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giovedì, 16 luglio 2009 Schizofrenia al potereValerio Ceva Grimaldi
l governo mette in discussione i principi giuridici alla base del diritto d’asilo. L’Unhcr denuncia: «Usata la forza contro i migranti». L’esecutivo risponde alle critiche. E intanto la Camera approva una mozione contro l’aborto. La pratica dei respingimenti in mare attuata dall’Italia impedisce l’accesso al diritto d’asilo da parte degli immigrati». Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati, giudica «violente» le critiche rivolte dal governo all’Unhcr, “reo” di aver raccolto testimonianze di migranti che hanno denunciato l’uso della forza da parte dei militari italiani. I maltrattamenti, stando a quanto riferisce l’Unhcr, sarebbero avvenuti durante il trasbordo su una motovedetta libica in occasione del respingimento in mare del primo luglio al largo di Lampedusa. «Si trattava - spiega la Boldrini a Terra - di un gruppo di 82 eritrei, popolazione che è la seconda in Italia per numero di richieste di asilo. Domande che vengono inoltrate dal 70 per cento dei migranti che arrivano via mare, di cui la metà viene accolta. Ma agli immigrati in questione sono stati persino confiscati i documenti». Esseri umani allontanati, rimossi, dimenticati. «La verità - riferisce la Boldrini - è che si è trattato di persone che avevano i requisiti per richiedere l’asilo politico ma che non sono nemmeno state identificate. Né qualcuno ha chiesto loro i motivi della fuga dal Paese d’origine». E il governo? «Abbiamo segnalato più volte al ministero dell’Interno il caso. Non ci hanno mai risposto». Un fenomeno di denegata giustizia che, rivela, «è iniziato dal 6 maggio scorso. Fino a quel momento la tradizione italiana era quella di soccorrere, identificare e valutare i diritti dei singoli sulla possibilità della richiesta d’asilo». Un principio di garanzia che ora viene sfregiato dalla politica dei respingimenti. Un not in my backyard che fa macerie dei diritti umani. Sullo sfondo, incombe il drammatico fenomeno legato alla tratta di esseri umani, «sul quale continuano le nostre indagini sotto il profilo del contrasto in relazione a specifici gruppi criminali dediti a questi drammatici traffici», assicura Filippo Spiezia, magistrato italiano di Eurojust, l’Unità di cooperazione giudiziaria dell’Ue con sede all’Aja. Ma su quanto avviene in mare c’è un ulteriore pericolo: quello di non sapere cosa accade. «A noi non viene detto nulla - rivela Laura Boldrini -. Le notizie le veniamo a sapere solo dalla stampa». Dunque, nessuno sa cosa succede e chi sa nulla fa per renderlo noto. «Ora - è il suo appello - mi auguro che il governo riconsideri questa politica». Un esecutivo espressione di una maggioranza che non si fa remore di violare i diritti delle persone ma che, contestualmente, alla Camera approva (astenuti Pd e Idv) due mozioni, a firma di Buttiglione, Udc, e Barani, Pdl, che impegnano il governo a promuovere una risoluzione delle stesse Nazioni unite «che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico e affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire, favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell’aborto». Una schizofrenia politica che da un lato attacca l’Onu quando difende il diritto degli esseri umani ma che dall’altro chiede alle stesse Nazioni unite di pronunciarsi a favore di esistenze biologiche che umane ancora non sono. Emma Bonino, vicepresidente del Senato e leader dei Radicali, commenta amara: «Purtroppo, finché sarà l’ideologia a prevalere continueremo ad assistere al paradosso per cui il diritto alla vita vale più per un ovocita o uno spermatozoo che per una persona in carne e ossa. C’è effettivamente una contraddizione tra il trattamento che si riserva a esseri umani respinti in alto mare pur sapendo di mettere a rischio la loro vita, senza averne verificato il diritto di asilo o di protezione come ci chiedono i trattati internazionali che abbiamo sottoscritto, e invocare il diritto alla vita per impedire la libertà di scelta delle donne, che nulla ha a che vedere con l’aborto imposto come mezzo di controllo demografico o di selezione genetica che nessuno pensa di difendere». da terranews.it postato da floreana2 | 21:45 | link | commenti (4) mercoledì, 20 maggio 2009 Madri dolorose e donne fataliLa costruzione dell’ideale femminile secondo il patriarcato occidentale giudaico-cristiano di Paola Lembo
Artemisia Gentileschi Nella cultura occidentale patriarcale giudaico-cristiana, sono sempre state Maria e Eva le figure femminili mitiche che hanno maggiormente contribuito alla creazione dell’immaginario maschile sulle donne, immaginario melmoso e anodino nel quale si enfatizza da sempre , oltre all’aspetto di sottomissione della donna all’uomo e la sua posizione ’secondaria’ e ’inferiore’, la disgiunzione manichea tra ’donna buona’ e ’donna cattiva’. La prima presenta tratti quali l’umiltà, la sofferenza, la rassegnazione, la castità e l’obbedienza all’uomo. La seconda viceversa è caratterizzata come aggressiva, seduttrice, ingannevole e sensuale. Il codice patriarcale elabora dunque la propria immagine dell’universo femminile a partire dai valori dominanti all’interno del gruppo sociale in cui tale produzione si realizza, così la donna ha avuto il ruolo di portatrice di quei valori e modi di condotta attribuiti al sesso femminile nella staticità del suo ruolo primario di madre e sposa. Pertanto, ad un livello cosciente delle relazioni sociali che propongono la riproduzione biologica come nucleo generatore, la donna fisica e la sua proiezione simbolica sono definite a partire da un ’dover-essere’ come sinonimo di passività, incoscienza, innocenza e subordinazione - attributi assimilabili alla fonte primaria di tale rappresentazione, cioè la Vergine Maria. Tale concetto etico-sociale si ripete opposto ma sostanzialmente identico nella sua struttura speculare del ’non-dover-essere’, rappresentata dalle immagini della peccatrice, della prostituta, della strega, della donna fatale. Ancor più nello specifico, questa dicotomia del femminile si esprime nelle categorie della ’donna violata’ e della ’donna pura’. E proprio questa seconda categoria trova la sua espressione più dogmatica in ’tipi’ spiritualizzati come la fidanzata casta e pura, la moglie fedele, la madre dolorosa, la monaca intoccabile. Ancora una volta, tutti archetipi della Vergine. Ciò ha contribuito a creare nella cultura patriarcale occidentale l’immagine di un ’eterno femminile’, che altro non è, seguendo le orme di Simone de Beauvoir, se non la manifestazione della sistematica spoliazione di sé e spiritualizzazione che la donna ha sofferto a partire dal cristianesimo delle origini. La donna dunque non come carne e desiderio, ma come corpo glorioso e asessuato; non come creatura animale, ma come essere etereo. La visione della donna come Vergine Maria è tuttavia una visione esterna, prodotto della soggettività mascolina - che spesso contempla a distanza l’oggetto amato - e non il risultato di una conoscenza reale dell’altra come soggetto. E ancora, nel mondo patriarcale la sessualità femminile, ben lungi dal divenire un’esperienza di condivisione con l’altro, è da sempre subordinata alla procreazione nonché asservita al piacere maschile. Tuttavia la visione giudeo-cristiana della Vergine rappresenta solo il riflesso imperfetto e lo stereotipo mistificato e distorto dell’archetipo originario: ’vergine’ infatti significa ’appartenente a nessun uomo’, cosicché la prostituta e la vergine altro non sono che le rappresentazioni di una stessa immagine arcaica, quella della donna libera, in opposizione alla donna ’domesticata’, la sposa e la madre cioè, la cui vita è tutta funzionale al congiungimento con l’uomo. E tradizionalmente il sistema patriarcale ha sempre garantito all’uomo, prima al padre e poi al marito, la quasi totale proprietà sulla donna e sui figli, incluso il potere dell’abuso fisico, la vendita e perfino la morte. Dunque il padre e lo sposo si situano nel patriarcato come proprietari, in un sistema in cui il parentado significa proprietà e merce. Il passaggio dall’adorazione della Vergine all’adorazione della madre, alla luce di quanto detto sinora, risulta immediato: la madre della tradizione patriarcale cristiana è sempre una ’mater dolorosa’, caratterizzata dagli attributi di abnegazione, rassegnazione e sottomissione che la collocano come polo opposto e disgiuntivo rispetto allo stereotipo della donna fatale, aggressiva e sensuale, di Eva o della donna-Afrodite insomma. La tradizione non cristiana però oppone, dimenticata da sempre nel patriarcato occidentale, a questo stereotipo di madre/vergine, la figura mitica e terribile della Madre Terra, la Pachamama della tradizione inca, che esprime la sua opposizione al mondo patriarcale e ristabilisce rispetto ad esso un ordine arcaico e naturale. Questa figura di madre è colei che genera la vita ma che allo stesso tempo ha il potere di richiamare a sé le sue creature; è la madre terribile che incarna la terra affamata, che divora i propri figli e ingrassa dei loro cadaveri: è la tigre e l’avvoltoio. da womenews.net postato da floreana2 | 14:58 | link | commenti (10) mercoledì, 22 aprile 2009 Parto medicalizzato vs parto naturale di Paola Banovaz
Divinum opus sedare dolorem. Così sostenevano gli antichi. E così è arrivato a noi. Partorire fa male. Il progresso scientifico ha messo a punto una tecnica, l'analgesia in travaglio di parto, che può lenire se non addirittura eliminare il dolore. Una tecnica nata durante la Seconda Guerra Mondiale per poter operare sulle navi i feriti. Il catetere flessibile che veniva inserito nello spazio peridurale permetteva una continua somministrazione di analgesico anche in presenza di forte rollio.
Petizione per garantire alle donne l'epidurale gratuita postato da floreana2 | 14:01 | link | commenti |