|
martedì, 01 settembre 2009 Femminicidio: perché non si parla mai di lei? femminismo-a-sud.noblogs.org
Non avevamo dubbi. Non potevamo concludere il mese d'agosto senza un'altra strage compiuta da un uomo. Ha massacrato la moglie e due figli, uno di 19 anni e l'altro di 4. Poi ha ammazzato anche una donna di 79 anni che li ospitava. La rassegna stampa non presenta molte diversità. Per tutti i quotidiani online presi in esame lui è principalmente uno malato di disoccupazione, un cassintegrato che per questo motivo avrebbe deciso di fare una carneficina per poi rincoglionirsi di farmaci e alcool. Qui le tesi si discostano. C'è chi dice che in preda al pentimento si sarebbe gettato dal secondo piano e chi invece specifica che - causa rincoglionimento - quando è uscito per aspettare i carabinieri è caduto e ha sbattuto la testa nella legnaia. Definiamo i significati: innanzitutto la disoccupazione come male che farebbe diventare un sant'uomo un efferato pluriomicida. Quante sono le donne che sono in stato di disoccupazione? Tante. Come mai a loro non viene in mente di massacrare la famiglia? Perchè il motivo degli omicidi non è la disoccupazione. Cosa fa una donna quando è disoccupata? Lavora a casa, cresce i figli, pulisce, rassetta, aiuta il bilancio familiare cucinando pietanze con poca spesa e rammendando abiti per riciclarli. Cosa potrebbe fare un uomo in stato di disoccupazione? Le stesse cose o se crede va a cercarsi un altro impiego, si applica in lavori manuali e aggiusta quella tal finestra che è rotta da un decennio. Nella nostra società di donne ammalate di disoccupazione non si parla mai e non è che a noi piaccia da morire stare a casa. Si pensa in fondo che una donna abbia nella casa il suo habitat naturale e dunque non veda l'ora di tornarci. La reazione delle donne che rischiano il licenziamento però dimostra esattamente il contrario. Non c'è affatto una tendenza naturale delle donne nell'accogliere di buon grado la disoccupazione. Dell'uomo invece si pensa che sia un animale sociale che per sentirsi virilmente a posto con se stesso, macho al punto giusto, dovrebbe uscire di buon'ora e andare a caccia per portare la bestia sconfitta in casa a pranzo per la sua donna e i suoi cuccioli. Parlare di un uomo senza lavoro diventa dunque molto più drammatico che parlare di una donna disoccupata. Come se entrambi non contribuissero al bilancio familiare o non avessero diritto ad una dignitosa autonomia economica per vivere. L'uomo disoccupato, dicevamo, naturalmente deprimibile e difficilmente in grado di muovere il culo per darsi da fare in compiti differenti, è così legittimato, tra una grattata di natica e una scaccolata subumana, a sterminare la famiglia. Tutto ciò ovvio non significa che restare senza lavoro non sia un male sociale che conduca a malesseri personali. Ma questo vale per tutti e non certo soltanto per gli uomini. Nessuno è perciò giustificato a pensare che in tempo di crisi economica sia corretto licenziare più donne che uomini per via di quella nostra presunta pulsione naturale a recuperare felicità di fronte ad un focolare in cui farsi il mazzo gratis tutto il giorno. L'altro elemento da analizzare: la depressione di cui abbiamo già parlato in molte altre occasioni. Vedi qui, qui e qui. E di nuovo la storia del suicidio che rende la faccenda pietosa, più tragicamente comprensibile, più orientata al gesto momentaneo, allo sproposito di una singola giornata. Nonostante le due versioni contrastanti, che descrivono un uomo fatto di psicofarmaci e alcool che per un verso si butta dalla finestra e per l'altro semplicemente scivola e sbatte il capo, in ogni caso in nessuno degli articoli si parla esattamente di come ha ammazzato moglie e figli. Quante ferite, quanto sangue, quanto orrore, quanta efferatezza, se li ha inseguiti, se moglie e figli hanno tentato di difendersi, se li ha presi nel sonno, di sorpresa, increduli, mentre vedevano il loro padre fare quello che tanti altri padri fanno abbastanza frequentemente: togliere di mezzo la famiglia che reputano di loro proprietà. In tutti gli articoli si parla solo di lui, del suo stato di salute, della sua psiche, della sua depressione, dei suoi lamenti, del suo stato di coma, delle sue pene infinite, di tutti gli elementi che servono ad "umanizzarlo", di tutte le attenuanti che serviranno a dire che quanto è avvenuto non dipende da nulla che non sia contenuto nell'elenco motivi di sterminio familiare dello schedario dei tutori della famiglia. Non abbiamo un solo articolo che ci dica chi fosse la donna, quanto meravigliosi fossero i figli, che fantastica creatura fosse l'anziana signora che li ospitava per alleviare, supponiamo, un momento di difficoltà. Se non ne parli non esistono. Se non ne parli abbiamo delle indistinte vittime che fanno semplicemente numero. Nulla che susciti pietà più di quanto non si cerchi di suscitarne a proposito dell'uomo. Le vittime di questo ennesimo sterminio continuano ad essere cose, oggetti. Lo erano per chi li ha eliminati dalla faccia della terra e continuano a non esistere per gli organi di informazione. Quale metodo migliore per fare ritenere inumane delle persone che sono state uccise? Tutti elementi, questi, che tendono ad allontanare l'idea che la violenza contro le donne è maschile, a differenza di quanto dice certo pseudo-femminismo moderato e reazionario (che raccoglie donne che vanno dal pd al centro destra): - ben attento a tutelare l'istituto della famiglia; - ben attento a custodire il ruolo delle donne in seno alle famiglie come ammortizzatrici sociali di un welfare che agevola solo chi persegue come unico fine il profitto; - ben attento a non turbare il volere di santa madre chiesa. Resta da dire che le donne, secondo le regole scritte, non hanno una via d'uscita. Sono intrappolate in un meccanismo sociale che le obbliga a restare accanto agli uomini, in famiglia, ad assolvere ai ruoli imposti. Perciò le donne devono reagire indipendentemente da tutto. Come chiamereste voi uno sterminio ai danni dei lavoratori fatto dal caporeparto di una fabbrica? Incidente sul lavoro? Immagino di no. Quando muoiono le donne invece appare lecito dire che la famiglia è e rimane comunque un luogo fantastico e che gli uomini che in quel contesto agiscono da assassini sono solo un po' folli, prodotti mal riusciti, scarti di fabbrica, nulla di preoccupante. Vedrete: la prossima serie di robot maschi che metteranno sul mercato sarà senz'altro migliore: quella attuale ha troppi difetti ma bisogna comunque piazzarli. D'altronde la nostra società produttiva cosa sceglie tra un kapo' senza scrupoli omicida e stupratore ed un uomo idealista pieno di principi e valori etici e morali? Senza dubbio il kapo'. Se sei una donna che vive in una situazione di violenza, reagisci. Se sei una donna che vive in una situazione di violenza e hai dei figli, reagisci. Se tu non reagisci rischi la tua vita e quella dei tuoi figli. Il resto della filastrocca per donne vittime di violenza in famiglia puoi leggerla QUI. State all'erta amiche e sorelle. State attente e trovate nella solidarietà tra donne il vostro elemento di forza. --->>>L'immagine in alto rappresenta - in satira - uno dei modi in cui in america si denigrava e criminalizzava la lotta per i diritti delle donne. Le donne - si diceva allora e si dice ancora adesso - vogliono ottenere la parità per non fare nulla. Invece guardate il pover'uomo che suscita compassione mentre assolve ad umili lavori che lui non dovrebbe mai fare... postato da floreana2 | 21:29 | link | commenti (1) domenica, 12 luglio 2009 Perché nessuno parla di Marwa? di Rita Armeni
Marwa Al Sherbini era una giovane donna che indossava la hijab, il velo islamico che copre i capelli e il collo. Viveva in Germania. Mercoledì scorso è stata uccisa in un tribunale di Dresda da un uomo che i giornali definiscono un “fanatico antislamico”. La giovane donna, incinta di tre mesi, è stata colpita da 18 coltellate ed è morta sotto gli occhi del marito e del figlio di due anni. L’omicidio è avvenuto proprio nel tribunale di Dresda dove Marwa era andata per avere giustizia, dopo aver denunciato il suo vicino di casa che l’aveva aggredita con insulti tipo “prostituta islamica”, “terrorista” e le aveva chiesto con minacce di togliersi il velo. Abbiamo trovato questa notizia, e data con rilievo, solo su il Corriere della Sera. Gli altri grandi giornali nazionali non ne hanno tenuto conto. Lo stesso Corriere riferisce che anche i quotidiani tedeschi non l’hanno messa in rilievo o ne hanno parlato solo per insistere sulla necessità di maggiore sicurezza nei tribunali. Naturalmente anche questa scelta giornalistica è indicativa di quanto nel nostro civile occidente vengano tenute in considerazione le vite degli “altri”, immigrati o mussulmani che siano. postato da floreana2 | 09:18 | link | commenti (2) lunedì, 06 luglio 2009 Achille si rigirerà nella tomba di Valeria Palumbo
Perfino Achille, credo, si rigirerà nella tomba. Perché il Corriere della Sera, in un editoriale, ha addirittura tirato in ballo l’Iliade e l’ira di Achille per parlare di Massimo Merafina, l’uomo che il 23 giugno ha accoltellato a morte l’ex moglie, Monica Morra, in via Cova, a Milano, dopo averla picchiata davanti al figlio di due anni. Achille? Che eroe, quale epica? Quale poeta potrà raccontare (nemmeno giustificare, ma anche solo raccontare) l’assurdità di un uomo che, per quanto alterato da droghe e alcol, considera l’ex compagna una “cosa” così sua da non riconoscerle il diritto di abbandonarlo e sottrarsi così alla sua violenza? Ci sono tre elementi che, in quest’ennesimo assassinio di una donna, da parte di un suo partner o ex partner, non tornano.
Il primo: mentre è evidente che la violenza contro le donne viene, nella stragrande maggioranza dei casi, dai partner, i politici (e non solo di destra) continuano a parlare di norme sulla sicurezza contro gli stranieri e di ronde [ndr il ddl sulla sicurezza è diventato legge il 2 luglio scorso, saranno istituite ronde fatte da cittadini]. È la prima cosa che ha invocato il neo-presidente della provincia di Milano, Guido Podestà: non ha guardato le statistiche, non si è informato, non ha studiato. Ha urlato il suo odio contro la sinistra e gli immigrati per tutta la campagna elettorale, adesso figurati se abbandona il celodurismo da vero macho del Nord. L’ha uccisa l’ex marito? Se non era nero, rumeno o marocchino, è un pò un problema. I casi sono troppi? Come disse Silvio Berlusconi: “Non possiamo mettere un soldato per ogni bella ragazzza italiana”. In effetti le case italiane sono sempre più piccole. Forse Podestà si sarà anche detto: chissà se questa Monica Morra era poi bella. E a 33 anni, si è ancora ragazze? Insomma per quelle come lei, come noi, che non hanno la ventura di incrociare un nero assatanato, niente ronde, niente protezione, nessuna mobilitazione della popolazione indignata. Perché il secondo punto è: dov’è finita la tanto sbandierata legge anti-stalking? La ministra Mara Carfagna non ha fatto ancora in tempo a imparare la corretta pronuncia in inglese che già la legge non funziona: Monica Morra, soltanto cinque giorni prima, aveva chiamato la polizia perché Merafina l’aveva minacciata di morte e poi aveva firmato la denuncia. Adesso l’uomo è indagato per stalking. Accidenti che prontezza. Possibile che la legge non preveda, in caso di una denuncia per minacce di morte, l’allontanamento forzato? Invece il nuovo 612-bis del codice penale lo prevede, altroché. E prevede pene severe per i “molestatori”. Magari ci si concentrasse meno sulle ronde e più sui provvedimenti… Mi chiedo anche perché, se c’era tanta gente ad assistere alla scena e se una madre è riuscita a portar via il bambino prima dell’accoltellamento, nessuno abbia fermato il pestaggio. Certo, solo nel febbraio scorso, un padre, Mohamed Barakat, era riuscito ad accoltellare e a sparare al figlio di nove anni davanti al personale del Centro dei servizi sociali di San Donato Milanese. La paura farà pure la sua parte, ma avendo più volte assistito alla totale indifferenza della gente in metropolitana, sui bus o per strada quando una donna viene infastidita, derubata o aggredita, potrei pensare che gli italiani, da qualche tempo, hanno i riflessi lenti (li ritrovano tutti quando entrano a far parte delle ronde? O avremo ronde lente? O il termine “rumeno” risveglia i riflessi?). Terzo punto: i riflessi lenti anche nelle reazioni successive (editoriali epico-omerici a parte). L’Europeo, il mio giornale, pubblicò nel 1960, a firma di Giorgio Bocca, il racconto del linciaggio, in quel di Cremona, di un ubriacone, Renzo Bottoli, colpevole solo di essersi diretto barcollando verso una ragazza, salvo poi inciampare in una moto e cadere. Forse voleva toccarla: non lo sapremo mai. Ma i compaesani, che lo conoscevano da sempre e sapevano che era innocuo, lo uccisero di botte. Quando la gente si lamenta dei tempi cupi che viviamo, dimentica che l’Italia è sempre stata un Paese violento. Non è “passato di moda” lo stupro. Non è passato di moda il linciaggio. E soprattutto se uno picchia la moglie fino ad ammazzarla la prima reazione è: «chissà lei che gli ha fatto», o gli ha detto… Dramma della gelosia, intitolano quasi sempre i quotidiani. Come se si parlasse di uno spettacolo di tango. E nella parola “dramma” non c’è soltanto la comprensione per il “poveretto” accecato dall’ira, ma, sotto sotto, l’idea che una donna i “guai” se li va sempre a cercare. Ma se li cerca fuori casa tocca agli uomini di famiglia o al branco ripristinare l’onore perduto della famiglia, o del paese o del quartiere. Se ad ammazzarla è il marito, be’… non dimentichiamoci che il “delitto d’onore” l’abbiamo cancellato dal nostro ordinamento soltanto nel 1981. E che i mariti assassini (le mogli un pò meno) uscivano impuniti dai tribunali tra gli applausi della folla. Chi applaudiva ieri (ed era soltanto ieri), oggi gira la testa. Una fiaccolata per Monica? Ma scherziamo?! Le fiaccolate si fanno, come quella del marzo 2007 a Milano, sindaco Letizia Moratti in testa, per la sicurezza. In strada. Se poi tuo marito ti picchia e poi ti ammazza per strada e nessuno interviene e le forze dell’ordine non ti hanno protetta nonostante le tue denunce, e i passanti guardano altrove, e il giorno dopo non accendono neanche un cerino in tuo ricordo… be’ in fondo, sei solo una donna. da zeroviolenzadonne.it
postato da floreana2 | 20:47 | link | commenti |