[Il Vento e L'Anima]
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sabato, 10 febbraio 2007

FUNERALI DEI FETI O FOSSE COMUNI?
LA REGIONE LOMBARDIA CONTRO LE DONNE


Silvia Levenson

Accade in Lombardia, ma non è certo una vicenda locale da esaurire con qualche botta e risposta e scomparire dai giornali in un battibaleno.
Accade in Lombardia, ma ha un tale impatto simbolico e concreto sulla vita delle donne e significa per ciascuna di noi essere ricacciata indietro sulla strada faticosa che continuiamo ostinatamente a voler pecorrere.
Accade in Lombardia, terra formigoniana, ma stavolta accade con il voto dei consiglieri regionali di opposizione.

E così il nuovo regolamento funerario della Regione Lombardia fa obbligo al personale sanitario di porre alla donna che ha appena effettuato un'interruzione di gravidanza e al suo compagno la scelta tra un funerale privato del feto anche sotto le venti settimane e l'invio, curato dalla Asl, in una fossa comune.
Usciamo dal silenzio ne ha discusso lunedì sera in un laboratorio pieno di interventi e passioni: la colpevolizzazione, l'intimidazione che questo provvedimento porta con sè, ognuna di noi la sente come immediata e profonda offesa. Ci vogliono soggetti colpevoli e comunque soggetti minori: non possiamo non cogliere i nessi con ciò che sta accadendo, ancora una volta, sulla vicenda delle unioni civili, nella riproposizione costante di una subalternità intollerabile alle gerarchie cattoliche in tutti i temi che riguardano il nascere, il morire, le libere relazioni tra le persone. Quella che è stata la ragione d'essere di Usciamo dal silenzio, quello che ci ha portato in piazza il 14 gennaio, non tanto e non solo l'attacco alla 194, ma la messa in discussione della libertà femminile, si manifesta nella sua urgenza, e urgente ci appare decidere una pubblica strategia di risposta che non conosca timidezze anche rispetto al governo di centrosinistra.
Cominceremo a farlo nella nostra assemblea del 13 febbraio (alle 21 alla Camera del Lavoro), ma ci piacerebbe che questo nostro allarme trovasse risposte e proposte nella rete che in quest'anno ha continuato a lavorare.
Vi chiediamo dunque non solo di partecipare numerose all'assemblea, ma di coinvolgere le reti del "messaggio in bottiglia" di un anno fa, e di partecipare al dibattito sul sito www.usciamodalsilenzio.org , costruendo così insieme un percorso di iniziativa e di mobilitazione per rompere nuovamente il silenzio e dire con chiarezza che nel nostro paese c'è qualcuno che vuole contrastare la pericolosa deriva che la politica sta prendendo rispetto ai temi delle libertà individuali, della laicità dello stato e della libertà femminile.

Uds

“La sepoltura dei feti abortiti tende a colpevolizzare ulteriormente le donne”

Ieri il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato il nuovo regolamento in materia di attività funebri e cimiteriali che riconosce il diritto di sepoltura a tutti i feti, anche di quelli abortiti, al di sotto delle 20 settimane di gestazione. Una scelta che sgomenta e preoccupa.

“Preoccupa perché è stata votata all’unanimità, anche dai consiglieri dell’opposizione "- dice Teresa Palese, responsabile delle politiche femminili della Uil Milano e Lombardia.

E continua dicendo “che la questione non è tanto quella che si sia approvato un regolamento che permette di seppellire anche i feti con meno di 20 settimane di gestazione, poiché se una donna perde un figlio e lo vuole seppellire, la questione è privata e nessuno deve esprimere giudizio”.

“Sgomenta invece perchè si vuole far passare il concetto che ogni feto abortito ha “diritto” a una degna sepoltura. Quindi, di fatto, si tende a voler equiparare l’interruzione di gravidanza volontaria - che sappiamo essere già di per sé dolorosa per ogni donna – all’omicidio”.

“Invece- e conclude- le donne che scelgono (dolorosamente) di abortire non uccidono nessuno perché, per la nostra legislazione e fino a prova contraria, non esistono i diritti del concepito”.

Questo provvedimento, per noi donne della Uil, è un nuovo attacco frontale alla dignità delle donne che potrebbero sentirsi colpevolizzate ulteriormente e ingiustamente, per una scelta presa comunque all’insegna della disperazione e del dolore.

Il Segretario Uil Milano e Lombardia
(Teresa Palese)" ... 08/02/2007

Embrione a 4 ruote, le donne a terra

di Angela Azzaro

Nascerà tra nove mesi. Ma non è un essere umano. E’ una macchina. La nuova Fiat 500 di cui si annuncia l’arrivo. L’immagine pubblicitaria la ritrae come un embrione appena impiantato e fotografato con l’ecografia. Ancora non è nata, ma è già qui tra di noi. E’ già viva. Cioè esiste. Il messaggio è lanciato dalle pagine dei giornali.        

Il dibattito sull’embrione, su ciò che è vita o non lo è, soprattutto su chi decide chi sceglie o no di vivere o far vivere, ha spostato senza accorgercene il senso comune, l’immaginario collettivo. Qualche anno fa questa pubblicità sarebbe stata possibile? No, perché allora non si parlava di embrioni con tanta assiduità, accanimento, in maniera così strategica.  

Oggi l’embrione sembra essere diventato davvero uno di noi.

postato da floreana2 | 17:28 | link | commenti (3)
politica, miti, referendum, differenza, campagna, procreazione, in-formazione

giovedì, 22 giugno 2006

 

Discorso agli studenti milanesi

di Piero Calamandrei*

"La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l'impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l'indifferenza alla politica. È un po' una malattia dei giovani l'indifferentismo. "La politica è una brutta cosa. Che me n'importa della politica?". Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che
qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l'oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l'altro stava sul ponte e si accorgeva che c'era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: "Ma siamo in pericolo?" E questo dice: "Se continua questo mare tra mezz'ora il bastimento affonda". Allora lui corre nella stiva a svegiare il compagno. Dice: "Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda". Quello dice: "Che me ne importa? Unn'è mica mio!". Questo è l'indifferentismo alla politica. È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c'è, si vive in regime di libertà. C'è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono... Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l'aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent'anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica...
Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell'Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi.
In questa Costituzione c'è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane...
E quando io leggo nell'art. 2: "l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale"; o quando leggo nell'art. 11: "L'Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli", la patria italiana in mezzo alle altre patrie... ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!
O quando io leggo nell'art. 8:"Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge", ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell'art. 5: "La Repubblica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali", ma questo è Cattaneo! O quando nell'art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: "l'ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica", esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo nell'art. 27: "Non è ammessa la pena di morte", ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani... Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione".

 *Piero Calamandrei (1889-1956)

da consumietici.it

postato da floreana2 | 18:02 | link | commenti (6)
politica, referendum, la memoria storica, uomini contro, campagna

giovedì, 08 giugno 2006

Alle donne sul patto costituzionale

Perché come cittadine e femministe vogliamo impegnarci
per un NO allo stravolgimento della Costituzione



Il patto costituzionale su cui è fondata la nostra convivenza è gravemente minacciato. Non vale dire che la riforma della seconda parte della Costituzione, voluta dal centrodestra, non tocca i principi contenuti nella prima parte. Al contrario. Sia sul piano simbolico che su quello pratico, è stato stravolto, per di più a maggioranza, l'impianto complessivo della Costituzione, modificando l'intero sistema dei poteri e delle garanzie, e dunque mettendo seriamente in discussione la realizzazione dei principi e dei fini che sono scritti nella prima parte, e che è compito di tutto il sistema istituzionale attuare con coerenza.

Con il referendum del 25 giugno abbiamo l'occasione, come cittadini e cittadine, di esprimerci. Per noi questa occasione è un dovere e qui cercheremo di dire perché, come cittadine e femministe, vogliamo impegnarci perché queste modifiche siano respinte.

•  La storia conta. Il passato è parte di ciò che siamo, e se non ne teniamo conto, provochiamo catastrofi. Innanzitutto favoriamo la distruzione del legame sociale, costruito su quella storia. Del passato oggi si curano pochi/e, tanto che chi vuole può farne scempio a piacere. Ma senza passato, vivendo solo nella dimensione del presente, non c'è futuro, non c'è mutamento consapevole. Il patto costituzionale nasce da una storia tragica, che, se si vuole progettare un futuro, è assai importante non rimuovere né stravolgere. Le nuove carte dei diritti, prima di tutto quella europea, ne riprendono i temi essenziali, proprio per contrastare il ripresentarsi, in forme nuove, dei suoi peggiori aspetti: dalla guerra al razzismo, dal rifiuto delle differenze alle disuguaglianze e discriminazioni nei diritti civili e sociali, dall'autoritarismo al populismo demagogico.

E' nella Resistenza antifascista e nella Costituzione che sono state poste le basi della cittadinanza delle donne. Ed è un'eredità e un debito che riconosciamo verso tutte le donne che ne furono protagoniste. Per noi cambiare, anche radicalmente, rispetto a quella storia e a quelle conquiste di cittadinanza, non vuol dire in alcun modo prescinderne o misconoscerne il significato.

•  La democrazia ridotta a consenso, la politica intesa come rapporto diretto tra il capo e il popolo: questo è il nocciolo forte delle modifiche alla Costituzione, ed è la traduzione coerente della cultura e della pratica del potere che sono il vero cemento del centro-destra. E' una risposta drastica alla crisi della rappresentanza, che tende a tramutare questa crisi in morte definitiva; è una risposta di segno del tutto opposto rispetto alla critica femminista, che ha messo al centro l'esigenza di allargare le forme di partecipazione, privilegiando la politica radicata nella società e nell'esperienza. Con il potere del premier di sciogliere il Parlamento, le Assemblee elettive sono del tutto esautorate. Così il capo si presenta come l'unico rappresentante del popolo, al di sopra delle leggi, incurante dei diritti delle minoranze e dell'opposizione. E' il trionfo della rappresentazione identitaria e del decisionismo. Ne soffrirebbe non solo la politica delle istituzioni, ma tutta la sfera pubblica, intesa come costruzione ricca ed allargata di relazioni per la definizione e la gestione dei beni comuni. Ne soffrirebbe quindi proprio la politica che più sta a cuore al femminismo.

 

•  La libertà ed i diritti sono ridotti a preferenza di questa o quell'offerta, in un contesto in cui i beni da scegliere sono definiti altrove, tutti equiparati a merci, ed ogni scelta è misurata in termini di interesse, comprese quelle della rappresentanza politica. La libertà femminile, lo abbiamo detto molte volte, non è riducibile ai diritti e agli interessi specifici delle donne. Non è neppure riducibile all'uguaglianza di diritti ed opportunità tra donne e uomini. Ma un conto è la critica all'uguaglianza come omologazione, assimilazione, altro è l'uguaglianza come giustizia sociale, come quell'insieme di misure volte a far sì che ciascuna e ciascuno siano messi in grado di autoprogettarsi e autodeterminarsi. A che cosa si riduce la libertà individuale senza questa uguaglianza? Senza un ricco corredo di diritti sociali effettivamente esigibili? Ma è proprio questa eguaglianza che la riforma sacrifica, in coerenza del resto con l'ispirazione di fondo che la muove.

 

•  La cosiddetta “devoluzione”, con l'istruzione, l'assistenza e la sanità delegate alle Regioni, stravolge la distribuzione di competenze tra Stato nazionale, Regioni ed enti locali, lacera la struttura unitaria della società e dello Stato, mettendo in discussione le garanzie universali dei diritti, creando insopportabili disuguaglianze nel territorio. Diversamente da quanto si afferma, questa riforma non rafforza affatto il legame tra istituzioni e società, proprio perché mina i rapporti orizzontali di convivenza, mettendo in contrapposizione tra loro le diverse aree territoriali del Paese.

Respingere con un NO questa riforma non è un atto di conservazione, di accettazione inerte di un testo, di nostalgia per il passato. E' invece la premessa indispensabile per rilanciare il confronto tra soggetti politici attivi nella società, per rinnovare ed arricchire i contenuti del patto costituzionale. Noi pensiamo che, a partire dalla politica delle donne, si possa costruire un patto di convivenza tra donne e uomini, adeguato alle sfide del futuro.

Non sentiamo affatto il bisogno di riforme istituzionali, scritte in nome e in ragione della governabilità, volte ad alterare l'equilibrio dei poteri, a mortificare la democrazia rappresentativa, a ridurre la cittadinanza attiva, a negare la giustizia sociale. Un patto rinnovato non è affatto in contrasto con la Costituzione , può anzi innestarsi sui suoi principi e sulle sue lungimiranti potenzialità.

 

Maria Luisa Boccia, Cecilia D'Elia, Isabella Peretti, Tamar Pitch, Grazia Zuffa

 

da megachip. info- www.carovanaperlacostituzione.it

postato da floreana2 | 19:32 | link | commenti (3)
politica, referendum, differenza, campagna