGGI: non si può effettivamente riconoscere la concezione separatista in tema di rapporti tra Chiesa e Stato). Piuttosto va assunto un atteggiamento caritatevole e apostolico attivo, in modo da vincere con il bene (il cristianesimo) il male (il demonio nascosto in ogni laico), aiutando le persone per quanto possibile.

Da questo punto di vista si deve notare che l’obiezione di coscienza è un ricorso estremo e, in certo senso, minimale. […] La responsabilità morale degli operatori sanitari non si esaurisce, infatti, nel porre l’obiezione di coscienza quando ciò diventa necessario. Essi hanno soprattutto la responsabilità di dare il loro contributo affinché le proprie attività professionali siano regolate da leggi e regolamenti giusti. Tale dovere è fondato non solo sull’ovvia ragione che senza un quadro legale adeguato diventa più difficile per tutti mantenere non contaminata la propria coscienza nello svolgimento dell’attività professionale, ma anche sull’obbligo specifico di contribuire secondo le proprie possibilità al bene comune della società, il quale comprende senz’altro la tutela e promozione legale di beni fondamentali quali la vita, la salute, la giustizia, la libertà,ecc., nonché il retto ordinamento legale delle attività professionali che con quei beni hanno un rapporto così stretto. Questa esigenza si vede notevolmente rafforzata dal fatto che la vita democratica, per la sua stessa natura, richiede l’attiva partecipazione di tutti i cittadini alla formazione degli orientamenti politici, sociali e professionali e alle scelte legislative in cui essi si concretizzano. I cittadini cristiani, inoltre, svolgono in questo modo il compito loro proprio di animare cristianamente l’ordine temporale."

E’ chiaro qual é lo scopo della loro presenza nel settore: non ci si trovano per caso. Solo il secolo scorso la Chiesa si è rifatta il trucco, camuffando il Papa Re come ha fatto il lupo travestito da agnello, ma le intenzioni, le ingerenze, l’attività invasiva chiamata Apostolica è rimasta. 

Essi vivono tra noi, e non per convivere, ma per colonizzare, con la loro carità amorevole e violentissima.

La 194 sarà sempre sotto attacco, perché va contro al loro interesse, apertamente espresso nelle righe precedenti: “la responsabilità di dare il loro contributo affinché le proprie attività professionali siano regolate da leggi e regolamenti giusti. Tale dovere è fondato non solo sull’ovvia ragione che senza un quadro legale adeguato diventa più difficile per tutti mantenere non contaminata la propria coscienza nello svolgimento dell’attività professionale”.

Ogni obiettore di coscienza è il cavallo di Troia tramite il quale la Chiesa di fatto ostacola una legge della costituzione italiana, e in più tramite l’obiettore cerca di andare ad influire non solo con un atteggiamento passivo, ma anzi assolutamente attivo per ritoccare quella legge in termini cristiani – perciò antiabortisti. Tutto questo con il benestare del Governo Italiano.

Dallo stesso articolo infatti:

Sullo sfondo, molti interventi di parte cattolica che, ormai, puntano direttamente alla modifica della legge 194. Il più significativo è quello del ministro per l'Attuazione del Programma, Giovanni Rotondi: "Politici cattolici e laici devono impegnarsi per il nuovo obiettivo di progresso di una civiltà senza aborto. In Italia il tema è rafforzare la prevenzione prevista nella 194 e mai attivata".

Di Cavalli di Troia infatti è pieno anche il Parlamento: e la 194, seppure fino ad adesso abbia garantito l’interruzione di gravidanza, non è la migliore delle leggi possibili. Mi rileggo il testo della stessa, che già dall’incipit, per conciliare la compagine cattolica si presta a manipolazioni di ogni tipo.

Non sto per brevità a riportare qui il testo articolo per articolo, ma una cosa mi è chiara ed è l’ipocrisia di tale affermazione: la prevenzione all’aborto che i cristiani vorrebbero attuare riguarda sicuramente tutte quelle prescrizioni socio-assistenziali rivolte alla donna incinta, non sicuramente la prima e più importante prevenzione di tutte che passa tramite un utilizzo, cosciente, consapevole e non criminalizzato degli anticoncezionali.

Questo sarebbe possibile se non vivessimo nel paese, a massima ingerenza cristiana,  del “Si fa ma non si dice”: dove la Chiesa criminalizza la sessualità se non finalizzata al concepimento all’interno del matrimonio,  dove i genitori per la maggior parte non parlano di sesso ai figli, dove le scuole non affrontano un educazione sessuale decente, ma si limitano in qualche caso ad uno sterile corso di anatomia. Dove la maggior parte dei minorenni fa sesso, e la maggior parte dei genitori (e in massima parte i padri) finge di credere alla verginità dei propri figli (e soprattutto figlie) adolescenti.

Ma Bagnasco mica si ferma, anzi:

“E' pretestuoso" invocare l'allineamento all'Europa per giustificare la scelta della pillola abortiva: gli "obiettivi" indicati dagli organi sovranazionali, vanno considerati solo quando sono orientati al bene, all'ordine morale. Diversamente, un Paese membro deve discostarsi, dando il buon esempio agli altri e diventando capofila di una inversione di marcia.

Torniamo al solito Principio di sussidiarietà, utilizzato ormai continuamente come paravento per schivare tutte quelle iniziative di vario, e spesso vago, sapore laico già in atto in tutti gli stati membri dell’Unione Europea tranne, al solito l’Italia.

Bagnasco, come evidente, strizza l’occhio con estrema disinvoltura alla politica… un controsenso? Non troppo, dal momento che sua è affermazione:

NOSTRO DIRITTO LA POLITICA, VOGLIONO CHIUDERCI NELLE SACRESTIE

L’inarrestabile Bagnasco, lo scorso anno, poco dopo l’insediamento dell’ultimo governo Berlusconi – l’unto del Signore e re degli ipocriti –forte del clima fascista che stava nuovamente iniziando a dilagare, affermava al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione che:

"La Chiesa è capace di partecipare alla vita politica nel segno della democrazia e della verità. Oggi, come in altri periodi della storia, si vuole che la Chiesa rimanga in chiesa. Si vorrebbe negare - è la sua analisi - la dimensione pubblica della fede".

Leggasi: la dimensione POLITICA.

EPILOGO

 

Mi fermo qui, la nausea si fa insopportabile. Con quanta ipocrisia Bagnasco afferma che:” La libertà di scelta finisce per affermare solo il diritto del più forte. Chi sarebbe il più forte, l’individuo, la donna in questo caso?

Lui è uno dei rappresentanti del potere più forte, quello religioso/politico – i confini non sono mai esistiti in Italia, e oggi meno che mai - che decide delle nostre vite, che si arroga il diritto di impersonare un Mangiafuoco che non conosce pietà per le sofferenze dei poveri burattini che siamo noi tutti.

Cosa dovremmo fare quindi, Bagnasco: andare a moltiplicarci indiscriminatamente, o votarci alla castità perenne e poi magari sfogarci sui minori?

postato da floreana2 | 14:43 | link | commenti
politica, differenza, la memoria storica, attualitĂ , campagna, dis informazione, in-formazione, corpi violati

lunedì, 03 agosto 2009

Noi e il nostro corpo… una breve riflessione dopo l’introduzione della RU486 in Italia

di Compagne del Centro sociale Askatasuna Torino - Collettivo femministe Rossefuoco

Adamo ed Eva - Particolare( William Blake)
Vogliamo anche che sia tutto un po’ meno doloroso e non perché abortire risulti più facile, ma perché, che sia per diventare madri o per non diventarlo, Non accettiamo più che il dolore attraversi il nostro corpo di donna per pagare tutte un peccato che ci rifiutiamo di riconoscere come tale: Eva rappresenta il coraggio, la curiosità, l’accesso alla conoscenza e al futuro, la libertà di scegliere, conoscere, ribellarsi… e che ci scomunichino pure tutte!

Il corpo femminile ha una propria storia, una storia che è storia soprattutto di una differenza, quella che ogni fatto e ogni avvenimento che quel corpo attraversano mette sempre, fatalmente, in primo piano. I nostri corpi sono corpi “femminili”, la cui subordinazione sociale, culturale, economica e fisica è passata storicamente, almeno fino ai primi del ‘900, come giustificazione e spiegazione di una debolezza de facto che pareva appartenere all’ordine naturale delle cose.

Gravidanza, parto, menopausa e aborto sono gli eventi della vita delle donne che più profondamente ne hanno simbolicamente segnato, e volutamente motivato, una condizione secolare e terribile di inferiorità, fino a quando le donne stesse non hanno totalmente sovvertito quest’ordine simbolico e fisico di riferimento sia partendo dalla consapevolezza di una autonomia personale quale quella da sempre riconosciuta al maschile sia “approfittando” delle enormi trasformazioni che l’intera società occidentale ha conosciuto negli ultimi decenni, almeno a cominciare dal secondo dopoguerra, in tema di ampliamento delle conoscenze, di accesso alle tecnologie, di miglioramento della qualità della vita e di progressi in ambito medico e sanitario.

Non è affatto casuale che nei primi collettivi femministi degli anni ’60 fosse praticata, come momento politico vero e proprio, la cosiddetta auto visita e che la conoscenza del proprio corpo, della propria sessualità e femminilità, costituissero passaggi fondamentali verso una presa di coscienza reale di sé, delle proprie potenzialità e della propria forza.

Il discorso sulla salute si poneva come nodo centrale di ogni riflessione successiva, nella convinzione che “partire da sé” avesse proprio il significato, e il valore, del dover partire da un corpo di donna.
Poter dire di no ad un rapporto sessuale imposto dal “dovere coniugale”, poter pianificare la maternità, potersi occupare dei figli perché desiderati, voluti e amati o, anche, poter decidere di non diventare madre, interrompendo una gravidanza o vivendo liberamente la sessualità svincolandola finalmente dalla procreazione…tutto ciò ha rappresentato per le donne una vera rivoluzione, soprattutto perché le donne hanno voluto che ad essa si unisse una cosciente messa in discussione radicale non solo dei propri ruoli sociali, culturali ed economici, ma anche del proprio rapporto con la salute, con la medicina e naturalmente con i medici.
Una “relazione” mai facile quella tra la donna, il suo corpo e il medico, soprattutto una relazione che non può essere neutra: il movimento delle donne ha costruito anche, e specialmente, un nuovo rapporto medico/paziente basato sulla cultura, sulla conoscenza, sul grado di sensibilità di entrambi e sulla imprescindibile domanda di informazione della paziente.
“ Le donne vogliono che la loro salute sia libera da mistificazioni! ”… … così si esprimevano nella loro introduzione le curatrici dell’Enciclopedia delle Donne, del 1993, e continuavano: “non vogliamo più assistere ad un atteggiamento di docile sottomissione alle indicazioni degli esperti, medici inclusi. Le donne vogliono riappropriarsi del loro corpo e vogliono decidere in prima persona su tutto ciò che riguarda la loro salute. I medici sono consiglieri responsabili, a volte abili detective e specialisti. Ma è la donna che decide”…
Il rapporto delle donne (e degli uomini, naturalmente) con la salute e la medicina è stato, è e sarà sempre influenzato dai progressi della ricerca medica, dell’alta tecnologia e soprattutto dagli interessi economici e scientifici delle grandi case farmaceutiche: la disponibilità di un farmaco abortivo, comunemente noto come RU486, in alternativa all’aborto chirurgico dovrebbe forse essere letta, politicamente, non come una conquista da celebrare tout court ma come una ulteriore possibilità di scegliere e decidere in piena autonomia e consapevolmente, possibilità che da oggi, 31 luglio 2009, è attuabile anche in Italia.

Molte donne in Europa, utilizzano la pillola RU486, si tratta di circa il 30% del totale delle interruzioni di gravidanza e, quando interrogate in occasione di studi di settore, in particolare relativi alla Francia e alla Gran Bretagna, tra i principali motivi della loro scelta non hanno certo indicato la facilità che il Vaticano tanto sottolinea e paventa, e su questo terreno becero rifiutiamo qualsiasi confronto, quanto piuttosto la minor invasività fisica e psicologica, e gli elementi indicati in negativo erano proprio quelli che, giocoforza, caratterizzano l’intervento chirurgico.
La RU486 permette, come sappiamo, di poter decidere di interrompere una gravidanza anche senza anestesia totale, senza un’operazione chirurgica, senza un’eccessiva ospedalizzazione e, naturalmente lo pretendiamo, in totale sicurezza e affidabilità nonché in strutture pubbliche e secondo trasparenza e rigore.

Vogliamo donne informate e consapevoli anche con la RU486, e non ostaggio, come sempre più spesso abbiamo denunciato per quanto riguarda l’applicazione della legge 194, di medici frettolosi, di burocrazia infinita e punitiva, di tempi dilatati ad arte, di chiarimenti e spiegazioni dati col contagocce e di comportamenti e modi sfacciatamente di condanna fin dentro la sala operatoria.

E sì… vogliamo anche che sia tutto un po’ meno doloroso e non perché abortire risulti più facile, ma perché, che sia per diventare madri o per non diventarlo, non accettiamo più che il dolore attraversi il nostro corpo di donna per pagare tutte un peccato che ci rifiutiamo di riconoscere come tale: Eva rappresenta il coraggio, la curiosità, l’accesso alla conoscenza e al futuro, la libertà di scegliere, conoscere, ribellarsi… e che ci scomunichino pure tutte!

da womenews.net

postato da floreana2 | 15:00 | link | commenti (4)
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